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Ultravox - Vienna
26/11/2019
( 1040 letture )
La freschezza compositiva, gli anni ‘80, le copertine artistiche e una visione precisa: vi avevamo promesso un excursus dedicato agli Ultravox, no? Quindi rieccoci qui con una pietra miliare tra le mani: un caposaldo della new wave, ma non solo. Un qualcosa che, esattamente 39 anni fa, colpiva il mondo della musica in modo inaspettato e inaudito. Epocale e indiscusso super-eroe della musica mondiale, il disco-gemma Vienna è un raro esempio di coerenza e innovazione, sapienza musicale e sound futuristico. Un vero frullato scompiglia-mondi che lancia nel variopinto pantheon internazionale il talento puro di Midge Ure e -di riflesso- tutta la band, abilissima e innovativa come non mai.
Al di la dei gusti personali, delle mode e del “sentito dire”, qui i leggendari Ultravox forniscono una prova senza remore e senza freni: un flusso, spesso vario e sopra le righe, di Musica. Vera, nuova, coinvolgente e conglobante. Vienna è il capolavoro che il nuovo decennio desidera, ma che forse non merita. Nella miriade di grandi, grandissimi dischi usciti tra fine anni ’70 e inizio anni ’80 (in ogni genere e ambito, heavy e non), questo è sicuramente uno dei top assoluti. Perché? Forse lo sappiamo già, ma andiamo ad analizzarlo insieme…

Conny Plank co-produce il composto sintetico-organico di 9 brani unici e squisitamente sequenziati. Da Astradyne a All Stood Still si patisce, esulta, stupisce ed emoziona ancora oggi, esattamente come all'epoca. Elettronica, synth, pop e poesia si mescolano fin dalla esemplificante copertina in bianco e nero, fredda e austera nonché iconica e riconoscibile. Mamma Chrysalis si prepara alla svolta esplosiva della band, che non intende fermarsi neanche gli anni successivi, con le imprescindibili uscite di Rage in Eden (1981) e Quartet (1982). Ma, tornando a noi e al devastante Vienna, ciò che possiamo dire è che nulla è scontato, né tantomeno artificioso, sebbene la freddezza sintetica del sound (almeno nella maggior parte dei brani) possa risultare un limite che va in netto contrasto con gli emozionanti testi di Midge Ure e del batterista Warren Cann, anche in veste di cantante/narratore nella bella Mr. X.

Le danze sono aperte dai magniloquenti, atmosferici ed intriganti 7 minuti di Astradyne, uno dei brani che preferisco nonché apertura insolita, deviante e nel contempo illuminante. La progressione pulsante del basso costruisce un piacevole trait d’union con i synth esemplificati e le tastiere melodiche che creano una cornice favolosa e ricca di colori mai esistiti. Il movimento è unico e si muove come un serpente del tempo, proiettandosi in avanti con la sua onda fluttuante e anomala. Sequencer e batteria scarna ed efficace traghettano le nostre emozioni verso Vienna, ma attenzione: questo è solo l’inizio del viaggio, anche se il pezzo di apertura meriterebbe un capitolo a sé stante. Piccole pause, incertezze, la gran cassa e sintetizzatori fantascientifici ci lanciano in un bridge/vortice dove padroneggiano sintetici assoli tastieristici, ben accompagnati dalla sezione ritmica, complementare e coadiuvante in ogni passaggio. Inizio con il botto, manna dal cielo e gioie iper-stellari, che precedono il singolo-parabola New Europeans, bellissima nel suo incedere saltellante: entrano in gioco le chitarre e i riff semplici e decisi che completano la schematica ma azzeccata prova di Midge Ure, esaltato dalle brevi ma decise sferzate di Warren Cann che varia i tempi di batteria riproducendo un piacevole schema verso/pre-chorus, che si dipana attraverso un primo bridge chitarristico propriamente rock e un secondo ponte sospeso e melodico, recitativo e preparatorio.
Le prime due firme di Vienna sono quindi bipolari e quasi agli antipodi per concezione e struttura (sentite il finale destrutturato con batteria e tastiera di quest’ultima), ma questa sarà una costante dell’intero lavoro, a partire dalla terza e modulare Private Lives, dove sono ancora le chitarre ad aprire le danze prima di lasciare spazio alle tastiere per il verso teatrale e coinvolgente. Trattasi di un brano che sintetizza ed esprime al meglio la nuova anima della band: riconoscibile sin dalle prime note, si concede il lusso di saltare da un genere all’altro senza troppi pensieri. Non importa se si convive con più anime, l’importante è che -ognuna di essa- arricchisca il prodotto finale. E, in questo caso, il prodotto è niente meno che l’eccellenza.
Dopo l’importante tripletta iniziale tocca all’amalgama di Passing Strangers e Sleepwalk costruire il perno centrale del platter. La prima delle due piccole hit è rock e malinconica, richiama Duca Bowie in alcuni frangenti senza ovviamente perdere un briciolo di personalità, ma ragionando maggiormente e rallentando i ritmi in favore di un flavour pacato e ondulatorio, rimarcato ulteriormente dal bridge di basso/synth che si apre in una breve evoluzione prima della ripresa finale. Fading e via sulle note dance di Sleepwalk, elettronica ed esaltante fin dalle prime, semplici note. Tappeto volante di tastiere e ritornello ripetitivo utilizzato come base e intermezzo. Un altro tassello che, piano – piano, va a comporre l’edizione Lego di Vienna, tra un colore pastello e una sventagliata in scala di grigi. Si lasciamo molto spazio agli stacchi strumentali, riducendo le parole in favore di un’interpretazione retrò ma sempre sopra le righe da parte del talentuoso Midge Ure.

Come se niente fosse ci troviamo a metà del cammino, dove la corposa Mr. X abbraccia gli stilemi e i canoni del synth pop, dilatando nuovamente la durata media e introducendo la voce distante di Cann, che si disfa del suo ruolo principale, lasciando spazio a campionature e synth glaciali. Testo recitato e ritmi marziali creano porzioni cinematografiche alla Blade Runner. Cyberpunk e noir ci accompagnano in una lunga e triste camminata sotto la pioggia incessante, mentre le strade sono zuppe e strabordanti di volo-veicoli e Vangelis ci guarda di sottecchi da un vecchio chiosco orientale. Non c’è bisogno di aggiungere altro per quello che è il cuore sperimentale e pulsante del lavoro. Mr. X è, come da titolo, un’incognita nascosta in piena vista, ancora una volta differente dal mood primario di Western Promises e della storica e iconica title-track. La prima si apre sul fading/intro di Mr. X e ne amplia i concetti, le melodie e le influenze. Sembra tutto sospeso in una danza futurista-orientale dai toni videoludici. Un altro boccone dolce-amaro di synth pop cinematografico, qui coadiuvato e speziato a dovere dalla voce di Midge Ure e dal magnetico lavoro di Chris Cross e Billy Currie. E’ un brano distante e freddo, teatrale e spezzettato, buffo e subdolo, mentre la sua controparte (la title-track) rappresenta l’apice epico e maestoso. Dopo fumi e ombre, si entra in scena con timidi synth e campionature monotone. Una voce e un faro acceso che prova a illuminare una strada buia, urbana. Tastiere e laser ci accompagnano nella marcia che tanto ha fatto sognare: una sinfonia scomposta ed elegante come mai prima d’ora, dove tutto funziona alla perfezione. Versi, pre-chorus, refrain e brevi intermezzi strumentali sembrano incastrarsi come per magia durante i 5 minuti della composizione, atipica ballata sognante e, diciamolo, superiore.

Il nostro sogno elettrico si chiude con la arci-nota e movimentata All Stood Still, dove lo spettro robotico dei Kraftwerk compare e scompare nei versi e nel ritornello impostato che deflagra in un breve assolo che spezza la marcia elettronica e la recita impeccabile di Ure, abilissimo nel creare una mini-melodia prima del refrain. Un secondo assolo di chitarra incrocia una sventagliata synth rock, ritmi spezzati e ancora una grande fuga melodica prima del finale dove tutti restiamo immobili, ancora una volta.
Vienna rappresenta il nuovo corso della band, nonché tutto quello che verrà espresso (non solo in tema –Vox) negli anni a venire. Un concentrato chimico-emozionale che anticipa, inaugura e precede gli anni ’80. Per il sottoscritto qualcosa di incontrollabile e difficile da catalogare al di la del significato storico-musicale. Resta semplicemente un’emozione e un tuffo nel passato che resta sempre dannatamente attuale.



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
91.18 su 11 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Domenica 15 Dicembre 2019, 10.33.45
26
Come scritto in precedenza, con fare estremamente snob, avevo considerato gli Ultravox solo per il periodo John Foxx; dopo "troppo commerciali e pop" e mi ero limitato ad una raccolta perché non costava nulla e volevo avere l'originale di Vienna dopo che l'avevo scoperta con la versione Death/gothic dei Celestial Season. CHE ERRORE! Dopo questa recensione e i commenti entusiastici, ho iniziato ad ascoltare questo disco; l'ho comprato e dopo tre settimane non è più uscito dallo stereo. Emozioni pure: New Europeans è il mio pezzo preferito del mese; Astradyne e Mr. X mi fanno rivivere atmosfere tra Kraftwerk e Jean Michel Jarre (che ci volete fare, me li ricordano); Private lives, Sleepwalk sono l'elettropop che piace e Vienna...beh...è Vienna. Grazie per la scoperta. 85
angus71
Lunedì 2 Dicembre 2019, 17.57.17
25
disco da 90. uno dei top ten album degli anni 80 escluso il metal.. Musicisti super , capitanati da un midge ure fantastico. anzi, vado a riascoltarmelo subito!
Silvia
Sabato 30 Novembre 2019, 16.25.56
24
@progster e Rob vi ringrazio x le info, andrò a sentire! @Gals certo può essere però le trovo diversissime x ciò che comunicano
Galilee
Sabato 30 Novembre 2019, 15.01.46
23
Anche in New Europeans dai...
Rob Fleming
Sabato 30 Novembre 2019, 13.50.28
22
@Silvia, i primi tre sono belli. Il mio preferito è il debutto: prendi il Bowie più decadente tra glam e Berlino e rendilo più "meccanico/robotico". Insomma quanto di più lontano dal "romanticismo" di Midge Ure. Adesso che l'ho ascoltato moltissimo e oggi l'ho comprato mi sembra che i retaggi del primo periodo in Vienna si sentano soprattutto nella bellissima Mr. X
Galilee
Sabato 30 Novembre 2019, 11.02.39
21
Gruppi vome Ultravox e Japan furono d'ispirazione per tutta la new romantic inglese, facendone poi parte ovviamente. Sarà solo una mia supposizione ma la copertina di Vienna ispirò di certo qualla dell'omonimo dei Duran Duran.
progster78
Venerdì 29 Novembre 2019, 14.09.19
20
Silvia,del periodo Foxx ti consiglio Ha! Ha! Ha! bellissimo disco dove c'e' anche la famosa Hiroshima Mon Amour.
Area
Venerdì 29 Novembre 2019, 12.39.45
19
Mi piace il SynthPop! Loro poi sono semplici da ascoltare, soprattutto gli album successivi a questo. A questo genere ci sono arrivato qualche anno fa con i Nine Inch Nails, credo a Trent gli ULtravox piacessero (anche se non come I Cure)
Silvia
Venerdì 29 Novembre 2019, 12.14.54
18
Grandissimo Midge Ure e come ho avuto modo di dire in altre occasioni apprezzavo moltissimo il gruppo da bambina e Dancing with Tears mi faceva lo stesso effetto che descrive Voivod. Niente da aggiungere ai vostri commenti, se non che non conosco il periodo John Foxx
Raven
Venerdì 29 Novembre 2019, 11.42.50
17
Disco che ho amato moltissimo. Mi fa piacere notare come i nostri lettori apprezzino queste recensioni, grazie.
tito78
Giovedì 28 Novembre 2019, 10.41.50
16
grandissimo album
Ayreon
Giovedì 28 Novembre 2019, 10.18.14
15
Gia' presa da sola"vienna"vale 100,erano di gran lunga superiori ai depeche,ma il tempo gli ha dato ragione,quando in auto infilo "collection"e'dura toglierlo,va in loop per giorni
claudio
Mercoledì 27 Novembre 2019, 22.35.07
14
disco incredibile dall'inizio alla fine
marmar
Mercoledì 27 Novembre 2019, 20.18.12
13
Ah, passione della mia giovinezza, vinile che custodisco gelosamente. Inizio della magnifica era Ure, che parte come meglio non potrebbe: "Astradyne", "Sleepwalk", "Vienna" e via discorrendo, come si fa a non amare questo capolavoro?
lisablack
Mercoledì 27 Novembre 2019, 19.08.54
12
Aaaah i Visage, mi ricordo di Fade to grey, pezzo stupendo, un mega classico, a cui partecipo' Midge Ure, geniale veramente..
Galilee
Mercoledì 27 Novembre 2019, 17.49.40
11
Grande Rob... e visto che ci siamo, per chiudere il cerchio recensioni Visage e Adam & the Ants subito.
GorgoRock
Mercoledì 27 Novembre 2019, 16.59.41
10
Disco favoloso. La canzone Vienna da lacrime.
Voivod
Mercoledì 27 Novembre 2019, 16.53.05
9
Album semplicemente perfetto. Ho avuto la fortuna di vederli dal vivo una dozzina di anni fa con la formazione originale (con Ure, ovviamente) e lo ritengo uno dei concerti più belli che abbia visto. Concordo con Rob Fleming sulla caratura di Midge Ure: ottima voce, abile chitarrista ed eccelso compositore (consiglio anche il suo primo album solista, "The Gift" del 1985). Sono notevoli (e avanti anni luce, anche se non scevri da certe contaminazioni à la Roxy Music) anche i primi tre album, nei quali c'era un altro genio di nome John Foxx, autore di due dischi fantastici quali "Metamatic" e "The Garden". Poi, personalmente, ho un problema con la mega hit degli Ultravox "Dancing With Tears In My Eyes": tutte le volte che ne guardo il video, piango. Gruppo eccelso.
Rob Fleming
Mercoledì 27 Novembre 2019, 16.36.29
8
Degli Ultravox conosco il periodo John Foxx; di quello che è venuto dopo ho solo una raccolta. Visti gli entusiasmi sono andato ad ascoltarmi il disco. Molto bello. Mi sa che lo compro. Due parole su Midge Ure. Ecco un artista autenticamente poliedrico e a suo modo molto poco considerato. Fade to grey? L'ha scritta e suonata lui dominando con i Visage. Do They Know It's Christmas? L'ha scritta lui e ha messo su con Bob Geldof la risposta UK agli USA. Breathe la conosciamo tutti. E mettiamoci anche che partendo dal punk (disse no ai Sex Pistols che presero Johnny Rotten) passò a suonare con i ThIn Lizzy. A pensarci un CV così ce l'hanno veramente in pochi
fasanez
Mercoledì 27 Novembre 2019, 10.01.57
7
Quoto Lisa al 4. Tutto stupendo con voce magnifica.
Jo-lunch
Martedì 26 Novembre 2019, 22.15.58
6
A distanza di decenni Vienna rimane un capolavoro assoluto. Coinvolgente fino al midollo. Onore a questa grande band.
enry
Martedì 26 Novembre 2019, 15.43.28
5
Capolavoro, non solo nel suo genere ma della Musica tutta...In numeri 95 rende bene l'idea.
lisablack
Martedì 26 Novembre 2019, 15.31.59
4
Per me questo e' un 100 secco..che disco! Uno dei migliori degli 80's, considerando la decade che e' stata, ho detto tutto. Nel suo genere gli Ultravox erano geniali..la title track e' un capolavoro
Le Marquis de Fremont
Martedì 26 Novembre 2019, 15.17.50
3
Il capolavoro assoluto degli Ultravox. Come ottimamente espresso nella bellissima recensione, non c'è un pezzo che sia anche minimamente trascurabile. Tutti sono su livelli di grandi composizioni con solo la title track che a mio avviso, si erge sopra il resto. Memorabile il pezzo di piano al suo interno, pur nella sua semplicità. Mi ricordo che all'epoca lo ho letteralmente consumato. Mi piaceva anche quella sua aria "mitteleuropea" vagamente decadente che si trova anche nel Bowie del periodo Berlinese e soprattutto nei Kraftwerk di Trans Europe Express. Tra i migliori album di sempre. Un chapeau a Metallized per queste recensioni! Au revoir.
progster78
Martedì 26 Novembre 2019, 14.43.00
2
Concordo con il voto,disco molto bello. Vienna e' stupenda, ma devo dire che nella loro carriera tutti i loro singoli sono stati grandi brani(vedi Hymn su Quartet di cui consiglio la bella versione power degli Edguy inserita nel Vain Glory Opera e Dancing With Tears In My Eyes su Lament). Midge Ure grande artista.
Galilee
Martedì 26 Novembre 2019, 11.29.54
1
Gran disco , coinvolgente e magnetico. Un lavoro decisamente avanti e innovativo per i tempi.
INFORMAZIONI
1980
Chrysalis
Elettronica
Tracklist
1. Astradyne
2. New Europeans
3. Private Lives
4. Passing Strangers
5. Sleepwalk
6. Mr. X
7. Western Promise
8. Vienna
9. All Stood Still
Line Up
Midge Ure (Voce, Chitarra, Sintetizzatore)
Billy Currie (Tastiera, Sintetizzatore, Violino)
Chris Cross (Tastiera, Sintetizzatore, Basso)
Warren Cann (Batteria, Voce)
 
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