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Paul Chain - Alkahest
08/02/2020
( 592 letture )
A livello artistico Paul Chain, nel bene e nel male, rientra sicuramente tra i nomi più interessanti e più influenti del panorama metal italiano. Nel corso della sua importante militanza con i Death SS iniziò già a muoversi in altre direzioni, gettando le basi per la il suo futuro musicale, per quello che avverrà dopo lo scioglimento dei Death SS nel 1984. Nascono così i Paul Chain Violet Theatre e con loro giungeranno cambiamenti stilistici e tematici, dando il via a un lungo percorso fatto di sperimentazione.
In mezzo a questo mare di ep si arriva alla pubblicazione (stavolta semplicemente sotto il nome di Paul Chain) di Alkahest nel 1995, album di un certo peso per quanto concerne il doom, in cui ad affiancare il mastermind troviamo Lee Dorrian, personaggio di grosso calibro, considerando la sua militanza nei come cantante nei Napalm Death e nei Cahtedral.

Alkahest è un lavoro di indiscussa qualità, così come buona parte della produzione di Paul Chain, ad oggi un po’ caduto nel dimenticatoio, vuoi per il fatto che non si tratti di un artista e di un disco per tutti, vuoi per la difficoltà nel reperirlo. Di certo al di là dei mille aspetti controversi del musicista pesarese, Alkahest è una perla del doom, un disco massiccio (che si avvicina all’ora di musica), oscuro e ben a fuoco a livello contenutistico (in linea con il resto delle produzioni di Paul Chain), musicalmente coerente e ben prodotto, a certificare che esso non fosse solo un fenomeno dell’occulto, ma un musicista con buone qualità, buone idee e con la capacità di tirarle fuori e renderle reali (di fatto la sua discografia è bella sostanziosa).

Alkahest si apre mostrando il suo primo volto, quello che si rifà maggiormente ai Black Sabbath, costituito dalle prime canzoni, cantate da un Paul Chain in modalità Ozzy Osbourne: le canzoni hanno un piacevole sapore doom anni ’70, influenza che nella seconda parte si alleggerirà, ma che non andrà mai completamente persa, visto che i suoni di Iommi e dei Black Sabbath sono il primo riferimento di Alkahest. Sono canzoni scandite da riff di chitarra e ritmiche massicce, in cui di tanto in tanto saltano fuori assoli di chitarra ben inseriti, dal buon gusto melodico e tastiere ad arricchire il sound, a dare profondità alle atmosfere che si vanno a creare. Tutto ciò lo si riscontra nelle prime cinque canzoni: Roses of Winter, Living Today, Sand Glass, Three Water e Reality. Diventa così immediatamente chiaro perché Alkahest sia uscito sotto il solo di nome Paul Chain: nelle composizioni emerge tanto la personalità di Paolo Catena così come emergono le sue qualità da cantante e polistrumentista e il suo estro compositivo (ovviamente al di là di questo bisogna fare un plauso a tutti i musicisti presenti nel disco, che traccia dopo traccia fanno il loro lavoro magistralmente, creando sfumature e arricchendo notevolmente il suono).

Viene quindi il turno del celebre vocalist inglese Lee Dorrian, immenso valore aggiunto all’album (anche in fase di scrittura), che apre il suo set con Voyage to Hell, canzone che spacca l’album: le chitarre si fanno ancora più dure nelle ritmiche e taglienti nelle parti soliste, accompagnate da una tastiera che dona un ulteriore tocco di oscurità all’opera. Il grande cambiamento ovviamente è dato dal cantato, più elegante e rivolto al passato con Paul, più rude e graffiante con Dorrian (in linea con la sua identità, con lo stile che manifesta con i Cathedral), volendo più al passo con il doom moderno un po’ più “spinto”, capace di essere cupo e maligno al punto giusto, senza mai esagerare o sfociare in sottogeneri del doom più estremi (e quindi senza perdere musicalità, cosa non da poco). Si susseguono poi l’imponente Static End e la rilassata Lake Without Water, che con la sua chitarra acustica e la sua tastiera a interrompere per un attimo il ritmo incalzante e martellante di Alkahest, per poi arrivare alla fine con la potentissima Sepulchral Life.

Alkahest è forse l’opera più importante di Paul Chain, ormai un classico, nonché uno dei dischi doom più rilevanti, seminali nel panorama italiano e una perla di indiscusso valore in termini generali, anche in rapporto con l’estero, con Paesi dove tale genere è decisamente più caratteristico e diffuso. A venticinque anni dall’uscita di Alkahest, arco di tempo in cui il doom ha trovato un suo seguito e una sua evoluzione, l’ascolto resta ancora sorprendentemente piacevole e attuale. Non si può che consigliare a tutti Alkahest, un’opera da riscoprire (o da rispolverare per chi l’ha conosciuta ai tempi della sua pubblicazione), dall'immenso valore storico e musicale, carica di stile e di estro.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
88 su 6 voti [ VOTA]
Graziano
Mercoledì 12 Febbraio 2020, 19.24.20
5
Preso anni fa la remaster su cd insieme ad altri suoi album. Che dire, fosse uscito in UK ne parleremmo come classico del genere....
Masterburner
Lunedì 10 Febbraio 2020, 9.33.58
4
DIsco di valore, ma secondo me non raggiunge le vette dei lavori precedenti
duke
Domenica 9 Febbraio 2020, 11.02.26
3
...ottimo disco.....come sempre paul chain non delude le aspettative.....resta un autentico punto di riferimento per il metal italiano.....e gli ospiti danno un valore aggiunto a questa gemma preziosa.....
Diego75
Domenica 9 Febbraio 2020, 10.09.42
2
Comprato ai tempi quando usci'.....posso solo dire che e' un bellissimo disco...molto classico ed originale allo stesso tempo....poi vedi gli ospiti che hanno partecipato ....detto tutto 90 come voto!
Lizard
Sabato 8 Febbraio 2020, 13.47.12
1
Disco immenso di un artista enorme. L'ho ascoltato allo sfinimento quando usci', comprato al volo e custodito gelosamente.
INFORMAZIONI
1995
Godhead Records
Doom
Tracklist
1. Roses of Winter
2. Living Today
3. Sand Glass
4. Three Water
5. Reality
6. Voyage to Hell
7. Static End
8. Lake Without Water
9. Sepulchral Life
Line Up
Paul Chain (Voce nelle tracce 1-2-3-4-5, Chitarra, Organo)
Fabrice Francese (Basso)
Sandra Silver (Synth nella traccia 3)
Lu Spitfire (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Lee Dorrian (Voce nelle tracce 6-7-8-9, Cori nella traccia 3)
Paul Dark (Chitarra acustica nella traccia 8)
Andrea Seki (Liuto nella traccia 8)
Roberto Iacomucci (Basso nella traccia 8)
Mario "Broz" Mariani (Tastiere nella traccia 6)
Andy Rosati (Tastiere nella traccia 4)
Nembo (Cembalo nella traccia 2)
Eric Lumen (Batteria nella traccia 6-7
 
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