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Kadinja - DNA
07/11/2019
( 211 letture )
Un album come DNA dà inevitabilmente il via a diverse discussioni e a domande che fanno appello a svariate scuole di pensiero… Ma andiamo con ordine. I Kadinja sono un gruppo francese che ha alle spalle una minuta ma discreta discografia dalle sonorità moderne, che vede incrociarsi il progressive, djent e il metalcore -nonché elementi generici di alternative. La tecnica non manca, la loro qualità è dibattuta ma di certo non hanno ancora pronunciato l’ultima parola, potrebbero riscattarsi in ogni momento. Dato il contesto, allora, appare un pochino oscuro il motivo della realizzazione di un album di sole cover, perché di questo si tratta. Logicamente le tracce non sono mere riproduzioni delle originali, ma in questo caso ciò non costituisce sempre un tocco positivo. Non compare comunque nemmeno un brano inedito del gruppo, quindi tramite DNA non si riescono ad avere delucidazioni su quale possa essere il loro sound personale. All’inizio del 2019 è stato rilasciato l’album Super 90’, quindi è legittimo che in un unico anno non possano uscire ben due dischi contenenti brani inediti del gruppo. Questo ultimo lavoro da un lato straborda quindi dalla discografia, dall’altro ne segnala una sorta di mancanza. Sarà che una raccolta di cover rivisitate appare come una compilation un pochino vana, richiamandosi poi al fatto che i Kadinja non sono ancora un gruppo tanto affermato da poter optare per dei pezzi, magari lontani dal loro immaginario, sui quali tessere dei tributi e risultare apprezzati. Ma questo disco stride e non realizza appieno l’intento originario che sorregge l’opera, ossia di riproporre canzoni di band celebri tra gli anni ’90, il 2000 e i giorni nostri ai quali i Kadinja sono particolarmente legati, mantenendo in contemporanea sia lo stile del pezzo in questione che quello del gruppo francese. L’acronimo titolo dell’album, DNA, racchiude in sé infatti le parole “Dedication.Nostalgia.Addiction”: il risultato, però, snatura molti dei brani scelti e li relega all’uniformità che certi generi impongono, con un’aggressività forzata e un’omogeneità delle dinamiche che invece prima contraddistinguevano le canzoni.

Trovandosi di fronte all’album compiuto, però, sindacare sulla legittimità o meno dell’esistenza di un lavoro del genere non conduce da nessuna parte. Sussistono dei dubbi ai quali non si potrà avere risposta, nemmeno indagando sulla genesi dell’album -che pare essere stata abbastanza tempestiva, tra l’altro- e quindi resta solo da commentare a posteriori la resa dei singoli pezzi, prescindendo dal contesto in cui si colloca la malaugurata raccolta. DNA apre con Hot Dog, cover dei Limp Bizkit dai tratti ironici e sincretici a livello di generi. La versione dei Kadinja aggiunge un tono metalcore al brano e lo rende più complesso, compattando maggiormente, poi, la voce alla parte strumentale. La canzone così appare più stratificata, frutto sicuramente di anni di ascolto della stessa. A seguire v’è Points of Authority, tratta dal primo album in studio dei Linkin Park, Hybrid Theory, coevo all’album dei Limp Bizkit contenente Hot Dog. La cover spoglia l’originale di alcuni fronzoli elettronici e la rende più scorrevole, seppur più articolata. Aleggia però un senso di incompiuto, come se il brano necessitasse di qualcosa di più grande per esistere. Permea la dimensione temporale giusto tanto quanto la sua durata e poi svanisce, mancante di solidità. Non lascia impressioni, fa parte di un movimento sovrastante che si consuma momentaneamente nel pezzo e continua, successivamente, a divorare altro, altrettanto effimero. Falling Away From Me dei Korn in chiave Kadinja mantiene i riff abbastanza minimali che caratterizzano il genere, ne rispetta i tratti salienti ma propone della variazioni e tramuta alcune parti in un’atmosfera che sfiora lo psichedelico, dove nell’originale si manteneva una ritmica più scandita. Anche il breakdown è maggiormente frastagliato, meno lineare. Prendendo sempre ispirazione dall’ondata nu metal e alternative, il quarto brano ad essere coverizzato è My Own Summer dei Deftones: il riff di chitarra solista diviene orientaleggiante e in generale la proprietà dell’essere tagliente, tipica del nu metal di quel periodo, qui diventa rarefatta e il pezzo suona più labirintico - il finale, ad esempio, sembra pervaso da pitch bend. Alla metà del disco si colloca This Is The New Shit, dopo il cui ascolto si esce abbastanza spaesati: la componente elettronica è ancora più presente che nell’originale, talvolta a sproposito. L’armonia non è calibrata, la scansione ritmica è piacevole se la si sente live per il senso di euforia che innesca, ma la versione studio suona amara, sproporzionata nelle sue parti. Spit It Out, cover del brano degli Slipknot, ha qui ospite Aaron Matts, cantante del gruppo metalcore francese Betraying The Martyrs. Anche qui il tocco metalcore è pesante, eccessivo e un po’ ridondante, si alternano momenti densissimi ad altri troppo dilatati. Si prosegue poi con Between Angels and Insects, iconico brano dei Papa Roach. I Kadinja l’hanno modificato abbastanza, rendendo più interessanti ad esempio le parti di batteria e togliendo linearità al pezzo. L’ottava traccia è Alive dei P.O.D.. Nettamente meno agrodolce dell’originale, fa incontrare il djent e l’alternative metal in un connubio stimolante ma che ancora appare autoreferenziale -con gli scream saltuariamente inseriti, salta la concordanza tra le strofe e il ritornello. Sorprendente è la scelta del penultimo brano dell’album, ossia Passive degli A Perfect Circle: rappresenta un’enorme responsabilità restituire un capolavoro del genere. Il groove non è comparabile a quello originario, la cover risulta piatta e priva dell’essenza che muove invece l’autografo. Non convince. DNA si chiude con una versione acustica di Aerials (System of A Down), dal sapore particolarmente nostalgico ed enfatico.

Queste dieci tracce possono piacevolmente rinfrescare la memoria di qualche amante del metal celebre tra 1990 e 2000: molte di esse avranno sicuramente fatto avvicinare qualcuno alla scena, ergo il valore affettivo può essere di un certo livello. La reinterpretazione dei Kadinja non trova una giustificazione assoluta ma, circostanziando l’ascolto alla situazione, può essere valida. Si avrà modo in futuro di identificare con più sicurezza l’autonomia del sound proprio della band.



VOTO RECENSORE
61
VOTO LETTORI
30 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Arising Empire
Alternative Metal
Tracklist
1. Hot Dog
2. Points of Authority
3. Falling Away From Me
4. My Own Summer
5. This Is The New Shit
6. Spit It Out
7. Between Angels And Insects
8. Alive
9. Passive
10. Aerials
Line Up
Philippe Charny (Voce)
Pierre Danel (Chitarra)
Quentin Godet (Chitarra)
Steve Treguier (Basso)
Morgan Berthet (Batteria)
 
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