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Blood Incantation - Hidden History of the Human Race
30/11/2019
( 1829 letture )
Tra i nomi su cui si è creato più hype negli ultimi anni, c'è sicuramente quello dei deathsters Blood Incantation, che nel 2016 lasciarono il segno con l'ancora oggi ottimo Starspawn. Dopo un disco simile e tutte le attenzioni varie che logicamente hanno accerchiato il gruppo, restava da capire se i quattro fossero delle meteore o se sarebbero stati in grado replicare il grande successo ottenuto.

Per alcuni esagerato, per altri del tutto normale, l'interesse verso Hidden History of the Human Race era a dir poco alle stelle; riconfermata l'uscita ufficiale per Dark Descent Records, i nostri sono approdati anche su Century Media Records, e non è roba da poco se si ripensa ad Interdimensional Extinction, EP del 2015 che li rese un gruppo “di culto”. Le aspettative erano quindi tantissime, forse troppe, dato che si parla comunque di un gruppo al secondo album, e “pretendere” risultati superiori ad un esordio come quello del 2016, potrebbe scontrarsi con una realtà che non soddisfi pienamente. Non è però questo il caso, o meglio, non del tutto.

...Cross the bridge divine, from the Cosmic Mind...

Quattro brani per una durata complessiva di trentasei minuti. Un primo indizio sulle intenzioni del gruppo ci viene dato proprio dalla tracklist, con brani che passano dai cinque ai ben diciotto minuti della traccia finale, ma andiamo con calma. Dalla prima traccia non si può certo parlare di un cambio di direzione o rivoluzione del sound, ed è vero, perché il disco, nel suo insieme, non si discosta da quanto sentito su Starspawn, ma anzi, ne prende gli elementi più caratteristici ne migliora l'esecuzione; ciò che è evidente insomma, è che I quattro abbiamo sempre più trovato il modo di amalgamare l'aspetto più tecnico e progressive della proposta con quello puramente più death metal. Si ha la netta sensazione di ascoltare un lavoro più omogeneo, con sezioni ricche di riff e molto dinamiche meglio legate tra di loro. Sicuramente, la caratteristica che più ha colpito gli ascoltatori, è la capacità di ricreare atmosfere a metà tra il misticismo e la fantascienza; anche questa volta si può tranquillamente affermare che il lavoro è riuscito. Gli arpeggi, le melodie, le sezioni in voce pulita e gli effetti utilizzati sulle chitarre, rendono il lavoro uno splendido viaggio sonoro/visivo. Mentre a dominare sono le atmosfere spaziali, in The Giza Power Plant sono le melodie mistiche/arabeggianti a far da padrone, che, pur essendo piuttosto generiche, donano al brano un carattere ben marcato e riconoscibile. Oltre a gettare le basi per ulteriori sviluppo in futuro. Dall'altro lato, con la strumentale Inner Paths (To Outer Space) (gli accenni di voce sono ad opera di Antti Boman dei Demilich!), le atmosfere fantascientifiche sono di ottima fattura e ricordano a tutti di che pasta sono fatti i quattro. Ma la grande protagonista del lavoro è la suite conclusiva Awakening from the Dream of Existence to the Multidimensional Nature of Our Reality (Mirror of the Soul). Lanciarsi in trovate simili è sempre rischioso e si rischia di andare incontro a brani che non portano da nessuna parte, ma i quattro han dimostrato di saperci fare anche sotto questo aspetto. Non si tratta ovviamente di una suite senza soste, facendo attenzione infatti si notano dei momenti inseriti proprio per fermarsi e ripartire, ma niente che vada a rovinare la narrazione comunque coesa e sensata del pezzo. C'è tutta l'essenza del gruppo: death metal in ogni sua forma, stacchi vagamente ambient che danno respiro, dissonanze e soprattutto, una grande varietà di riff. È sicuramente un pezzo riuscito che non presenta chissà quali difetti, ma anzi, a ben vedere è la conclusione perfetta per un lavoro simile.

...Human life is merely a mosaic of endless parallel worlds and synchronistic events perceived by Man as aimless Chaos...

Insomma, la grande attesa è stata ottimamente ripagata e i Blood Incantation confermano di essere uno dei gruppi di punta della scena death attuale. Ma possiamo parlare di un album superiore a Starspawn? Nì. Se è vero che da un lato abbiamo degli accorgimenti che rendono quest'ultimo disco migliore del precedente, dall'altro è anche vero che nell'insieme, non c'è chissà quale distacco. Sono dischi di pari livello insomma, con delle differenze non così sostanziali da segnare un cambio netto. Il gruppo resta inoltre molto legato a Timeghoul e Death (prendete Cosmic Sea e Vacant Planets come “genitori” del progetto), ma sarà molto difficile staccarsi completamente da chi ha lasciato il segno. Hidden History of the Human Race è un disco che non delude, che ha dentro tutto quello che ci si aspetta dai deathsters: tanti riff, assoli, atmosfere di un certo tipo, immaginario affascinante. Prodotto meglio del precedente e nel suo insieme più omogeneo, può considerarsi uno dei dischi dell'anno.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
84.94 su 18 voti [ VOTA]
ObscureSolstice
Sabato 7 Dicembre 2019, 19.12.57
29
Nono, passato o presente è uguale. Comunque è un fattore di cosa si preferisce, per chi gli piace la macabrezza nel death metal non ne sarà molto entusiasto, per chi gli aggrada anche una sorta di leggerezza e tentativo di spaziare in atmosfere futuristiche (non troppo riuscite) lo apprezzerà di piú, death metal meno estremo del solito
lisablack
Sabato 7 Dicembre 2019, 18.54.38
28
Anch'io penso..sai? Non ripeto come un pappagallo quello che dicono gli altri. Non me ne frega nulla..Ci sono classici di Death metal che hanno più di 90, anche 100..e poi i paragoni con i capolavori del passato, secondo me, servono a poco o nulla. Dove sta' scritto che questo disco non puo' avere 90? Non toglie nulla ai grandi album del passato..
ObscureSolstice
Sabato 7 Dicembre 2019, 17.58.14
27
Hai imparato a usare le virgolette vedo lisablack. Non le hai mai usate prima d'ora, chi ti ha condizionato? Ognuno, ha il suo modo di ragionare: c'è chi pensa...e c'è chi ripete quello che dicono gli altri Per quanto mi riguarda le atmosfere sci-fi sono fin troppo moderate e il tutto il lavoro death metal non è cosí esplosivo e incisivo quanto avrei voluto. Peccato perchè il mondo alieno è un mondo che mi interessa come il cosmo, l'astro fisica. Si attesta su 75-80 massimo che è giá buono ma soltanto perchè c'è una gran bella copertina, non va oltre. I voti 90 qui sotto sono esagerati, se ci pensate ce li hanno i classici del death metal. Il voto del recensore è stato giusto e ponderato
lisablack
Sabato 7 Dicembre 2019, 17.28.17
26
In ambito death e' un possibile " disco dell' anno". Poi ognuno ha le sue preferenze..per me disco eccellente. Per come e' suonato e soprattutto l' argomento che viene trattato, molto interessante.
ObscureSolstice
Sabato 7 Dicembre 2019, 17.20.07
25
Ascoltato, sono in linea col recensore. Voto: 80 ma non di più, anche se per me non lo è uno dei dischi dell'anno
gianmarco
Venerdì 6 Dicembre 2019, 12.34.16
24
una parte dell'artwork èstata copiata da un altro disco di una death band canadese .
Andry Stark
Venerdì 6 Dicembre 2019, 0.03.07
23
Amore a primo ascolto, almeno una volta al giorno me lo ascolto, non fosse per Death Atlas dei Cattle sarebe il mio album dell'anno. Voto 92.
Danimanzo
Giovedì 5 Dicembre 2019, 15.27.11
22
Piccolo grande disco di Death Metal Old School contaminato da influenze Voivodiane. Il corrispettivo Death dei Vektor e dei Voivod stessi. A mio avviso ad oggi nella loro proposta ci sono ampi margini di miglioramento, ma questo disco si conquista una votazione alta un po' ovunque nel mondo e giustamente rientra nelle classifiche di fine anno.
Danimanzo
Giovedì 5 Dicembre 2019, 15.26.57
21
Piccolo grande disco di Death Metal Old School contaminato da influenze Voivodiane. Il corrispettivo Death dei Vektor e dei Voivod stessi. A mio avviso ad oggi nella loro proposta ci sono ampi margini di miglioramento, ma questo disco si conquista una votazione alta un po' ovunque nel mondo e giustamente rientra nelle classifiche di fine anno.
Danimanzo
Giovedì 5 Dicembre 2019, 15.27.05
20
Piccolo grande disco di Death Metal Old School contaminato da influenze Voivodiane. Il corrispettivo Death dei Vektor e dei Voivod stessi. A mio avviso ad oggi nella loro proposta ci sono ampi margini di miglioramento, ma questo disco si conquista una votazione alta un po' ovunque nel mondo e giustamente rientra nelle classifiche di fine anno.
Danimanzo
Giovedì 5 Dicembre 2019, 15.27.16
19
Piccolo grande disco di Death Metal Old School contaminato da influenze Voivodiane. Il corrispettivo Death dei Vektor e dei Voivod stessi. A mio avviso ad oggi nella loro proposta ci sono ampi margini di miglioramento, ma questo disco si conquista una votazione alta un po' ovunque nel mondo e giustamente rientra nelle classifiche di fine anno.
gabrybaldu
Giovedì 5 Dicembre 2019, 14.55.14
18
bellissimo disco, per me da 85
Malleus
Martedì 3 Dicembre 2019, 13.30.32
17
80, 0k, famo pure 90 che è più verosimile.
Galilee
Lunedì 2 Dicembre 2019, 11.33.30
16
Grazie Enry. Provvederò a recuperarli.
enry
Lunedì 2 Dicembre 2019, 11.24.12
15
Stupendo, il confronto col debut non mi interessa, per me sono entrambi dischi da 85-90. Voto un po' basso ma bella recensione. Galilee, sono stati ristampati l'anno sorso dalla Osmose, dischi troppo avanti per i tempi, anche io li ho rivalutati dopo un po' di anni, Dan Swano in quel periodo era artisticamente incontenibile.
naoto
Lunedì 2 Dicembre 2019, 10.25.58
14
Lavoro straordinario. Forse ci poteva stare un voto un po' più alto.
Carmine
Domenica 1 Dicembre 2019, 12.26.04
13
Davvero un bel lavoro.
Galilee
Sabato 30 Novembre 2019, 23.30.24
12
Oddio, poi magari ora li hanno ristampati. Comunque non voglio dire che siano uguali anche perché sono passati 30 anni, però le idee di base sono più o meno le stesse secondo me. Al primo ascolto me li hanno ricordati.
Galilee
Sabato 30 Novembre 2019, 23.24.56
11
Per AC. Probabilmente perché è una band primi anni 90 e i suoi dischi non si trovano più da nessuna parte. Era un progetto di Dan Swano, mescolavano death grind al jazz ed altro. Erano un pò avanti.....Fecero 3 album, io ho solo Khaoos purtroppo. Che è il secondo.
Northcrossdeath
Sabato 30 Novembre 2019, 22.30.38
10
Album fantastico con atmosfere molto evocative. Tra i miei top dischi preferiti in ambito death insieme alla nostrana "coppia" Hideous Divinity e Hour of penance.
AC
Sabato 30 Novembre 2019, 14.34.10
9
Ottimo disco, in ambito Death Metal tra i migliori dell'anno se non il migliore. Diciamo che anche l'ultimo Cattle Decapitation è di grande qualità. "Pan Thy Monium"? Perché non conosco questo gruppo? Lo vado a cercare.
God of Emptiness
Sabato 30 Novembre 2019, 13.57.51
8
Li aspettavo al varco per criticarli.....e invece tanta tanta tanta roba. Album death dell'anno, che rff. 90 pieno
duke
Sabato 30 Novembre 2019, 13.15.28
7
...lo cerchero'....deve essere molto bello....musicalmente e anche a livello di liriche.....
Galilee
Sabato 30 Novembre 2019, 13.10.11
6
Una cosa è certa, sembrano usciti dai 90. E di rifanno a band quali Pan Thy Monium. E ciò è una gran cosa, visto che quel discorso fu lasciato in sospeso ai tempi. Probabilmente troppo difficile.
Aceshigh
Sabato 30 Novembre 2019, 12.50.19
5
Bellissimo veramente! Se non è il miglior album death 2019 ... poco ci manca. Sicuramente uno degli acquisti obbligati dell’anno. Voto 90
Pacino
Sabato 30 Novembre 2019, 11.34.23
4
Gran disco, come lo era il debutto. Si parte da una base di semplice Death Metal per andare a spaziare, nel vero senso della parola, in territori futuristici e progressivi. Voto 94.
lisablack
Sabato 30 Novembre 2019, 11.30.50
3
Album bellissimo, forse il miglior album death targato 2019, considerando l' annata ottima che e' stata..per me e' un 90 di sicuro ..
Lujgi
Sabato 30 Novembre 2019, 10.41.10
2
Capolavoro assoluto di death metal moderno: sembra di ascoltare una versione space dei migliori Morbid Angel. Imprescindibili oggi per chi ama certe sonorità. Voto troppo basso. 90 almeno per me
Galilee
Sabato 30 Novembre 2019, 10.37.45
1
È già mio.
INFORMAZIONI
2019
Dark Descent Records
Technical Death Metal
Tracklist
1. Slave Species of the Gods
2. The Giza Power Plant
3. Inner Paths (To Outer Space)
4. Awakening from the Dream of Existence to the Multidimensional Nature of Our Reality (Mirror of the Soul)
Line Up
Paul Riedl (Voce, Chitarra)
Morris Kolontyrsky (Chitarra)
Jeff Barrett (Basso)
Isaac Faulk (Batteria)

Musicisti ospiti:

Antti Boman (Voce sulla traccia 3)
 
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