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Boris - Flood
14/12/2019
( 1440 letture )
Ritenete che i Sunn O))) siano la band pi sopravvalutata della storia del metal?
Siete tra coloro che pensano che i Godspeed You! Black Emperor non avrebbero dovuto mai prendere in mano gli strumenti?
O, pi semplicemente, sentire le parole "post", "drone" e "noise" vi fa venire la gastrite?
Sappiate che esiste qualcosa di ancora pi estenuante, pi soffocante, pi inarrestabile dei lavori delle band sopracitate.
Ma andiamo con ordine.

I Boris si formano nel 1992 con quattro componenti, che diventeranno tre dopo un paio di demo e prima della release del debutto Absolutego (1996), monolite monotraccia di un'ora esatta di puro drone doom contaminato da sludge e noise. Passano due anni, ed il turno di Amplifier Worship, costituito da cinque tracce in cui i giapponesi sperimentano con hardcore e stoner, senza allontanarsi troppo dallo stile del debutto (emblematica in questo senso la traccia conclusiva VomitSelf).

E poi, nel 2000, arriva Flood. L'anno in cui esce il capolavoro Lift Yr. Skinny Fists Like Anthennas to Heaven dei GY!BE, album destinato a cambiare per sempre il post rock, corrisponde anche ai primi passi mossi in questo genere da parte dei tre giapponesi, senza per lasciare da parte il drone doom, fondamento dei due dischi precedenti. Flood composto da un'unica, interminabile traccia di circa settanta minuti, suddivisa per in quattro movimenti ciascuno con caratteristiche ben distinte. L'album si vuole imporre come l'essenza stessa del minimalismo pi esasperato, riuscendo al contempo a far convivere pace e caos: il primo movimento di questa sinfonia -se cos possiamo chiamarla- dipinge molto chiaramente tutto ci, partendo dal riff di chitarra acustica incerto e zoppicante che ci accoglie non appena premuto play e che proseguir imperterrito per svariati minuti, almeno finch non si inizieranno a sentire i tuoni in lontananza. Questi ultimi, ricreati in maniera efficace dalle percussioni sempre pi caotiche, si faranno via via protagonisti fino a coprire del tutto qualsiasi altro strumento: ma, proprio all'apice del climax, il rumore si dissolve improvvisamente e ritorna la quiete. Siamo arrivati all'inizio del secondo movimento: post rock e jazz sono le prime influenze che vengono in mente, pensando al lento incedere delle percussioni e alla chitarra elettrica che, timidamente, fa capolino. Gli stralci di assoli delicati e struggenti fanno volare la mente cullata dalle percussioni, la tempesta sembra essere solo un lontano ricordo e la luce del sole torna a filtrare tra le nuvole. Entriamo quindi nel terzo movimento di quest'opera mastodontica ed la chitarra acustica a tornare in prima linea accompagnata dai synth ma senza percussioni, conducendoci al primo accenno di vocals, distanti e a malapena udibili, come a voler essere solo uno strumento aggiuntivo e non il centro attorno al quale deve ruotare tutto il resto. Ma dopo circa cinque minuti, iniziano ad imporsi delle chitarre ronzanti che ci fanno capire che non ancora finita: veniamo travolti dalla gigantesca onda creata dai riff lenti e inesorabili, che ricordano vagamente lo stile degli Isis che sforneranno i loro capolavori di l a breve. Riappaiono le vocals, questa volta s protagoniste, atte ad abbattere il muro impenetrabile eretto da chitarre e percussioni, in un esplosione repentina che si spegner su s stessa altrettanto rapidamente. Rimaniamo quindi alla merc dei riff schiaccianti che ci sballottano da una parte all'altra mentre la tempesta infuria attorno a noi: senza dubbio il punto pi alto dell'album, sia qualitativamente che emotivamente, una vetta che molte band post rock potranno solo sognarsi di raggiungere. Pian piano la tempesta, questa volta definitivamente, si dissolve lentamente e ci avviamo verso l'ultimo movimento, che per sar anche -per certi versi- la nota dolente di un album che si rivelato fin qui molto coinvolgente ed eccellente sotto ogni aspetto: veniamo accolti dallo stesso ipnotico riff che abbiamo appena lasciato, questa volta per interpretato in maniera differente con l'uso dei synth. Riff che tender a dilatarsi sempre pi fino a spegnersi, per poi lasciare il campo a dieci minuti di puro noise/ambient.

Flood senza dubbio un disco impegnativo. I Boris non hanno mai nascosto la loro voglia di lanciare sfide sempre pi ardue agli ascoltatori, e questa mega-traccia da settanta minuti ne forse l'esempio pi lampante. Bisogna per anche pensare a quanto un'esperienza simile sia piacevole per l'ascoltatore, stando attenti a non lasciare troppo spazio al proprio ego: in questo senso, la parte finale risulta troppo pesante, indigesta e rischia di dissolvere il vortice di emozioni che si venuto a creare fino a quel momento. Insomma, l'elemento stonato che fa la differenza tra uno dei potenziali migliori dischi post rock di tutti i tempi e un "semplice" capolavoro. In ogni caso, se lo ascolterete con la dovuta pazienza e accortezza, posso garantirvi che ve ne innamorerete e non tornerete pi indietro.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
90.83 su 6 voti [ VOTA]
Black Me Out
Sabato 14 Dicembre 2019, 18.09.21
1
Forse questo disco rimane "oggettivamente" il loro apice e mi piace moltissimo, ma per me il loro capolavoro rimane Dear, che paradossalmente uno degli ultimissimi lavori.
INFORMAZIONI
2000
MIDI Creative
Drone Doom
Tracklist
1. Flood I
2. Flood II
3. Flood III
4. Flood IV
Line Up
Takeshi Ohtani (Voce, Chitarra, Basso)
Wata (Voce, Chitarra)
Atsuo Mitzuno (Voce, Batteria)
 
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