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Deodato - Deodato 2
07/12/2019
( 706 letture )
A distanza di soli cinque mesi dal suo disco di esordio (Prelude, gennaio 1973), Eumir Deodato pubblica nel medesimo anno il secondo full length Deodato 2 (giugno 1973). Un anno senz'altro impegnativo per il tastierista e compositore di Rio de Janeiro. La formazione musicale dell'artista, che mette le radici nel jazz e nella bossanova, evolve attraverso i primi anni settanta in una fusion dalle forti influenze funky e rock. Forte del grandissimo successo del riarrangiamento di Also Sprach Zarathustra contenuta in Prelude (erano passati appena 5 anni dal monolitico 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, che utilizzava l'originale composizione di Richard Strauss), Deodato sceglie di cavalcare l'onda avvalendosi del supporto di alcune musicisti incredibili.

John Tropea, il leggendario Stanley Clarke e due mostri sacri della batteria come Billy Cobham e Rick Marotta, sono alcuni dei nomi che svettano gloriosi nel booklet di questo disco. Originariamente stampato su vinile, il lavoro venne poi ristampato in formato CD con una tracklist dall'ordine differente e l'aggiunta di tre tracce bonus di ottimo livello. Quest'ultima versione è quella presa in analisi in questa recensione. Deodato 2 è -senza mezze misure- un platter coraggioso. Il compositore brasiliano propone alcuni brani scritti da lui stesso e alcuni riarrangiamenti tutt'altro che banali, come ad esempio l'incredibile Rhapsody in Blue di George Gershwin e Do It Again degli Steely Dan.

Super Strut (composta da Deodato) apre il disco con classe ed eleganza, ponendo in primo piano il groove a cavallo fra le prime influenze di disco music e funky. Tuttavia a far decollare la composizione ci pensa la sezione di fiati che si inserisce per proporre una sorta di chorus sempre pronto a rilanciare il tiro del pezzo. Tra i vari assoli di chitarra e tastiere, spicca il secondo assolo di John Tropea che unisce l'acidità del jazz a un sound tipicamente rock e graffiante, trovando una connotazione fusion all'interno del pezzo eccezionale, per non parlare poi del modo in cui quest'ultimo chiude la parte solista in favore del rientro dei fiati. Un viaggio in crescente pathos che giunge infine al primo riarrangiamento del disco, ovvero Rhapsody in Blue di George Gershwin. Un'apertura tirata e dagli stacchi filo-progressive, conduce l'ascoltatore verso il tema originale affidato a fiati ed archi. Il brano si apre in maniera ariosa e sinfonica, richiamando sia il gusto retrò della composizione originale, sia il sapore settantiano dato dagli innesti funk e fusion. Indipendentemente dalla fatto che il brano possa piacere o meno, è incredibile vedere come la capacità di Eumir Deodato di riarrangiare il pezzo permei tutta Rhapsody in Blue di un'aura di genialità musicale. Andando avanti con l'ascolto arriva la terza conferma con Nights in White Satin, canzone del 1967 dei The Moody Blues. Nonostante l'apertura sembri adagiarsi facilmente sulle bellissime parti originali, non tarda a giungere lo stravolgimento: fiati e batteria entrano innalzando l'epicità con poche battute, veicolando poi tutta la composizione verso ritmi più veloci. I lick di chitarra di John Tropea, così come le frasi di Deodato al sintetizzatore sono perfettamente inerenti al contesto, soprattutto grazie a dei suoni particolarmente ricercati. Le parti di batteria e fiati ad ogni modo confondono le aspettative dell'ascoltatore, poiché dotate di un lirismo veramente sopra le righe. Pavane for a Dead Princess è una composizione di Maurice Ravel, scritta nel lontanissimo 1899, che ci riporta nell'ambito della musica classica. Quattro minuti di catarsi e profondità rompono la proposta musicale fino ad ora, dipingendo una tela triste e intimista dove Eumir Deodato propone una versione tendenzialmente vicina all'originale (nonostante i numerosi anni che dividono la pubblicazione originale con quella di Deodato 2). Con Skyscrapers si torna al mood funky/latin tipico di una delle composizioni dell'artista brasiliano. Il giro di basso che apre il pezzo viene arricchito da una chitarra dalla forte propulsione ritmica e dai fiati che sono i veri protagonisti del tema portante. Da notare gli avanguardistici inserti di elettronica, che risultano molto apprezzati dando una tinta di varietà all'ascolto delle varie tracce, così come l'assolo di tastiere che segue a quello di chitarra. Come si può facilmente immaginare leggendo il titolo, Latin Flute è un altro strumentale basato su un tema suonato da Hubert Lewis, nome storico del flauto in ambito jazz. Il groove in stile latin, contornato da percussioni molto presenti e da un piano che ondeggia morbidamente fra cassa sinistra e destra, abbraccia caldamente tutta la composizione incastrandosi alla perfezione con le varie linee soliste. Gli stacchi a circa metà pezzo che danno il cambio dal flauto alla chitarra di John Tropea sono pura genialità e -nonostante il solo del chitarrista non sia particolarmente brillante- la composizione scorre con estrema naturalezza, risultando facilmente ascoltabile e ricca di gradevoli dettagli al tempo stesso. La pausa musicale proposta da Venus non ha lo stesso impatto di Pavane for a Dead Princess, dilatando i tempi tra note di pianoforte e arpeggi di chitarra acustica. Nonostante la dolcezza del tema, piacevole ma tutt'altro che memorabile, il breve intermezzo strumentale non aggiunge molto al disco, riproponendo un'idea che alla lunga non decolla. A chiudere il platter vi è una delle punte di diamante assolute del compositore brasiliano. Do It Again è un riarrangiamento di un brano del 1972 degli Steely Dan, band dallo stile particolarmente caro e vicino a Deodato. La parte di flauto ricalca la linea vocale della canzone originale, entrando in mente al primo giro e offrendo al pezzo un tiro incredibile. Gli incastri fra le note suonate da Hubert Lewis e i piatti di batteria sono tanto fini quanto soddisfacenti all'ascolto e danno una connotazione quasi ritmica al flauto, rendendolo di fatto il vero protagonista di questa traccia di chiusura del disco. Dopo un assolo della sei corde ottimo e ispirato, viene riproposto il tema principale ed infine un finale secco e preciso.

Spendere altre parole sulla capacità tecnica di arrangiare un disco del genere, così come sulla bravura esecutiva dei musicisti è superfluo. È decisamente più interessante invece riflettere su come il disco trascenda il concetto di genere: blues, funky, jazz, latin, bossanova, fusion, rock, venature soul e parti sinfoniche si sommano in una reazione che produce una proposta musicale incredibilmente coerente e brillante. Nonostante Prelude -trainata da Also Sprach Zarathustra- vendette decisamente di più del successore, Deodato 2 risulta ad oggi il disco più completo, geniale e ispirato dell'artista brasiliano. Negli anni successivi seguiranno moltissime pubblicazioni, tra le quali alcune anche decisamente valide -come Whirlwinds (1974) e delle idee di First Cuckoo (1976) e Love Island (1979) -, tuttavia il livello di bellezza musicale di questo disco non verrà più raggiunto. La fusion dell'artista brasiliano diventerà comunque un simbolo, ispirando anche ai giorni d'oggi le migliori big band e i gruppi del nuovo filone jazz moderno. Basta provare ad ascoltare questo disco e successivamente un platter uscito quarantuno anni dopo come We Like It Here (2014) degli Snarky Puppy per rendersi conto di come il fil rouge che li collega sia di una tonalità chiara e intensa. Ad ogni modo, indipendentemente dai gusti, Deodato 2 è un disco che per capacità di espressione, gusto musicale e genialità compositiva merita di essere tanto sugli scaffali degli ascoltatori più colti, tanto quanto sulle mensole ruvide dei rocker.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
78 su 2 voti [ VOTA]
Voivod
Giovedì 12 Dicembre 2019, 15.39.16
5
Ottimo artista, anche se la sua produzione non mi ha mai fatto impazzire: Deodato è prima di tutto un esecutore, mentre a livello compositivo ha sempre avuto qualche limite. Ricordo che, diversi anni fa, dopo un concerto a Bologna, mi sono ritrovato a passeggiare con lui in un parco parlando di musica...
Michele "Axoras"
Lunedì 9 Dicembre 2019, 21.09.38
4
Grazie ragazzi per i commenti! Ci tenevo a sollecitare l'ascolto di qualche brano degli Snarky Puppy. A chi piace Deodato, sicuramente troverà un po' di linfa vitale in questo gruppo di oggi ! Vi consiglio nello specifico alcuni brani come Lingus, Shofukan e Young Stuff
Titus Groan
Lunedì 9 Dicembre 2019, 19.26.07
3
Oltre al Jazz e al funk latino vorrei citare la grossa componente PROG contenuta in questo capolavoro. Gli anni 70 sono stati un'epoca d'oro che guardando e ascoltando ciò che oggi viene voglia di suicidarsi.
pollicino
Lunedì 9 Dicembre 2019, 16.28.17
2
siete dei grandi, complimenti per la recensione
Diego75
Sabato 7 Dicembre 2019, 21.45.01
1
Posseggo tutte e 2 le uscite in cd....Tropea in questo cd...fa semplicemente paura nel senso buono da tanto bene...Musica senza tempo!
INFORMAZIONI
1973
CTI Records
Fusion
Tracklist
1. Super Strut
2. Rhapsody in Blue
3. Nights in White Satin
4. Pavane for a Dead Princess
5. Skyscrapers
6. Latin Flute
7. Venus
8. Do It Again
Line Up
John Tropea (Chitarre)
Eumir Deodato (Pianoforte e Tastiere)
Hubert Laws (Flauto)
John Giulino (Basso)
Stanley Clarke (Basso)
Gilmore Degap (Conga e Percussioni)
Rubens Bassini (Conga e Percussioni)
Billy Cobham (Batteria)
Rick Marotta (Batteria)
 
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