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Candlebox - Lucy
21/12/2019
( 381 letture )
Dopo l’exploit commerciale del debutto risalente al 1993, i Candlebox di Kevin Martin si preparavano a gettare in pasto al mercato discografico ormai già orfano della tempesta grunge il loro secondo disco, per il quale avevano, già a metà del 1994, ben trentasei canzoni pronte. Ne vennero infine selezionate solamente dodici di quelle canzoni, ma tra quelle lasciate fuori dalla tracklist ve ne furono un paio che vennero pubblicate in un secondo momento, tra cui spicca la cover di Steel And Glass di John Lennon, che venne inclusa nell’album tributo Working Class Hero: A Tribute to John Lennon.
Ad ogni modo è il 3 ottobre del 1995 quando Lucy viene rilasciato dalla Maverick Records e la band nel frattempo ha già intrapreso un lungo tour che li porterà a suonare in giro per l’Europa da settembre fino al giugno dell’anno seguente. Il giorno prima del lancio del disco i Candlebox si esibiscono in studio da David Letterman e presentano il singolo Simple Lessons, che apre l’album.

È quindi un periodo florido per il gruppo e il successo derivato dal debutto discografico spinge i musicisti a dare alla propria musica una marcia in più: questo è ben percepibile fin dai primissimi brani di Lucy, con la già citata Simple Lessons che si presenta come un brano grunge stilisticamente perfetto, con quell’arpeggio in FA# così riconoscibile e già iconico fin dal primo ascolto; la voce di Kevin Martin si muove languida tra strofe morbide e composte e ritornelli urlati con la veemenza dei padri del genere, tra tutti Mark Arm e il compianto Andrew Wood. Un brano fatto per colpire e rimanere e in questo i Candlebox riescono alla grande. Peccato solo che la band tenti di replicare la struttura e i punti salienti di quel pezzo in più di un’occasione durante il corso dell’album, con la formula “strofa pulita e tranquilla + ritornello distorto” che già era stata protagonista del disco precedente: infatti già la seguente Drowned, sebbene abbassi un poco i toni e si serva di un bell’assolo da parte di Peter Klett a metà brano, non colpisce allo stesso modo dell’opener proprio perché tenta di ricalcarne la forma diluendo il proprio minutaggio. Meglio in questo senso la titletrack, che si aggira in un territorio classicamente rock tenendo però sempre ben in mente le regole chitarristiche del grunge, fatte di continui passaggi accordali di semitono che contribuiscono a rendere sghemba l’architettura del brano.
Già in questi primi tre brani si può notare come la musica dei Candlebox riesca a suonare raffinata e in qualche modo molto più pulita rispetto a quella contenuta nell’album precedente: la produzione in questo senso aiuta moltissimo e riesce ad essere ben bilanciata e assolutamente a fuoco, rendendo il disco nel suo complesso godibilissimo ancora oggi. In più la band, forse conscia di essere già parte del periodo discendente della scena grunge, tenta di arricchire la propria proposta musicale con ingredienti provenienti dall’hard rock e dal blues tradizionalmente americano, andando a definire, insieme alle altre band di quel momento storico, quello che poi verrà chiamato rock alternativo. Esempio calzante di questa tendenza compositiva è Best Friend, che parte con un riff à la Stooges e si evolve poi in un dinamico hard rock corale che ha quasi più da spartire con gli anni ’80 che con i ’90. Significativa la scelta di usare questo brano come terzo singolo del disco.
La maturità raggiunta dalla band a distanza di meno di due anni ha dell’incredibile e se da una parte l’istintività e la cattiveria che caratterizzavano il primo album qui vengono mitigate meticolosamente, la controparte compositiva ne guadagna in perizia e gusto. Basti ascoltare il secondo singolo Understanding, che usa le distorsioni con parsimonia, preferendo un groove pulito e asciutto che ha sul finale anche un afflato psichedelico, con le grida di Martin che si ergono con pathos al di sopra del muro di suono della sezione ritmica. Un altro brano costruito con sapienza e che riesce ad emozionare, per il quale il regista Gus Van Sant realizzò un videoclip con la band che suona sott’acqua.
Se poi Crooked Halo azzecca un’ottima melodia chitarristica che profuma di Stone Temple Pilots, la seguente Bothered si immerge a capofitto nel punk rock più sguaiato e casinista, fatto di batteria pestata e urla rabbiose rivolte verso chi continua a manipolarci e mentirci per avere da noi ciò che vuole.

Si arriva verso la fine dell’album con il probabile manifesto stilistico dell’album: Butterfly è un brano meraviglioso, che riesce a scavalcare definitivamente i confini del grunge omaggiandone allo stesso tempo le fondamenta, con quell’introduzione che richiama prepotentemente Kurt Cobain, ma che si sposta poi in una direzione che fa pensare sia ai primissimi Radiohead (The Bends era uscito solo qualche mese prima), ma anche in minor misura agli Smashing Pumpkins. L’uso della voce e dei cori dona poi una carica emotiva intensissima al brano, che continua a crescere fino all’esplosione finale, dove Martin torna sulle consuete tonalità acute, ma senza esagerare con la sguaiatezza, per un risultato veramente sconvolgente a livello di impatto.
In quasi cinquanta minuti di musica i Candlebox sparano tutte le frecce al loro arco e così anche dopo il capolavoro Butterfly arriva It’s Amazing, che lascia di stucco per il suo essere un brano quasi industrial, con un basso pulsante e perennemente distorto e un groove dritto e costante, dove la chitarra fa la parte del sintetizzatore, svisando con parti lead psichedeliche e stranianti. Un episodio a sé stante che si fa apprezzare fin da subito, complice l’ennesimo assolo di gusto da parte di Klett sul finale.
Chiudono Lucy due brani che inficiano un poco tutto il buono che il disco ci aveva proposto finora: Vulgar Before Me è una soffice ballata che si fregia ancora una volta di ottimi suoni e un ottimo bilanciamento in fase di mix, ma che forse avrebbe meritato un’altra posizione in scaletta; non si tratta di un brutto brano, ma a questo punto della scaletta non riesce a spiccare, anche perché si serve di una struttura semplice e quasi banale, che richiama ancora quell’arpeggio in FA# che aveva aperto l’album e che, dopo i brani maggiormente sperimentali che lo precedono, perde il passo rapidamente. Il brano più lungo è anche quello che chiude definitivamente il disco, ovvero Butterfly (Reprise) , che altri non è che una riproposizione delle parti salienti del brano quasi omonimo già citato in precedenza, con in più un basso funkeggiante e un’atmosfera generale da jam session, che nulla toglie e nulla aggiunge a quanto messo in campo dalla band fino a quel momento, ma aggiunge solo sei minuti abbondanti di musica che sbilanciano leggermente l’equilibrio della scaletta.

Lucy è da gran parte della critica considerato come un album meno incisivo rispetto al predecessore e in parte questo è vero, infatti non ebbe il successo discografico sperato, sebbene guadagnò comunque un disco d’oro. Quello che però va riconosciuto a Lucy è il suo essere un disco decisamente più a fuoco e personale del precedente, che si fregia di una produzione davvero ottima e di una serie di brani meno istintivi, ma molto più raffinati e curati per quanto riguarda la composizione. Non mancano brani memorabili come Simple Lessons e Butterfly, così come abbondano momenti maggiormente sperimentali. Nel complesso infine Lucy si pone nella discografia dei Candlebox come un ottimo secondo disco, da riscoprire ed amare senza se e senza ma.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
76.75 su 4 voti [ VOTA]
Alessandro bevivino
Sabato 18 Gennaio 2020, 10.05.05
8
Gran gruppo che ha fatto belle canzoni, con un cantante dalla bellissima voce. I primi 3 album sono tanta roba.
cowboy big 80
Mercoledì 25 Dicembre 2019, 23.05.17
7
complimenti per il tuo collezionismo, ottimo
Shock
Mercoledì 25 Dicembre 2019, 7.12.19
6
@Cowboy: ma i The Beautues intendi quelli del disco omonimo del 1992? Ed i Rattlebone sono quelli dell'ep del 1992? Se si li ho entrambi, come pure il disco degli Sweet Water!
cowboy big 80
Mercoledì 25 Dicembre 2019, 1.01.23
5
e di molto
cowboy big 80
Mercoledì 25 Dicembre 2019, 1.00.15
4
si band buona, ma i The Beauties erano meglio per me, anche i Rattlebone, prodotto sulla linea alternativa al rock. Shock, se posso, ti consiglo il primo degli Sweet Water, questo e' inferiore w di molto. ma con le cagate di oggi, forse, 84
InvictuSteele
Lunedì 23 Dicembre 2019, 23.01.09
3
Bravissimi. Rendiamo giustizia a questa band massacrata da tutti all'epoca, considerata mediocre da molti incompetenti. Dopo un grandissimo esordio ecco la conferma, con un album altrettanto bello. Bellissime canzoni. Bello anche il terzo album.
Shock
Sabato 21 Dicembre 2019, 11.57.43
2
Ho il bellissimo debutto, questo mi manca. Rimediero'
Rob Fleming
Sabato 21 Dicembre 2019, 10.50.59
1
Bravo Alex, finalmente una recensione "moderna" (cioè 20 anni dopo la pubblicazione) che, senza spocchia, affronta questo gruppo rendendogli giustizia (ho letto dei commenti su libri monografici sul Grunge che li demoliscono). Ebbero successo perché all'epoca andava quel genere; ebbero successo malgrado non fossero genuini; ma per me ebbero successo perché scrivevano belle canzoni, come attestano Lucy, Understanding, Vulgar before me, la giustamente incensata Butterfly e Simple lessons. 77
INFORMAZIONI
1995
Maverick Records
Alternative Rock
Tracklist
1. Simple Lessons
2. Drowned
3. Lucy
4. Best Friend
5. Become (To Tell)
6. Understanding
7. Crooked Halo
8. Bothered
9. Butterfly
10. It's Amazing
11. Vulgar Before Me
12. Butterfly (Reprise)
Line Up
Kevin Martin (Voce)
Peter Klett (Chitarra)
Bardi Martin (Basso)
Scott Mercado (Batteria)

Musicisti ospiti
Randy Gaine (Pianoforte)
 
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