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Lambs - Malice
11/11/2019
( 444 letture )
I Lambs sono una realtà nostrana apparsa nel 2015 con l'EP Betrayed from Birth e riemersa anni dopo con il loro primo full-lenght, Malice. Il gruppo propaga le sue vibrazioni violente dal suo epicentro, Cesena, in un combattimento contro la quiete ignava che non lascia espellere i malesseri, intossicata, intasata, al limite dell'inespressività e dell'apatia. È questa la realtà appiattita che la band vuole scorticare, spezzandola dove la ruggine ha creato una crosta fragile e senza resistenza. Nel passaggio dalla Drown Within Records, che ha pubblicato lo split con gli Ill Neglect, alla Argonauta Records, il gruppo ha perso quel poco di rotondità sonora presente nell'EP, conquistando un suono più ruvido e abrasivo che mai. Questo tipo di produzione riesce a centrare l'obiettivo in alcune sezioni dei brani, ma allo stesso tempo regala qualche steccata improvvisa poco gradita. Ma prima di analizzare gli aspetti musicali, tra l'album e noi si frappone una figura mascherata in primo piano, che ci guarda arcigna nello scatto in bianco e nero a forte contrasto, con un filtro sharpen che la rende tanto ruvida quanto la musica che nasconde alle sue spalle.

L'esperienza inizia con Debug, il quale non risulta essere propriamente il brano adatto a fare da maestro di cerimonie. L'intro si estende per più di metà traccia, e con suoni elettronici, richiamanti un ambiente digitale pervaso da una strana inquietudine sussurrata dalle voci, è forse la sezione che più si discosta dall'album e dagli altri brani. In generale, gli intro risultano essere spesso più croci che delizie, e per risultare convincenti dovrebbero rispettare alcuni requisiti: non essere troppo lunghi, compensare la ripetitività con una meticolosa ricerca sonora, essere emblematici, e soprattutto dovrebbero instaurare un tema che si articolerà poi nel resto dell'opera. In questo caso, molte delle accortezze su citate vengono meno, e il risultato è semplicemente quello di uno sfasamento di ben tre minuti nella reale partenza del brano. Oltretutto, i sintetizzatori oscillanti nelle cuffie qui li troviamo e qui li salutiamo, senza ben capire se avranno un ruolo chiave dopo o servono solo il brano, come suggerisce il suo titolo. Comunque, quando i Lambs decidono di scatenarsi, l'intro è già dimenticato e la mente ben si espone per essere graffiata da chitarre e gole stirate allo stremo. Così, con Arpia si imbocca immediatamente la giusta via, e nelle stridenti note che affiorano all'inizio, forse condizionati dal bianco nero della copertina, si sentono tracce della sirena assillante dei Krallice presente in This Forest For Which We Have Killed. Tuttavia, neanche a farlo apposta, con Ruins viene spezzato nuovamente il ritmo, e l'album sembra praticamente ripartire. Un altro intro ci impegna per due minuti buoni, e seppur più minimalista del primo, risulta decisamente più azzeccato nei suoni e nell'atmosfera che riesce a creare. La traccia posta a metà tracklist incede lentamente, spaesata tra le rovine che possiamo percepire dai suoni indefiniti e vaganti chissà dove, senza direzione, senza motivi. La voce è un cane rabbioso e stanco che abbaia al vento; probabilmente ci troviamo davanti al brano più suggestivo e meglio riuscito di Malice, ironicamente dispersi tra delle rovine. La conferma l'abbiamo esattamente al minuto 3:14, dove si imprime l'immagine del cantante che leva il capo in uno sfogo esasperato. Si canta e si suona di un vuoto paradossalmente pieno, pieno di nulla e tossico, e in una sorta di nevrosi il brano esplode in chiusura, cercando di liberarsi da un'impalpabile stretta alla gola.

I brani da qui in poi sfoggiano una poderosa muscolatura, intrisa di nervi tesi e pronta alla furia. Ci si concedono ancora brevi momenti di calma ogni tanto, per poter godere dell'adrenalina prodotta, mentre il petto si gonfia e sgonfia per l'affanno e le vene pulsano per il sangue pompato. Perfidia, la traccia segnante metà track list, è l'unica con il testo in italiano, ed è decisamente interessante. Le voci sovrapposte alimentano i sentimenti contrastanti presenti nel testo, e la stessa cosa sembra suggerita dalla chitarra, frenetica tra note alte e basse.

Questo male mi è necessario
ho bisogno di te
continua pure a tormentarmi
se solo fossi in grado
di curare il nostro tempo
quante strade io percorrerei
e invece non c'è alcuna via d'uscita.
Perfidia – Lambs


Testo di puro tormento, che nel momento di picco risulta valorizzato dai lamenti urlati, liberatori, mentre la musica rallenta sempre più dirigendosi verso la fine. La chiusura è affidata a Misfortune, e qui le tracce post metal già sparse prima si infittiscono, addensandosi al punto da suggerire vagamente il nome di un'altra band, gli Isis. Cunicoli sonori vengono scavati finché non si vede affiorare un nero petrolio, di natura umana; da qui tutto si accartoccia deformandosi in un vortice risucchiante, con le ultime tormentose parole ripetute in sottofondo.

L'album finisce in soli trentadue minuti, e lascia l'ascoltatore con una strana sensazione; si ha ancora voglia di avanzare in questo mondo nero, anche se la palude ormai arriva fino alle gambe rafforzando continuamente la sua presa, ma allo stesso tempo si avverte qualcosa che manca. Malice è sicuramente un lavoro apprezzabile, ma presenta alcuni difetti che impattano sul complesso. Come prima cosa, la qualità della produzione non eccelsa potrebbe pure nascondersi dietro al fatto che voglia suonare fortemente crust, ma spesso la vera bellezza del grezzo emerge quando lo si crea con la stessa cura e passione presente in generi più ricercati. Altre debolezze risiedono, come già detto, in alcuni momenti di eccessiva calma che potrebbero pure starci, ma rischiano in più punti di trascinare l'album nell'incubo del puro anonimato. Infine, alcuni passaggi, in particolare negli stacchi più frenetici, non riescono a convincere e le criticità sembrano risiedere in particolare in alcune scelte sulla batteria che potevano essere elaborate meglio. Nonostante tutto, l'impegno profuso dai Lambs nel loro primo "lungo-genito" fa ben sperare in lavori che possano ereditare il potere evocativo dalle parti migliori, e che facciano capire alla band come rafforzare i propri punti deboli. Impreziosito dalle collaborazioni con Paolo Ranieri degli Ottone Pesante, Fabio Cuomo e Alberto Casadei dei Solaris, con quest'album si augura alla band di continuare a dare bei scossoni al nostro caro bel paese, mantenendo attivo l'underground italiano in congiunzione con altri artisti. Per chi cerca un bel mix tra sonorità ruvide e scorci atmosferici, l'album è decisamente un ascolto consigliato, e anche per chi non fosse proprio del genere, Malice potrebbe riservare interessanti sorprese.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
84 su 6 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Argonauta Records
Sludge
Tracklist
1. Debug
2. Arpia
3. Ruins
4. Perfidia
5. Misfortune
Line Up
Cristian F. (Voce)
Andrea V. (Chitarra)
Steven T. (Basso)
Mattia B. (Batteria)
 
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