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Arkona (POL) - Age of Capricorn
12/12/2019
( 948 letture )
Ma che succede mai, gli Arkona mettono da parte la lingua e il folklore russo e si danno al black metal satanico? Niente paura, non stiamo parlando degli Аркона moscoviti, ma di quelli polacchi, band fondata una buona decina d’anni prima dei loro omonimi orientali. Questi Arkona, infatti, sono attivi dal lontano 1993. Originari di Perzów, i Nostri esordiscono sulla lunga distanza con Imperium, nel 1996, un album che già abbraccia il nascente black metal sinfonico. Successivamente, il gruppo darà alla luce sei full-lenght, sette se contiamo il nuovissimo Age of Capricorn, pubblicato tre anni dopo l’ultimo Lunaris. Della line-up originale resta solo il chitarrista Khorzon, mentre gli altri membri risalgono agli ultimi anni.

Ma veniamo alla musica. Come anticipato, gli Arkona nascono come gruppo symphonic black metal e non cambiano certo rotta al settimo album. Come ogni buon lavoro del genere, le tastiere, la melodia e le atmosfere giocano un ruolo di primo piano nell’economia del suono del gruppo. In Age of Capricorn, questo concetto è portato all’estremo: i brani sono infatti composti da una batteria martellante accostata a diffuse melodie di tastiera. Chitarra e voce stanno sullo sfondo, con la prima ridotta a una sorta di rinforzo alle orchestrazioni. Difficile scorgere riff o elementi riconoscibili, tutto tende a ridursi in una massa amorfa e ridondante. Quel che ne risulta, spiace dirlo, è una sorta di polpettone kitsch senza una gran finalità. La band va a pescare delle melodie che vorrebbero essere maligne, ma che ricordano più lo score di alcuni film fantasy (vedasi la conclusiva Grand Manifest of Death). La lunghezza dei brani, dai sette agli otto minuti di durata, non aiuta, anche perché le canzoni si presentano parecchio statiche e ripetitive, oltre che piuttosto simili le une alle altre. Là dove la band lascia da parte le atmosfere e punta più direttamente sulla melodia, i risultati sono decisamente migliori. È il caso della title-track, piacevole nel suo respiro epico. Nella successiva Deathskull Mystherium, gli Arkona mostrano i muscoli, ma il brano si stempera nell’abituale amalgama senza forma degli episodi precedenti. Stesso discorso per Towards the Dark, un pomposo impasto di tastiere e batteria trapanante, che si salva solo per certi risvolti dal sapore decadente, mentre Alone Among Wolves, per quanto pacchiana, ha il pregio di sfoggiare una melodia di piano riconoscibile e memorabile.

La produzione boombastica a la succitata batteria rendono Age of Capricorn un album piuttosto irruento, ma con due grandi lacune. La prima è l’immobilismo dei brani, monolitici e davvero poco variegati al loro interno. Il secondo problema delle sei canzoni della scaletta è la loro mancanza di identità. L’ascolto non è privo di momenti ben riusciti, ma questi si perdono in un mare uniforme e ripetitivo che stanca molto in fretta. L’unico vero pregio del lavoro è la prestazione mostruosa di Zaala, che martella instancabilmente il suo drumkit per i quasi 50 minuti di durata dell’album. Per il resto, proprio non ci siamo. Bisogna smettere di giocare la carta del gruppo “precursore” o “storico”. Se manca la sostanza, la data di fondazione non fa davvero nessuna differenza.



VOTO RECENSORE
60
VOTO LETTORI
59.83 su 6 voti [ VOTA]
No Fun
Lunedì 11 Maggio 2020, 23.51.10
8
Per me uno dei dischi black migliori che ho ascoltato ultimamente. Si sentono le parti più atmosferiche che rimandano alle loro tematiche spaziali di entità oscure che vengono dalle stelle, ben affiancate da cavalcate potentissime quasi epiche, tanto che la canzone Age of Capricorn a tratti mi ricorda Épopée dei Véhémence con quel tamburo che rotola potente anche se qui i synth la fanno schizzare nello spazio.
Roman
Lunedì 11 Maggio 2020, 22.08.53
7
È la recensione a essere mediocre, non il disco.
Punto Omega
Lunedì 16 Dicembre 2019, 17.28.33
6
Commento n. 3 da incorniciare.
d.r.i.
Lunedì 16 Dicembre 2019, 15.34.01
5
Lunaris randellava di bestia, questo lo ascolterò
Griso
Venerdì 13 Dicembre 2019, 18.25.25
4
Ciao, grazie del commento. Un paio di precisazioni. Quando dico che non bisogna giocare la carta del gruppo precursore, non intendo dire che loro non lo siano - anzi, non l'ho mai negato - ma che questo statuto non è garante della qualità del lavoro. Per quello che riguarda il riferimento ai colleghi russi, trovo che fornisca un'informazione supplementare: Metallized è una webzine generalista in ambito metal, non focalizzata sul black, per cui qualche lettore poco interessato a questo sotto-genere potrebbe porsi la domanda. In ogni caso, il mio non è che un parere fra molti. Secondo la mia analisi si tratta di un album mediocre, ma questa non si sostituisce ai gusti e all'avviso di ogni ascoltatore.
Beh ragazzi che dire
Venerdì 13 Dicembre 2019, 17.17.05
3
@No Fun: se ti è piaciuta Alone Among Wolves ti piacerà quasi sicuramente il resto e onestamente non vedo perché non dovrebbe. Recensione da sopraciglio fortemente alzato fin dall'introduzione che definire sommaria è un largo complimento, ma per carità, visioni - dire però che nascono come band symphonic black e non cambiano rotta al settimo album significa solo aver recensito qualcosa di cui non si conosce il retroterra, e aver avuto la presunzione di non limitarsi a parlare del disco in questione (legittimo dato il servizio offerto) ma averla voluta spingere indebitamente un po' troppo in là. @Griso: spiace farti questo appunto, però che il disco piaccia o meno concludere dicendo che non biosgna giocare la carta del gruppo "precursore" o "storico" dimostra nuovamente quanto tu poco conoscessi questa band prima (e forse dopo) di ricevere il promo. Perché mai non dovrebbero essere considerati tali? Questo non legittima la bontà di "Age Of Capricorn" (a mio avviso comunque molto alta) di certo, ma gli Arkona polacchi con i loro primi lavori (primo full che hai citato ma anche i non trascurabili demo, specialmente il primo) SONO stati a tutti gli effetti tra i pionieri di suonare un certo tipo di Pagan/Black polacco assieme ai Sacrilegium e ai primissimi Behemoth (dei demo, principalmente) per intenderci, che avrebbe fatto scuola in tutto l'Est Europa dieci anni più tardi e che avrebbe persino influenzato nel secondo lustro degli anni '90 il Nord Europa in questo senso. Citare gli Arkona russi (per quanto più famosi) in apertura suona quasi una barzelletta per motivi più che ovvi. Che dirti, proprio non ci siamo.
Le Marquis de Fremont
Venerdì 13 Dicembre 2019, 13.16.57
2
Well, a me non è dispiaciuto. Mi era piaciuto anche il precedente Lunaris. Sono però, parecchio preso dall'ultimo degli Officium Triste. Au revoir.
No Fun
Venerdì 13 Dicembre 2019, 1.28.44
1
Peccato perché ascoltata Alone Among Wolves mi era piaciuta, ma a quanto pare è l'unica valida. Di loro conosco Zeta Reticuli che mi ricorda un Evilfeast (lo so, gli Arkona vengono prima) col suono dei Mutiilation, e Imperium, più sinfonico con tanti suoni synth davvero affascinanti, non sono affatto male.
INFORMAZIONI
2019
Debemur Morti Records
Black
Tracklist
1. Stellar Inferno
2. Alone Among Wolves
3. Age of Capricorn
4. Deathskull Mystherium
5. Towards the Dark
6. Grand Manifest of Death
Line Up
Drac (Voce, Basso)
Nechrist (Chitarra)
Khorzon (Chitarra, Tastiere)
Zaala (Batteria)
 
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