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Apokalyptic Raids - The Pentagram
13/01/2020
( 469 letture )
Il nome della band si è ispirato all’EP che gli Hellhammer pubblicarono nel 1984, il sound invece lo hanno saccheggiato dai Celtic Frost. È palese che ai brasiliani Apokalyptic Raids più che in prossimità del Rio delle Amazzoni avrebbe fatto piacere avere i natali accerchiati dalle vette innevate delle Alpi.

The Pentagram è un lavoro discreto. Acido al punto giusto, casareccio come il pane di grano duro. Quasi ogni brano inizia con quel bellissimo stridore (così poco professionale, ma così amorevolmente vintage) della chitarra distorta che, girata verso l’amplificatore, genera una saturazione arrapante. Gli Apokalyptic Raids non sono dei novizi, avendo alle loro spalle un esordio datato 2001( Only Death is Real… ) ed un’altra manciata di album. Le sonorità dicevamo. Nipoti dei Celtic Frost fino a diventare simbiotici con i nonni cui si sono ispirati, il sound ci riporta al periodo di cupa ispirazione per gli autori del micidiale Into the Pandemonium.
Con la opener Necromaniac (is back) si apre il sipario e si svela, da subito, che l’ascolto delle composizioni del signor Fischer ha devastato l’adolescenza dei nostri brasiliani.
Se ancora non fosse del tutto chiaro, il brano in questione, oltre alle ritmiche ed alle sonorità rapinate ai Celtic Frost, si apre con il classico urlo strozzato che rese famoso il leader della band rosso crociata. Satan Laugh è la ovvia prosecuzione del brano di apertura. Qui c’è qualche interessante cambio di tempo, giusto quello che serve a riprendere fiato per poi proseguire come un treno a carbone, puzzolente e robusto. Victory Beyond Imagination è ancora più compatta, forse lo è anche troppo perché la commistione tra base ritmica e chitarre la fa diventare un tripudio putrido. Non che sia un punto a sfavore, ma non aspettatevi virtuosismi o amenità varie. Gli Apokalyptic Raids suonano duro e compatto, senza sconti. Anche le parti soliste, quelle della chitarra, sono minimali se non basiche tanto che Vinicius “Hellpreacher", il batterista, è perennemente sui piatti e questo a tutto svantaggio della pulizia del suono. Una vena doom contraddistingue The Ghost of the Hammer che si fa ricordare per un azzeccatissimo rallentamento proprio in occasione del ritornello. È una commistione tra black/thrash/death e doom e The Pentagram, seppur sia un disco basico, non è di semplice ascolto. Perché dietro la cortina di fumo che si alza, zuppa di odore di zolfo, si avverte una buona dose di energia e di esperienza. Sembra quasi punk My Triumph. Due accordi ripetuti ossessivamente, conditi dalla voce, quella sì, particolarissima di Necromaniac. Il trio carioca ha la sua storia, tanti album all’attivo sempre tutti orientati nella medesima direzione al pari di questo ultimo lavoro. Crudi, diretti e spietati. Nessuna apertura alle contaminazioni, nessuna voglia di osare. Tra l’altro, provate a dare uno sguardo alla copertina. Il rosso, il nero ed il bianco che sono lì a testimoniare l’amore per ciò che è primitivo, senza orpelli. Occult & Real è prova della vicinanza dei nostri alle tematiche care al Satanismo, fascino che conquistò i connazionali Sepultura, almeno quelli della prima ora (trattati dalla critica del tempo, è giusto ricordarlo, come peggio non si poteva). E proprio parlando della creazione di Max Cavalera, l’ascolto di The Pentagram non può non essere paragonato a quanto, con Morbid Visions, nel 1986, i Sepultura iniziarono a seminare.
Sia chiaro, l’accostamento tra i mostri sacri citati e gli Apokalyptic Raids è un esercizio che rischia di costare caro a questa recensione, ma la crudezza del thrash/death dell’America del Sud è sempre quella: c’era nei Sepultura, la posseggono -senza però la tecnica dei primi- anche gli Apokalyptic Raids. Satana ha scritto delle cose bruttine al combo brasiliano. Provate a tradurre il testo di Letter from Satan e ve ne renderete conto. Poco male, le tematiche sono quelle che sono, l’album si chiama The Pentagram, ci vuole poco a capire cosa c’è sotto. Nulla cambia con Keep my Grave Open. La mano di Necromaniac si muove sempre uguale, pochi accordi, molto rumore. Scelta voluta, non c’è dubbio. Suonano così da sempre e non credo che abbiamo voglia di cambiare adesso che gli album all’attivo sono tantini ed il seguito dei fan, almeno in patria, conta più che una manciata di ragazzini brufolosi. Quasi otto minuti è la durata del brano finale, The Story of Pope Joan (chi Papa non è dato sapere; di Giovanni, in Vaticano, non ce ne sono stati pochi). Forse è il brano meglio riuscito dell’intero lavoro. L’inizio è larvato, poi il pezzo diventa pienamente thrash e fottutamente coinvolgente, con una parte in cui -ci voleva proprio !- il palm muting compare e ci fa ricordare quanto sia bello.

La chiusura è la degna chiosa per un album che piacerà agli amanti delle sonorità primitive. I virtuosi sono avvisati, stiano alla larga, The Pentagram non fa per loro.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
65.25 su 4 voti [ VOTA]
tino
Mercoledì 15 Gennaio 2020, 8.21.20
1
ma il cantante utilizza anche l'intercalare uh!! ?
INFORMAZIONI
2019
Hells Headbangers Records
Thrash/Black
Tracklist
1. Necromaniac (is back)
2. Satan Laughs
3. Victory beyond Imagination
4. The Ghost of the Hammer
5. My Triumph
6. Occult & Real
7. Letter from Lucifer
8. Keep my Grave Open
9. The Story of Pope Joan
Line Up
Necromaniac (Voce, Chitarra)
Pedro Rocha “Skullkrusher” (Batteria)
Vinicius “Hellpreacher” (Basso)
 
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