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The 13th Floor Elevators - Easter Everywhere
06/01/2020
( 318 letture )
Iniziatori del rock psichedelico, i The 13th Floor Elevators sono ricordati in particolar modo per il debutto The Psychedelic Sounds of the 13th Floor Elevators (il titolo la dice lunga sul genere predominante). La band prende il nome dal tredicesimo "piano" della piramide della conoscenza ove simbolicamente dovrebbe recarsi l'occhio, colui che tutto vede, apice di un percorso mistico d'illuminazione. Di certo non mancava l'apertura mentale alla band texana, negli anni caricata sin troppo spesso di significati filosofico-religiosi mastodontici; a tal proposito andrebbe ricordato che il frontman Roky Erickson, coautore di quasi tutte le composizioni assieme a Tommy Hall, faceva largo uso di sostanze stupefacenti. In ogni caso le metafore di certo non mancano pure sul secondo LP, Easter Everywhere: in particolare la risurrezione cristiana è qui vista non solo come rinascita materiale e spirituale dell'individuo, bensì come mutamento continuo in positivo di quest'ultimo, in grado di divenire una persona migliore ogni qual volta si presenti un ritorno alla vita. Dal punto di vista strettamente musicale il marchio indelebile al sound del gruppo è dato ancora una volta, così come sul primo album, dal jug elettrico del leader Tommy Hall. Questo strumento, che non è altro che una "brocca" di vetro con un microfono all'imboccatura, disegna delle vibrazioni uniche, tanto semplici quanto efficaci per catturare l'attenzione dell'ascoltatore accompagnandolo verso un percorso allucinogeno.

In tale contesto emergono la lunga splendida open track Slip Inside This House, efficacissima sulle strofe grazie al martellante sottofondo ritmico e rifocillante sull'entusiasmante chorus; la tribale ed allo stesso tempo offuscante Nobody to Love; per non parlare della spettrale ed intimidatoria Earthquake, talmente "cattiva" nelle sue linee melodiche da far quasi paura. Meno diaboliche ma decisamente di buon impatto Slide Machine e She Lives (In a Time of Her Own), le quali contribuiscono a definire la natura onirica e nebbiosa del platter. Le chitarre e scampoli di garage rock si palesano in tutta la loro potenza su I've Got Levitation mentre le restanti tracks seguono abbastanza fedelmente la tradizione folk/rock americana perciò non vi stupiranno ballate dai ritmi bassi come Dust e I Had to Tell You, con quest'ultima che prevede una lieta partecipazione dell'armonica. A tal riguardo merita una menzione a parte la cover di Bob Dylan, It's All Over Now, Baby Blue, contenuta nel disco Bringing It All Back Home e riarrangiata da tantissime altre band come Them e The Byrds. Ovviamente la versione dei The 13th Floor Elevators risulta più caotica, disturbante e complessa rispetto a quella del "menestrello"ed è ciò che la rende convincente. La conclusiva Postures (Leave Your Body Behind), pur essendo suonata in maniera impeccabile, diviene un tantino noiosa col passare dei minuti, più che altro per una certa monotonia di fondo e per una prova vocale tutto sommato scolastica.

Magari al termine dell'album non sarete persone migliori (di certo non sarete risorti!), però vi rimarrà in testa l'incessante riverberare del jug di Tommy Hall, autentico protagonista della musica proposta dai The 13th Floor Elevators. Il suo apporto distingue il prodotto dalla massa psichedelica che si prenderà il mercato discografico tra la fine dei 60 e l'inizio dei 70, ma va detto che alcune tracks brillano di luce propria e, pur risentendo del passare del tempo, rimangono tuttora piacevoli da analizzare e da assorbire in religioso silenzio.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
63.5 su 2 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Martedì 7 Gennaio 2020, 17.58.09
2
Mi ero addirittura dimenticato di averlo - il debutto invece no, non me lo dimentico. Concordo con @Galilee; forse la recensione è addirittura sin troppo generosa nel voto. Per quanto riguarda la genesi del nome conoscevo un'altra versione. Poiché negli USA il tredicesimo piano nell'ascensore non viene menzionato - dal n. 12 si passa direttamente al n. 14 nella numerazione - il gruppo, provocatoriamente, decise che si dovesse chiamare così: "Gli ascensori del tredicesimo piano". 67
Galilee
Martedì 7 Gennaio 2020, 13.40.11
1
Buon disco, ma non all'altezza del debutto che rimane uno dei dischi rock garage più belli di sempre. Qui manca un pò di energia e i pezzi non sono tutti strepitosi. Concordo con recensione e voto.
INFORMAZIONI
1967
International Artists
Psychedelic Rock
Tracklist
1. Slip Inside This House
2. Slide Machine
3. She Lives (In a Time of Her Own)
4. Nobody to Love
5. It's All Over Now, Baby Blue
6. Earthquake
7. Dust
8. I've Got Levitation
9. I Had to Tell You
10. Postures (Leave Your Body Behind)
Line Up
Roky Erickson (Voce, chitarra ritmica, armonica)
Stacy Sutherland (Chitarra solista, voce solista nella traccia 4)
Tommy Hall (Jug elettrico, voce nelle tracce 1, 6, 10)
Dan Galindo (Basso)
Danny Thomas (Batteria, voce nelle tracce 1,10)

Musicisti Ospiti:
Clementine Hall (Cori nella traccia 9)
Ronnie Leatherman (Basso nelle tracce 3, 8)
John Ike Walton (Batteria nelle tracce 3,8)
 
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