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The Odious - Vesica Piscis
05/11/2019
( 619 letture )
“Mono no aware” è un concetto giapponese che indica una forte espressione emotiva nei confronti della natura e della vita umana connotata da una profonda malinconia per il suo incessante mutamento. Una traduzione in italiano, come in ogni altra lingua, è complessa, se non riduttiva, ma volendo si potrebbe intendere questa espressione come “partecipazione emotiva alle cose” o più semplicemente pathos. Questo stato d’animo è l’elemento che maggiormente aiuta ad approcciare un disco come Vesica Piscis, secondo album degli statunitensi The Odious. La proposta di questi musicisti è infatti caotica, un magma assolutamente ben congegnato di musica dalle sfumature camaleontiche e schizofreniche, che trova in nomi di rilievo come The Dillinger Escape Plan e Between The Buried And Me la propria fonte d’ispirazione. In questo caso però i The Odious personalizzano la proposta in una veste più moderna, estrema e a tratti dissonante, più focalizzata sul metal estremo e in particolare ad un death metal tecnico che tanto va di moda oggi e, nei momenti più riflessivi, quando le clean vocals prendono il sopravvento, si possono sentire inattese sfumature dal lontano richiamo grunge. In particolare il modo che ha Patrick Jobe di impostare i vocalizzi rimanda la mente dell’ascoltatore agli anni ‘90, richiamando la sofferta intensità del compianto Layne Staley. In questo senso, il quieto inizio di Glowjaw è illuminante.

Questo Vesica Piscis è costituito principalmente da due anime. La prima è decisamente più heavy e orientata a sonorità moderne a cavallo tra death metal, djent e progressive metal. Il tutto è mischiato in una pasta sonora talvolta dissonante, dove fanno da padroni la poliritmia e le ritmiche sincopate, oltre ai copiosi riff stoppati alternati a parti più movimentate. Qui spesso regna incontrastato il growl, anche se i momenti più espressivi sono indubbiamente quelli in cui Jobe esplora il proprio cantato pulito, mischiando le carte in tavola con vocalizzi inattesi e una buona espressività di fondo. La seconda anima, in verità ben amalgamata nel contesto, esplora sonorità più ragionate e vicine al prog rock: esse sono costituite principalmente da delicati arpeggi e riff più delicati e sbilenchi, dall’andamento claudicante e non lineare. Le canzoni non escono mai da queste coordinate sonore e sono costruite con grande attenzione per le dinamiche interne giocando spesso con i contrasti tra sonorità più o meno aspre. I The Odious danno però il meglio nei brani centrali del platter, a partire dalla quarta fino all’ottava canzone del lotto, dove inanellano una serie di spunti e idee interessanti, talvolta caotici e non privi di un certo coraggio e personalità. Soltanto nella norma i restanti brani o perché più prevedibili -come nel caso di Repugnant- o perché al contrario si tende a strafare, perdendo così l’armonia di fondo precedentemente raggiunta tra la ricercatezza strumentale e l'impatto stordente tipico di un genere come il death metal.

I The Odious si rivelano una sorpresa gradita in un’annata già particolarmente ricca tra ritorni molto attesi e sorprendenti novità. Le canzoni funzionano, pur non essendo immediate, e crescono dopo diversi ascolti, richiedendo una buona dose di pazienza e concentrazione da parte dell’ascoltatore. In definitiva convincono e soddisfano chiunque ricerchi nella musica estrema tecnica e sperimentazione. Il gruppo ha buone potenzialità e personalità: aspettiamo il terzo album per la definitiva conferma.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
77 su 3 voti [ VOTA]
Andry Stark
Giovedì 14 Novembre 2019, 5.57.48
2
Gran bel gruppo e ottimo disco, l'ho trovato molto gradevole fino alla fine, la voce è eccezionale talmente è simile a quella di Layne. Voto 82.
tino
Mercoledì 6 Novembre 2019, 9.45.18
1
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INFORMAZIONI
2019
Autoprodotto
Prog Death
Tracklist
1. Scape
2. Repugnant
3. Arbiter Of Taste
4. Glowjaw
5. Hastor The Shepard Gaunt
6. Vesica Piscis
7. Heavy Rhetoric
8.物の哀れ (Mono No Aware)
9. Misuse And Malignment
10. Fix
Line Up
Patrick Jobe (Voce, Piano)
Spencer Linn (Chitarra, Voce, Basso)
Garrett Haag (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Austin Hagg (Basso traccia 2 e 3)
Michael Blye (Basso traccia 8)
Aaron Stern (Moog traccia 4)
 
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