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Nile - Vile Nilotic Rites
12/12/2019
( 3443 letture )
I Nile sono nel bene e nel male una band coerente e fedele alla linea, in un certo senso ammirevole per l’integrità oltranzista con cui proseguono da anni il proprio personale discorso musicale. Da più di due decenni Karl Sanders e soci hanno fatto e fanno tremare tutt’ora le ginocchia e le orecchie dei numerosi fan in giro per il mondo, dispensando a destra e manca brutal death metal sparato a velocità folli, condito da una grande tecnica oltre all’ormai consueta propensione per break e inserti atmosferici ispirati alla musica egiziana ed etnica. Pertanto Vile Nilotic Rites è l’ennesimo tassello di una visione, di una suggestione e di un modo di intendere il metal estremo inaugurata molto tempo fa con Among The Catacombs of Nephren-Ka, che ha raggiunto il suo picco espressivo con la doppietta In Their Darknened Shrines e il successivo Annihilation of the Wicked, per poi riconfermarsi a livelli qualitativi più o meno ispirati con le uscite successive. Questo nuovo disco dei Nile va preso come una nuova variazione sul tema che fonde antico Egitto e brutal death metal in un connubio unico e inconfondibile: ci rimane solo da stabilire quanto i nostri siano in forma dopo la lunga pausa da What Should Not Be Unearthed.

Perciò bando agli indugi e addentriamoci nel nuovo disco dei Nile. L’abum arriva dopo un rimpasto della formazione, con l’arrivo di Brad Parris al basso e Brian Kingsland alla chitarra e voce per sopperire alla dipartita dell’ormai ex Dallas Toller-Wade. Non c’è però da disperarsi perché il sound complessivo del gruppo in fin dei conti non è mutato granché, ma ha tratto giovamento dall’arrivo di energie fresche. A testimoniarlo ci pensa il trittico iniziale, titletrack inclusa, che picchia durissimo su ritmi incessanti sapientemente sorretti dai blastbeats a raffica e dai riff a cascata dispensati dalla coppia Sanders/Kingsland. È tutto formalmente ben suonato e inappuntabile e con gli ascolti traspare una maggiore capacità di sintesi da parte dei Nile, anche se questo significa mettere in secondo piano le parti orientaleggianti e le atmosfere evocative. Nel complesso abbiamo tre canzoni tanto veloci, pestone e brutali quanto prive di quel quid necessario a farle decollare del tutto. Non è una falsa partenza, ma manca qualcosina qui è lì. Non si va oltre al minimo sindacale comunque, specie considerando il nome che compare in copertina. I Nile sono però ancora capaci di scrivere pezzi notevoli, come la lunga e articolata Seven Horns of War che si dipana agevolmente tra sfuriate brutal death ed è valorizzata da un evocativo stacco centrale carico di pathos belligerante. Sebbene sia tutto molto suggestivo bisogna però sottolineare l’evidente somiglianza del suono dei corni con la colonna sonora del Signore degli Anelli (minuto 6:17) e, nello specifico, col tema musicale che accompagna spesso la marcia degli Uruk-hai. Nonostante la gradita e penso voluta citazione, il brano scorre via liscio suscitando impressioni positive. Allo stesso modo le seguenti That Which is Forbidden e Snake Pit Mating Frenzy sono due mazzate ben assestate dove spicca il drumming scatenato di Kollias e soprattutto un songwriting più a fuoco e ispirato. Più avanti nella tracklist sono degne di nota Where is The Wrathful Sky, che combina violenza sonora pura e semplice a un inatteso break centrale a metà tra il tribale e l’acustico, e la serrata, asfissiante ed inesorabilie The Imperishable Stars Are Sickened o i tratti doomeggianti della conclusiva We Are Cursed.

Se consideriamo la scena brutal e technical death odierna, e se prendiamo in esame la ventennale carriera dei Nile, questo Vile Nilotic Rites non è né più né meno quello che ci si potrebbe attendere da un gruppo storico: un disco onesto che ripropone grossomodo le stesse sonorità che hanno reso celebre la band statunitense. Pertanto non ci troviamo dinanzi a un capolavoro né tantomeno una clamorosa debacle creativa, ma ad una manciata di pezzi che fanno il loro dovere giocando sul sicuro e non rischiando con innovazioni e cambiamenti stilistici francamente non richiesti.
Prendere o lasciare.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
77.11 su 17 voti [ VOTA]
lisablack
Martedì 11 Febbraio 2020, 15.26.16
29
Band che non delude mai e che adoro😀 ovviamente. Avanti così👍
DEEP BLUE
Martedì 11 Febbraio 2020, 15.20.05
28
Sono dei Nile inediti, quasi prog in certi passaggi, comunque sorpendenti e sempre piacevoli. I loro capolavori per ora appartengono al passato ma non si sa mai
Testamatta ride
Venerdì 31 Gennaio 2020, 14.14.11
27
Con ingiustificato ritardo finalmente l'ho preso. Che dire: una sentenza!
Dario met
Venerdì 27 Dicembre 2019, 12.52.45
26
Mi piace , è cattivo ,tecnico ed epico. Inoltre mi ha riacceso l interesse nella band. Infatti mi sto riascoltando la loro recente discografia. Una cosa simile si può dire per le ultime uscite dei malevolent creation e soprattutto dei nocturnus
Replica Van Pelt
Lunedì 23 Dicembre 2019, 19.18.11
25
@ duke #quellochescrivi la musica non è "solo" tecnica,la musica si nutre delle miserie umane ma non è "umana" e si fa arte,il meglio o peggio è soggettivo ma quanto c'è di reale?nulla.Goditi quello che ascolti,che sia black o prog o jazz o blues,la tecnica conta ma a volte si può esprimere la stessa cosa con una sola nota,o un solo suono,non voglio ne posso,ne devo insegnarti nulla,libero di capire come vuoi,a proposito l'album lo devo ascoltare,a questo punto non ho scelta.ciao
lisablack
Sabato 21 Dicembre 2019, 19.06.09
24
Gli argomenti discutibili, vanno accantonati, uno giudica il disco e la musica, quello che fanno gli artisti secondo me conta ben poco( in questo contesto)son d' accordo con il commento di Arkan
duke
Sabato 21 Dicembre 2019, 18.07.53
23
...lisa...a piu' di qualcuno....parte un'embolo...per molto meno....e che si pretende sempre che tutti devo pensarla allo stesso modo...anche su argomenti molto discutibili....comunque tornando ai nile....sono tra le migliori bands estreme in circolazione.....
Arkan
Sabato 21 Dicembre 2019, 12.04.05
22
La spinta innovatrice che ha partorito gli irripetibili capolavori della loro prima parte di carriera è ormai andata esaurendosi, ma se si resta nei territori comunque ben marcati del metal estremo diventa assai arduo spingersi oltre un certo limite, limite che appunto Sanders e soci hanno già raggiunto e ampiamente esplorato. Da loro non mi aspetto che stravolgano la loro proposta, perché la componente brutale e tecnica rappresenta il loro vero punto di forza; se una band arriva, dopo vent'anni abbondanti di carriera, ad assestarsi su un ben delineato standard, ben venga, a patto che si tratti di uno standard qualitativamente alto. E credo sia il caso dei Nile. Ogni loro album, anche il tanto bistrattato 'At the gates of Sethu' rappresenta un tassello dalle caratteristiche ben precise che può godere di una perizia esecutiva e di una capacità compositiva sconosciute alla maggior parte della scena. Pur se a tratti ridondante e leggermente prolisso nella sua parte finale, questo album ci presenta una delle band più importanti e influenti della storia del metal estremo ancora in grado di rappresentare un punto di riferimento per le nuove leve che ne raccoglieranno l'eredità. Brutale, soffocante, marziale e a tratti sfarzoso nei passaggi più scintillanti, questo nuovo lavoro dei Nile ci regala momenti di pura estasi da saturazione sonora. Una garanzia, come sempre.
lisablack
Sabato 21 Dicembre 2019, 9.55.24
21
Dipende come viene fatto il commento negativo..se dici " perdenti" ad una band" oppure " questa non e' musica", te lo devi aspettare che qualcuno si irriti, e' normale.
duke
Giovedì 19 Dicembre 2019, 21.08.31
20
...a me e' piaciuto.....poi ognuno e' libero di dire la sua.....non faccio mica come gli altri che si irritano se leggono un commento negativo.......
duke
Giovedì 19 Dicembre 2019, 21.05.51
19
...i nile sono una garanzia....tanta tecnica....
Diego75
Giovedì 19 Dicembre 2019, 18.24.34
18
Ratto...pensa se tutte le band producessero il medesimo disco sullo stesso standard per anni...sai che monotonia....per farti un esempio : guarda come veniva recensito 25 anni fa load e reload dei Metallica...e prova a leggere una re ensione abbastanza attuale dello stesso disco....ne parlano meglio di allora per vari motivi ....pensa che al giorno d' oggi va di moda riesumare delle ciofeche underground anni 80 e pomparle al massimo....solo perche' non costa nulla o poco nulla ristamparle su cd.....era questo il senso del mio commento precedente...ciao!
Ratto
Lunedì 16 Dicembre 2019, 9.37.36
17
@Diego75: non capisco il problema, se a uno è piaciuto meno dei precedenti è libero di dirlo.
Diego75
Lunedì 16 Dicembre 2019, 7.28.51
16
Ma e mai possibile che tutte le volte che esce un disco nuovo di una band importante si leggono sempre le medesime cose del tipo...erano meglio i precedenti...era meglio il primo o il secondo...poi passeranno una decina di anni e il disco che qualcuno stronca oggi diventera' ...un capolavoro oppure un piccolo gioiello da avere assolutamente...siete voi che siete limitati non i musicisti...comunque sia a me sembra una buona uscita nel loro stile!
MetalHead
Lunedì 16 Dicembre 2019, 2.56.43
15
Per carità .. lasciare lasciare ..
Claudio
Sabato 14 Dicembre 2019, 18.34.38
14
Disco tecnicamente incredibile, pero’ ha quella violenza e tecnica fine a se stessa, boh, non e’ ai livelli dei loro standard
ProfondoEstremo
Sabato 14 Dicembre 2019, 17.09.51
13
Personalmente sono pienamente soddisfatto da questo album, ascoltato più e più volte ad oggi. Devo dire che la produzione è fantastica, rende veramente bene col loro sound, le campane ad esempio sono fantastiche. Anche la new entry Brian Kingsland alla voce se la cava bene, poi non so quanto abbia influito nel processo di scrittura. Certo, Toler-Wade era un'icona ed io spero sempre che torni prima o poi. Per il resto vogliamo parlare dell'incredibile prestazione di George Kollias? Non lo vedevo così preparato in un disco da anni! Difatti gli ultimi due album mi avevano un po' deluso dal punto di vista batteristico, qui invece torna ai fasti di un tempo proprio, davvero molto soddisfacente. Insomma su questo disco si è alzato un po' un polverone, è stato generalmente ben acclamato però vedo in giro gente che continua a lamentarsi. Io vi dico che non poteva essere meglio di così in realtà, visti i cali evidenti coi precedenti dischi questo tutto sommato si dimostra un'ottimo album che arrivi alla fine pienamente soddisfatto. Per me è un 80.
Hellion
Sabato 14 Dicembre 2019, 15.22.22
12
A tratti devastanti, ma la noia che mi assale è insopportabile.
kvmetternich
Venerdì 13 Dicembre 2019, 17.35.13
11
c'è da dire che la formula "brutal death + inserti egiziani" questa è ... non è che offre chissà quali sbocchi creativi. Paradossalmente il loro punto di forza è anche il loro limite. Il disco in se è ottimo e un 75 o 80 ci sta tutto. Ma effettivamente da "those...", l'ultimo vero da 90 e più, si sono ormai adagiati su una proposta molto professionale ma senza sussulti.
AC
Venerdì 13 Dicembre 2019, 15.25.22
10
Meglio del precedente, questo è certo. Però, boh...
Danimanzo
Venerdì 13 Dicembre 2019, 15.09.16
9
Solita mazzata tritaossa da parte di Karl, George e soci. Rispetto al più recente passato discografico, questo disco ritrova una certa ispirazione in fase di songwriting e qualche richiamo alle sonorità dei primi album. In più gode della miglior produzione di sempre. Io starei su un 80/100 secco.
Pacino
Venerdì 13 Dicembre 2019, 9.56.49
8
Il precedente era parecchio superiore, ma non si puó dire che sia un passo falso. Voto 67
Galilee
Venerdì 13 Dicembre 2019, 9.54.10
7
Ogni tanto ci riprovo coi Nile. Ma niente da fare la noia mi assale.
Punto Omega
Venerdì 13 Dicembre 2019, 9.28.51
6
Altro grande disco.
enry
Venerdì 13 Dicembre 2019, 5.35.37
5
Prendo anch'io anche se i Nile del decennio 1995-2005 sono un'altra cosa, ma forse non è neanche giusto starla sempre a menare con sta cosa, anche se io lo faccio lo stesso. Un riassunto di una carriera, torna qualche sonorità dei primi dischi ma senza esagerazioni, complessivamente abbastanza ispirato e devo dire che per adesso mi sta piacendo più di WSNBU e ATGOS. Un buon ritorno.
duke
Venerdì 13 Dicembre 2019, 1.34.49
4
....come tutti i loro dischi...da avere.....
Ratto
Giovedì 12 Dicembre 2019, 23.01.38
3
Onestamente penso che l'ultimo hate eternal surclassi questo album, mentre una decina o più di anni fa era il contrario... Quindi è palese che i nile si siano molto involuti per me...
Aceshigh
Giovedì 12 Dicembre 2019, 19.08.07
2
Prendo pure io!!! Sicuramente i Nile non sono più ormai una sorpresa, sono anche al 9º full lenght... ma sono sempre i Nile. Come dice Lisa: una garanzia! Magari il “già sentito” può far pure capolino... ma pezzi come l’opener, la title-track, That Which is Forbidden e il trittico finale sono (come sempre) tanta roba. Voto 80 minimo.
lisablack
Giovedì 12 Dicembre 2019, 16.25.46
1
Le ultime parole del recensore sono " Prendere o lasciare". Io prendo..dei Nile non butto via nulla..buon disco, mi e' piaciuto tanto, sono d' accordo con il voto e la recensione, gruppo che e' una garanzia👍ed e' storia del metal estremo.
INFORMAZIONI
2019
Nuclear Blast
Technical Death Metal
Tracklist
1. Long Shadows of Dread
2. The Oxford Handbook of Savage Genocidal Warfare
3. Vile Nilotic Rites
4. Seven Horns of War
5. That Which Is Forbidden
6. Snake Pit Mating Frenzy
7. Revel in Their Suffering
8. Thus Sayeth the Parasites of the Mind
9. Where Is the Wrathful Sky
10. The Imperishable Stars Are Sickened
11. We Are Cursed
Line Up
Karl Sanders (Voce, Chitarra, Tastiere)
Brian Kingsland (Voce, Chitarra)
Brad Parris (Voce, Basso)
George Kollias (Batteria)
 
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