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Santa Cruz - Katharsis
20/12/2019
( 721 letture )
La rivoluzione in casa Santa Cruz si chiama Archie Cruz. Il chitarrista/cantante e compositore è infatti il perno attorno a cui tutta la storia recente della band è girata. Come spesso accade nel dorato mondo del rock’n’roll, fama & successo, per quanto ridimensionati rispetto alle luculliane decadi precedenti, non fanno rima con soddisfazione, realizzazione, stima ed equilibrio interiore e anzi possono diventare un acceleratore di disagio e problemi personali. Quel che è certo è che il musicista ad un certo punto è arrivato ai ferri corti con gli altri membri del gruppo e, da un giorno ad un altro, l’intera line up dei Santa Cruz si è frantumata, costringendo ad uno stop forzato e all’annullamento di molte date del tour a supporto di Bad Blood Rising. Un titolo profetico, verrebbe da dire. Probabilmente punto nel vivo da questo evento traumatico, Archie ha iniziato a disintossicarsi e a recuperare appunto quell’equilibrio che sembrava andato perduto. Nasce così il nuovo album Katharsis il quale si preannuncia per essere un qualcosa di doloroso che comporta un percorso difficile e travagliato, che dovrà poi concludersi con il superamento dei dolori, degli ostacoli interiori, dei traumi e dei conflitti e con la “purificazione” dell’anima. Insomma, una rinascita, che non nasconda i demoni, ma ne faccia anzi il punto di partenza per una nuova dimensione.

Uscendo dalla metafora e dalle questioni personali di Archie è indubbio che il cambio di formazione sia stato solo il preludio ad un cambio anche nella direzione musicale della band, per quanto già i prodromi si avvertissero nelle due uscite precedenti. Il salto in avanti è comunque notevole e lascerà probabilmente spiazzati molti dei vecchi fan del sound street/glam del debutto. Il nuovo mondo nel quale i Santa Cruz si muovono è infatti piuttosto lontano da quanto abbiamo conosciuto fino ad oggi, per quanto conservi alcuni caratteri fondanti e riconoscibili. Essenzialmente, l’operazione di riposizionamento musicale si esprime in una maggiore compressione delle chitarre, in riff quadrati e potenti e in una decisa spinta verso un sound moderno e "plasticoso" che deve molto all’emocore, ma che non dimentica melodie e atmosfere quasi vicine all’AOR ottantiano, più che allo street metal d’origine. La commistione è abbastanza peculiare, perché tra l’altro il disco punta molto anche sulle semiballad, che costituiscono una parte importante della scaletta, a sottolineare una ricerca melodica che contrasti la "pesantezza" della distorsione e coniughi vecchie e nuove sonorità. Un album insomma piuttosto ambizioso negli intenti e che Archie intende dirigere da leader puro. Il risultato è in effetti di difficile decodificazione: chi apprezza le sonorità moderne troverà in Katharsis una piacevole ventata di novità rispetto alla mera riproposizione dei canoni ottantiani, mentre gli amanti di sonorità datate avranno pane per i loro denti, in particolare nella parte più romantica ed interpretativa del disco. L’azzardo è nel vedere se poi da una parte e dall’altra si riuscirà ad apprezzare l’altra metà del disco. Un titolo come Changing of Seasons posto in apertura non potrebbe essere più chiaro nell’intenzione e così l’apertura dei sintetizzatori, l’uso del vocoder, i cori emo e i riffoni sparati sono palesemente atti a dare una nuova dimensione al gruppo e quindi la successiva Bang Bang che spinge ancora più chiaramente sulla direttrice modernista, con ulteriori riff schiacciasassi, è un modo chiaro per ribadire il concetto. La semiballad Into the War è invece il primo tentativo di far convivere i due mondi ispirativi e risulta piuttosto efficace nella sua melodia ruffiana e pop, con un refrain aperto e le chitarre a tessere melodie ottantiane su sonorità moderne. Ancora più spinta sul lato melodico la successiva I Want You to Mean It, mentre True Believer è il primo vero anthem del disco. Tell My Why recupera aggiornandole le tipiche sonorità hard rock con ottimi risultati, grazie al buon lavoro delle chitarre che non lesinano soli e licks efficaci e alla consueta buona interpretazione di Archie, mentre Testify alza l’asticella della qualità e Archie sembra rincorrere Joe Elliott. Più banalotta e modernista la comunque sempre ruffianissima Smoke Signals, che sembra quasi un brano dei 30 Seconds to Mars con due chitarre, mentre It Was You rincorre i campioni del millenial rock. Salvation riporta le lancette indietro di almeno trent’anni e si candida a traccia tra le migliori del disco, pur nella sua ieratica e insistita perfezione formale. Della cover di Time After Time invece è difficile dire qualcosa di buono: non aggiunge nulla al disco e alla canzone di per sé e francamente stona anche col resto del materiale. Sembra più una bonus track di dubbio interesse.

Archie Cruz ha quindi compiuto una vera e propria rivoluzione interiore e nella sua band, confermando le proprie qualità di musicista e cantante e cercando di evolvere anche le proprie qualità di songwriter. E’ palese che ci troviamo di fronte un musicista di talento (peraltro, tutti gli strumenti sono stati suonati da lui, i nuovi arrivati sono sulla copertina per convenienza di "band"), che ha lavorato duramente a questo Katharsis e ha la seria intenzione di farne non solo un nuovo punto di partenza, ma uno dei suoi dischi più significativi. Il risultato complessivo non è esaltante, in ogni caso: la cura con cui tutto è confezionato (la produzione è opera di Kane Churko, già al lavoro con Five Finger Death Punch e Papa Roach), a parte il bruttissimo suono della batteria, che ricorda in tutto e per tutto una drum machine e l’altrettanto poco esaltante artwork di copertina, non nasconde che il disco si regga su poche vere canzoni di qualità. Il resto è tutta volontà, attitudine e lavoro di studio, con poco spessore compositivo e nessun brano capace di fare davvero la differenza. Questo non significa che sia un brutto disco, né che si tratti di un fallimento: Archie ha fatto del suo meglio per rimettere insieme il sogno, dopo che di fatto era stato lasciato dal resto del gruppo. A parte la cover, non c’è un solo brano davvero brutto: una volta superato l’impatto dei modernismi esasperati e la palese vena commerciale in puro US-Style che caratterizza tutte le sonorità, abbiamo comunque un disco efficace, per le direttrici che persegue. Insomma, Katharsis è un disco coraggioso se vogliamo e che senz’altro ambisce a ottenere ampi riscontri. Il che non è un male. Purtroppo, lo fa con tanta scena e poca vera forza. La catarsi probabilmente non è ancora arrivata a ottenere i suoi risultati migliori. Non resta che attendere.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
53 su 2 voti [ VOTA]
Shock
Venerdì 20 Dicembre 2019, 19.58.56
3
@Lizard: ci mancherebbe, ognuno ha le sue opinioni😁....per me ormai sono persi (anzi, è Archie che si è perso..).
Lizard
Venerdì 20 Dicembre 2019, 19.32.57
2
@Shock: diciamo che siamo in disaccordo su entrambi gli album, allora. Troppo basso dal tuo punto di vista il voto del precedente, troppo alto questo. Ci sta... dipende molto da cosa un disco trasmette: il precedente per me era stato una delusione. Questo è inferiore, sicuramente, ma ad un primo ascolto mi era sembrato decisamente peggio di quello che ho trovato lasciandolo maturare un po' e, alla fine, lo trovo più che sufficiente nel suo essere. Credo sia da valutare in prospettiva: o in futuro farà di meglio o li possiamo considerare persi.
Shock
Venerdì 20 Dicembre 2019, 18.20.15
1
Di solito ultimamente non commento la recensione, però qui sono abbastanza in disaccordo con Lizard: in pratica lo stesso voto a questo ed al precedente. Peccato che questo sia una vera e propria schifezza al contrario di Bad Blood nettamente superiore. Anche se si potrebbe dire che questo disco è nella scia del precedente, spinto ancor più in avanti, la qualità latita ovunque; mentre BBR era il frutto di un gruppo e con canzoni fenomenali, questo è il risultato di un Archie che o ha perso la bussola o non sa dove parare: canzoni di una banalità disarmante e quando va sulle ballate oserei dire penose. Qui ci sta un 40.....
INFORMAZIONI
2019
M-Theory Aufio
Hard Rock
Tracklist
1. Changing Up Seasons
2. Bang Bang
3. Into the War
4. I Want You to Mean It
5. True Believer
6. Tell Me Why
7. Testify
8. Smoke Signals
9. It Was You
10. Salvation
11. Time After Time
Line Up
Archie Cruz (Voce, Chitarra)
Pav Cruz (Chitarra, Cori)
Ero Cruz (Basso, Cori)
Toxy Cruz (Batteria)
 
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