Privacy Policy
 
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
Grant Wood - American Gothic
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

17/12/19
HAXANDRAOK
KI SI KIL UD DA KAR RA

19/12/19
DAEMONIAC
Dwellers of Apocalypse

20/12/19
NEUROSPHERE
Anthem of the Lost - part I Nightwars

20/12/19
EMBRYO
Misguided Legacy

20/12/19
SUN OF THE ENDLESS NIGHT
Symbols of Hate and Deceitful Faith

24/12/19
THE BASTARD WITHIN
Better Dead Than Friends

27/12/19
CIANIDE
Unhumanized (EP)

09/01/20
WAR DOGS
Die By My Sword

10/01/20
UNREQVITED
Mosaic II

10/01/20
OCEANS
The Sun and The Cold

CONCERTI

17/12/19
THE TREAD MANICS + GUESTS
KILLJOY - ROMA

18/12/19
SPECTRAL VOICE + EKPYROSIS
CIRCOLO SVOLTA - MILANO

19/12/19
BENEDICTION + DISTRUZIONE + BLOODSHED + NECROFILI
TRAFFIC CLUB - ROMA

20/12/19
DARK FUNERAL + GUESTS
ORION CLUB - CIAMPINO (RM)

20/12/19
BENEDICTION + DISTRUZIONE + TOL MORWEN
CIRCUS CLUB - SCANDICCI (FI)

20/12/19
RAIN + GUESTS
UFO ROCK PUB - MOZZO (BG)

20/12/19
EGOSYSTEMA + TREWA
CENTRALE ROCK PUB - ERBA (CO)

21/12/19
DARK FUNERAL
SLAUGHTER CLUB - PADERNO DUGNANO (MI)

21/12/19
SCARLET RECORDS FEST
LEGEND CLUB - MILANO

21/12/19
BENEDICTION + DISTRUZIONE + DEMIURGON + MEMBRANCE + GUEST TBA
MK LIVE CLUB - CARPI (MO)

Swans - Leaving Meaning
11/11/2019
( 1474 letture )
Risale al 1930 il dipinto ad olio intitolato American Gothic, che il pittore statunitense Grant Wood (1891 – 1942) realizzò ispirato dalla vista di una piccola casa colonica dal tipico stile architettonico nordeuropeo, mentre passeggiava tra i campi di Eldon, nell’Iowa, suo paese natale. L’artista provò ad immaginare che tipo di persone potessero mai abitare in quella piccola dimora dai toni così caratteristici e decise di dare vita ad una scena apparentemente “di genere”, ma che ancora oggi cela numerosi interrogativi: dinanzi allo spettatore si ergono due figure dal carattere austero, rispettivamente una donna – Nan, la sorella del pittore, che indossa un abito di stile coloniale, basato sui canoni della tradizione americana del XIX secolo – e un uomo – Byron McKeeby, il dentista di Wood, che indossa i panni di un contadino dal volto smunto – , i quali si pongono in primo piano guardando direttamente fuori dalla tela in una postura dal carattere fortemente stilizzato, chiaro omaggio a quello stile fiammingo rinascimentale che fa capo a Jan Van Eyck (1390 ca. – 1441) e che Wood aveva per lungo tempo studiato, durante un suo viaggio a Monaco nel 1928. Rimangono, come dicevo, un mistero l’obiettivo e il messaggio globale dell’opera, che però offre numerose chiavi di lettura: innanzitutto il carattere del dipinto è austero, sebbene riveli anche una sottile vena ironica nella rappresentazione dei personaggi, con l’uomo che impugna saldamente un forcone, il proprio strumento di lavoro; esso è il simbolo dell’attaccamento al proprio lavoro e alle proprie radici culturali/rurali, che impongono tutta una serie di conseguenze dal punto di vista sociale ed umano. L’importanza del forcone ai fini dell’opera è tale che la sagoma dell’attrezzo viene ripetuta nel dipinto per ben tre volte, rispettivamente sulla salopette dell’uomo, nelle pieghe del suo volto e nella struttura delle finestre dell’abitazione. La donna, molto più giovane rispetto all’uomo, invece ha un impatto leggermente diverso: il vestito semplice e ben abbottonato che indossa non risalta le forme del suo corpo ed anzi le appesantisce, mentre il viso ha una sfumatura marcatamente malinconica, forse a simboleggiare lo stile di vita duro e sofferto che ella deve affrontare ogni giorno. Risaltano quindi i valori puritani tipici dell’America coloniale e al contempo la dimensione di chiusura assoluta che vigeva nella società del tempo.
Ne consegue che la critica ha individuato come summa dell’opera la volontà di rappresentare la dignità dei valori rurali della classe media del Midwest, della quale i due personaggi ritratti sono strenui difensori.
La complessità del dipinto non si ferma di certo qui, ma a noi per oggi basta conoscerne questo aspetto per intavolare la nostra analisi, che ora si sposta decisamente su un altro fronte.
Infatti, come si collega American Gothic al nuovo album degli Swans, la creatura musicale di Michael Gira, che ha rilasciato da poco il proprio quindicesimo album in studio?
Per scoprirlo dobbiamo riallacciarci alla storia e alla discografia della band, che fin dagli anni ’80 ha saputo coniugare il gusto per l’avanguardia sonora ad uno stile autoriale dai connotati ben marcati: dagli esordi industrial e noise, passando per il post punk, il folk apocalittico e lo sperimentalismo più estremo ed inclassificabile, Michael Gira e i suoi compagni, che sono cambiati spessissimo nel corso degli anni, hanno saputo donare a sensazioni come l’ansia, la nausea (nell’accezione sartriana), la paura e la paranoia un reale corrispettivo sonoro, incomprensibile per molti, decisamente inaffrontabile per altri. Ma ciò che è indubbio è che gli Swans si pongono tra i rappresentanti più illustri della musica sperimentale, apprezzati da fasce di ascoltatori decisamente variegate.

Il sound della band – forse sarebbe più corretto definire gli Swans come ensemble o collettivo – ha trovato infine una dimensione veramente riconoscibile a partire dal 2010, con l’album My Father Will Guide Me Up A Rope To The Sky, che segna anche il rientro in studio della band dopo quattordici anni di inattività; dopo quel disco infatti Gira decide di dare vita a una trilogia di album che ha inizio con il mastodontico The Seer (2012), prosegue con To Be Kind (2014) e termina con The Glowing Man (2016). Questi dischi sono caratterizzati da una durata che rasenta le due ore e da un songwriting che punta a valorizzare il lato più elettrico della band, che si manifesta attraverso l’accumulo di diverse masse sonore che si accavallano progressivamente in maniera sempre più annichilente, raggiungendo risultati di puro terrore in musica, soprattutto nel già citato The Seer. Dopo aver terminato quindi questo lungo progetto, Michael Gira non ha pensato neanche per un istante di fermarsi, ma al contrario ha deciso di cambiare rotta in modo piuttosto drastico, come d’altronde la storia stessa degli Swans testimonia.
È così che arriviamo nel 2019 al nuovo Leaving Meaning, disco che si presenta con una copertina essenziale di un intenso color giallo. Le copertine degli Swans, a partire dalla trilogia esposta prima, hanno sempre seguito dei canoni di essenzialità ricorrenti, con un simbolo al centro dell’artwork ed il resto del packaging di un solo colore; ma se The Seer riprende il nero che già caratterizzò l’esordio Filth (1983), To Be Kind e The Glowing Man si avvicinano a un color sabbia che riprende direttamente album come Cop (1984) e Soundtracks For The Blind (1996). Il giallo intenso di Leaving Meaning rappresenta quindi un’eccezione nella discografia della band.
Non si deve però pensare di essere di fronte ad una musica solare ed allegra; con gli Swans questa eventualità è da scartare a priori. Però una novità c’è e riguarda il sound: dopo album estremamente stratificati e complessi dal punto di vista sonoro, Michael Gira ha deciso di cambiare ancora una volta la formazione del suo gruppo, circondandosi di musicisti nuovi ed ingombranti come Ben Frost o le sorelle Anna e Maria von Hausswolff, ma senza rinunciare al contributo di vecchi compagni fidati come Thor Harris e Norman Westberg. Gira è sempre stato abituato ad essere circondato da vaste pletore di collaboratori, ma mai come in questo caso l’abbondanza della line-up si riflette in maniera inversamente proporzionale sul sound del disco: infatti gli Swans in Leaving Meaning giocano di sottrazione, in un modo che risulta quasi inedito, perlomeno per chi ha conosciuto ed apprezzato il gruppo dopo il 2010. Emergono fortemente dai solchi di Leaving Meaning le radici folk e blues di Gira, con cui il compositore aveva già parzialmente flirtato negli album The Burning World (1989) e White Light From The Mouth Of Infinity (1991), ma soprattutto nel progetto parallelo tenuto in vita dal ’98 fino al 2009 denominato Angels Of Light, basato puramente sulla musica folk americana.
Michael Gira è sempre stato affascinato dal folk e dalla tradizione blues americana, tanto da essere spesso rappresentato nelle proprie foto come una sorta di moderno cowboy, rappresentante di una società contemporanea decadente ed ormai condannata, come la musica degli Swans ben simboleggia. Nelle canzoni di questo nuovo album il frontman si pone come rappresentante di una americanità che affonda saldamente le radici nella musica del secolo scorso e che egli vuole mantenere viva e comunicativa. In questo senso Gira si mette in parallelo col contadino dipinto da Grant Wood in American Gothic, che guarda senza timore davanti a sé, sicuro della propria cultura e dei propri valori.
La dimensione folkloristica viene affrontata direttamente partendo dalle radici del genere e da quello che rappresenta nell’immaginario popolare americano dagli albori del Novecento fino ad oggi; la musica di Leaving Meaning vive di piccoli bozzetti acustici e crepuscolari, talvolta talmente leggeri e delicati da sembrare materia da Nick Cave, come nell’iniziale Annaline, tutta basata sulla voce di Gira e su brevissimi fraseggi di piano e synth. Difficilmente si odono le distorsioni tipiche del sound degli Swans, ma esse in questo album risulterebbero più che mai superflue, dato che la schizofrenia e la paranoia vengono ben rappresentate da una scrittura che fa del minimalismo un’arma tagliente e spietata. The Hanging Man è un brano dove la monotonia e la ciclicità – queste sì, caratteristiche salde della band – raggiungono livelli di cupezza e claustrofobia difficilmente descrivibili a parole.
L’alternanza di questi momenti catartici – ma mai sereni o rassicuranti – con altri più concitati, ma senza nemmeno mai sfiorare sonorità rock, rendono Leaving Meaning un album mai noioso, sebbene nella sua ora e mezza di durata non si riveli mai di facile assimilazione.
Ma le strutture che hanno reso grande la musica tradizionale americana sono riconoscibili in ogni brano, anche se interpretate in modo decisamente gotico ed austero, con toni oscuri ed ermetici. Un brano come Sunfucker nasconde nella propria architettura sonora lo stesso fascino dark che si cela dietro l’abitazione dei due personaggi del dipinto di Wood, coi suoi cori spiritati che possiamo immaginare escano direttamente da quella grande finestra posta alle spalle dei protagonisti e un Gira in trance che affida alle sue urla un testo disperato e tragico, dal carico evocativo fortissimo. Quasi undici minuti di terrore puro.

We are righteous, we are blighted
We are liquid, ignited
We're stealing your breathing
Your weeping is cleaning
Sunfucker: True Eater!
Sunfucker: True Blinder!


Ogni brano si caratterizza in modo chiaro nel contesto dell’album, ma possiamo spendere ancora qualche parola per il gospel stralunato di The Nub, affidato ad un coro di voci femminili e ad un ensemble strumentale di estrazione classica, che si contrappone in modo forte al canto folk, per un risultato che mantiene l’ascoltatore in perenne attesa, senza alcun appiglio a cui aggrapparsi, se non per la coda finale dai toni estremamente cinematici. Ed ancora, il singolo It’s Coming It’s Real, che vede ai cori le sorelle von Hausswolff, ripesca a piene mani dalla tradizione cantautorale americana, togliendo però l’appoggio di strumenti tipici come la chitarra e lasciando invece solo le voci, gli archi e i synth a guidare la composizione. Fortissimo è qui lo spettro del Lou Reed più introspettivo e disperato, quello che stava uscendo da quella scena no wave che egli stesso aveva contribuito a fondare, per dare un carattere più intimo e caldo alla propria musica. Possiamo parlare ancora di gospel e perché no, di country, quello più dark che ha fatto innamorare qualche anno fa persino Nergal dei Behemoth (mi riferisco al progetto Me And That Man).
In chiusura troviamo un brano dall’impatto emotivo fortissimo: What Is This, che mette in campo ancora una volta gli archi e i cori femminili, per un risultato che però strizza l’occhio alla forma canzone e alla melodia in modo del tutto inaspettato; un brano dal mood invernale e addirittura natalizio – presentissimo il suono dei campanelli e la linea melodica del violino – che si conclude con un coro straziante che ripete Nothing can stop us from becoming nothing now. Un brano semplicemente devastante a livello emozionale.

Si arriva alla fine di Leaving Meaning con un groppo in gola che non ci si aspetterebbe da un album degli Swans, ma che proprio per questo risulta sincero e realissimo. Michael Gira accantona la dimensione elettrica dal proprio songwriting, così come quella più drone ed elettronica, e mette invece in primo piano gli strumenti tradizionali che esulano dalla chitarra, che compare invero ben poco, come il violino e il pianoforte, senza dimenticare contrabbasso e organo, ma anche la fisarmonica. Una musica che grida “America” a pieni polmoni, seppur venga filtrata dal proprio creatore e dalla sua visione criptica e nichilista, e che vuole emergere proprio in queste vesti tradizionali. I contadini di American Gothic sono rispettivamente Michael Gira (l’uomo) e la sua band (la donna), la quale sta affianco al mastermind, ma senza mai prevaricarne i confini. Il forcone è la visione musicale di Gira, che egli impugna con forza e determinazione ed essa proviene dalla sua mente e dal suo cuore (ricordatevi le tre rappresentazioni del forcone), per poi riverberarsi sulle finestre della casa alle sue spalle, che simboleggia la musica prodotta da Gira e dalla band. Austerità, rigore e mistero, uniti al rispetto per la propria cultura e le proprie radici. Questi sono gli ingredienti della musica degli Swans oggi e sta all’ascoltatore accoglierli e farsi trasportare da essi in un universo che riporta indietro con la mente ad un’epoca ormai passata, ma che riesce contemporaneamente a proiettare la musica della band in un futuro carico di aspettative, consapevole che ormai da tempo non ha più bisogno di dimostrare niente a nessuno.
Leaving Meaning si pone ad un crocevia nella carriera degli Swans, che ora potranno continuare su questa strada, oppure sorprenderci nuovamente, come fanno da oltre trentacinque anni.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
67.6 su 5 voti [ VOTA]
Black Me Out
Martedì 19 Novembre 2019, 11.57.27
22
@mauroe20 Appena riuscirò a fare durare le giornate 36 ore!
DEEP BLUE
Martedì 19 Novembre 2019, 10.32.59
21
Devo ancora ascoltarlo ma i tre dischi con la formazione precedente erano a dir poco Fantastici. Tra i pochi che riescono a suonare una musica Rock (vicina al metal talvolta) senza scadere nel gia' sentito. Sorprendenti sempre
No Fun
Venerdì 15 Novembre 2019, 14.49.55
20
Ciao @SOM, figurati, anzi guarda che neanche a me fanno impazzire per quello che conosco. Ma infatti non è quello che dici al #14. Si tratta di parlare di una musica che pur non essendo metal presenta punti in comune ed è apprezzata dai metallari come dice Alex. Cosa che, Ligabue, non mi risulta proprio! mentre questi, quelli che ho citato o anche, per dire, i Depeche Mode, sì, tanto che spesso li trovi tra i "ringraziamenti" di album metallici.
SOM
Giovedì 14 Novembre 2019, 23.05.22
19
La questione è che cosa ha questo album di complementare al metal....ma sarò io sbagliato. Non voglio rovinare l entusiasmo di chi apprezza questa musica. Ho detto solo la mia. Buon ascolto,
Galilee
Giovedì 14 Novembre 2019, 18.39.51
18
Ottimo commento il 12. Considerando il fatto che su questo sito il 30% delle recensioni non sono metal ma complementari. Direi che la question di SOM risulta un pò strana. Thanks Black me out, approfondirò... Gli Swans eh, non gli Uzeda..
mauroe20
Giovedì 14 Novembre 2019, 16.38.17
17
a quando le recensioni di tutta la discografia
SOM
Giovedì 14 Novembre 2019, 15.33.28
16
Essendo io di Catania come faccio a non considerare gli Uzeda
Black Me Out
Giovedì 14 Novembre 2019, 15.26.01
15
@SOM Non mi sono mica sentito criticato, ci mancherebbe anzi Sono il primo a dire che questo album non è metal ed anzi ti dirò di più: l'ho proposta in prima persona la recensione, perché mi dispiaceva che un disco di questo calibro non venisse trattato su Metallized; forse, col senno di poi, se l'avessimo messo nella sezione low gain nessuno si sarebbe "scandalizzato", ma tant'è ed in fondo è anche giusto così, valutando le letture che sta avendo questa recensione. In più l'ho voluto recensire in quanto era già presente un disco degli Swans in database e dato che sono un gruppo che adoro mi piacerebbe in futuro cercare di coprire un po' tutta la loro discografia, come sto cercando di fare - lì sì nella sezione low gain - coi miei amatissimi Uzeda (che nessuno considera però sigh sigh). Quindi ammetto tranquillamente che prima di tutto è stata una mia decisione e non una decisione che è arrivata dalla redazione. Sono contento @No Fun che tu abbia avuto un nuovo spunto di conoscenza, spero di conoscere la tua opinione quando avrai ascoltato. E infine @Galilee il tuo ragionamento ci sta benissimo parlando dei brani di Filth, in quanto gli Swans sono emersi in fondo da quella nebbia post punk/industrial nata a fine anni '70, poi progressivamente il loro suono si è personalizzato sempre di più.
SOM
Giovedì 14 Novembre 2019, 13.54.29
14
A me Ligabue non piace era solo un nome tanto per dire..... Peró siate pure voi obbiettivi! Questo genere vi piace, ma ammettete che non é metal! Tutto quí
No Fun
Giovedì 14 Novembre 2019, 13.46.40
13
Detto questo sono contento della rece perché volevo proprio conoscerli meglio anch'io, conosco solo i primi due e mi chiedevo proprio se su Metallized ci fosse qualcosa di loro...
No Fun
Giovedì 14 Novembre 2019, 13.44.44
12
Ci proviamo, mettiamo Ligabue al posto di Swans nella risposta di Black me Out: "Ligabue è molto più metal di altri gruppi presenti in home page, senza contare che la fan base di Ligabue è composta da appassionati di metal che ritrovano nella musica del Liga sensazioni accomunabili al metal estremo". È ridicolo? Sì. Chiedere il perché non mettere Ligabue, per questi motivi, è ridicolo. Avessi detto Throbbing Gristle o Dead Can Dance posso capire...
SOM
Giovedì 14 Novembre 2019, 13.11.50
11
@Black MO perché non mettiamo allora ligabue in Home? Voglio dire pure lui avrá un certo seguito da parte di alcuni metallari no? Mi spiace ma Leaving Meaning non é metal, neanche lontanamente. Poi ognuno la pensa diversamente certo. Nessuno critica la tua recensione in quanto tale. Solo che a volte non capisco tutto quá.
Galilee
Mercoledì 13 Novembre 2019, 16.49.15
10
Grazie giovini. Ho ascoltato qualche song da Filth. Così di primo acchito mi verrebbe da descriverli come una versione "Pixies," ;si proprio loro che si formeranno dopo qualche anno; dei killing Joke/PIL . Yeah. Alla prossima.
Black Me Out
Mercoledì 13 Novembre 2019, 10.02.07
9
@livio Il tuo è un buon consiglio, sicuramente The Great Annihilator è forse il disco più diretto degli Swans e di più semplice assimilazione, ma personalmente non lo definirei di certo uno dei loro più riusciti, anzi. Però, come giustamente suggerisce @Skydancer se uno vuole farsi davvero male partire con Soundtracks, Children Of God o The Seer (e il mio parere al commento #4 è ancora valido) è una buona via da percorrere, alla quale aggiungo Filth - l'inizio di tutto - e il mio amato live Public Castration Is A Good Idea. Quindi @Galilee di spunti ne hai ahah! @SOM questo ormai è un discorso trito e ritrito, ma potrei benissimo dirti che gli Swans sono molto più metal di molti altri gruppi presenti in homepage in questo momento, senza contare che la fanbase del gruppo è composta per buona parte da appassionati di metal, che ritrovano nella musica di Gira e co. sensazioni ben accomunabili a quelle che provano ascoltando metal estremo. Ma tant'è.
SOM
Mercoledì 13 Novembre 2019, 9.03.28
8
ma che ci azzecca un album del genere con il Metal? siamo in un sito metal no?
Skydancer
Martedì 12 Novembre 2019, 18.11.34
7
@Galilee il più ostico direi Soundtracks for the Blind, poi altri interessanti sono Children of God, White Light from the Mouth of Infinity (il mio preferito) e The Seer per quanto riguarda il nuovo corso. Per quanto riguarda questo nuovo lavoro, l'ho ascoltato solo un paio di volte. Ripasso più avanti per il voto
Galilee
Martedì 12 Novembre 2019, 17.55.59
6
Io inizio sempre dal più interessante e ostico. Perché ci vado a nozze. Consigli?
livio
Martedì 12 Novembre 2019, 16.42.49
5
per un neofita degli swans il miglior disco da cui iniziare è The Great Annihilator, che è un po' meno articolato e più diretto. Senza dubbio uno dei loro dischi più riusciti. Quest'ultimo mi sembra più un vaneggio, certo, la classe non manca, ma i due precedenti sono sicuramente migliori.
Black Me Out
Martedì 12 Novembre 2019, 10.19.53
4
@enry Aspetto la tua opinione allora! Però non so se consiglierei a un neofita di iniziare con The Seer, che secondo me insieme a Children Of God e Public Castration Is A Good Idea è il disco più difficile e mastodontico degli Swans; di certo è il disco più vicino ad una certa idea "metal" nel suo complesso. Ma uno dopo quelle due ore o si innamora perdutamente o abbandona il gruppo per sempre ahah!
enry
Martedì 12 Novembre 2019, 9.40.21
3
Ci sono dischi che adoro e altri che mi sono piaciuti poco, cosa abbastanza normale per una band come gli Swans, mi prenderò il tempo necessario per questa nuova fatica e dopo tornerò a dire la mia. Galilee, se vuoi restare sul recente ti consiglio The Seer, altrimenti vai sugli anni 80 che non sbagli.
Black Me Out
Lunedì 11 Novembre 2019, 21.39.36
2
@Galilee Mi lusinga che tu abbia indovinato chi vi era dietro questa recensione ahah Guarda, gli Swans non sono per nulla facili da approcciare, ma in maniera del tutto spassionata questo ultimo disco credo sia un buon inizio per un "neofita" che voglia avvicinarsi al loro sound. Quindi se ti capita e se ne hai voglia, prova a buttarci l'orecchio!
Galilee
Lunedì 11 Novembre 2019, 20.33.58
1
Ci avrei scommesso sul recensore.. Chiedo venia. Li conosco solo di nome...
INFORMAZIONI
2019
Young God Records
Inclassificabile
Tracklist
1. Hums
2. Annaline
3. The Hanging Man
4. Amnesia
5. Leaving Meaning
6. Sunfucker
7. Cathedrals of Heaven
8. The Nub
9. It's Coming It's Real
10. Some New Things
11. What Is This?
12. My Phantom Limb
Line Up
Michael Gira (Voce, Chitarra acustica e Chitarra elettrica)
Kristof Hahn (Lap steel guitar, Chitarra acustica, Chitarra elettrica e Voce)
Yoyo Röhm (Basso, Contrabbasso, Tastiere e Voce)
Larry Mullins (Batteria, Percussioni, Mellotron, Vibrafono e Voce)

Musicisti ospiti
Baby Dee (Voce in “The Nub”)
Fay Christen (Voce in “The Nub”)
Ida Albertje Michels (Voce in “The Nub”)
Jennifer Gira (Voce)
Anna von Hausswolff (Cori)
Maria von Hausswolff (Cori)
Norman Westberg (Chitarra elettrica e Voce)
Ben Frost (Chitarra elettrica, Synth e Voce)
Christopher Pravdica (Basso)
Dana Schechter (Basso)
Lloyd Swanton (Contrabbasso in “The Nub” e “Leaving Meaning”)
Paul Wallfisch (Pianoforte)
Chris Abrahams (Pianoforte e Organo in “The Nub” e “Leaving Meaning”)
Phil Puleo (Dulcimer)
Jeremy Barnes (Santur, Hi hat, Fiddlesticks e Fisarmonica)
Heather Trost (Violino, Viola e Fiddlesticks)
Cassis Staudt (Fisarmonica e Harmonium)
Thor Harris (Percussioni, Tromba, Clarinetto, Vibrafono, Gizmos e Campane)
Tony Buck (Batteria e Percussioni in “The Nub”, “Leaving Meaning” e “Some New Things”)
 
RECENSIONI
66
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]