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Ironthorn - Legends of the Ancient Rock
05/01/2020
( 448 letture )
Nati nel 2014 con l’intento di "rileggere" in chiave più moderna la lezione dei grandi gruppi heavy sorti tra gli anni 80 e 90, gli Ironthorn si erano già segnalati sulle nostre pagine con l’uscita dell’autoprodotto After the End nel 2017. Un lavoro ancora immaturo e registrato in maniera casalinga, che aveva sostanzialmente assolto al duplice compito di segnalare alla scena l’esistenza della band e di far maturare esperienza a questi ragazzi. Trascorsi circa due anni, tocca a Legends of the Ancient Rock dimostrare come abbiano raggiunto una maturità superiore, agendo peraltro in continuità filosofica con l’esordio. Ciò anche dal punto di vista grafico oltre che concettuale e puntando a veicolare un messaggio poggiato sul concetto di musica come arte suprema. Un’arma da usare per affrontare il quotidiano e lasciare un mezzo per migliorare a chi verrà dopo di noi.

Siglato un contratto con la Sliptrick Records e non distaccandosi minimamente dalla radice della loro filosofia musicale, debitrice in maniera dichiarata verso quanto fatto in passato dai migliori gruppi heavy - ribadendolo fin dal titolo, tra l’altro - gli Ironthorn mostrano un netto miglioramento sotto tutti i profili. La produzione di Legends of the Ancient Rock, pur rivelandosi perfettibile specialmente per quanto attiene alle chitarre ritmiche e alla resa di alcuni cori, è comunque adeguata allo stile e alla dimensione del gruppo, rivelandosi abbastanza centrata. Tutti gli strumenti, al netto di quanto indicato in precedenza, hanno quindi un risalto accettabile e l’impatto globale è sostanzialmente adeguato. Passando alla scaletta, il lotto delle canzoni proposte si rivela nel complesso piacevole in quanto esente da cadute di stile e con quei due o tre pezzi dotati del "gancio" giusto per restare in mente a lungo. Una qualità, questa, che dato lo stato del settore di riferimento, assolutamente cristallizzato per quanto attiene alla scrittura e agli arrangiamenti, non è scontata. Una proposta del genere, del resto, deve necessariamente puntare su atout simili per ottenere risultati che attirino l’attenzione della platea potenzialmente interessata, fermo restando che il citazionismo è impossibile da evitare ed a volte è persino volontariamente ricercato dai cinque. Come in Legends, un vero tributo musicale e testuale alle pietre miliari dell’heavy. In questo quadro, a fianco di canzoni godibili come quella appena citata, altre vagamente sabatoniane come Phoenix (presenti nel brano anche spunti di musica popolare sicula); canoniche ballad come My Cure; power ballad come Trick or Treat; anthem metal (The Call of Silence) e uno strumentale intitolato The Ancient Rock che chiude il disco riassumendo in sé le caratteristiche musicali del gruppo. A colpire in particolare, però, sono altre tre composizioni. Werewolf per il suo riuscito ritornello e il messaggio del testo riguardante la prevenzione di molti verso un certo tipo di persone; The Seed of Fire per un maggiore pathos e l’incisiva presenza in veste di ospite di Roberto Tiranti e Ladro del Tempo per il suo incedere roccioso e il testo in italiano, sempre valore aggiunto quando è risolto in maniera adeguata. Per inciso, non mancano citazioni da storie e miti appartenenti a diverse culture disseminate in varie canzoni - da Prometeo a Cthulhu, passando per Jack o’ Lantern – usate in funzione del messaggio. Ad esempio in Phoenix, che simboleggia l’ambivalenza dei sentimenti verso la terra d’origine e la speranza di una sua rinascita.

Tirando le somme abbiamo a che fare con una band in evoluzione, che mostra di aver voglia di progredire sfruttando gli ampi margini ancora a sua disposizione e un prodotto gradevole da ascoltare. Buona la veste grafica e apprezzabile la prova strumentale centrata da parte di tutti e così quella vocale, al servizio di canzoni scorrevoli e CD che viene voglia di riascoltare una volta terminato. Un fatto non così scontato data l’area di appartenenza del gruppo. Certamente nulla di nuovo sotto questo cielo e nemmeno il tentativo di produrlo, ma un gruppo che dichiara apertamente quali siano le sue influenze musicali e stilistiche e di volerle omaggiare. Senza ammantare il tutto di una cortina fumogena fatta di dichiarazioni a effetto che quasi sempre hanno molto a che fare col marketing e poco con la musica, ma giocando a carte scoperte. Un disco onesto da parte di un gruppo sincero con sé stesso e con il pubblico, che prova amore per un certo tipo di musica e cerca (riuscendoci, in questo caso) di trasmetterlo agli altri. Un atteggiamento che porta a muoversi sul filo del rasoio, in equilibrio precario tra un vuoto copia-incolla senza senso e il devoto e sentito omaggio impreziosito dalla voglia di fare qualcosa di proprio. Gli Ironthorn, però, riescono con Legends of the Ancient Rock a convincere di appartenere alla seconda categoria. Un buon risultato.



VOTO RECENSORE
71
VOTO LETTORI
84.62 su 8 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Sliptrick Records
Heavy
Tracklist
1. A New Day
2. Legends
3. Werewolf
4. The Seed of Fire
5. My Cure
6. Phoenix
7. Ladro del Tempo
8. Trick or Treat
9. The Call of Silence
10. The Ancient Rock
Line Up
Luigi Pullara (Voce)
Maurizio Liberto (Chitarra)
Gabriele Misuraca (Chitarra)
Eliseo Bonacasa (Basso)
Antony La Marca (Batteria)

Musicisti ospiti
Roberto Tiranti (Voce traccia 4)
 
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