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Mountain - Climbing!
14/12/2019
( 777 letture )
Coloro che, come chi scrive, sono cresciuti negli anni ’80, o sono, beati loro, più giovani, non possono avere un’idea precisa di cosa siano stati gli anni ’60 e ’70. Un periodo complesso, vulcanico, ricco di contraddizioni e carico di problemi, anche gravi; ma, nello stesso tempo, un periodo pieno di entusiasmo, di passioni, di creatività. Un periodo in cui si respirava, in ogni momento e in ogni ambito, il desiderio profondo di esprimersi, di fare sentire la propria voce, di dire qualcosa di nuovo, di proprio, di personale. Un periodo in cui vi era un’esplosione di creatività in ogni ambito sociale, culturale e artistico, e in cui si sono poste le basi per tutto, o quasi, ciò che è successivamente emerso, ed è stato codificato e “standardizzato” nei tre decenni successivi. Quale differenza rispetto ai tempi odierni.
Anche la musica, la nostra musica, non poteva non essere coinvolta in questo vortice creativo ed espressivo: non a caso, specialmente in ambito hard rock, è in questi 20 anni che quasi tutti gli appassionati sono soliti collocare le pietre miliari del genere.
Una tale abbondanza di talenti fuori dal comune ha avuto anche alcuni “effetti collaterali”: ad esempio, il fatto che alcune band, o alcuni artisti, di per sé validissimi, siano stati in parte schiacciati e adombrati dai principali “fuoriclasse” sul mercato; e che, pertanto, oggi non abbiano più la notorietà ed i riconoscimenti che il loro valore intrinseco meriterebbe di diritto.
È il caso, ad esempio, dei Mountain: un gruppo che, fosse nato 5 anni prima o, non sembri un paradosso, 10 anni dopo, sarebbe forse nell’olimpo dell’hard rock a fianco dei vari Deep Purple, Led Zeppelin, Cream. Invece, rimane nella storia come una breve meteora, capace comunque di lasciare un segno significativo nell’evoluzione del genere.
La band nasce nel 1969, ed è composta da personaggi che sono tutto fuorché perfetti sconosciuti: da una parte abbiamo il chitarrista e cantante Leslie West, all’epoca una delle giovani leve del chitarrismo hard rock americano, dall’altra il bassista e polistrumentista Felix Pappalardi, ossia colui che, come produttore e compositore aggiunto, è stato elemento fondamentale per il successo dei Cream di Eric Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker.
Visto il successo di questi ultimi, la formula del “power trio” è inizialmente ripresa pari pari, salvo l’aggiunta, pochi mesi dopo, del tastierista Steve Kinght come quarto membro ufficiale. Il primo album, il qui presente Climbing!, arriva nei negozi pochi mesi dopo: per ricordare di che periodo si tratta, basti dire che pochi mesi prima vi sono stati l’ultimo album, e il successivo immediato scioglimento di due colossi come Beatles e Cream e l’esordio omonimo dei Led Zeppelin, mentre di lì a poche settimane arriveranno sul mercato In Rock dei Deep Purple e Paranoid dei Black Sabbath.

Il debutto dei Mountain, pur non essendo dello stesso livello, non sfigura, rispetto a tali pietre miliari; e già da questo si può capire la validità dell’opera. In esso troviamo, già ben sviluppati o in nuce, stili e modalità espressive che saranno poi materiale su cui lavorare per decine di rock band negli anni successivi, e che influenzeranno in particolare il genere southern rock, che a lavori come questo deve tantissimo.
Ecco quindi presente una energica e potentissima opener, la famosa Missisipi Queen. Questa song colpisce subito all'orecchio per il drumming vivace e coinvolgente, ma soprattutto per il riffing di rara potenza ed impatto: oggi non ci facciamo caso, ma all’epoca canzoni come questa era quanto di più “estremo” un ascoltatore potesse trovare sul mercato. La successiva Theme from an Imaginary Western, è di tutt’altro genere, e colpisce per le melodie sognanti impreziosite dalle ispirate linee vocali di West e da un tappeto tastieristico caldo e avvolgente. Si ritorna alla carica la terza traccia, Never in My Life: qui i ritmi tornano incisivi e il riffing più diretto e di impatto. Silver Paper non attenua di certo la potenza sonora ma si caratterizza tipicamente per un riuscito mix di elementi hard rock e di altri di più marcata matrice blues. Con For Yasgur's Farm la band ritorna a melodie sognanti ed evocative, che fanno quasi da preludio per la successiva strumentale To My Friend, acustica e intimista. Anche il brano Laird trova il suo punto di forza in atmosfere oniriche decisamente suggestive e in linee vocali morbide e suadenti: qui la psichedelia, altro elemento espressivo tipico di quegli anni, la fa da padrone. La penultima Sittin' on a Rainbow cambia decisamente atmosfera, tornando ad una cavalcata potente e trascinante sferzata da basso e chitarre all’unisono. Chiude l'album Boys in the Band, brano dove si possono notare le qualità tecnico strumentali di ogni membro del gruppo, e la capacità di arrangiamento e produzione, per la quale l’esperienza di Pappalardi dota il gruppo una marcia in più.

Quello che sembrava solo il primo passo per una rapida scalata al successo, si rivelerà invece per il Mountain sostanzialmente il canto del cigno: alcune apparizioni live nei principali festival di quegli anni, un secondo album ancora di successo ma già logoro a livello compositivo, e l’inevitabile scioglimento, con relativi immancabili tentativi di reunion. Tutto inutile: già nel 1972 dei Mountain bisogna parlare al passato, mentre continueranno su binari separati le carriere sia di West sia di Pappalardi, sino alla fine traumatica di quest’ultimo nel 1983. Piccola curiosità supplementare: la copertina di questo disco, come di tutti gli altri dischi dei Mountain, è opera di Gail Pappalardi, moglie di Felix, colei che fu condannata per l’omicidio del marito, avvenuto per questioni di gelosia.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
92.33 su 6 voti [ VOTA]
Mariner
Sabato 4 Luglio 2020, 8.46.53
17
Album che non può avere una valutazione inferiore a 85 ed il voto dei lettori la dice lunga
Rasta
Martedì 17 Dicembre 2019, 21.09.45
16
Hai fatto bene Rob Fleming. Se era una mezza cagata mi sarei esposto meno; sapevo di andare sul sicuro.... E poi chiude un ciclo con questo LP: Climbing! e Still Climbing! Un signor disco con tanti special guest mai fuori contesto, e un LESLIE WEST in particolare stato di grazia! E produzione eccellente, moderna ma non troppo. /// Favore reso. Suerte!
Rob Fleming
Martedì 17 Dicembre 2019, 18.17.33
15
@Fabio Rasta: ho seguito il tuo consiglio. Ho ascoltato Still Climbing di Leslie West (album solista del 2013). Pelle d'oca! Se non volete spendere ben 8 euro per l'acquisto (che ho fatto immediatamente dopo due ascolti), almeno spendete 47 min del vostro tempo. Brividi assoluti. Album straordinario (e...è vero Dee Snider in versione bluesman è magnifico).
Rocker
Martedì 17 Dicembre 2019, 11.00.14
14
77 per questa pietra miliare? Dovevano nascere 5 anni prima? Canto del cigno? Qui parliamo di uno dei più grandi dischi e gruppi di hard rock americano di tutti i tempi. Nel 1969 in America al loro livello mi vengono in mente solo i CCR e pochi altri. Pionieri che hanno influenzato centinaia di gruppi nei decenni a venire. Disco spartiacque, qui finiscono gli anni '60 e comincia l'hard rock. Indispensabile per qualsiasi fan del rock, qui si tratta proprio dell'ABC.
duke
Lunedì 16 Dicembre 2019, 19.13.09
13
....band spettacolare....peccato sia durata poco....
Le Marquis de Fremont
Lunedì 16 Dicembre 2019, 12.12.21
12
Sottoscrivo il post di Monsieur Rob Fleming, praticamente in tutto. E mi dispiace sottolineare che la recensione è blanda e da poco l'idea di quello che erano i Mountain nei primi anni settanta. Mi ricordo di aver letteralmente consumato il "Live (The Road Goes Ever On)", se non sbaglio, del 1972. Non poteva mai essere questo un "canto del cigno" se poi fai dischi come quello. Invito ad andarsi ad ascoltare la versione di Nantucket Sleighride su questo live (da 17 minuti!) poi ne riparliamo, cher Monsieur Lord Invader. Gruppo eccellente e musica eccellente. Au revoir.
Fly 74
Sabato 14 Dicembre 2019, 23.56.02
11
Ho anche il live in Osaka del 1973. Stupendo!
Mauroe20
Sabato 14 Dicembre 2019, 23.03.08
10
Questo è un discone .Storia
Fabio Rasta
Sabato 14 Dicembre 2019, 21.57.20
9
Pazzesco! Non avevo idea della fine tragica di PAPPALARDI. Dispiace. soprattutto se la moglie fosse davvero innocente, oltre al danno pure la beffa. /// Mi associo a Shock e a Rob Fleming. I MOUNTAIN sono importanti x l'evoluzione dell'Heavy Metal. A Woodstock, erano loro i + metallari, no il Rock duro degli WHO, travolgente, ma già impelagato in concept e in progetti + ambiziosi. /// Peccato che LESLIE WEST e FELIX PAPPALARDI, abbiano sempre remato in direzioni opposte, come due piedi in una scarpa. E la musica ne risente in quanto un po' disomogenea la proposta. Non sai se hai a che fare gli MC5 di New York, o con dei pacifici Hippies alla GRATEFUL DEAD versione East Coast. Quest'ultimo parere mio, ma che i due galli si beccassero è cosa nota. /// LESLIE WEST è uno dei chitarristi con + "gusto" che siano mai esistiti. Consiglio a tutti il suo ultimo cazzuttissimo Still Climbing, del 2013, dove duetta con JOHNNY WINTER, che morirà solo un anno + tardi, e con il mitico DEE SNIDER, che fa una performance Blues ma alla sua maniera tutta da sentire! Ma se + velocemente si vuole avere un idea di chi era LESLIE WEST, allora If Heartaches Were Nickles con JOE BONAMASSA. LESLIE WEST è quello che grida. Il duello tra chitarre è da antologia del Blues Rock. LESLIE WEST è sempre quello che grida.
Galilee
Sabato 14 Dicembre 2019, 17.44.55
8
Ottima band che però conosco poco. Di loro ho solo flowers of evil
Shock
Sabato 14 Dicembre 2019, 17.03.26
7
Sottoscrivo tutto quello detto da Rob: tralasciando recensione e voto, un disco stupendo ed uno dei migliori del periodo.
Lizard
Sabato 14 Dicembre 2019, 15.29.10
6
Piu' che giusto, scusate l'errore.
Carlos Satana
Sabato 14 Dicembre 2019, 14.33.31
5
", e già autore del brano Respect portato al successo successivamente da Aretha Franklin" NO: "Respect" è di Otis Redding, che ne incise pure la prima versione nel 1965.
Rob Fleming
Sabato 14 Dicembre 2019, 14.20.49
4
Qua siamo ad altissimi livelli. Leslie West è uno dei grandi della chitarra hard americana e autentico mattatore dal vivo (ho avuto la fortuna di vederlo in concerto tanti anni fa; non lo conoscevo manco di nome. Simpaticissimo). Mississippi Queen, Never in My Life sul fronte hard e Theme for an Imaginary Western e For Yasgur's Farm per la parte epica/melodica/ sono le punte di diamante. Ma ogni canzone di questo disco è strepitosa. Ecco perché ritengo che un voto sotto l'8 sia penalizzante.Così come non condivido l'affermazione che Climbin! (l'esordio) sia il canto del cigno. Non condivido perché ritengo sbagliato parlare di "canto del cigno" per un gruppo al debutto. E perché i due album successivi (bellissimi pure loro) centrarono le classifiche. E non sono nemmeno d'accordo che i Mountain dovessero nascere 5 anni prima (in epoca beat?!?). Sono venuti fuori esattamente nel periodo d'oro dell'hard rock; entrano nella top 20, e andarono a Woodstock. Per riguarda "Respect" ha ragione @Lele. E' di Otis Redding. Leslie West la coverizzò nel suo gruppo pre-Mountain. Voto: 85
Destiny
Sabato 14 Dicembre 2019, 14.17.57
3
Album spartiacque, basta il riff di Mississippi Queen per tracciare un solco tra il prima e il dopo. Non il piu' bello dei dischi dei Mountain, si sente che è un debutto, ma per importanza storica e valore intrinseco, direi che almeno una decina di punti in piu' ci stavano tutti
Lele 12 DiAnnő
Sabato 14 Dicembre 2019, 13.06.03
2
Respect generalmente viene attribuita a Otis Redding. Sicuri che sia di West?
InvictuSteele
Sabato 14 Dicembre 2019, 12.23.24
1
Un album che ha scritto la Storia. Voto 87
INFORMAZIONI
1970
Windfall Records
Hard Rock
Tracklist
1. Mississippi Queen
2. Theme for an Imaginary Western
3. Never in My Life
4. Silver Paper
5. For Yasgur's Farm
6. To My Friend
7. The Laird
8. Sittin' on a Rainbow
9. Boys in the Band
Line Up
Leslie West (Voce, Chitarra)
Felix Pappalardi (Basso, Tastiere)
Corky Laing (Batteria)
Steve Knight (Tastiere)
 
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