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Scott Walker - Tilt
02/11/2019
( 343 letture )
Tra i nomi di punta della musica d'avanguardia, ricercata e sperimentale, Scott Walker (vero nome: Noel Scott Engel) è molto probabilmente l'artista che meno di tutti ha passato parte della sua vita sotto i riflettori. Silenzioso (ma stando alle interviste molto simpatico e alla mano), appassionato di musica, poesia e letteratura (elementi fondamentali di tutto il suo lavoro), ha raggiunto il successo tra il 1966 ed il 1969 con Scott, Scott 2 e Scott 3. Nel mentre si diverte, almeno fino al 1967, a suonare in giro con i The Walker Brothers, gruppo rock molto orecchiabile e che ottenne un notevole successo. Uscito dal gruppo, inizia quello che è il suo periodo più folle, difficile da affrontare ma tutto da scoprire.

Dopo i primi tre Scott segue Scott: Scott Walker Sings Songs from His TV Series, ma è con l'uscita di Scott 4 che per lo statunitense inizia a cambiare qualcosa. Il disco, pur ottenendo apprezzamenti dalla critica, sarà un vero e proprio fiasco commerciale. Triste destino molto simile che toccherà a tutti i successivi lavori, escluso Climate Of Hunter del 1984, che segnerà un ottimo ritorno in scena. Dal lì in poi, il silenzio.

Bisognerà aspettare il 1995 per avere un ritorno in scena in grado di lasciare il segno come una volta, e a farlo, sarà Tilt, primo capitolo di una trilogia che proseguirà nel 2006 con The Drift e si concluderà con Bish Bosch nel 2012. Tilt è insomma l'inizio di un'opera molto grande e ambiziosa, anche per la mole di musicisti ospiti che si trova ad ospitare su ogni singolo pezzo. L'inizio del disco è affidata a Farmer in the City (Remembering Pasolini), brano tranquillo, semplice se paragonato ai successivi; l'atmosfera che si respira è desolante, e vero elemento portante del pezzo è il connubio tra la caratteristica voce di Walker e il testo, un chiaro riferimento/omaggio a Uno dei tanti epiloghi (1969), poesia che Pasolini scrive per l'attore e amico Nino Davoli.

Hey, Ninetto
Remember that dream?
We talked about it so many times


La voce di Walker è unica e potrebbe volerci un po' per apprezzarla appieno ed entrare in sintonia con essa; un po' Frank Sinatra e un po' Nick Cave, il tono, piuttosto basso, del cantante è in grado di evocare malinconia, speranza e tristezza attraverso un tocco molto interpretativo, da vero chansonnier. Ecco perché i testi dei brani sono fondamentali per entrare ancora più profondamente del disco. Disco che entra nel vivo con The Cockfighter, brano dai toni industrial, rumorosa grazie a quelle percussioni che sovrastano tutto il resto dando un senso di distruzione/desolazione continuo, complici I momenti di apparente calma. Bouncer See Bouncer... ci porta invece in quello che sembra quasi un purgatorio, con da un lato clangori e frastuoni infernali che evocano scenari infernali, dall'altro, d'improvviso, il paradiso fatto di pianoforte, archi e toni più sereni.

Spared, I've been spared
All the powder on a trumpet of Gabriel
Don't play that song for me
You won't play that song for me


Seguono due brani all'apparenza semplici ma che nascondono un lavoro compositivo molto interessante: se prima abbiamo il muro sonoro ad opera dell'organo in Manhattan (flȇrdelē´), in Face on Breast ci si imbatte in un'atmosfera dove ad aiutare la narrazione oratoria di Walker abbiamo una chitarra solista tutt'altro che banale. Con Bolivia '95 e Patriot (a single) si torna in contesti più reali: la prima si sofferma su rifugiati e narcotrafficanti attraverso un brano molto evocativo, costruito su atmosfere sudamericane triste, a tratti sinistre. L'altra, invece, si lancia in un'ironia ma altrettanto seria considerazione dell'immagine del patriota statunitense. Via quindi con un brano che alterna attimi di gloria e orgoglio ad altri più sofferti, con il nostro protagonista che d'improvviso deciderà di lasciare tutto e rifiutare la chiamata. Quasi il mix narrativo, in chiave Walkeriana, che si avrebbe tra le poesie di Leonard Cohen e Dangling Man del canadese Saul Bellow. Il ritornello vale più di mille descrizioni:

The good news
You cannot refuse
The bad news
Is there is no news


Prima della chiusura, la title track, più musicale delle altre con una chitarra che ripete lo stesso accordo in modo ossessivo per poi partire in un assolo dissonante e disturbante. È sicuramente il brano più “rock” del lotto, ed è qualcosa a cui il nostro era abituato già da tempo. Il degno preludio alla più distensiva Rosary, leggerissimo brano fatto di accordi, che anziché suonare come un'uscita dal nero in cui ci ha trascinato per tutti i cinquantasette minuti, appare più come una vista dall'alto della copertina.

Tilt è infatti un disco nero, oscuro, che vive di emozioni principalmente sinistre e che non si fa scrupoli ad allontanare quei vaghi momenti di speranza e gioia in cui ci si imbatte. La prova recitativa di Scott Walker è da manuale, un enorme punto di forza dell'intero lavoro che senza di essa non avrebbe lasciato il segno come ha fatto. Assolutamente da non snobbare i testi, sia perché enfatizzano tutto l'operato sia perché in essi c'è della poesia che potremmo considerare figlia di Walt Withman ed e.e. cummings e che, per il modo in cui ha costruito il testo di The Cockfighter, quasi sembra trasformarsi nel William Gaddis che ha scritto l'enorme romanzo e pietra miliare della letteratura postmoderna americana, The Recognitions (1955) (parte del libro, così come il testo, è costruito con un collage di documenti scritti da altri).

Swan
You glide above the thrashing
Release the catches
Strain your wings behind your back
Paint his eyes
It will never lick those eyes
Smear the mouth
All across the thready sky


Ma è un disco che stupisce anche per la qualità di produzione; gestire tutti quegli strumenti, oltre a non essere facile, metteva a dura prova il senso stesso di averli: si sarebbero sentiti tutti? Sì, ogni singolo strumento, dal basso fretless ai legni, escono dalle casse con dinamiche diverse (era un perfezionista maniacale, tanto che lavorarci diventava piuttosto faticoso) e sono tutti vivi, presenti. Questo primo capitolo della “trilogia nera” segna un ritorno musicale ad altissimi livelli, che proseguirà con i due capitoli successivi e si concluderà con una collaborazione tanto inaspettata quanto “normale”: parliamo di Soused (2014), registrato con i Sunn O))).



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
78 su 3 voti [ VOTA]
Absÿnth
Martedì 5 Novembre 2019, 23.18.48
2
Un disco come non ce ne sono mai stati e mai ce ne saranno. Ottima recensione, peraltro. I miei complimenti. L'unico appunto: si scrive chansonnier_ al singolare ("cansoinners" temo non esista).
Rob Fleming
Sabato 2 Novembre 2019, 16.41.04
1
Ricordo che sul Mucchio Extra pubblicarono un articolo monografico e pian piano mi sono avvicinato a Scott Walker. E così scoprii un artista veramente poliedrico. Dal puro pop orchestrale all'avanguardia più inascoltabile, ha fatto di tutto. Sicuramente Tilt e Climate of Hunger sono due album strepitosi. The drift un macigno che fa figo dire che è un capolavoro, ma bisogna arrivare sino in fondo; e sopravvivere. Mentre in Tilt tutto ha senso: Bolivia '95 e Tilt (la canzone) sono magnifiche. Una volta conosciuto si scopre da chi provengono tante soluzioni di Bowie e che addirittura un gruppo pop si è chiamato Scott4. 80
INFORMAZIONI
1995
Fontana Records
Avantgarde
Tracklist
1. Farmer in the City (Remembering Pasolini)
2. The Cockfighter
3. Bouncer See Bouncer...
4. Manhattan (flȇrdelē´)
5. Face on Breast
6. Bolivia '95
7. Patriot (a single)
8. Tilt
9. Rosary

Line Up
Scott Walker (Voce, Chitarra, Fischio)
David Rhodes (Chitarra)
John Giblin (Basso)
Ian Thomas (Batteria, Grancassa, Piatti)

Musicisti ospiti:

Elizabeth Kenny (Chitarrone)
Hugh Burns (Chitarra)
Roy Carter (Oboe)
Andrew Cronshaw (Corno francese, Ance, Concertina, Bawu)
Jonathan Snowden (Flauto, Ottavino)
Andy Findon (Flauto basso)
Jim Gregory (Flauto basso)
Roy Jowitt (Clarinetto)
John Barclay (Trombe)
Colin Pulbrook (Organo Hammond)
Greg Knowles (Cimbalom)
Brian Gascoigne (Archi della Sinfonia of London, Celesta, Organo, Legni)
Alasdair Malloy (Percussioni)
Louis Jardim (Percussioni)
Peter Welsh (Grancassa, Fischio)
 
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