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Sons Of Apollo - MMXX
17/01/2020
( 2952 letture )
MMXX: titolo monumentale e rigoroso, di fronte al quale è impossibile non soffermarsi data la portata evocativa con la quale è caricato. Il sistema di numerazione impiegato per indicare il presente appartiene a epoche remote e concede all’intelletto di congiungere e far così compenetrare passato e presente; allo stesso modo il nome del supergruppo, Sons Of Apollo, propone un confronto tra diverse sfere che però non si possono ricondurre ad effettive periodizzazioni, in quanto collocare fermamente Apollo nel tempo, senza che lui ecceda i suoi “figli”, è impossibile: le trame del tempo dunque si sfilacciano, la singolarità dell’evento si fonde con la sfumatura di una patina universale.
In questa cornice si può inquadrare il secondo album studio rilasciato proprio nella giornata di oggi dalla giovane band composta da musicisti aventi alle spalle carriere davvero sostanziose: Mike Portnoy e Derek Sherinian hanno militato tra gli altri nei Dream Theater; il bassista Billy Sheehan ha collaborato con decine di artisti e ha esperienza anche da solista, e così via. I progetti di ogni membro del supergruppo sono innumerevoli e, soprattutto, molto variegati a livello di generi: la somma dei loro sguardi ricopre un range molto ampio di sonorità, così da aumentare le possibili variabili compositive d’esecuzione e interpretazione. Ciò è stato dimostrato nel 2017 con il full-length d’esordio Psychotic Symphony e si riconferma in MMXX. Mike Portnoy sostiene che si è mantenuto lo stesso sentiero del debut album, stilisticamente parlando; la conoscenza più approfondita l’uno dell’altro, però, ha fatto sì che ci fosse maggiore chimica e quindi il risultato fosse più forte. Inoltre, sempre secondo Portnoy, il primo album rispecchia una sorta di senso mitologico che il gruppo avvertiva, mentre quest’ultimo ha più elementi futuristici e un appeal da ventunesimo secolo.

Le tastiere incarnano perfettamente questi elementi conferendo talvolta un mood associabile al transumanesimo, pur mantenendo una solida base che non volta le spalle alla tradizione, dal momento che il percorso non si stacca completamente dalla singola esperienza di ogni componente e quella complessiva che ha dato origine al precedente disco. Non si possono poi estendere le impressioni ottenute canzone per canzone alla totalità dei brani, in quanto ogni pezzo è a sé -pur costituendo un’opera omogenea e viva. L’opening track Goodbye Divinity è un ottimo manifesto d’apertura: si avvertono influenze molto differenti l’una dall’altra che si richiamano costantemente, in modo simbiotico; ad un tono epico viene accostata una leggerezza, seppur articolata, che rende il pezzo assimilabile da subito. Ogni riff suona intuitivo, arioso, e gli strumenti si incastrano perfettamente l’uno con l’altro nella molteplicità di suoni. La voce non lascia trapelare lo sforzo che la potenza richiede, si allentano o stringono le dinamiche e i tempi in un ritmo quasi naturale. L’assolo di tastiera si erge sintetico su un sostegno più roccioso ma senza far emergere contraddizioni, creando unità tra tecnica e istinto primigenio infuso. Si lascia poi spazio alla chitarra solista, la quale mantiene un dialogo che sfocia tramite passaggi calibrati nel ritornello.Il secondo brano, Wither to Black, riporta venature hard rock con i suoi giri marcati e catchy. Ripetizione e ossessione si alternano ai loro opposti: compaiono cambi o soli non prevedibili che aggiungono tocchi di un profondo senso di novità. Le progressioni di accordi fanno viaggiare la mente tra lo scorso secolo e il mistero del futuro, tra la familiarità e il sentimento più autentico dell’ignoto che procede rapido, senza esitazioni, nel consumo di un esatto respiro. Aggressiva inizia invece Asphyxiation, dai tratti marcatamente progressive metal. L’effetto che si ottiene è proprio quello dell’asfissia: sopra la frenesia dello scorrere di note si stagliano spesso dei suoni prolungati, come a voler racchiudere il caos in una singola linea continua. Dal breakdown si dischiude una parte strumentale ricchissima. La batteria non si limita ovviamente a sostenere questo tappeto che avanza famelico, ma anima e orchestra il tutto dettando i tempi dell’apocalisse. Alcuni punti richiamano proprio i Dream Theater, inoculando nell’ascoltatore delle profezie su ciò che non si può prevedere, proponendo scorci su un orizzonte che potenzialmente non ha confini, indicando quindi una specie di fil rouge col quale muoversi nella struttura. Si giunge dunque a Desolate July, brano dedicato al bassista David “Z” Zablidowsky (Trans-Siberian Orchestra, Adrenaline Mob, ZO2), deceduto nel mese di luglio del 2017, a causa di un incidente stradale durante il tour degli stessi Adrenaline Mob, band nella quale ha militato anche Mike Portnoy. Il pianoforte suona un tema grave, cadenzato, provocando un’improvvisa coltre di malinconia che esplode con l’ingresso degli altri strumenti. Subentra una sorta di cieca frustrazione che toglie qualunque eventuale fronzolo retorico o melenso: verso la metà del pezzo la distorsione delle chitarre e le tastiere acuiscono la cupezza del brano. Gli assoli -di tastiera prima e di chitarra poi- rendono il lutto una scena non semplicistica e ridotta all’essenziale ma virtuosistica, senza eccessi, increspata nelle pieghe delle sfumature dell’interiorità. La fine ricorda sempre maggiormente l’inizio, torna il suono delle campane: tutto è compiuto. È la volta del quinto pezzo, King Of Delusion, portatore di inquietudine grazie ad un ottimo pianoforte che con le sue ottave, talvolta incastrato con dei secchi colpi di batteria, realizza un’intro molto fine. Tolgono il respiro gli accordi di chitarra che subentrano prepotentemente ma senza sbavature, aumentando la tensione. La narrazione procede impetuosa, melanconica, snodandosi in una varietà di forme. L’incastro tra pianoforte e batteria che inaugura una magistrale parte strumentale è pulitissimo, non si limita ad essere preludio ma protagonista, nonostante la breve durata. Fall To Ascend è a sua volta ebbra di movimento: brano dalle molte sfaccettature, per quanto preservi un’integrità originaria che la batteria riesce a manifestare, è una delizia sia grazie agli assoli sia grazie ai riff che si estendono per buona parte del pezzo. Interessanti i cambi di tempo, interpretano perfettamente la tensione dell’aporia insita nel titolo in cui per ascendere si verifica una caduta. Resurrection Day, penultimo brano, fa risaltare molto bene in diversi punti il lavoro di Billy Sheehan. Compaiono in modo assillante dei riff di chitarra che restituiscono l’idea del “Giorno del Giudizio” che insegue, sempre più vicino, l’individuo: l’angoscia è però nuova, rinnovata, non esprime il malessere dei secoli ma quella di un pioniere. Gli assoli meditano in modo quasi spensierato, anche se puntuale. L’ultimo pezzo, New World Today, non è niente meno di un’opera di quasi sedici minuti. Estremamente coerente, esplora molte atmosfere giungendovi senza forzatura alcuna, la chitarra solista funge spesso da collante, evitando però di celare i cambi che avvengono nella base. L’evoluzione del pezzo è impeccabile: i richiami interni, la struttura sapientemente tenuta in pugno dalla batteria, gli assoli che ricordano il mood dilatato dell’intro o la smania lavica che scorre tra i cambi di tempo e bpm. Non si può prescindere dall’ascolto di questo pezzo per coronare l’intero album: è una suite che purifica, elimina le scorie che possono essere rimaste durante l’esperienza, misurata in ogni sua parte.

MMXX soddisfa ogni aspettativa, esplora percorsi molto diversi l’uno dall’altro adottando come focus un’unità sostanziale che si palesa dopo aver esaurito ogni traccia. La produzione, gestita dagli stessi Mike Portnoy e Derek Sherinian sotto lo pseudonimo di The Del Fuvio Brothers, è ottimamente curata. Ogni membro del supergruppo ha potuto beneficiare del tempo necessario per registrare le proprie parti, in modo tale da poter ottenere un album dall’indubbia qualità.

Si inaugura il nuovo decennio prog con un disco di certo degno di nota.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
83.52 su 17 voti [ VOTA]
Salvo
Venerdì 7 Febbraio 2020, 9.47.57
27
Ok, l'ho preso. Beh, effettivamente è un discone. Avevo tralasciato questo gruppo, non so perchè. comunque, ora ho preso anche il primo. Ottimi album entrambi.
Uomoragno
Mercoledì 5 Febbraio 2020, 17.17.06
26
Disco superiore al precedente, pezzi ben pensati, buone idee messe in pratica da dei Fuoriclasse. In alcuni brani mi sembra di sentire i Dream Theater più hard rock (grazie a Thal e alla voce calda di Soto) e privi del Nu Metal del periodo post Metropolis2 (non di mio gradimento). Disco piacevole, gruppo super. Qualche buona idea innovativa. Voto 90. NOTA: alcuni passaggi della recensione ho fatto molta fatica ad assimilarli e capirli.
Tino
Giovedì 30 Gennaio 2020, 13.35.38
25
Nei talisman di funky ci sono alcuni passaggi ma alla fine rimane un hard rock americano costruito attorno alla voce di soto e ai giri di basso di Jacob che piaccia o no aveva lo stile di Billy sheehan, era un basso importante, solista e protagonista. Tra l'altro jc quando hai citato band hard rock americane con basso groove e voce graffiante hai dato la perfetta definizione...dei talisman. Le parti complesse strumentali gira e rigira richiamano sempre i Dream theater ( e chi sennò) è indubbio che l'alchimia gira attorno alla fusione di questi due gruppi dove ci sono due anime ben distinte, da un lato bassista e cantante e dall'altro tastierista e batterista, il chitarrista virtuoso lo avevano entrambi, Petrucci e akesson, il denominatore comune
Alessio
Giovedì 30 Gennaio 2020, 12.22.30
24
Goodbye Divinity sembra uscita da "falling into infinity" dei DT. Comunque non male ...
cowboy big 80
Domenica 26 Gennaio 2020, 21.35.15
23
ma, come per i Magum quando avro' comprato il cd daro' un giudizio. Ho ascoltato un solo brano, ma gia' capito di che impasto sonoro si tratta, ovvio i DT, ma voglio vedere se devvaro sono meglio dei Liquid Tension E. e, soprattutto i Platyplus, che sono stati dimenticati da molti, ma suonavano piu' genuini, vicinoai veri ispiratori, i Dixie Dregs. Il marchio di fabbrica sul suono pero' non mi sembra molto diverso da Kamelot et similia
JC
Domenica 26 Gennaio 2020, 21.11.03
22
Non sono d'accordo Tino. I DT certe sonorità, molto new metal o new rock alla Altered Bridge, le hanno usate assai poco (erano nelle preferenze di Mike) . Quanto ai Talisman, la loro cifra era il funky e qui non ne ho sentito. A me ricordano molto le band hard rock americane contemporanee, con bassi groove e voce graffiante ma radiofonica. Il tutto condito ovviamente in salsa prog. A me non piacciono queste sonorità...e la timbrica di Soto proprio non è mai stata nelle mie corde. Ovviamente riconosco la qualità, è solo questione di gusti.
Tino
Domenica 26 Gennaio 2020, 20.44.30
21
Praticamente sono comunque il parto fra i Dreams theater e i talisman di soto, tra l'altro il defunto Jacob , partner storico di soto, era una specie di Billie sheehan quindi l'alchimia è praticamente servita facile facile. Evidentemente sembra funzionare, sicuramente un gruppo da vedere dal vivo
JC
Domenica 26 Gennaio 2020, 20.30.04
20
Frequenze bassissime, molto groove, linee da hard rock moderno. Voce graffiante, ricerca della melodia. Disco dal sound molto americano, riconosco la qualità ma proprio non è il mio genere di progressive.
DEEP BLUE
Domenica 26 Gennaio 2020, 18.19.47
19
PRO : grandi pezzi, il prog aggiornato al 2020, la lunghissima New World Today andrebbe ascoltata almeno una volta nella vita. CONTRO: i grandi gruppi prog degli anni 70 sono sempre lontani anni luce.
Enrico Bustaffa
Venerdì 24 Gennaio 2020, 17.26.54
18
discone. ampiamente meglio del precedente
Salvo
Giovedì 23 Gennaio 2020, 13.21.16
17
Insomma, un gran disco.
El Faffo
Giovedì 23 Gennaio 2020, 1.23.57
16
Beh ragazzi io sono cresciuto leggendo Rockerilla... Online non è che puoi trovare più che tante recensioni a livello di un Claudio Sorge! Allora si leggevi una rece che era un film... Cominciavi a sparagnarti la merenda e cercare sto oscuri dischi... Altro che youciube!
Gimlet
Mercoledì 22 Gennaio 2020, 17.40.55
15
Ascolato una sola volta per intero sul tubo. Prime impressioni buone. L'opener è un gran bel pezzo, mi riservo qualche ulteriore ascolto per dare un giudizio completo.
Max1
Mercoledì 22 Gennaio 2020, 8.50.08
14
L'ho sentito ancora poche volte , tutto sommato non mi dispiace , non si fanno prendere eccessivamente dall'autocelebrazione anche se ho l'impressione che ben presto finirà in qualche angolo e dimenticato.
Mauroe20
Martedì 21 Gennaio 2020, 22.22.18
13
Ottima la recensione veramente bella! devo ancora godermi il disco live precedente, davvero troppe le uscite.....Cmq band di altissimo livello
Jansen
Martedì 21 Gennaio 2020, 14.38.05
12
Anche io sono d'accordo con Tino, preferisco leggere una recensione semplice e chiara che parla comunque approfonditamente della musica piuttosto che un saggio con continui voli pindarici e magniloquenze barocche fini a se stesse, non me ne voglia l'autrice di cui comunque apprezzo il notevole impegno e bravura. L'album non mi ha detto granché, sembra più una ricerca al tecnicismo continuo, specialmente negli assoli (soprattutto in Desolate July che dovrebbe essere una canzone drammatica e sentita e poi ci infilano un assolo tecnico totalmente a caso che la rovina), bellissima king of delusion con il suo magnifico pianoforte e carine new world today e resurrection day, il resto nella media
tino
Martedì 21 Gennaio 2020, 14.10.54
11
Tra l’altro, non me ne voglia la giovane autrice (a cui va comunque il mio rispetto), questo è un difetto che ho già riscontrato altre volte con altri recensori. Sembra quasi che non si scriva per informare un potenziale ascoltatore ma per impressionarlo con acrobazie letterarie fine a se stesse. Penso che il comune denominatore siano studi classici, comunque contenti loro, io preferisco un linguaggio più semplice. Comunque penso sia giunto il momento di affrontare in modo attento e convinto l’ascolto del gruppo. Sono fan di tutti i componenti e dei loro gruppi passati ma con il tempo ho cominciato a diffidare di tutti questi esperimenti nati attorno a nomi d’eccellenza in cerca dell’alchimia perfetta…sembra sempre funzionare tutto ma poi gira e rigira la scintilla non scocca mai.
jake
Martedì 21 Gennaio 2020, 13.40.19
10
da grande stimatore di Macalpine ..sarei stato curioso dei risultati...il buon TMac era della partita..ma poi la malattia lo ha allontanato dal rpogetto..peccato..comuque .bella band e bel disco...
freedom
Martedì 21 Gennaio 2020, 12.33.42
9
Bel disco!
Zess
Lunedì 20 Gennaio 2020, 19.52.00
8
Concordo con MH.
Dani3121
Lunedì 20 Gennaio 2020, 8.54.10
7
Lode al recensore che per usare una parola del titolo del nuovo Tool è ricorso a questa supercazzola: “inoculando nell’ascoltatore delle profezie su ciò che non si può prevedere, proponendo scorci su un orizzonte che potenzialmente non ha confini”
El Faffo
Lunedì 20 Gennaio 2020, 1.08.11
6
Jeff Scott Soto, mi è rimasto nel cuore dalla sua militanza negli Axel Rudi Pell.. Album da brivido, gran pezzi composti da musicisti eccelsi, cantati dalla VOCE migliore di tutto il panorama Hard melodico mondiale.
MH
Domenica 19 Gennaio 2020, 20.59.43
5
Dopo "suono fresco", "ritmica quadrata", "voce al vetriolo", "riff pesanti come macigni" e "ritmiche forgiate da colate laviche" credo che "tastiere... dal mood associabile al transumanesimo" sia degna di entrare nell'enciclopedia quale massimo esempio delle cagate partorite nelle recensioni metal. Complimenti sig.na Prosdocimo per il notevole traguardo!
Rush 1981
Domenica 19 Gennaio 2020, 19.55.07
4
Spettacolo.. Disco veramente Bello!
Andry Stark
Sabato 18 Gennaio 2020, 17.55.26
3
Buon album, un bel passo avanti rispetto al discerto debutto che non mi convinse del tutto a differenza di questo disco si fa apprezzare per tutte le 8 tracce piacevoli e vivaci. Voto 80.
duke
Venerdì 17 Gennaio 2020, 19.34.00
2
.....band eccezionale....grandi musicisti....disco di notevole spessore.....
Graziano
Venerdì 17 Gennaio 2020, 14.08.10
1
Per me era già meraviglioso il primo album. Band di musicisti pazzeschi, ma che, grazie a Zeus, non si sono dimenticati cosa voglia dire comporre una bella canzone.
INFORMAZIONI
2020
Inside Out Music
Prog Metal
Tracklist
1. Goodbye Divinity
2. Wither To Black
3. Asphyxiation
4. Desolate July
5. King Of Delusion
6. Fall To Ascend
7. Resurrection Day
8. New World Today
Line Up
Jeff Scott Soto (Voce)
Ron “Bumblefoot” Thal (Chitarra, Voce)
Derek Sherinian (Tastiere)
Billy Sheehan (Basso)
Mike Portnoy (Batteria, Voce)
 
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