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Voltumna - Ciclope
29/01/2020
( 1018 letture )
Il metal è un genere estremamente accogliente, checché se ne dica del suo essere, soprattutto nelle frange più estreme, qualcosa da cui la buoncostume ne prende le distanze impaurita. A momenti non esiste un genere che non sia stato declinato al metal, e le tematiche affrontate spaziano dalla politica all'ambientalismo, passando per qualsiasi eredità culturale proveniente dalle regioni più svariate. Che poi ci siano dei favoritismi, vedasi l'imponente mole di band legate alla storia e al folklore nord europeo, è un altro discorso. Per chiunque abbia voglia di rimanere negli affascinanti mondi dei miti antichi ma si sia stancato delle tribolanti vicende del pantheon norreno, alcune band offrono proposte arricchite da background culturali decisamente di nicchia. Con lo stesso nome della suprema divinità etrusca, i Voltumna si son piazzati da tempo nella scena black/death cantando le antiche radici su cui poggia la loro terra natìa. È sicuramente qualcosa da apprezzare, sia per puro interesse culturale e sia per staccare un po' dal prediletto immaginario nordico, fin troppo blasonato e snaturato.

Dagli etruschi il metal potrebbe trovare un'ispirazione e una poetica non indifferente, dato che si sta parlando di un popolo che aveva un rapporto emblematico con la morte. Si pensi alle necropoli, le città dei defunti con dimore di fatto non abitate dal defunto, poiché non è più, e strade mai calpestate dai suoi residenti. In una di queste, per la precisione nella necropoli di Monteruzzi, v'è la tomba detta "Dell'Orco": nei dipinti sulle pareti per tributare il defunto, oltre all'interessato, v'è un miscuglio di divinità etrusche e riferimenti ellenici, tra cui spicca in particolare un Polimeno accecato da un Ulisse ormai stinto.

La copertina dell'album di Ciclope richiama proprio questo gigante, più imponente che mai rispetto all'individuo in basso, sinistro nel suo mantello ma sminuito dal teschio colossale. Con questa nuova fatica, i Voltumna seguono con tenacia la via dei precedenti album e pongono una maggiore attenzione al concept, mirato e ben riuscito. L'apertura è più un'intimidazione che altro: il titolo Entering The Wrong Circle fa subito capire che non si è ben accetti, che ci si è intromessi in qualcosa a cui non si dovrebbe assistere. I primi nervosi e stizziti dissensi sono avvertiti nelle vocals recitanti i molteplici aderenti, ma ormai è troppo tardi, ci siamo dentro e l'unico modo per salvarsi è arrivare alla fine di questo viaggio alla deriva del tempo. Lo stile dell'album è ben definito, sempre caro ai suoi punti di riferimento, tra sprazzi di Septicflesh, Dimmu Borgir e simili sparsi qua e là, ma potremmo riconoscere effettivamente due sezioni dell'album distinte da alcuni cambi di stile. La prima parte, fino a Cosmos, è arricchita da una maggiore presenza di synth e tonalità orientaleggianti, il tutto condensato in una furia sinfonica sorretta da un basso macignoso, duro, e che ben rende l'idea di The Megalithic Circle. Il synth all'inizio di questo brano è praticamente un trance pad, alimentante la vocazione ritualistica di questa prima sezione. Fin qui non si assiste a qualcosa di particolarmente innovativo, o in grado di dare ai Voltumna quel tocco in più, ma in generale va consolidandosi l'idea di aver davanti un buon lavoro. Tonalità più energiche ci aspettano in Cosmos, ma per qualche motivo presenta un continuo fruscio che disturba e sporca tutto il brano. Si spera non sia un effetto voluto, o che sia un problema del materiale disponibile, ma ciò rende di fatto poco godibile un brano che nel suo ritmo sempre sostenuto e negli accordi infonde la carica per la seconda parte dell'album.

Con La Furia dei Ciclopi si ha l'unico brano con il titolo in italiano, e si ha una prima virata verso sonorità più cattive, meno atmosferiche ma non per questo meno evocative. Il nervoso tremolo della chitarra è sostenuto da un turbine di batteria, è ciò rende bene l'idea di titanici umanoidi impegnati nella loro opera di distruzione, con tanto di furiosi scream e growl richiamanti il titolo. Da qui, il resto dei brani discende ancora di più nei meandri della terra, anelando allo stesso tempo all'astrale ed enigmatico mondo delle divinità. Più cupo, più corposo, il suono si appesantisce mentre il songwriting si fa più interessante. Hybris è la sferragliata probabilmente più apprezzabile dell'album, con un riff isterico alternato a parti più cadenzate, ma non impedisce alle altre tracce di brillare. La disposizione dei brani, vista nel suo complesso, è fortuitamente o volutamente un crescendo di qualità. In particolare gli ultimi quattro brani giocano e vincono un tiro alla fune contro i primi, risultando abbastanza variegati e decisamente convincenti. Ci son anche dei veri e propri giochi metaforici a livello musicale, come in The Double Spiral; i due vortici, ritmica e melodia, per quasi tutto il brano infuriano sincroni e impetuosi, ma verso la fine qualcosa li sfasa e iniziano così a sbandare in due direzioni diverse, deformando il tempo catturato al loro interno. I synth lead e pad usati risultano ancora ben fatti, meno industrial, mai eccedenti in manie di protagonismo e con l'intento ragionato di dar contesto ai brani, senza l'audacia del voler imprimere nella mente iconiche sinfonie.

Con i passi pesanti di When Giants Walk This Earth ci si avvia verso la fine di questo viaggio intrapreso incautamente, e con l'ultima traccia si sborda affacciandosi per un istante sul divino, laddove è superato l'ordine convenzionale e il futuro s'inverte col passato. Negli ascolti ripetuti, Ciclope è un album che non induce l'ascoltatore a bruschi cambi di giudizio, bensì consolida le prime impressioni, pertanto se alcuni elementi son piaciuti, verranno apprezzati ancora di più col tempo, ma lo stesso varrà per quelli meno graditi. Nel complesso, la produzione dell'album è decisamente buona e solida, a parte qualche difetto da chiarire e una ricerca ancora in corso sul proprio sound. Un altro neo è nel songwriting, il quale pecca un po' d'ingenuità compositiva in alcune parti, ben eseguito ma non memorabile. Tuttavia, tra gli alti e bassi l'ago della bilancia tende verso i primi, magari non in maniera schiacciante, ma in quanto a intenti e resa generale i Voltumna hanno sicuramente prodotto un disco interessante. Oltretutto, il blackened death con tinte sinfoniche è un genere che richiede una certa cura per non risultare pomposo e banale, e Ciclope sembra essere conscio di ciò. L'album riesce quindi a risultare bello, potente e godibile, senza tuttavia fare il passo più lungo della gamba, umana o ciclopica che sia.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
62.04 su 65 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Extreme Metal Music
Death / Black
Tracklist
1. Entering The Wrong Circle
2. Collapsed Island
3. The Megalithic Circle
4. Cosmos
5. La Furia Dei Ciclopi
6 Divine Bloodline
7. Hybris
8. The Double Spiral
9. When Giants Walk This Earth
10. Sublime Astral Conception
Line Up
Haruspex (Voce, Chitarra)
Phersu (Voce, Basso, Programmi)
Augur Veii (Batteria)
 
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