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Blue Cheer - Vincebus Eruptum
25/01/2020
( 767 letture )
San Francisco legherà per sempre il suo nome alla stagione della “Summer of Love” e alla musica psichedelica che glorificò quei giorni magici e la nascita della comunità hippie, con le sue istanze e i suoi costumi, tra i quali l’uso di droghe per l’apertura della propria coscienza e il raggiungimento di uno stato superiore e libero dalle restrizioni sociali imposte e subite e che si ritenevano troppo radicate nell’inconscio per essere abbattute senza l’ausilio di qualcosa che lo svincolasse da esse. A questo si deve il grande successo dell’LSD, droga sintetica inventata da Albert Hoffmann e poi diffusa in tutta la California e nel mondo proprio in quegli anni, finché non venne rese illegale a partire dal 1967, senza che questo ne rallentasse in realtà il mito e l’abuso. Proprio da una particolare tipologia di LSD, sintetizzata dal manager dei Grateful Dead, Owsley Stanley, che a sua volta si era ispirato ad un ammorbidente, presero nome i Blue Cheer, band fondata da Dickie Peterson proprio in quel fatidico 1967. Stephens è un cantante, bassista e autore che ha già avuto esperienza nel giro professionistico e decide in quell’anno di raccogliere alcuni suoi ex compagni di band, a partire dal chitarrista Leigh Stephens e dal batterista Eric Albronda. Quest’ultimo lascia presto per Paul Whaley, pur rimanendo nel giro della band come produttore e manager e, assieme al nuovo batterista, vengono reclutati altri tre membri, tra il cui il fratello di Peterson alla chitarra. Ma la nuova formazione estesa non sembra fatta per durare e presto torna alla propria dimensione di power-trio, con il solo Stephens a tenere saldamente il bandolo della matassa elettrica, col suo stile inizialmente molto debitore di Jimi Hendrix. Il trio debutterà dopo pochi mesi col suo primo disco Vincebus Eruptum, uno di quei rari album per i quali esiste un “prima” e un “dopo” e per i quali non è sprecata l’abusatissima locuzione “disco che ha segnato un’epoca”, piuttosto che l’ancor più abusata parola “capolavoro”.

La stagione della musica psichedelica vive anche nei solchi di Vincebus Eruptum, come testimoniato peraltro anche dalla super iconica copertina e dai suoi caratteri di stampa, ma la musica del trio, che pure può essere fatta senz’altro rientrare nei canoni generali dello psychedelic rock, contiene alcuni elementi fondamentali che daranno vita tanto all’hard rock, quanto all’heavy metal, fino al doom e, soprattutto, allo stoner, all’acid rock e che saranno spunto perfino per i gruppi garage e punk. Il lancio del singolo spaccaclassifiche Summertime Blues, cover del celeberrimo brano di Eddie Cochran, è già di per sé capace di scavare un solco e di segnare l’avvento di una nuova Era della musica “dura”. Il frastuono che apre il brano e il disco, la voce sguaiata di Peterson, la rilettura decisamente aggressiva e potentissima del classico rock’n’roll, con il basso portato a volumi spropositati e la chitarra che letteralmente frigge gli amplificatori, saranno pure invecchiati e non impressionano più come fecero all’epoca, ma costituiscono un vero e proprio punto di non ritorno nella devastazione e superamento del blues rock dell’epoca e nell’approdo a sonorità hard & heavy, risultando comunque godibilissime ancora oggi. Il suono carico, scuro, sgranato e dilatato, che sicuramente deve tanto a Jimi Hendrix, Cream e agli altri sperimentatori dell’epoca, va però oltre le normali consuetudini da studio, arrivando ad una potenza, una violenza e una profondità che nessuno si era concesso fino a quel momento. La “sporcizia” musicale che inonda l’album e che sarà feconda terra di sviluppo per tutte le band che verranno da lì in poi, per le quali Vincebus Eruptum diventa un vero e proprio punto di partenza, rischia per certi versi di mettere anche in secondo piano le doti musicali del trio, che non può e non deve essere inteso solo nel solco dell’estremismo sonoro: Stephens, Peterson e Whaley sono dei buoni interpreti nei rispettivi ruoli e la loro sfrontataggine va intesa certamente come volontà di portare i limiti sonori oltre i livelli dei contemporanei, ma anche come sperimentazione e ricerca. La citazione hendrixiana nel brano conferma tanto l’attenzione a quello che avveniva attorno a loro, quanto la volontà di porsi come prosecutori di quella stessa vena iconoclasta e sperimentatrice. Allo stesso modo, l’aggressività di Peterson alla voce, come il volume esasperato del suo basso, piuttosto che la concretezza potente di Whaley alla batteria, che rifugge i tecnicismi di un Ginger Baker, per pestare piuttosto come un fabbro sulla batteria, senza per questo rinunciare al proprio ruolo dinamico, costituiscono altrettanti momenti fondamentali dello sviluppo dell’hard rock, assieme a tutti i feedback e ai “rumori” liberi di Stephens, il quale rinuncia spesso al classico assolo per sfrangiare il suono della propria chitarra e saturare lo spettro sonoro. Più canonica nell’esecuzione, la cover della celeberrima Rock Me Baby -altra canzone che ha fatto epoca, se ce n’è una-, è un blues rock dominato dalla voce di Peterson, screamer di razza e dal suo fangoso basso, sul quale Stephens tesse le proprie tele sgangherate e cariche di distorsione e carica il rutilante accompagnamento di Whaley. Tempo per uno dei tre brani originali composti da Peterson per l’album: Doctor Please è un vero e proprio capolavoro di tensione, pesantezza pre-stoner e, pur nella sua evidente radice blues, va ben oltre la matrice originaria, per otto minuti di fusione e colata lavica che, ancora una volta, cita Hendrix nella parte solistica di Stephens, ma vuole superare perfino lui, perseguendo un minimalismo ostinato, rugginoso e rabbioso, che graffia letteralmente e rinuncia quasi del tutto alla melodia, inseguendo il rumore e l’aggressività. Out of Focus, ennesimo inno alla droga scritto da Peterson, abbassa appena i toni in termini di distorsione, ma il suo riffing insinuante e la linea melodica incalzante non mancano di mantenere alta la tensione che esplode subito dopo in Parchment Farm, cover di Mose Allison che viene letteralmente brutalizzata, quasi a perdere del tutto la propria originaria natura blues per acquisire una spietata accelerazione proto-heavy metal e garage. Chiude Second Time Around, altra composizione di Peterson e altra sfuriata proto-heavy con Peterson e Stephens sugli allori, che lancia l’assolo di batteria di Whaley ed esplode in una coda strumentale finale letteralmente indiavolata e furibonda, una tempesta sonora che sconvolse il mondo e dopo la quale niente sarà più lo stesso.

Un trio che ha letteralmente preso il blues e lo ha costretto con la forza a diventare heavy metal. Questo sono stati i Blue Cheer e questo è Vincebus Eruptum, album di importanza assoluta, al pari di un Are You Experienced? o di Wheels of Fire, con i quali gareggia per violenza e furia assoluta, finendo per vincere il confronto. Non c’è la tecnica di Clapton o Hendrix, non ci sono raffinate soluzioni di arrangiamento, c’è una urgenza assoluta, una furia a malapena contenuta che sembra poter esplodere incontrollata in qualunque momento. Vincebus Eruptum viene spesso indicato come primo album heavy metal della Storia e certo non andremo oggi a questionare con chi preferisce spostare di un paio di anni e di continente questa nascita, perché è insuperabile per chiunque l’assunto che i Blue Cheer sono e resteranno per sempre un riferimento assoluto, tributato dai propri stessi contemporanei, a partire da Jim Morrison ed Eric Clapton e poi da band come Rush e Pentagram, che non potrebbero essere più distanti tra loro, fino a tutti coloro che hanno abbracciato la cosiddetta musica “dura”. Quello che i Blue Cheer hanno creato in quella estate del 1967 e pubblicato nel gennaio del 1968 resta negli annali come punto altissimo e non replicabile. Dopo il successivo OutsideInside dello stesso anno, gli statunitensi si separano da Stephens, inaugurando un’epoca di continui avvicendamenti di line up e progressivo addomesticamento che lasciò il solo Peterson al continuo tentativo di ritrovare un equilibrio e una stabilità che tornerà solo nel 1999, quando il bassista e il ritrovato Whaley riformeranno la band fino alla prematura scomparsa di Dickie, nel 2009. Leggende vere del Rock e pionieri assoluti, i Blue Cheer e il loro Vincebus Eruptum rappresentano una pietra miliare da venerare incondizionatamente.



VOTO RECENSORE
96
VOTO LETTORI
96.2 su 10 voti [ VOTA]
Alex
Domenica 16 Febbraio 2020, 20.52.05
26
Recensione molto appassionata, che esprime molto bene la tensione emotiva di questo sound. Album che conobbi tanti anni fa, all'interno della rivista "Metal Shock", e trovai unicamente tramite il mitico "Nannucci" di Bologna, e le sue vendite per corrispondenza. Assolutamente imprescindibile.
cowboy big 80
Mercoledì 29 Gennaio 2020, 21.31.13
25
ma secondo me il vero garage USA, i prime movers, erano bands come Choccolate Watchband e Seeds, questi e MC5 per me, ripeto, sono acidi, ma gia' sul versante hard rock. Diciamo che comunque c'e' rock lo-fi ed hi-fi.
Silvia
Mercoledì 29 Gennaio 2020, 12.34.58
24
Chiarissimo @Rob, grazie! 😃
Galilee
Mercoledì 29 Gennaio 2020, 10.33.20
23
Più o meno sono d'accordo su tutto quello che ha scritto Lyzard. Il disco ha tutte le caratteristiche da lui elencate, però dal mio punto di vista continua a deficere in quei due aspetti. L'impatto generale lo trovo sicuramente forte, ma altri album di quel periodo mi hanno sconvolto di più. Più estremi, più avanti coi tempi, più impattanti.
Rob Fleming
Mercoledì 29 Gennaio 2020, 10.10.33
22
@Silvia appena hai mezz'ora vai su Spotify. Toh; estremizzando: pensa che sei ancora nel 1986 e un certo gruppo di scaraventa addosso nemmeno 29 minuti di velocità e furia. Poi fatti dare un passaggio da Doc con la sua DeLorean e retrocedi al 1968. Pensa alla musica che andava all'epoca. Il paragone non è nemmeno così tanto assurdo.
Silvia
Mercoledì 29 Gennaio 2020, 9.37.12
21
Molto interessanti e belle da leggere le vostre discussioni x chi come me non conosce a fondo il genere e quindi trova tanti spunti x approfondire. Insomma mi state spingendo all’ascolto!
Rob Fleming
Mercoledì 29 Gennaio 2020, 9.10.34
20
Bella disamina @Lizard. E largamente condivisibile. Inoltre, all'epoca le cover avevano senso perché venivano fatte proprie dai vari gruppi ("With a little help from my friends" di Joe Cocker ormai è sua e NON è la stessa canzone cantata da Ringo Starr; come come "Hey Joe" e "All along the watchtower" che NON sono di Hendrix, ma oggi non sono concepibili in altra versione). L'unica cosa in cui mi trovi parzialmente in disaccordo è proprio il riferimento a "Are You Experienced" e "Disraeli Gears": sono album di studio e sono lontani mille miglia rispetto a quello che facevano i rispettivi titolari in concerto. Per me la differenza sta tutta qua. Dopo, a parte i calibri grossi, sono arrivati i Pink Fairies, i The Litter, gli MC5 (ma il loro Kickout è un album live); gli Stooges, ma la violenza sonora, la distorsione fatta in studio in Vincebus Eruptum non si era mai sentita (la stessa "Helter Skelter" o "Revolution" - mi riferisco al lato B di Hey Jude - dei Beatles sono successive di pochi mesi a questo disco). Sono state citate My Generation e You really got me. Vero. Aggiungiamoci anche Ticket to ride. Ma sono meravigliose canzoni singole all'interno di album che offrivano di tutto. I Blue Cheer hanno prodotto 32 min di elettrica violenza
Lizard
Martedì 28 Gennaio 2020, 21.39.03
19
@Galilee: intanto grazie per la bella discussione. Mi permetto di aggiunge re qualche informazione di contesto per chiarire meglio la mia posizione. Anzitutto, il parallelismo rispetto a Cream ed Hendrix è solo a livello di "estremismo" sonoro. L'influenza che Hendrix ha avuto sui Blue Cheer e su Stephens in particolare l'ho ampiamente descritta. Lascio invece da parte i Beatles, perchè il discorso è fuorviante posto in questi termini, a mio avviso. Vincebus Eruptum contiene tre brani originali e tre cover e sono tutti di pari valore ed influenza. D'altra parte infarcire gli album di cover era tipico di quegli anni, specialmente per un gruppo al debutto e non dobbiamo dimenticare che l'album è uscito dopo meno di un anno dalla formazione della band. Certo, Summertime Blues è il singolo di successo, ma Doctor Please o Second Time Around non sono meno significative, anzi e se si parla di superamento del blues, quest'ultima dice già tutto, mentre la devastazione portata a Parchment Farm è di per se rivoluzionaria e iconoclasta. I suoni, la tecnica e tutto il resto sono parte di cio' che ha reso questo album un punto di riferimento assoluto in quasi ogni sottogenere hard and heavy. Questo è il primo album che per intero puo' essere accostato all'heavy e anche se essere il primo non significa che sia il piu' bello o importante, anche solo questo segna un punto di non ritorno che gli stessi contemporanei rimarcano. Se è un Clapton a dirlo o un Morrison, per me non c'è molto da interpretare e non è quindi vero che la mitizzazione appartiene solo al mondo del metal. Hai ascoltato il disco di cover dei Rush? Sono sicuro che riconoscerai che la loro versione di Summertime Blues non è che la versione ripulita della cover dei Blue Cheer. Anche questo per me è un riconoscimento che conta, al pari delle parole che Bobby Liebling sempre riserva a Dickie Peterson o a quelle che quasi qualunque gruppo stoner o psichedelico riporta. Come ho scritto, perfino i gruppi punk dei primordi hanno un riferimento proprio nell'approccio selvaggio col quale i Blue Cheer brutalizzarono il blues. L'album fu definito "l'epitome della musica psichedelica" dalla critica specializzata e anche questo conta. Non è mia intenzione porre i Blue Cheer al pari di Beatles, Hendrix e Cream, ma Vincebus Eruptum sta assieme e al pari di Are You Experienced e Disraeli Gers tra gli album che hanno creato un genere e questo non si puo' sottovalutare a posteriori.
Lizard
Lunedì 27 Gennaio 2020, 15.01.57
18
@Galilee: ti devo una risposta articolata, appena ho un secondo procedo
Area
Lunedì 27 Gennaio 2020, 12.53.30
17
@Rob Fleming, Nel 1968 i Deep Purple erano un gruppo Psichedelico con un gusto Soul molto raffinato e un organista (Lord) che veniva dall'R&B e dal Jazz e ovviamente fan dei Beatles come tutti i gruppi che si affermeranno nei 70. C'era anche tanta sinfonia certo però i Purple Mark I erano soprattutto questo agli inizi.
Area
Lunedì 27 Gennaio 2020, 12.48.55
16
Cercherò di essere più obbiettivo possibile perché qui scadere nel "Fanboy-ismo" é un attimo. L'anno di per se é un mezza garanzia, il disco in se é leggendario anche se meno famoso di altri dischi usciti nel medesimo anno. Sul fatto che sia stato mitizzato c'é molto da dire, il sound meno raffinato é sicuramente l'elemento che te lo percepire come un qualcosa che ha influenzato il Metal che verrà e infatti la storia dello Stoner parte anche da qui. Di sicuro insieme insieme a Kick out the jams degli MC5 (i padri del Garage Rock) uno dei dischi più diretti dell'epoca psichedelica. Tra i loro tanti ammiratori c'era anche Jim Morrison pare.
Galilee
Lunedì 27 Gennaio 2020, 12.13.56
15
Iniziamo col dire che il disco in questione mi piace un casino e lo ascolto spesso e volentieri, ma dal mio punto di vista è stato decisamente troppo mitizzato. Non in tutti gli ambienti per fortuna, ma solo appunto dal "mondo metal". Per quanto mi riguarda, come ho spiegato, pur essendo un disco fondamentale e anticipatore ha delle mancanze che gli impediscono di essere una primadonna, come invece viene dipinto nella recensione. Che ammette comunque i suoi limiti. Uno di questi è il songwriting che è sicuramente interessante ma è limitato,perche per lo più sono cover. Altro aspetto importante è l'essere ancora dannatamente legati al blues. Anni prima CB era già riuscito in parte a districarsi. Una Helter Skelter lo aveva già fatto ampiamente. Eh si caro Blessed purtroppo i Beatles esistono. Mi spiace per il tuo udito se riesci a carpire dal WA solo un riff rock in mezzo ad un marasma pop. Sei un sommeiller del suono oserei dire... Comunque questa è una mia opinione, criticabilisdima, solo non campata per aria,anche perché la materia la conosco abbastanza bene. Per Lizard.... Ti ho dato del folle involontariamente, ma sappi che nella follia si nasconde genio e intelligentia. Quindi vedila come un complimento.
InvictuSteele
Domenica 26 Gennaio 2020, 21.32.55
14
Considerato il primo album hard rock della Storia. Molto bello, anche se i colossi hard sarebbero arrivati subito dopo e da parte di altre band.
Zess
Domenica 26 Gennaio 2020, 2.47.49
13
Discone, fondamentali. I Pentagram escono da qui.
cowboy big 80
Sabato 25 Gennaio 2020, 21.48.25
12
prima di tutto chi e' cresciuto coi Kyuss, dovrebbe scoprire gli originali. Poi la recensione e i commenti, sono ovviamente il risultato di un discorso personale. Questi per me come discografia sono molto simili agli MC 5, solo il primo album e' innovativo, gli altri ripiegano su blues di altri a risultati alterni. Altroa band che piu' essere vicina a questa sono gli Iron Butterfly, e gia' li per alcune cose si va verso la psychedelia. Captian B . e' il freak ala Zappa. Se voi ci sono le distorsioni ma i contesti sono molto diversi. Io penso sempre che l hard rock puro yankee siano i Grand Funk Railroad,i Montrose ed i Van Halen. Questi hanno fatto del 68 quello che il rock alternativo 90 ha ripreso. Voto: 90
Rob Fleming
Sabato 25 Gennaio 2020, 17.10.18
11
@No Fun: sto facendo. Già iniziamo bene, sembra vero blues e dura solo 33 min come questo Vincebus. Ti farò sapere. Do ut des, "ascolto ut ascoltas" (ehm...), tu fatti però travolgere dalle distorsioni di Summertime Blues
No Fun
Sabato 25 Gennaio 2020, 17.05.10
10
Mai ascoltato, è tempo di rimediare! Bella rece al solito, e al solito interessante discussione se ci son Gal, Rob, Shock etc a disquisire di hard rock. Giusto un appello a @Rob, lascia perdere la trota, ma un conoscitore come te non può non conoscere Safe As Milk del Capitano Cuor di Manzo, uno dei dischi preferiti di Lennon, recensito anche in questo sito da Raven. Ti farà impazzire!
duke
Sabato 25 Gennaio 2020, 16.44.57
9
.......F O N D A ME N T A L E.........ascoltare per credere.....
Shock
Sabato 25 Gennaio 2020, 15.03.26
8
Pionieri assoluti, con loro sound li potremmo definire come li dove il tutto inizio per quanto riguarda la musica dura: ribadisco quello che.ha scritto Rob, 1968 ed inizi con una Summertime blues così e' quasi rivoluzionario. Album da 90 come minimo
Blessed
Sabato 25 Gennaio 2020, 15.00.29
7
Che poi sempre a tirar fuori questa Helter Skelter... Ma You Really Got Me o My Generation, che sono decisamente piu' aggressive di quella, allora? Questo è un album INTERAMENTE proto-heavy, non è un riff annegato in un mare di pop e che cavolo dai...
Lizard
Sabato 25 Gennaio 2020, 14.44.25
6
Magari Galilee pero' prima di darmi del folle, sarebbe gentile che provassi a capire quello che ho scritto
Rob Fleming
Sabato 25 Gennaio 2020, 14.42.11
5
Però @Galilee, la recensione spiega le ragioni degli accostamenti con Cream e Hendrix. Cioè è chiaro che la classe compositiva di questi ultimi non la trovi in questo album. Però certe soluzioni sonore le ascolti in Wheels of fire nel disco dal vivo così come per Hendrix in certi documenti dal vivo. Questi violentano il blues in studio che al momento della pubblicazione nessuno aveva concepito. Del Capitano non parlo. Ascoltai solo il disco della Trota una volta e mi è bastato per le prossime 100 vite. Helter Skelter? Beh...la dimostrazione che Loro erano e saranno SEMPRE avanti a tutti (sono schifosamente di parte lo riconosco)
Galilee
Sabato 25 Gennaio 2020, 14.04.53
4
Nel percorso della mia crescita musicale comprai e ascoltai prima questo disco e poi il White album dei The Beatles. La prima volta che ascoltai la versione originale di Helter Skelter rimasi sconvolto. Da lì in poi, tutte le volte che penso a questo disco dei Blue Cheer mi esce spontaneo un sorrisetto e un pensiero. Vabbeh dai, ci hanno provato anche loro a fare i duri.
Galilee
Sabato 25 Gennaio 2020, 13.56.40
3
Mettere sullo stesso piano un disco come questo o un Are you experienced? O un Wheels of fire è follia pura. È come se la capacità compositiva di gente come Jimi Hendrix, Clapton etc fosse messa a tacere perché irrilevante. Ma dove sono i classici? È come se l'impatto culturale a livello sociale sulla massa di nuovi ascoltatori fosse dimenticato. Per non parlare del bagaglio tecnico di ogni elemento delle sopracitate band che ha aperto mille nuove strade. In tutte le correnti musicali. Distorsione e volumi alti hanno avuto sicuramente importanza per quel breve lasso di tempo e per la nascita del metal. Non di certo per un Miles Davis o per uno Steve Wonder. I Cream e Hendrix invece si e non solo.
Galilee
Sabato 25 Gennaio 2020, 13.37.56
2
Io dico invece che Captain beefheart anni prima fece di peggio. Sia a livello compositivo che di suono. Anche perché qui a livello compositivo siamo ad un livello nettamente inferiore. Son quasi tutte cover Certo l'impatto dissacrante generale comunque non glielo leva nessuno. Andarono anche in classifica grazie alla cover summertime blues. Fondamentali comunque. Ma un jimi Henrdix un CB o i successivi, di un solo anno, MC5 o Stooges m'impressionarono maggiormente. Voto? 80
Rob Fleming
Sabato 25 Gennaio 2020, 13.08.26
1
Da maneggiare con cura perché ci si scotta. Riflettiamo un attimo: gennaio 1968. Gli Zeppelin non esistevano ancora; i Deep Purple facevano del buon pop-rock sinfonico; i Black Sabbath non si chiamavano neppure così. E 'sti 3 se ne escono con un album simile?!? Una violenza sonora simile in studio all'epoca non l'aveva portata nessuno. 85
INFORMAZIONI
1968
Philips Records
Hard Rock
Tracklist
1. Summertime Blues
2. Rock Me Baby
3. Doctor Please
4. Out of Focus
5. Parchment Farm
6. Second Time Around
Line Up
Dickie Peterson (Voce, Basso)
Leigh Stephens (Chitarra)
Paul Whaley (Batteria)
 
RECENSIONI
 
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