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Obsequiae - Palms of Sorrowed Kings
23/12/2019
( 846 letture )
Udite udite! Ser Tanner Anderson, Ser Vicente La Camera Mariño e Ser McCloskey son tornati in sella ai loro destrieri dalle lande desolate! Le loro armature ancora scintillano, intonse e baciate dal sole! Non una macchia del sangue nemico insozza le loro vesti! Che rullino i tamburi in questo diroccato maniero! Che squillino le trombe, anche se da secoli ormai nessuno di noi ha più polmoni! I nostri signori son tornati dalle loro spedizioni, abbassate il ponte e lasciate che facciano ritorno ai loro scranni, affinché le loro stanche e decomposte membra possano infin trovar riposo…

Dopo aver riascoltato Palms of Sorrowed Kings a rotazione, vien difficile trattenersi dall'introdurlo senza calarsi irrimediabilmente nella parte. Gli Obsequiae fanno della potenza evocativa il loro cavallo di battaglia, e possiate vossignori perdonare i giochi di parole di questo saltimbanco che deve cantarne le gesta ai posteri. Per chiunque sia già avvezzo al gruppo dal precedente lavoro Aria of Vernal Tombs, questa nuova avventura soddisferà la vostra sete di musica epica e cavalleresca meglio del vino aromatizzato, e appagherà le vostre aspettative più del favore del re. Itineranti, i tre cavallerizzi in sella ai loro strumenti vagano per le brulle terre di regni ormai caduti. Torri ormai diroccate servono solo come pietre miliari per segnare le tappe degli spettri di questi antichi signori ancora a cavallo. Nella copertina ne vediamo solo uno scorcio, ma le melodie sigillate al suo interno rievocano fantasmi impalpabili, che leggeri trottano silenziosi notte e giorno, inutili guardiani di confini ormai inesistenti. Gli echi della guerre risuonano ancora alle volte, ma è la quiete ormai l'unica sovrana rimasta. Noi siamo qui per raccontare l'eterno errare di queste tre anime solinghe, e ricalcando le tappe compiute dai nostri eroi riusciamo a sentirne ancora le vicissitudini. Avvicinandoci alle rovine di un'antica dimora, posando il nostro palmo sulla fredda pietra, riusciamo a rievocare la scena: Ser La Camera è appena smontato da cavallo, si è adagiato all'ombra di un albero, schiena contro un muretto, e ha preso la sua meravigliosa arpa per accompagnare la sosta con qualche nota. Lo strumento inizia una melodia dondolante, familiare per questi erranti, li riporta alla mente scene di tranquillità. Senza troppe difficoltà, veniamo trascinati anche noi nel loro bivacco superfluo; sono spettri di uomini gloriosi quelli che abbiamo davanti, non hanno un vero bisogno di ristoro. Nella cotta di maglia non v'è avvolta carne, un anonimo teschio è quel che rimane e l'unico indizio sul suo retaggio è nel pregio delle sue vesti. L'Autrier m'en Aloie è un'antica arpa medievale che risuona tra ruderi e vallate, su un letto di leggeri fruscii a richiamare luoghi ameni. Subito dopo, la prima cavalcata si ha con Ceres In Emerald Streams, le chitarre innalzate sulle note alte come spade scintillanti e sventolate come stendardi drappeggiati.

Il vagare dei tre cavalieri prosegue così, tra cavalcate furiose e soste scandite dall'arpa pizzicata. La produzione sembra come patinata di uno strato che rende il tutto stinto, desaturato ed etereo, proprio come la gamma cromatica della copertina. Anche le chitarre ritmiche, attestantesi su frequenze più basse, non danno una consistenza massiccia al suono, e lo sferragliare della batteria si distingue per i tintinni come cotte di maglia in lotta e i tonfi delle pelle a ricordar i caduti in guerra. Il senso di rovina e decadimento ormai immemore traspare benissimo nella resa sonora spettrale. Il fomento della cavalleria e delle battaglie campali si libra nell'aria nei riff delle chitarre, sempre lucenti e convincenti nella scelta dei toni. Le gesta eroiche risuonano in melodie squisitamente medievali, ma perfettamente mescolate tra le tinte black. Quel che ne esce è qualcosa di peculiare nel suo genere: non si avverte mai il senso di un'epica pomposa, né di un'oscurità declinata all'esoterismo o al ritualità. Lo scream di Ser Anderson richiama rovina e antichità, la voce tonante del condottiero s'è decomposta con le sue spoglie mortali. Rivestito di una poetica tutta sua, Palms of Sorrowed Kings è un album che si fa riascoltare con grande facilità, con la stessa piacevolezza che hanno le grandi storie nell'essere riascoltate intorno al fuoco. Mantenendosi su un livello alto per tutta la sua durata, questa storia trasmessa oralmente innalza al massimo il suo vessillo nella titletrack e in brani come Asleep in the Bracken e Emanations Before the Pythia. Cori evocativi accompagnano sezioni in cui la batteria spiazza il suono e il suolo, creando un ampio spazio per prender aria nei polmoni e rigettarsi nella ressa con ancor più foga. Gli interludi di Ser La Camera ogni tanto ci scuotono dal sogno in cui siamo immersi e ci ricordano che sono tutte rievocazioni di antichi regni e battaglie, noi siamo al sicuro tra le macerie, ultime testimoni. Tra i brevi intervalli, quello che rimane più impresso è Per Tropo Fede, con le sue suggestive melodie discendenti.

Per chi si perde facilmente in varianti black particolari alla Saor o alla Panopticon, Palms of Sorrowed Kings è un ascolto doveroso. Estremamente caratteristico nello stile, il trio capeggiato da Ser Anderson anche questa volta centra il bersaglio, come una freccia che fa di nuovo centro perforando quella del tiro precedente. Il paragone è abbastanza azzeccato, ma in questo caso non vuole essere inteso come il colpo di classe che conferma il talento ed esclude la fortuna, bensì come un piccolo rimprovero. La struttura della tracklist è praticamente la stessa del precedente Aria of Vernal Tombs , una formula riproposta con fin troppo zelo. Anche nel songwriting, per quanto ispirato e ben riuscito, il nuovo album accusa qualche perdita. Un buon elemento che permette di farne distinzione è la minore aggressività e cupezza delle nuove sonorità, e questo permette di far guadagnare a Palms of Sorrowed Kings un posto accanto al suo predecessore senza sembrarne una copia più sbiadita. Quindi, anche se in certi punti oggettivi questa eccessiva somiglianza con il passato può far perdere qualche punto, giusto marginale, nella valutazione, il giudizio personale dell'ascoltatore potrebbe tranquillamente far pendere l'ago della bilancia sulla nuova uscita.

Si spera che gli Obsequiae mantengano alti e fieri i loro stendardi, per lasciare il segno sempre ben riconoscibile e sempre pronti per nuove antiche avventure. Qualche variazione sul tema sarà sicuramente apprezzata, ma per questa seconda fatica si può tranquillamente chiudere un occhio su quest'aspetto. Ser La Camera, così come ci ha accolto, ci accompagna via da queste lande intrise di storia; ancora una volta la sua arpa apre il portale per lasciarci con In Hoc Anni Circulo. Noi ce ne andiamo così, arricchiti di storie che non hanno più testimoni viventi per farsi raccontare, mentre i fantasmi di gloriosi e passati fasti vagheranno per l'eternità, alla luce del sole stinto o all'ombra delle notti più quiete.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
69.16 su 6 voti [ VOTA]
enry
Sabato 18 Gennaio 2020, 19.34.29
4
Ascoltato, sono riusciti a mantenere gli ottimi livelli qualitativi di Aria -che forse resta un pelo sopra-, inserito nella lista spesa...80 anche per me.
Tatore
Martedì 7 Gennaio 2020, 22.46.39
3
D'accordissimo sulla questione dell'effetto sorpresa del commento n.1, ma è anche vero che questa è la loro musica. Comunque è un album molto bello
Le Marquis de Fremont
Venerdì 3 Gennaio 2020, 13.08.50
2
Disco molto bello, all'altezza del precedente che mi era piaciuto molto. Non ci vedo cali di ispirazione o emulazioni. Loro fanno questo tipo di musica e l'arpa, a mio avviso, caratterizza molto il sound. Songwriting ottimo. Tra le migliori uscite dell'annata scorsa. Au revoir.
ocram
Lunedì 23 Dicembre 2019, 13.23.39
1
Ottimo album, si è perso un po' l'effetto sorpresa che mi aveva fatto amare alla follia Aria ma rimane comunque un grande disco. Poi le copertine sono sempre splendide (nell'inner sleeve vi è una bellissima foto del castello di Kilchurn). Sono d'accordo che al prossimo disco una certa variazione nella proposta musicale sarebbe più che gradita. Voto 80
INFORMAZIONI
2019
20 Buck Spin
Black
Tracklist
1. L'Autrier m'en Aloie
2. Ceres In Emerald Streams
3. In The Garden Of Hyacinths
4. Palästinalied
5. Palms Of Sorrowed Kings
6. Morrígan
7. Per tropo fede
8. Lone Isle
9. Asleep In The Bracken
10. Quant Voi la For Novele
11. Emanations Before The Pythia
12. In Hoc Anni Circulo
Line Up
Tanner Anderson (Voce, Chitarra, Basso)
Vicente La Camera Mariño (Arpa medievale)
Eoghan McCloskey (Batteria)
 
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