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Skunk Anansie - 25LIVE@25
12/01/2020
( 460 letture )
Festeggiare 25 anni di carriera con un tour mondiale e un doppio album dal vivo che racconta una storia lunga e importante, carica di significati e perfino iconica. Ma soprattutto di forza, elettricità, personalità e talento. La storia degli Skunk Anansie, band nata appunto 25 anni fa in Gran Bretagna, che nella sua carriera ha prodotto pochi album, se si considera che negli anni ruggenti dal 1994 al 2001 sono stati 3 e dalla reunion del 2009 ad oggi altrettanti, ma che ha segnato profondamente tanto la musica quanto il costume. Figli di un periodo storico fortunato e in un certo senso liberato dai vincoli di genere e alla ricerca di nuovi equilibri e nuovi eroi, i britannici hanno rappresentato per tanti versi una band che aveva tutti gli elementi per produrre una sovraesposizione di immagine rispetto al valore della musica prodotta: multietnici, guidati da una singer di colore che rivendicava le proprie preferenze sessuali, autori di un mix prepotente di rock pesante alternativo, funk, musica elettronica, pop, con influenze che andavano dal reggae all’hip hop, perfino al punk e testi profondamente politici e di rivolta sociale che portarono la cantante Skin a definire la loro musica “clit rock”, ovverosia un mix rabbioso di heavy metal e musica di protesta nera e femminista, con testi politicizzati. Eppure, per chiunque abbia visto la band suonare dal vivo, nonostante tutto il clamore e la “fortuna” dell’essere fin da subito baciati dal grande successo, è chiaro quanto gli Skunk Anansie siano prima di tutto una grande band, con degli ottimi musicisti nei rispettivi ruoli e una frontman dotata di una delle più belle, potenti ed estese voci di sempre, capace di interpretare struggenti quanto corrosive ballate e di amplificare la rabbia di pezzi che senza eccessi di enfasi si possono tranquillamente definire di rock duro.

Commerciali, furbi, talentuosi o semplicemente capaci di scrivere belle canzoni che piacciono a tanti, incarnando appieno un periodo storico di transizione e profondi cambiamenti. Questi sono stati gli Skunk Anansie dal 1994 al 2001, quando le loro strade si divisero. Dalla reunion ad oggi sicuramente la potenza dell’impatto iconografico è parecchio diminuita, la loro proposta, così come la loro identità è divenuta col tempo “normale” e ha smesso di essere pericolosa. Amati da grandi e piccini, dalla sorella come segretamente dal cugino rockettaro, hanno visto via via diminuire l’interesse nei confronti della componente pruriginosa e scandalistica e anche il successo non è più lo stesso, seppure sempre di mainstream si parli. Perciò, questo live celebrativo, il primo in formato elettrico dopo l’acustico pubblicato nel 2013, ha lo scopo di raccontare una carriera e lo fa in maniera estesa, citando praticamente tutti i grandi successi e percorrendo tutta la discografia, fino all’ultimo Anarchytecture del 2016. Registrato in varie tappe del tour mondiale e graziato da una lunga setlist e da un suono pauroso, ma non eccessivamente ripulito, 25LIVE@25 (che curiosamente però contiene 26 canzoni) è la chiara dimostrazione di quanto il gruppo meriti tutto il successo che ha avuto e di che valore musicale sia in possesso. Poi c’è Skin, una performer a dir poco straordinaria, una vera furia sul palco e una di quelle rare artiste che sa davvero interagire con il pubblico, scherzando e buttandosi giù dal palco, come conviene ad una rock band, cantando comunque in una maniera ultraterrena. Certo è facile dire questo scegliendo le migliori versioni dei brani, riportandole in studio per correggere le imperfezioni, ma basta ascoltare i primi brani per capire che questo non è “solo” un greatest hits in altro formato e che la definizione di “live album” ha ancora un suo perché. Con una scaletta così lunga e brani così noti diventa superfluo fare una lista, anche perché le versioni sono tutte ottime e non si discostano particolarmente da quella da studio, se non appunto per un suono più crudo e pulito di quello delle versione originali, che comunque nulla toglie alla profondità dello spettro sonoro e, semmai, liberato dalla coltre di arrangiamenti mette in mostra il peso specifico dei musicisti e della stessa Skin e dona un carattere più propriamente rock al tutto. Charlie Big Potato posta come opener è semplicemente perfetta: una traccia nella quale già un qualunque cantante può cominciare a pensare di appendere le corde vocali al muro, che potrebbe tranquillamente essere stata composta dagli Alice in Chains, potente, variegata e suonata ottimamente, seguita subito da Intellectualise My Blackness che, per tematica e musica, potrebbe invece essere rubata ai Living Color, come il primo singolo Little Baby Swastikkka riproposto nel finale, senza che si noti una differenza di qualità. Questo già la dice lunga e certifica che il successo commerciale, in questo caso, è solo una conseguenza e non il presupposto. La band parte forte coi primi quattro pezzi, per poi dare spazio a brani più variegati e tranquilli, piazzando qua e là qualche hit tipo Weak, Hedonism e Twisted per tenere vicino il pubblico e non far calare la tensione. E’ percepibile la differenza di spessore tra i brani della prima Era e quelli della seconda, ma la versione dal vivo riesce a tenere nonostante la lunga durata dei due album e così ad esempio l’esemplare versione di Secretly (una prova di superiorità vocale imbarazzante da parte di Skin) è forse anche più emozionante che quella da studio, Spit You Out finisce per rivelarsi pezzo punkish di poco spessore anche rispetto alla successiva Yeah It’s Fucking Policital, nella quale Cass al basso tira fuori l’ennesima prestazione da urlo e la band spara tutto il tiro di cui è capace, aprendo la strada alla travolgente Selling Jesus, ancora capace di scatenare il pogo dopo 25 anni, così come Tear the Place Up. Chiusura di album invece che sceglie una via in diminuendo di intensità, fino alla perfetta versione acustica di You’ll Follow Me Down con l’ennesima ed incontenibile prova di Skin.

Operazione celebrativa perfettamente compiuta in grande stile, ma senza enfasi o particolari effetti speciali a coprire mancanze imbarazzanti dal vivo. Un doppio album bello e coinvolgente, che rende perfettamente lo spessore di una grande rock band, dalle qualità strumentali evidenti e che ha avuto la fortuna e il merito di lanciare una delle migliori cantanti di tutti i tempi, la quale da par suo ha tanto di quel carattere da non farsi oscurare dal successo, continuando a brillare come un diamante raro, senza perdere la propria straordinaria voce, ancora oggi capace di acuti impressionanti, come di dolcezze ammalianti, di feroci invettive politiche, come di sfacciate dichiarazioni sociali e sessuali. 25LIVE@25 è un ottimo viatico all’approfondimento di una band che ha fatto Storia e che continua a proporre la propria musica meticcia, alternativa e coinvolgente. Da avere, senza troppi dubbi e senza vergogne da "sputtanamento" commerciale, perché la dimensione live tira fuori la "bestia" quanto basta a lasciare anche sorpresi per la carica e il tiro che gli Skunk Anansie scatenano sul pubblico e perché rispetto alle non brillantissime ultime prove da studio, 25LIVE@25 è veramente ottimo sotto tutti i punti di vista.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
70.33 su 3 voti [ VOTA]
Simo
Lunedì 20 Gennaio 2020, 22.02.46
1
Ero a Bologna per il concerto di luglio, purtroppo arena del Sonic Park piena solo a meta' , peccato per chi non c'era ...concerto strepitoso lei ha ancora una voce potentissima ed esce letteralmente dal palco. Ottima anche la sezione ritmica. Una vera heavy rock band di razza!
INFORMAZIONI
2019
Republic of Music
Alternative Rock
Tracklist
1. Charlie Big Potato
2. Intellectualise My Blackness
3. Because of You
4. I Can Feel
5. Charity
6. My Love Will Fall
7. Death to Lovers
8. Twisted
9. My Ugly Boy
10. Weak
11. Hedonism
12. I Hope You Get to Meet Your Hero
13. Love Someone Else
14. This Is Not a Game
15. God Loves Only You
16. (Can’t Get By) Without You
17. Secretly
18. Over the Love
19. Spit You Out
20. Yeah It’s Fucking Political
21. Selling Jesus
22. Little Baby Swastikkka
23. Tear the Place Up
24. Squander
25. You Saved Me
26. You’ll Follow Me Down
Line Up
Deborah "Skin" Dyer (Voce, Chitarra, Theremin)
Martin "Ace" Kent (Chitarra, Cori)
Richard "Cass" Lewis (Basso, Chitarra, Cori)
Mark Richardson (Batteria, Percussioni, Cori)
 
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