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Hades (NO) - The Dawn of the Dying Sun
08/02/2020
( 425 letture )
Gli Hades, poi divenuti Hades Almighty per motivi di omonimia con gli Hades americani, sono stati una delle realtà più importanti ed influenti della corrente black/viking del Nord Europa. Fondati nel 1992 da Jørn Inge Tunsberg, membro anche della prima incarnazione degli Immortal e dei mitici Old Funeral e salito agli onori delle cronache a causa dell’incendio della stavkirke di Åsane insieme a Varg Vikernes per il quale si fece anche un paio di anni in galera, e dal batterista Remi Andersen, i Nostri furono tra i primissimi a sperimentare forme più epiche di black metal e ad inserirvi tematiche relative ai vichinghi.
Gli Hades, però, rispetto a band anche più famose ascrivibili allo stesso filone, come Enslaved e Windir, svilupparono il loro sound in una maniera abbastanza originale fin dalla demo d’esordio Alone Walkyng; lo stile del combo di Bergen infatti è imperniato su un black metal dalle tinte epiche, spesso cadenzato, ma che mantiene un’attitudine fondamentalmente raw che verrà sgrezzata solo con il cambio di nome, che marcherà un netto cambiamento anche di ambientazioni e immaginario.
The Dawn of the Dying Sun, pubblicato nel 1997 dalla statunitense Full Moon Productions è il secondo disco della band, nonché ultimo sotto il monicker originale, e rappresenta la cristallizzazione e il perfezionamento definitivo dello stile degli Hades.
I riff delle chitarre di Tunsberg e Stig Hagenes, scritti dallo stesso mastermind durante la sua permanenza in carcere, sono sorretti da un sound più pieno rispetto al debutto …Again Shall Be, e resi più aggressivi da una distorsione più graffiante e meno pulita. Sono proprio le chitarre a costituire la vera e propria colonna portante di The Dawn of the Dying Sun, complice un deciso assottigliamento delle parti tastieristiche: risultano quasi del tutto assenti infatti i cori dal forte sapore nordico che erano stati largamente utilizzati nel disco di esordio.
Le ritmiche si attestano quasi sempre su mid-tempos e a volte su veri e propri slow-tempos: questo oltre a marcare una certa distanza rispetto alla stragrande maggioranza delle realtà coeve, sia in ambito black che in ambito più puramente epic/viking, è una caratteristica che aiuta molto a marcare la solennità e la potente carica epica che scaturiscono da ogni nota.

Il disco si dipana secondo questi stilemi per quasi tutta la sua durata, con highlights assolutamente degni di nota come la title-track, a cui è dato l’insolito compito di aprire le danze, o la bellissima Awakening of Kings, impreziosita dagli interventi tipicamente folk del fiddle, cordofono simile al violino, che si lega alla perfezione con il corposo tappeto sonoro creato da chitarre e basso, anch’esso distorto a dovere.
O ancora la malinconica Apocalyptic Prophecies (The Sign of Hades), in cui fa una delle sue poche comparse il synth, senza dimenticare le invocazioni della conclusiva Pagan Prayer in cui il vocalist Janto Garmanslund alterna al classico screaming un cantato-declamato molto evocativo.
Il vero capolavoro del disco, però, è una perla intitolata Alone Walkyng; non è una canzone inedita, essendo apparsa sul primo demo del gruppo, che prendeva il nome proprio da essa, ma fu registrata per essere inserita nel disco in questione, un po’ come accadde per Hecate (Queen of Hades) e Unholy Congregation, presenti nella tracklist di …Again Shall Be. Posta a metà disco, Alone Walkyng è una lunga cavalcata di dieci minuti, aperta dai semplici ma sognanti arpeggi in clean di Janto e continuata da riff epici, granitici, su cui Remi può far viaggiare la doppia cassa dando forma a patterns creativi e dinamici; l’atmosfera evocata è maestosa, monumentale, ma non abbandona mai quell’aggressività che ammanta l’intero disco eccezion fatta per il triste intermezzo di flauto The Red Sun Mocks My Sadness. Il testo di Alone Walkyng, poi, scritto in un inglese visibilmente antico, risulta essere una poesia di un tale Richard Chaucer nel XVI secolo, personaggio di cui però non si sa nulla al di fuori di questo collegamento musicale e, nel suo essere una specie di triste celebrazione dell’errare solitario di un uomo, è perfettamente in sintonia con le emozioni espresse dalla musica.

The Dawn of the Dying Sun è, in definitiva, un lavoro maturo e di pregevole fattura, che prende a modello gli stilemi (musicali, ma anche lirici) di un genere alla cui creazione hanno contribuito gli stessi Hades, per, in parte, superarli e creare qualcosa di assolutamente originale.
Un classico da riscoprire.

Then night, so pure, became
With the shining, ancient, moon
So cold and twilight grey
It is the dawn of the dying sun!



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
86.66 su 6 voti [ VOTA]
Pacino
Venerdì 14 Febbraio 2020, 8.17.24
3
Ce l'ho, buon lavoro di Black melodico. Voto 80.
Aceshigh
Sabato 8 Febbraio 2020, 18.16.26
2
Bellissimo esempio di black/viking. Lavoro veramente affascinante. I due pezzi “centrali” per me sono il picco di quest’album, ma da ricordare anche la title-track, come pure gli inserti folk di Awakening of Kings. Voto 88
Luca
Sabato 8 Febbraio 2020, 16.11.54
1
Primi due dischi capolavoro
INFORMAZIONI
1997
Full Moon Productions
Black
Tracklist
1. The Dawn of the Dying Sun
2. Awakening of Kings
3. Apocalyptic Prophecies (The Sign of Hades)
4. Alone Walkyng
5. Crusade of the Underworld Hordes
6. The Tale of a Nocturnal Empress
7. The Red Sun Mocks My Sadness
8. Pagan Prayer
Line Up
Janto Garmanslund (Voce, Basso, Chitarra acustica)
Jørn Inge Tunsberg (Chitarra, Tastiera, Voce secondaria)
Stig Hagenes (Chitarra)
Remi Andersen (Batteria, Voce secondaria)

Musicisti Ospiti
Tomas Hals (Fiddle, Scacciapensieri)
Øystein Fosshagen (Fiddle)


 
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