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Bryan Adams - Shine a Light
20/11/2019
( 768 letture )
Il ritorno del Leone. Uno dei personaggi più popolari e acclamati della storia del rock/pop è sceso in campo, o per meglio dire in studio, per la quattordicesima volta nella sua carriera per registrare e dare la luce al suo nuovo parto, distante quattro anni dall’ultimo Get Up, generalmente accolto con tiepido entusiasmo per via della scarsa durata e della mancanza di vere e proprie hit. Bryan Adams rappresenta senza dubbio un’icona generazionale, oltre ai record infranti e alle decine di premi stile MTV Awards vinti negli anni ricordiamo che possiede una stella personale sulla prestigiosa Hollywood Boulevard, con più di 100 milioni di dischi la sua avventura musicale va avanti per puro piacere e senso di gratitudine verso un mondo che lo ha consacrato fin dai primi anni ’80 quando cantava la nuova Straight from the Heart di fronte al proprio pubblico di casa, in Canada. Ecco dunque che il lavoro uscito lo scorso marzo, intitolato con un quasi sacrilego (per emulazione) Shine a Light, va preso per quello che vuole effettivamente essere: un compendio dell’odierna concezione artistica del canadese, del resto non troppo diversa da quella che lo ha sempre caratterizzato; a cambiare però è la qualità intrinseca dei contributi qui presenti, la quale non principia nemmeno a competere con quanto rilasciato ai tempi d’oro.

Come spesso accade a proposito di vecchi dinosauri che osano ancora cimentarsi nel confronto discografico, Shine a Light si ritrova “bloccato” in una morsa bifronte: da un lato il moniker che si ritrova, pesante e impegnativo da portare, dall’altro la valenza qualitativa misurata oggettivamente e senza pregiudizi o aspettative particolari; quest’ultima condizione è quella che useremo noi (ci proveremo, per lo meno) per recensire tale prodotto. Partiamo dai due singoli estratti: la title track è stata scritta insieme al celebre cantautore pop Ed Sheeran mentre That’s How Strong Our Love Is si fregia del featuring nientepopodimeno che di Jennifer Lopez, entrambe scelte che sicuramente non ci aiutano a confermare l’auspicio espresso poc’anzi. A livello musicale la situazione si complica ulteriormente data la banalità delle medesime composizioni, il quale unico scopo di esistenza si riflette nella propria essenza commerciale, di personale o creativo in senso stretto rimane solamente l’intenzione di fondo che ha portato alla nascita di Shine a Light, cioè l’incidente mortale occorso al padre di Adams in cui fu coinvolta anche la madre. Per continuare con la sezione caratterizzata dall’encefalogramma della Musica appiattito possiamo parlarvi di The Last Night on Earth, traccia che non vedremmo male come sottofondo in discoteca estiva all’aperto, magari da gustare assieme ad un mojito divenuto ormai oggetto feticcio del nostro panorama nazionalpopolare; oppure della terza song Party Friday Night, Party Sunday Morning e del suo inconfondibile tributo pagato ai Maroon 5, gruppo dall’altissimo potenziale discografico ma probabilmente carente di molti altri aspetti basilari che qui dentro riteniamo quantomeno opportuni. Che dire, una tripletta iniziale che avrebbe ammazzato anche il più temerario e refrattario agli scoraggiamenti, ma purtroppo o per fortuna ci siamo avventurati oltre e, intellettualmente onesti, ammettiamo che il peggio è alle nostre spalle, si inizia a fare (quasi) sul serio; certo, sullo sfondo rimangono presenze inquietanti come quelle di Nobody’s Girl ma al tempo stesso intravediamo finalmente del materiale degno di tal nome, pensiamo alla “rockeggiante” Driving Under The Influence of Love e alla seguente All or Nothing, dove un riff magnificamente simile a quello portante di Highway to Hell la fa da padrone. Semplici nella loro costruzioni ma almeno dalla resa efficace sono anche I Could Get Used To This, dai suoni moderni e incalzante al punto giusto grazie ad un basso onnipresente, la lieve ballata Talk to Me scritta insieme al produttore inglese Phil Thornalley (tra gli altri, ha messo le mani su un certo Pornography) e la conclusiva Don’t Look Back. Sulle qualità dei musicisti in gioco non c’è granché da questionare, il lavoro è firmato Bryan Adams e realizzato puntando i riflettori esclusivamente su di lui, l’unico a distinguersi anche per meriti compositivi è il concittadino e sparring partner dal lontano 1978 Jim Vallance, polistrumentista che in Shine a Light suona importanti parti di chitarra e collabora al processo creativo di varie canzoni.

I tempi di Reckless e Waking Up the Neighbours sono ormai uno sbiadito ricordo, come naturale che sia, e per il cantautore d’oltreoceano dovrebbe essere vicina l’ora di appendere “gli strumenti”. Ciò che il Nostro ha da proporre in questo Shine a Light è limitato a quel poco di buono che abbiamo citato appena sopra, una manciata di “canzonette”, come direbbe il Califfo, che si fanno ascoltare due, tre volte e poi non ti invogliano a riprendere contatto con esse, davvero troppo poco per un nome che ha scritto pagine di storia che saranno ricordate per sempre, ad imperitura memoria. Come fossimo sui banchi di scuola e stessimo parlando al primo della classe che ha performato al di sotto delle aspettative, alla sufficienza ci sei arrivato ma non puoi né devi ritenerti soddisfatto del risultato, e proprio perché ti chiami Bryan Adams te lo faremo pesare più del dovuto.



VOTO RECENSORE
64
VOTO LETTORI
60 su 2 voti [ VOTA]
Andrew Lloyd
Mercoledì 27 Novembre 2019, 17.58.03
5
Perché...
Area
Lunedì 25 Novembre 2019, 13.13.37
4
@Aceshigh, Esattamente come i Bon Jovi dopo l'album Crush (che per me fu l'ultimo bello lo ripeto)
JC
Mercoledì 20 Novembre 2019, 20.31.18
3
Non potrei dire qualcosa di brutto su Bryan Adams neanche sotto tortura. Quindi dirò che So Far So Good rasenta la perfezione e se esiste qualcuno molto giovane o arrivato ieri da Marte che non conosce il rocker canadese può benissimo far suo quella antologia e vivere felice per il resto della sua vita.
Shock
Mercoledì 20 Novembre 2019, 20.23.57
2
Ah, fa ancora dischi?? Mi immagino il risultato e neanche ci provo ad ascoltarlo. Sono rimasto a Waking up, e relativo concerto a Torino, uno dei più belli e coinvolgenti della mia vita.
Aceshigh
Mercoledì 20 Novembre 2019, 18.50.29
1
Per ciò che ha fatto fino al 1991 gliene sarò grato in eterno... però qui ormai da quei livelli siamo lontanissimi. Canzoni sempliciotte, radiofoniche, ridotte all’osso, apporto dei musicisti pressoché ridotto a zero. Per carità, in qualche caso pezzi anche divertenti (Party Friday Night oppure Driving Under the Influence of Love), ma in altri casi quasi irritanti (il pop-rock becerissimo di The Last Night on Earth). Il plagio di Highway to Hell poi è inaccettabile da parte di un artista della sua fama, in giro da fine anni ‘70. Facciamo finta che sia una burla, va... L'ultimo suo album che sono riuscito ad apprezzare risale a più di 10 anni fa, ormai credo che l’andazzo sarà questo per sempre. Anche se... dai, cazzo Bryan! E ripigliati, su!!!!! Voto 65 (perché alla fine gli voglio bene).
INFORMAZIONI
2019
Polydor Records
Rock
Tracklist
1. Shine a Light
2. That’s How Strong Our Love Is
3. Party Friday Night, Party Sunday Morning
4. Driving Under the Influence of Love
5. All or Nothing
6. No Time for Love
7. I Could Get Used To This
8. Talk to Me
9. The Last Night on Earth
10. Nobody’s Girl
11. Don’t Look Back
12. Whiskey in the Jar
Line Up
Bryan Adams (Voce, Chitarra, Basso, Percussioni, Tastiere, Armonica)
Jim Vallance (Chitarra, Tamburello)
Keith Scott (Chitarra)
Phil Thornalley (Basso, Slide guitar)
Mickey Curry (Batteria)
Gary Breit (Pianoforte, Organo Hammond)

Musicisti ospiti
Rusty Anderson (Chitarra)
Lyle Workman (Chitarra)
Johan Carlsson (Basso, Tastiere)
Paul Bushnell (Basso)
Josh Freese (Batteria)
Tom Meadows (Batteria)
Pat Steward (Batteria)
Abe Laboriel Jr. (Batteria)
Mattias Bylund (Tastiere)
Jamie Edwards (Tastiere)
David Bukovinszky (Violoncello)
Mattias Johansson (Violino)
Jennifer Lopez (Voce)
 
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