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A Life Divided - Echoes
31/01/2020
( 371 letture )
Il 2020 è appena cominciato e se ci guardiamo indietro possiamo affermare con sicurezza che, tra tutte le mode passeggere e non, quella che è riuscita ad essere più ingombrante e ad interessare la maggior parte dei settori artistici è la fascinazione e la riesumazione dell’amore per gli anni ’80, con tutti gli annessi e i connessi che questa decade porta con sé: dall’iconicità raggiunta dalle serie tv Stranger Things fino all’esplosione della vaporwave, gli scintillanti stereotipi eighties sono tornati alla ribalta e hanno lasciato la loro scintilla nella cultura pop attuale, che va pian piano affievolendosi, ma senza mai scomparire del tutto.
Perché questa introduzione? Beh, perché basterebbe osservare l’artwork di Echoes, il nuovo album dei tedeschi A Life Divided, per capirlo: l’interno di un’automobile in uno stile fortemente stilizzato e illuminato da luci al neon blu e rosa, che si affaccia su un panorama dominato da palazzi dal gusto futuristico. In pratica potrebbe essere un frame estrapolato da Drive di Nicolas Winding Refn e ci si potrebbe aspettare benissimo musica in stile Kavinsky o Electric Youth, elettronica dominata da synth ariosi e cassa dritta con immancabili ritornelli pop. E indovinate: non siamo poi così lontani da tutto ciò, anzi.
Gli A Life Divided non sono dei novellini, infatti sono sulle scene dal 1999, dapprima con il nome di Cydonian e poi dal 2003 con quello attuale. Se la proposta del gruppo affonda le radici nel gothic metal, con gli anni questa influenza è andata del tutto scemando a favore di strutture ben più lineari ed ammiccanti, che di dark mantengono solo un velo superficiale, ma quasi impalpabile.
Dopo quindi cinque album in studio che han via via plasmato sempre meglio il sound dei tedeschi, AFM Records si appresta ad immettere sul mercato Echoes, che potrebbe benissimo segnare un punto di arrivo (o forse di partenza) per la band, dal momento che in questo disco emerge una personalità tutto sommato riconoscibile e forte abbastanza per poter dare qualche soddisfazione ai cinque ragazzi di Geretsried.

Anni ’80 dunque; l’avvio con Hello Emptiness non potrebbe essere più eloquente di così: una base soffice del retrogusto industrial accompagna la voce di Jürgen Plangger, immersa in un mare di riverberi e delay, ma quando poi esplodono i lead synth si entra davvero nel vivo dell’album, con una dichiarazione d’amore più che esplicita verso tutto quel mondo synth-wave tanto caro soprattutto al tastierista e produttore Erik Damköhler. Di metal, diciamolo subito, ce n’è poco; semmai possiamo azzardare piuttosto un background hard rock con alcune soluzioni tipicamente metalcore che vengono impiegate sporadicamente, ma senza mai sovrastare le tastiere e i sintetizzatori, con l’unica eccezione rappresentata da Anybody Out There, che sfrutta addirittura le harsh vocals.
Il primo brano ingrana la marcia e l’album inizia a crescere con il singolone Dry Your Eyes, che impiega maggiormente le chitarre e regala un ritornello impossibile da non cantare, sulla falsariga degli Europe dei bei tempi. La pronuncia inglese di Plangger tuttavia non è eccelsa e spesso l’accento tedesco emerge con forza facendo storcere un po’ il naso.
Fondamentalmente non ci sarebbe molto altro da dire sulla musica contenuta in questo Echoes, poiché i tredici brani contenuti nel disco si muovono bene o male sulle stesse coordinate, con pochi sussulti. C’è poi la volontà di rendere ogni pezzo fortemente corale, probabilmente per coinvolgere maggiormente l’audience durante i live; ma questa caratteristica torna prepotentemente in molte band di area tedesca che propongono un rock radiofonico dal forte appeal live. Gli A Life Divided non fanno eccezione, ma anzi esasperano questo aspetto a dismisura.
Proseguendo con la scaletta Confronted ricorda di molto i Linkin Park post Meteora e si discosta un pochino dal mood anni ’80 per andare a pescare da quel nu metal annacquato che andava tanto di moda nei primi anni 2000; al contrario la seguente Enemy richiama all’inizio i Nine Inch Nails, per poi tuffarsi in un ritornello a mo’ di inno da pugno alzato al cielo che stempera l’atmosfera dark per ritornare invece ad un mood festaiolo perfetto per un festival tedesco.
Merita una menzione anche Rock’n Roll Star, che sembra un brano partorito da Bon Jovi durante una serata in discoteca, non fosse per l’intermezzo chitarristico di sapore neoclassico che sembra inserito a forza e rovina un po’ il risultato finale.

La tracklist continua e forse alla fine dei giochi risulta anche piuttosto prolissa, soprattutto perché i restanti brani non hanno proprio nulla di particolare che li faccia risaltare rispetto agli altri. Ma soprassediamo per un attimo su questo e proviamo a valutare l’album nel suo complesso: gli A Life Divided hanno costruito un repertorio di canzoni ultra catchy e legate a doppio filo ad un immaginario che oggi è fortemente attuale, sebbene sia riconducibile a qualcosa di ormai datato. Non troverete quindi innovazione in questo album, bensì un piacevole pot-pourri di influenze e stili synth-wave, pop, elettroniche e rock, con qualche accenno metal, ma mai in modo eccessivo, per rendere il disco appetibile a una fetta più ampia di ascoltatori. Echoes è una raccolta di pezzi che, come suggerisce l’artwork menzionato in apertura, che funziona benissimo durante un viaggio in auto, magari durante la notte su un’autostrada deserta. Insomma, un album gradevole, ma che non fa sussultare. La speranza è che gli A Life Divided concentrino ancora meglio la propria proposta musicale per regalarci un nuovo disco ancor più focalizzato e bilanciato. Per ora un applauso all’idea e alla produzione – limpida e ben equalizzata – ma i tedeschi possono spingere l’asticella ancora più in alto e hanno tutte le carte in regola per farlo.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
30 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2020
AFM Records
Electro-Rock
Tracklist
1. Hello Emptiness
2. Dry Your Eyes
3. Addicted
4. Confronted
5. Enemy
6. Rock 'N' Roll Star
7. Far
8. Anybody out There
9. Push
10. Servant
11. The Ordinary
12. Circles
13. Forevermore
Line Up
Jürgen Plangger (Voce)
Tony Berger (Chitarra)
Erik Damköhler (Chitarra, Tastiere)
Tobias Egger (Basso)
Korl Fuhrmann (Batteria)
 
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