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Ultravox - Rage in Eden
16/01/2020
( 765 letture )
Per il sottoscritto, gli Ultravox di questo periodo storico rappresentano qualcosa di incontrollabile e difficile da catalogare, al di la del significato storico-musicale. Resta semplicemente un’emozione e un tuffo nel passato che resta sempre dannatamente attuale, ad ogni ascolto.

Ecco, riprendiamo a grandi linee i concetti che chiudevano la recensione di Vienna , il manifesto ultra che solo un anno prima spalancava le porte ai nuovi suoni europei degli anni 80. Mi ha sempre affascinato l’incipit immediato di The Voice , singolo apripista immediato sebbene lungo e strutturato, con la voce di Midge Ure declamatoria e quasi slegata dal contesto musicale, almeno fino all'arrivo dell’impeccabile ritornello che, come da tradizione, non smette di incantare nemmeno quarant'anni dopo, in una chiara dimostrazione di come gli Ultravox di quel periodo fossero non solo in gran spolvero, ma anche trainanti in ogni senso. Dalle sensazioni a pelle fino alla tecnica compositiva, passando dalla semplicità di alcune soluzioni fino ad arrivare alle sperimentazioni trasversali (The Thin Wall), sempre e comunque cariche di pathos ed energia sublime a corrente continua.
Il subdolo synth-rock di The Voice si sposa bene con il mistero solenne ed epico di We Stand Alone, brano calcificato nello stile di Vienna, in barba all'evoluzione, ma che sprigiona una verve e un senso melodico impressionante, dominandoci ancora una volta con lussuriosi refrain e sintetizzatori killer. Rage in Eden è una porzione abbondante, non priva di tentennamenti, ma assolutamente di prim'ordine: una categoria a se stante che potremmo sia nominare come miglior sequel di quegli anni, sia battezzare come una perfetta continuazione del sound mutato grazie a nuove idee, ma soprattutto grazie al talento immenso sprigionato da Midge Ure & Co. Con il fido Conny Plank in cabina di regia, gli U-Vox proseguono il cammino della fama e della notorietà, creando un’altra gemma assoluta della New Wave, infusa di armonie volanti, eterei passaggi sintetici e composizioni ora squadrate e austere, ora sentite ed epiche. Questo è -dopotutto- uno dei marchi di fabbrica della band: una dicotomia importante che si evolve all’interno di ogni album, senza per forza commercializzare gli intenti, ma cercando la via della struttura funzionale. A braccetto con le melodie di We Stand Alone (con un bridge modulato di synth / chitarra davvero irrinunciabile) si affianca la recita sospesa di Rage in Eden , title-track che più atipica non si può, con il suo mood ondulato e vacillante, quasi come se fosse una introduzione al contesto dell’album, o un passaggio di atmosfere che collega il lato A e il lato B. Invece no, al terzo posto in scaletta compare una semplificata composizione trascendentale al vapore, che chiude un trittico di partenza di nuovo esaltante e mirabolante, che strizza l’occhio al fuori campo viennese senza eccedere e -in primis- senza copiarne l’essenza primaria.

Midge Ure, Warren Cann, Chris Cross e Billy Currie compongono per fare colpo, per spazzare via tutti. Fanno un centro dopo l’altro pennellando musica evocativa e profonda, semplice e danzabile, lunga e pulsante (Stranger Within), valorizzando ogni brano con qualche spunto o richiamo sì autoreferenziale, ma anche efficace e godereccio. Così, poco importa se I Remember (Death in the Afternoon) suona come una b-side di Vienna (in termini di sound, non di qualità), perché proprio di qualità intrinseca si parla: non si tratta solo ed esclusivamente di stupire il nuovo ascoltatore, ma di curiosare all’interno di un sound che viene forgiato album dopo album, arricchendone in contenuti e favorendo piano-piano uno stile più lineare, meno spaziale forse, ma non meno brillante ed emotivo.
The Thin Wall è -come dicevamo- trasversale, emotiva, marziale ed elettronica. È un stato mentale, un quadro improvvisato: vernice fresca, versi che si intrecciano in una stratificazione difficile ed articolata, perfetta nella forma quanto nella sostanza, che viene sublimata e ricreata da tastiere e da echi chitarristici all’altezza del ritornello, diretto e sussurrato e valorizzato dalla freddezza della cornice musicale. Personalmente apice di questo fantasioso Rage in Eden , il brano funge da traino principale e da camaleontico perno su cui si poggiano altre composizioni interessanti, come la lunga (forse troppo) Stranger Within, che vorrebbe riprendere, almeno in parte, il concetto della fantasmagorica Astradyne senza riuscirci appieno. Rimane comunque un’ottima traccia che gioca con i chiaro-scuri prima di sbatterci in fronte l’epilogo e la definitiva consacrazione dell’eden sintetico.

Finale con i botti a cura di Accent of Youth/The Ascent, dove in 7 minuti esploriamo un sobbalzante synth-pop brioso ed evocativo, con Midge Ure sul fronte a dettar legge. Una legge teatrale e complessa, o meglio, multi-sfaccettata, che si esalta con chorus e bridge, accompagnati da una batteria pulsante. Le luci sono ancora accese e il palco è illuminato da ombre bluastre mentre la nostra mente viene rapita dall’esecuzione pressoché perfetta e funzionale della band, con un’incredibile lavoro di Chris Cross, vero droide di avorio e modulazioni sintetico-progressive sulla coda sinfonica di The Ascent.
La storia termina con la strabuzzante Your Name (Has Slipped My Mind Again), dove torna lo spettro del Duca Bowie, dove voce e tastiere si scambiano glaciali emozioni. Il piano degli Ultravox giunge al termine con una vera perla atmosferica, dunque. Un brano che non ha nulla da invidiare al resto delle composizioni e che, anzi, ne esalta le differenze con la sua pacata incertezza ed espressività. Suoni distanti, pianoforte e rumori: le chitarre sono nascoste, la batteria non pervenuta, ma questo non ci impedisce di godere ancora una volta di questa bontà assoluta in attesa che Quartet, nel 1982, confermi lo stato di grazia della band. Dominatori assoluti dell’oltre-mondo.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
92.66 su 3 voti [ VOTA]
GorgoRock
Mercoledì 22 Gennaio 2020, 19.52.29
7
Altro album degli Ultravox da avere assolutamente!!!!
d.r.i.
Mercoledì 22 Gennaio 2020, 8.49.26
6
@Gal, @Carmine: prendete e godete
Carmine
Venerdì 17 Gennaio 2020, 14.33.50
5
Eh, questo manca pure a me. Vado sulla fiducia per quanto riguarda la la qualità!
Le Marquis de Fremont
Venerdì 17 Gennaio 2020, 13.30.31
4
Ho la versione con l'altra copertine (blu e bordeaux) che contiene anche due ottime bonus track. Album assolutamente all'altezza dello stile Ultravox di inizio anni '80 ma non è il mio preferito. Comunque siamo sempre su livelli compositivi ed esecutivi, molto alti. Au revoir.
Galilee
Venerdì 17 Gennaio 2020, 8.58.22
3
Questo mi manca, appena potrò lo recupererò. Conosco solo un paio di pezzi e sono eccezionali.
Galilee
Venerdì 17 Gennaio 2020, 8.58.08
2
Questo mi manca, appena potrò lo recupererò. Conosco solo un paio di pezzi e sono eccezionali.
gianmarco
Giovedì 16 Gennaio 2020, 19.19.55
1
ci sono anche quelli con l'esclamativo ULTRAVOX ! con John Foxx alla voce .
INFORMAZIONI
1981
Chrysalis
Elettronica
Tracklist
1. The Voice
2. We Stand Alone
3. Rage in Eden
4. I Remember (Death in the Afternoon)
5. The Thin Wall
6. Stranger Within
7. Accent on Youth
8. The Ascent
9. Your Name (Has Slipped My Mind Again)
Line Up
Midge Ure (Voce, Chitarra, Sintetizzatore)
Billy Currie (Tastiera, Sintetizzatore, Piano, Violino)
Chris Cross (Sintetizzatore, Basso, Voce)
Warren Cann (Batteria, Voce)

 
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