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No-Man - Love You To Bits
20/01/2020
( 564 letture )
Nel tentativo di coprire nel modo più esaustivo possibile le release dell’ormai sempre più lontano 2019 risulta doveroso nominarne uno degli ultimi canti del cigno: Love You to Bits, dei No-Man. Continuare a spiegare come in 365 giorni il mondo della musica “pesante” -con una strizzata d’occhio al progressive in primis- abbia partorito una mastodontica quantità di capolavori, risulta forse futile e per certi versi noioso; è infatti ormai ben affisso nelle teste dei numerosi lettori come ogni palato sia stato soddisfatto in ogni modo possibile, a partire sia dalle grandissime release fino a quelle più di nicchia capaci di far saltare dalla sedia per l’originalità messa in campo. La verità però è che un nome blasonato è sempre cosa gradita anche nelle menti dei più alternativi e burberi criticatori in quanto il nome inteso nella sua accezione di “generatore di aspettative” è qualcosa che, meritato o meno, non nasce per gratuità divina. È ovvio dunque che dopo più di un decennio i fruitori dell’art rock e dell’electro-pop più sofisticato abbiano rizzato le orecchie all’uscita del nuovo disco targato Bowness e Wilson. Ma il ritorno era davvero necessario?

Il platter è interamente basato sui postumi di una relazione, una sorta di riflessione musicale sui diversi aspetti e prospettive che se ne possono ricavare, il tutto presentatoci su una copertina frutto di numerosi scatti a carico di Carl Glover, decisamente poco criptica ed enigmatica. Una scelta stilistica che anche dopo numerose analisi risulta un po’ troppo stucchevole e lontana dal concept ma il gusto potrebbe far dire diversamente.Il tutto è suddiviso in due grandi blocchi, due suite da cinque parti l’una, per una durata complessiva di poco più di 35 minuti. Volendo trattare quindi le suite non nelle singole loro parti ma come scompartimenti unici e olisticamente autonomi -come giusto che sia- la prima metà è affidata ai 17 minuti di Love You to Bits. I sentori fusion in 4/4 aprono il tutto in un’atmosfera che risulta funzionale nel suo ambito di riferimento musicale e che costituirà il leitmotiv di ciò che sentiremo successivamente nell’album. Il divertimento intrinsecamente pop dell’opera si percepisce sin da subito grazie al lavoro ritmico e alla produzione molto attenta verso un sound elettronico intriso di elementi plastici e synth atmosferici. Il corpo della suite è costituito dal solito giro di note che verrà ripetuto forse anche troppe volte in medias res con le sole sfumature produttive differenti di volta in volta. Il groove piacevole viene impreziosito da un assolo nella quarta parte, un assolo cacofonico e dissonante di una distorta chitarra trascesa e lontana: niente però che faccia rizzare i capelli, una trovata leggermente boriosa nelle intenzioni con aspetti positivi ma altrettanti negativi. La conclusione è decisamente più ispirata negli ultimi istanti in cui si presenta una dicotomia tra il jazz -dato dal lavoro di Adam Holzman- e la quintessenza del brano, resa maggiormente solenne oltre che pop. Un pezzo che a voler essere buoni raggiunge la sufficienza, ma i cui difetti verranno trattati alla fine insieme a quelli della seconda Love You to Pieces. L’inizio è qui decisamente più lento, seppur tutti i contenuti rimangano sostanzialmente gli stessi ma inseriti in un contesto più nostalgico. Plauso alla seconda sezione che presenta un basso eccellente impreziosito dall’assolo di tastiera che, con un sapore anch’esso jazz, eleva il brano sul gradino più alto del podio sui 10 pezzi totali. Il resto? Sostanzialmente i minuti vengono occupati nello stesso modo, ancora lo stesso leitmotiv e le stesse trovate ripetute nel tempo. Le linee vocali sono prive di mordente e lo stile blues della parte 5 non sorregge da solo la struttura esplicitamente tronfia dell’opera.

Sì, tronfia è il termine che meglio si confà al nuovo disco dei No-Man. Non volendo infatti essere eccessivamente riduttivi ciò che ci troviamo davanti è qualcosa di molto borioso che punta costantemente a voler stupire utilizzando ciò che per la sua essenza è dedito al godimento immediato e privo di esegesi musicale: il pop. L’elemento pop e la struttura estremamente ripetitiva dei pezzi poggia su una durata eccessiva per un qualcosa che potrebbe durare almeno la metà; un continuo rievocare frasi in cui è assente qualsiasi interpretazione o analisi -necessaria alle opere più esigenti- e un songwriting piattissimo. In questo Love You to Bits la “trovata” è solo un modo poco sofisticato -ma all’apparenza data dai No-Man, tutt’altro che tale- di sfruttare la produzione al fine di cambiare quanto di più spocchioso e noioso ci sia nel sound. Nel complesso il disco è bocciato in quanto alcune sezioni sono decisamente piacevoli e sarebbe poco saggio negarlo, ma non si può di certo premiare ciò che è stato detto qui di sopra se inserito in un contesto allungato all’inverosimile con quel continuo sentore di presunzione che, purtroppo, non potrà che innervosire molti ascoltatori dal timpano più esigente.



VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
64.5 su 2 voti [ VOTA]
Pippa pig
Mercoledì 29 Gennaio 2020, 1.52.06
4
Primo passo falso di Steven Wilson
marco
Venerdì 24 Gennaio 2020, 10.30.26
3
delusione totale, voto 30. Mi spiace dirlo ma questo è pure immondizzia...
Graziano
Mercoledì 22 Gennaio 2020, 14.55.27
2
In effetti c'entra davvero poco con i precedenti album del progetto. Bellissima voce un po' sprecata in un disco simile. Anni di silenzio per partorire 36 minuti di disco pop. Boh....
Shock
Lunedì 20 Gennaio 2020, 14.15.09
1
No ma, siete seri? E poi parlando di Nightflight Orchestra alcuni tirano fuori la disco music, ed allora questo cos'è?
INFORMAZIONI
2019
Caroline International
Electro-Rock
Tracklist
1. Love You to Bits (Bit 1)
2. Love You to Bits (Bit 2)
3. Love You to Bits (Bit 3)
4. Love You to Bits (Bit 4)
5. Love You to Bits (Bit 5)
6. Love You to Pieces (Piece 1)
7. Love You to Pieces (Piece 2)
8. Love You to Pieces (Piece 3)
9. Love You to Pieces (Piece 4)
10. Love You to Pieces (Piece 5)
Line Up
Tim Bowness (Voce, Synth)
Steve Wilson (Voce, Chitarra, Tastiere)

Musicisti ospiti
David Kollar (Chitarra)
Pete Morgan (Basso)
Adam Holzman (Tastiere)
Dave Desmond Brass Quintet (Ottoni)
Ash Soan (Batteria)
 
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