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Camel - Music Inspired by The Snow Goose
30/11/2019
( 714 letture )
Avevamo lasciato i Camel nel 1974 col folgorante Mirage, album della consacrazione, per così dire, del gruppo di Andrew Latimer. Li ritroviamo l'anno successivo con il loro progetto più ambizioso. Stiamo parlando del celebre Music Inspired by The Snow Goose, trasposizione in musica dell'omonima novella di Paul Gallico, nota in lingua italiana come La Principessa Smarrita e scritta nel 1941, a ridosso della famosa battaglia di Dunkerque, avvenuta tra maggio e giugno del 1940, in piena seconda guerra mondiale.
Il rapporto tra l'autore e la band si mostrò tuttavia controverso, dal momento che pare che Gallico, fervente non-fumatore, intentò una causa legale contro il gruppo, per impedirgli di sfruttare la sua opera, a causa del loro nome e della dichiarata ispirazione alla nota marca di sigarette raffigurata sulla copertina del precedente album. Per ovviare quindi a tali problemi legali, il gruppo decise di aggiungere la dicitura "Music Inspired by" e di omettere qualsivoglia riferimento testuale alla novella stessa.

Music Inspired by The Snow Goose stupisce infatti per la totale mancanza di liriche a cui appigliarsi, anche solo per comprendere vagamente la storia. L'unico modo per raccapezzarsi fra i sedici brani che lo compongono, infatti, è necessariamente quello di averla letta prima. Per riassumerlo in breve, il racconto è incentrato sul rapporto tra Philip Rhayader, un ragazzo brutto e storpio, e di conseguenza emarginato dalla società, e un'oca delle nevi ferita, The Snow Goose appunto, che una mattina viene portata da una ragazzina di nome Fritha alla dimora del ventisettenne, il quale se ne prende cura e successivamente la prende a vivere con sé. Tra i due nascerà un'amicizia (e con Fritha forse qualcosa di più) che finirà dieci anni dopo, quando Rhayader decide di partire alla volta delle spiagge di Dunkerque, rispondendo alla chiamata del governo per trarre in salvo le truppe britanniche rimaste bloccate dal fuoco nemico e perde la vita durante le operazioni di salvataggio, ma non prima di aver traghettato molti uomini.

Trovarsi di fronte a sole composizioni strumentali potrebbe disorientare l'ascoltatore, anche e soprattutto perché rispetto a Mirage il cambio di direzione è piuttosto netto. La base è sempre quel rock di ispirazione canterburiana, ma stavolta è infarcito di composizioni barocche e pompose, con il flauto di Latimer e le tastiere di Bardens in grandissima evidenza e coadiuvato dall'orchestra diretta da David Bedford. Ogni brano è dedicato a un momento particolare della storia e senza voler considerare l'introduzione orchestrale The Great Marsh, si parte con un duetto di pezzi iconici, tra i migliori che i Camel abbiano mai prodotto, entrambi dedicati alla figura di Philip Rhayader. Rhayader anticipa in un certo senso quelle atmosfere che ritroveremo su Moonmadness, mentre Rhayader Goes To Town, col suo iconico e mellifluo riff prodotto dai sintetizzatori è probabilmente il migliore del lotto, e non è scevro di riferimenti pinkfloydiani e psichedelici, infarcito di un gran lavoro di Ward ai piatti. Sanctuary e Fritha sono due tranquilli intermezzi che, pur essendo confezionati alla perfezione, faticano a rimanere in testa. Discorso diverso per la quasi title track The Snow Goose, altro momento emblematico che mostra il lato meno scalmanato del gruppo di Guildford, mettendo temporaneamente da parte la fusion. In Friendship troviamo un duetto tra le tastiere dall'atmosfera gioiosa mentre nella successiva Migration il primo accenno di voce, ed è da notare inoltre il repentino cambio di tempistiche, che si fanno più movimentate. Rhayader Alone consolida la quasi alternanza tra momenti più incalzanti e momenti più tranquilli, evocando la tristezza del ragazzo dopo la partenza della sua amata oca. Flight Of The Snow Goose, dal canto suo, è l'interpretazione spensierata da parte del gruppo del volo dell'animale, sensazione che lascerà tuttavia il posto a quella della tristezza per la partenza verso Dunkerque nei successivi due brani, Preparation e la bellissima Dunkirk appunto, che ci offre nuovamente i migliori Camel strumentali, simulando sul finale i bombardamenti della guerra. È proprio sulle emozioni che tutto l'album gioca, ed è infatti difficile estrapolare dei brani cardine, poiché trattandosi di un concept essi sono tutti estremamente interconnessi, da fruire in sequenza, preferibilmente senza interruzioni di sorta. La triste Epitaph, dedicata alla morte di Rhayader, e Fritha Alone, incentrata sullo stato d'animo della ragazza, sono brani guidati rispettivamente da tastiere e pianoforte, e gettano il ponte per l'ultimo brano dell'album, ovvero La Princesse Perdue, degnissima conclusione di un album magistrale.

Poco da dire in conclusione, se non che si tratta di uno dei migliori album sia dei Camel che del progressive rock tutto, ma c'è da considerare che qualcuno potrebbe storcere il naso, sia per la mancanza di voce, sia per la mancanza di hit vere e proprie, fatti salvi due o tre pezzi. Tuttavia, come già detto, la vera forza di Music Inspired by The Snow Goose risiede nella sua coesione e nella sua coerenza, sia musicale che narrativa. Il mai troppo tributato Andrew Latimer, affiancato da Bardens, sforna una serie di brani che meritano di essere in ogni discografia rock che si rispetti.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
85.85 su 7 voti [ VOTA]
Gesù
Lunedì 9 Dicembre 2019, 10.34.19
12
-gli insulti non sono tollerati, il commento era già stato rimosso, ultimo avvertimento poi scatta il ban
Voivod
Venerdì 6 Dicembre 2019, 14.17.12
11
Quando, dopo un concerto dei Camel, ho incontrato il mio idolo Latimer, prima di farmi autografare la mia copia di "Snow Goose", mi sono inginocchiato al suo cospetto. Album supremo.
progster78
Lunedì 2 Dicembre 2019, 15.45.59
10
Grazie per averlo recensito...e' quello che ascolto di piu',concordo in pieno con Le Marquis de Fremont,immensi!
Le Marquis de Fremont
Lunedì 2 Dicembre 2019, 14.05.16
9
Il problema, con queste benvenute recensioni dei Camel, è quello di doversi ripetere nei commenti: "Musica bellissima", "capolavoro" "Latimer tra i migliori chitarristi in assoluto", ecc. Ma non si possono usare altri commenti. Anche qui, siamo su livelli assoluti, sia di coinvolgimento emozionale, sia di bellezza pura delle composizioni. Impossibile non avere la discografia completa dei Camel: alla vita mancherebbe qualcosa. Stratosferici! Au revoir.
Osvaldo
Domenica 1 Dicembre 2019, 22.28.58
8
Album straordinario e band indimenticabile
Zess
Domenica 1 Dicembre 2019, 22.21.57
7
C'è bisogno anche di commentare? Discone.
Ayreon
Domenica 1 Dicembre 2019, 15.59.10
6
La rece ha detto tutto:capolavoro assoluto,come direbbe Mollica,chi non l'ha ascoltato rimedi subito,tanto piu'che sono usciti tutti remastered
Testamatta ride
Domenica 1 Dicembre 2019, 14.22.57
5
I Camel: una lacuna che non mi sono mai perdonato. Prima o poi dovrò rimediare, se non altro per coerenza per un fumatore di Camel gialle come me.
Aceshigh
Sabato 30 Novembre 2019, 20.07.24
4
45 minuti di magia. Sicuramente una delle punte di diamante della discografia dei Camel. Chissà come sarebbe stato se avesse avuto anche il supporto del testo... Comunque così com’è è stupendo. Un gran bel viaggio. Voto 90
InvictuSteele
Sabato 30 Novembre 2019, 18.41.40
3
Unici, per me I migliori di sempre nel loro genere.
Rob Fleming
Sabato 30 Novembre 2019, 14.34.29
2
Classe in ogni nota. Latimer tra i chitarristi con più gusto melodico sulla faccia della terra. E sicuramente tra i più dimenticati.
JC
Sabato 30 Novembre 2019, 12.57.28
1
Capolavoro. Se ancora non lo conoscete prendetevi un'ora libera e rilassatevi dedicandovi esclusivamente all'ascolto di questa fiaba sonora.
INFORMAZIONI
1975
Decca Records
Prog Rock
Tracklist
1. The Great Marsh
2. Rhayader
3. Rhayader Goes To Town
4. Sanctuary
5. Fritha
6. The Snow Goose
7. Friendship
8. Migration
9. Rhayader Alone
10. Flight Of The Snow Goose
11. Preparation
12. Dunkirk
13. Epitaph
14. Fritha Alone
15. La Princesse Perdue
16. The Great Marsh
Line Up
Andrew Latimer (Chitarra elettrica, Chitarra acustica, Chitarra Slide, Voce, Flauto)
Peter Bardens (Organo, Organo a canne, Sintetizzatori, Pianoforte elettrico, Pianoforte acustico)
Doug Ferguson (Basso, Duffle Coat)
Andy Ward (Batteria, Vibrafono, Percussioni)

Musicisti ospiti:
David Bedford (Arrangiamenti e direzione orchestra)
The London Symphony Orchestra
 
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