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Naga - Void Cult Rising
30/11/2019
( 604 letture )
Il vuoto. Come rappresentarlo? Di primo acchito, verrebbe da definirlo come l'antitetico dell'esistente, l'avverso al pieno, ma allo stesso tempo con questo termine inconsciamente indichiamo un qualcosa super partes che discerne dal dualismo essere/non essere. È un terzo incomodo che s'interpone nella lite tra ciò che c'è e che non c'è, è lo zero matematico privo di duale che non è né positivo né negativo. Sicuramente affascinante, il vuoto non condivide lo stesso carisma scaturito dall'avverso, dal male, dal negativo, e mentre se guardando troppo a fondo nell'abisso alla fine è l'abisso a vedere dentro di te, il vuoto semplicemente è refrattario a qualsiasi azione e non vi applica reazione alcuna. Come poterlo anche solo ritrarre di sfuggita in musica, senza ripiegare sul silenzio più totale? Void Cult Rising è un tentativo di rappresentare questo caos/non-caos, richiamando in parte l'approccio controverso che potremmo ritrovare nella condotta di vita degli Aghori. Questi infatti rappresentano la più estrema cerchia di sādhus, asceti induisti dedicati all'abbandono della vita e alla rinuncia della società. Secondo il loro credo, per raggiungere l'illuminazione non si è costretti a percorrere esclusivamente la via della purificazione, ma dato che il tutto è avvolto nel velo di Maya, nella sua pura illusione, bisogna scrollarsi di dosso l'idea di dualità ingannevole e trascendere la struttura della materia. Con questi presupposti, l'illuminazione allora è raggiungibile sia dal sentiero lucente che dalla parte opposta.

In simil modo, ma auspicabilmente senza scadere in cannibalismo e coprofagia, i Naga intraprendono il percorso della vacuità in direzione ostinata e contraria. Piuttosto che disperdendosi nel minimalismo e in eccessivi sperimentalismi, il concetto di vuoto è raggiunto dall'addensamento estremo d'una coltre sonora atta ad esasperarsi nel suo eccesso, sfondando la parete e dimostrando come questi sia al contempo assenza ed eccedenza di suono, un cardine su cui si impernia la dualità. Così, la band fa sprofondare l'ascoltatore in un affascinante doom a tinte black, rivelandosi senza grande sorprese l'accoppiata più azzeccata per formulare degnamente un tema del genere. Attingendo ad un bagaglio culturale che richiama Amenra, Primordial, Electric Wizard, i connazionali Ufomammut etc, il gruppo incastona in sei tracce monolitiche un viaggio che gli amanti del genere intraprenderanno sicuramente, e con grande piacere. L'apertura di Only a God Can't Save Us fa da manifesto e già dalle sue prime martellate fa ribollire l'album con quelli che saranno gli ingredienti principali della fiumana incombente: il basso, che incede senza sosta come l'enorme massa liquida d'un torrente fangoso, impetuoso e talmente massiccio da far sembrare rallentati i suoi movimenti, e le chitarre scroscianti, simili a cascate tra le rapide correnti d'acqua sbattute tra le casse d'una rocciosa batteria. Si avverte una potenza sonora che non perderemo mai durante tutto l'ascolto, precipitante per gravità e accelerata solo in brevi scariche dirompenti. Si avanza generalmente a velocità sostenuta, in moto uniforme, e ben presto uno stato onirico si instaura, e il tutto potrebbe comodamente andare avanti fino a fine giornata. In queste condizioni, anche le impennate di chitarre molto simili di Melete e Bedim the Sun passano indolori. Anzi, la leggera ripetizione abbassata di tono, contribuisce a dare un senso di sprofondamento; più si procede e più si affonda mentre s'innalza il vuoto davanti a noi. Inoltre, il testo di questa terza traccia è un estratto da La cospirazione contro la razza umana di Thomas Ligotti:

Nature proceeds by blunders; that way is also ours
So if we have blundered it as a blunder,
why make a fuss over it?

Our own self-removal
Would be a magnificent move
A feat so luminous
It would bedim the sun

What do we have to lose?
No evil would attend our departure from this world
And the many evils we've known
Would go extinct along with us

Our own self-removal
Would be a magnificent move
A feat so luminous
It would bedim the sun.

So why put off what would
be the most laudable masterstroke
of our existence, and the only one?
Bedim the Sun – Naga (Estratto da opere di Thomas Ligotti)

Il vuoto è ricercato nella svestizione del tutto dal significato, dalla privazione del concetto di bene e male, ormai solo retaggio dell'illusione terrena. D'altronde, Ligotti stesso è uno scrittore che ha fatto di sé un personaggio misterioso al limite della realtà, con probabili complici i problemi di depressione, anedonia e disturbi similari. In un'edizione del libro è presente in copertina un'opera di Olivier De Sagazan, altro artista alquanto eccentrico, autore di performance artistiche che potranno affascinare chiunque sia finito volontariamente su questa recensione. Nonostante i Naga abbiano imbastito questo incubo monocromatico e unidirezionale, suggerito dalla copertina ed esploso poi nella musica, non sono rari i momenti in cui il songwriting verte verso la scelta di giri armonici che si concludono su note confortanti, donatrici di una punta dolce salvifica in tutto questo nero. Le urla esasperate non sempre incontrano nella chitarra un compagno di disperazione, e anzi in contrapposizione spogliano la musica dall'inevitabile senso di negatività che questo mix di generi comporta. È il caso di Thanatou e Pyre, brani che nelle loro risoluzioni dei giri s'appoggiano su sonorità più morbide del previsto. Questo contrasto restituisce al vacuo la sensazione di neutralità che dovrebbe suscitare, inesorabile, spaventoso solo ai nostri sensi ma invero privo di qualsiasi accezione benigna o maligna. il volerlo vedere come una condanna o una liberazione è solo frutto di illusioni auto-stimolate, di rimuginazioni. Il sordo destino dell'uomo, inglobato dal nascente culto del vuoto, è racchiuso nelle parole della title track posta a chiusura:


We stand enlightened between chaos and need
Our future breed is the last
The shrouded wisdom and his bleeding answer
Nothing is and we shall fall apart

Standing on the edge of abyss
Paralyzed by fear
A new void cult is rising
Will is the fatal flaw of man

Void Cult Rising - Naga

Quest'ultimo brano, vistosamente più lungo degli altri e tendente al quarto d'ora, riassume perfettamente tutto quanto ascoltato finora e funge da coronamento. Già distintisi nel panorama con le precedenti opere, i Naga centrano in pieno il bersaglio con Void Cult Rising. La cura dei suoni, le scelte soppesate nel songwriting e un certo stato stato di grazia han permesso di evitare facili scivoloni dovuti al tema da trattare. Paradossalmente, l'album scivola fin troppo bene nel suo carattere fangoso, il quale dovrebbe invece suggerire uno scorrere lento e spossante, e oltre a ciò le riprese emotive, come nella bella discesa della chitarra in Pyre, stimolano volentieri nuovi ascolti. La ripetitività tipica del genere riesce qui a rimanere un pregio, valorizzata al punto giusto e capace di evitare l'insorgere di noia precoce.


Dopo Hēn e Inanimate, la band continua a donar batoste nella scena italiana, e si spera in rintocchi della campana più frequenti nei prossimi anni. In un misto di riferimenti letterari tra cultura greca e autori del calibro di Montale (un suo verso è proposto in inglese in Thanatou), i Naga sono l'ombra nata sotto il sole partenopeo che si spande a macchia d'olio, rivelandosi ottimi compagni per il nostro decorso subordinato all'insofferente scorrere del tempo. Void Cult Rising è un ascolto decisamente consigliato, anche a chi di solito preferisce in purezza i due generi qui fusi, e grazie ai diversi riferimenti culturali in cui è intriso, riesce ad essere anche una piacevole esperienza a trecentosessanta gradi che vortica nell'immenso spazio dell'arte, della poesia e della musica.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
50.33 su 3 voti [ VOTA]
Luigi
Sabato 30 Novembre 2019, 22.11.22
1
Buon album di una grande band: tuttavia ho preferito i due precedenti più rocciosi e monolitico. Qui qualche dissonanza e tempi veloci che non tanto si amalgamando. Forse dipende anche dalla produzione che non ho apprezzato molto. Ovviamente dal vivo spaccano
INFORMAZIONI
2019
Spikerot Records
Black/Doom
Tracklist
1. Only a God Can't Save Us
2. Melete
3. Bedim the Sun
4. Thanatou
5. Pyre
6. Void Cult Rising
Line Up
Lorenzo (Voce, Chitarra)
Emanuele (Basso)
Dario (Batteria)
 
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