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Red Death - Sickness Divine
02/02/2020
( 316 letture )
Vengono da Washington D.C. i Red Death e si propongono come gruppo emergente del crossover thrash hardcore statunitense. Cercando informazioni su di loro, non troverete granché di scritto, ma sarà impossibile non notare tutti i classici crismi che si attribuiscono alla mentalità DIY (Do It Yourself), quindi manifestini fatti a mano, concerti organizzati in venue improvvisate con altre band underground a fare gruppo, magliette di gruppi celebri a confermare l’appartenenza al genere e alla scena, rabbia sociale a palla. D’altra parte, basta guardare la composizione della band: un italiano, un messicano, un irlandese e un W.A.S.P. che magari è il nerd che a scuola nessuno vuole avere intorno. Più chiaro di così che si tratta di "emarginati" in cerca di riscatto sociale attraverso la musica, non potrebbe essere. Sickness Divine è il loro terzo album ed esce sotto Century Media, quindi non proprio la più underground delle etichette, ma artwork di copertina, produzione e tematiche affrontate non potrebbero essere più in linea col classico trademark thrash/hardcore.

Sickness Divine è quindi un album che all’apparenza si schiera per la più diretta ortodossia in ambito crossover, con copertina shock e undici tracce sparate, senza tanti fronzoli e tanta rabbia. In realtà, le cose non stanno proprio così. I Red Death hanno infatti in mente qualcos’altro e, se da un punto di vista di immagine e attitudine è senz’altro la componente hardcore a fare più evidente mostra di sé, musicalmente i quattro sono invece fortemente insediati sul lato thrash della proposta. Naturalmente partiamo di un genere che dell’ibridazione con l’hardcore fa la sua ragione di esistenza, quindi questa componente resta in bella vista, ma la tecnica messa in campo è decisamente di livello più elevato di quella che si associa in media agli act hardcore e, a parte qualche sfuriata, più che benvenuta, in generale le canzoni si sviluppano più su un roccioso e potente thrash quadrato e tecnico, che rimanda a band quali Metallica, Sacred Reich e, in maniera appena più latente, ai Suicidal Tendencies di Rocky George. La dicotomia tra riff cadenzati, assoli tecnici e melodici ed esplosioni hardcore è senz’altro l’elemento più evidente di Sickness Divine, così come il cantato del bassista Chad Troncale, una via di mezzo tra Lou Koller e Rob Dukes, che tiene quindi il piede più sul lato hardcore, salvo poi tentare qualche sortita di "cantato" vero e proprio, lasciandosi però alle spalle la sensazione che ci sia ancora qualcosa da aggiustare. Elemento trainante sono comunque le due chitarre, che garantiscono l'apporto tecnico e melodico per eccellenza del gruppo e tengono anche le fila dello sviluppo dei brani, dettando tempi ed umori.
Cosa c’è di più cliché per un disco thrash di aprirsi con un arpeggio melodico che poi sfocia in un riff metal? Ecco a voi servita la titletrack, che sceglie la via del riffing cadenzato alla The American Way, mentre Face the Pain e Sword Without a Sheat ibridano perfettamente thrash e hardcore. Forse il risultato migliore lo si ottiene tra Sheep May Unsafely Graze, Path of Discipline e (Refuse to Be) Bound By Chains, che parte con un arpeggio e assolo melodico che tanto fa (You Can’t) Bring Me Down, per poi aprirsi ad un riff thrash che ingloba anche schegge hardcore e poi chiude con il solito andamento cadenzato. Ravage è invece un missile hardcore puro, mentre Exhalation of Decay è un brano articolato e ricco di chiaroscuri, che dà spazio al basso nella prima parte e poi apre ad un riffone martellante, alla Skullkrusher, che nella seconda parte del brano non riesce però a frenare il ritorno della velocità deragliante, mostrando anche le capacità della band di gestire un minutaggio appena più importante. Chiude la scolastica ma sempre piacevole cover di Death Comes Ripping dei Misfits. Da notare come la band trovi spazio e tempo anche per due strumentali, che senza cambiare realmente le sorti del disco, confermano la volontà di dare un assetto più completo e variegato a Sickness Divine.

Non sempre attitudine fa rima con qualità. Per i Red Death, che nascono nel 2013 e sono al loro terzo album, probabilmente ancora non è arrivato il momento del salto di qualità vero. Il gruppo dimostra di avere già adesso degli elementi che lo possono portare in alto: motivazione, idee chiare e volontà di scrivere la propria storia. Tecnicamente i Red Death sono già a livelli più che buoni e su Sickness Divine si percepisce in maniera chiara che ci sono tutte le carte per andare oltre il semplice buon disco di revival thrash che farà la gioia di qualche nostalgico senza poi lasciare traccia di sé. Per adesso, in ogni caso, è giusto riconoscere che i brani funzionano e tutto è al suo posto senza alcun cedimento per i 34 minuti di durata dell’album. In prospettiva, una band da tenere d’occhio, potrebbero riservare grandi soddisfazioni.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2019
Century Media
Thrash Core
Tracklist
1. Sickness Divine
2. Face the Pain
3. Sword Without a Sheat
4. The Anvil's Ring
5. Sheep May Unsafely Graze
6. Path of Discipline
7. (Refuse to Be) Bound By Chains
8. Dreadful Perception
9. Ravage
10. Exhalation of Decay
11. Death Comes Ripping
Line Up
Chad Troncale (Voce, Basso)
Ace Mendoza (Chitarra)
Will Wagstaff (Chitarra)
Connor Donegan (Batteria)
 
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