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Doomraiser - The Dark Side of Old Europa
09/02/2020
( 1240 letture )
Dal 31 gennaio 2020, il Regno Unito non fa più parte dell’Unione Europea. Un passaggio storico, che chiude la storia infelice di un sodalizio senza amore -almeno da una parte- e apre l’ennesimo periodo di transizione di una Storia antica come il Mondo, che ha sempre visto nell’Europa uno dei centri di maggior rilievo mondiale e quello da cui si è irradiato il colonialismo che ha dato vita al mondo così come lo conosciamo adesso. Visto in prospettiva storica, fa quasi sorridere il premio che nel 2012 vide l’Unione Europea come vincitrice del Nobel per la Pace: paradossalmente, si potrebbe intendere come un ringraziamento che il resto del mondo ha voluto dare all’Europa per gli ultimi e forse unici 70 anni di “pace” degli ultimi millenni. Tacendo naturalmente le stragi nella Ex-Jugoslavia e le conseguenze del colonialismo -non solo europeo- sui Paesi del bacino del Mediterraneo, piuttosto che la Guerra Fredda e tutti i suoi conflitti “sotterranei”. Insomma, l’Europa è sempre stata il continente “turbolento” per eccellenza, tanto al suo interno, quanto nella capacità di proiettare i propri conflitti su scala globale e se dal Dopoguerra ha perso questo ruolo grazie all’Unione Europa, gigante economico quanto nano politico e militare e ha accettato la nomea di Vecchio Continente, questo non può e non deve far dimenticare quello che la storia di Europa ha significato per il resto del Mondo, nel bene e nel male.
Sono passati quattro anni dall’uscita di Reverse (Passaggio Inverso), album che segnava un punto di cambiamento significativo per i capitolini Doomraiser. Un passaggio -appunto- importante che forse ha richiesto del tempo per essere metabolizzato a fondo. Tempo che ascoltando il nuovo The Dark Side of Old Europe, oltre a segnare il ritorno di Giuseppe Nantini, si scopre ben speso nella realizzazione di un nuovo album che divenisse un tassello fondamentale della discografia della band, a partire dal concept, per proseguire col lato musicale.

Pur non trattandosi di un concept album nel vero senso della parola, The Dark Side of Old Europe riprende in gran parte le tematiche espresse in apertura, concentrandosi essenzialmente sugli effetti del colonialismo e della diffusione del cristianesimo, con gli stermini provocati, l’assoggettamento culturale e il conseguente sradicamento dei culti nativi o di quelli considerabili “concorrenti” e, da un altro punto di vista, si concentra sulla diffusione dei vari culti esoterici sotterranei alla religione ufficiale.
A livello musicale, la resa di questo concept si concentra particolarmente nell’asciugamento dei brani, mediamente più corti che in passato, con un ricorso sicuramente inferiore agli elementi psichedelici e stoner, comunque presenti e in una generale atmosfera cupa, ossessiva, pesante al limite dell’asfissia, senza per questo lambire i confini del funeral doom. Numerosi i passaggi in acustico, gli assoli e gli intrecci chitarristici, che donano mutevoli coloriture a riff monolitici che tolgono letteralmente il fiato, in perfetto stile Cathedral, primissima influenza che attraversa tutto il lavoro, assieme a quella dei Candlemass. Notevolissima la prova di Nicola Rossi, che varia le proprie interpretazioni da brano a brano e anche all’interno delle singole canzoni, utilizzando sia timbriche pulite e solenni che un semigrowl ferino, con passaggi più lunghi e melodici, piuttosto che aggressivi e ritmici, a seconda dell’esigenza. Il risultato è davvero di alto livello, così come di alto livello risulta il lavoro di arrangiamento, nel quale Rossi inserisce con cura parti di sintetizzatore, che integrano il mastodontico apporto del resto della band. Parlando dei brani, dopo il pesantissimo e psichedelico intro Passage (vagamente reminiscente l’intro di Sub-Basement dei Pentagram) è impossibile non rimanere colpiti da Chimera, singolo e video che hanno anticipato il disco, con un andamento sostenuto, grazie ad un riff pesante come un travertino di cemento armato, ma dotato di un buon groove, sul quale Rossi intesse la propria linea melodica prevalentemente in pulito. Più lenta, rutilante e ossessiva la titletrack, che in compenso presenta uno dei bridge più melodici e “accattivanti” dell’album e un bel break acustico che spezza il lentissimo e cinereo riff centrale lanciando l’ottimo e lungo assolo conclusivo. Tauroctony (The Secret Cult of Mithras) è senza dubbio uno dei brani centrali del disco, con un bellissimo quanto imponente riff accompagnato da un arpeggio e dal cantato di Cynar che ricorda quello di Robert Lowe sulle strofe; l’andamento avvolgente quanto stritolante del brano conosce sul finale un cambio di dinamica fantastico, giustamente sottolineato dal sintetizzatore. Gran pezzo, niente da dire. Terminal Dusk si segnala per l’ottimo bridge e per l’ennesimo andamento lento e solenne che però da meta brano mostra una evoluzione interessante e movimentata, la quale forse non giustifica in ogni caso il minutaggio del brano, il più lungo dell’album. La parte finale di The Dark Side of Old Europa si divide tra l’ottima Häxan, solenne, epica e melodica e la conclusiva Loathsome Explorer Interpolation, altro ottimo esempio di ispirazione Cathedral/Candlemass personalizzata ed esaltata dalle qualità dei Doomraiser, con tanto di leggero aumento di dinamica e finale con monito declamato da Cynar. Tra le due tracce fa la sua comparsa Continuum Pt. 1 (Suspended in Darkness), strumentale d’atmosfera non particolarmente incisivo, nel quale fanno la loro figura organo e flauto.

La storia della vecchia Europa è sicuramente un argomento affascinante e il doppio taglio dato dai culti misterici da un lato e dal colonialismo culturale e religioso dall’altro, costituisce una doppia chiave di lettura piuttosto interessante ed originale, che non sceglie il pietismo retorico, né l’occultismo “iniziatico” teatrale quanto vuoto. Musicalmente siamo davanti ad un gran bel disco: The Dark Side of Old Europe recepisce infatti qualche ulteriore aggiustamento rispetto agli album del passato e proietta il gruppo nel futuro, senza per questo snaturarne l’identità, che resta fortissima ed ancorata tanto al cantato di Rossi quanto alla capacità di utilizzare il bagaglio doom/stoner al meglio, con qualità compositive ed esecutive di rilievo assoluto. La band sa ormai quello che vuole ottenere e riesce ad evitare lo scoglio della ripetizione con personalità ed elaborando un concept che permea l’album non solo a livello lirico. Forse c’è ancora qualche particolare che impedisce ad un album altrimenti perfetto, di librarsi definitivamente verso lo status di capolavoro, ma è innegabile che lasciando scorrere la musica si finisce per assuefarsi alle spire avvolgenti e mortali del gruppo, lasciandosi trasportare senza più opporre resistenza, in un oblio dei sensi che solo l’ascolto ripetuto riesce a vincere. Un non difetto che conferma invece l’uniforme e alto livello della release e l’importanza della discografia dei Doomraiser, che può oggi vantare cinque album di spessore internazionale, senza passi falsi. Una certezza assoluta di qualità.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
85.2 su 5 voti [ VOTA]
Diego75
Mercoledì 12 Febbraio 2020, 14.31.11
2
Premetto che il sottoscritto ha dei gusti molto particolari nell' ambito metal...e tante volte qualcuno mi manda a fare in c... per quello che scrivo...ma di questa band non posso altro che parlare bene...una nostra piccola realta' nostrana che propone dell' ottimo zoom o meglio del dark metal di ottima fattura...anche qui i ragazzi hanno dimostrato di aver prodotto un ottimo album...belle come sempre le tematiche proposte...i suoni a cavallo fra fine anni 70 e 80...spaccano di brutto...spero per loro in un futuro più che roseo...posso solo augurare a tutti loro il meglio....Grandi!
InvictuSteele
Lunedì 10 Febbraio 2020, 22.45.40
1
Favoloso. Punto.
INFORMAZIONI
2020
Time to Kill Records
Doom
Tracklist
1. Passage
2. Chimera
3. The Dark Side of Old Europa
4. Tauroctony (The Secret Cult of Mithras)
5. Terminal Dusk
6. Häxan
7. Continuum Pt. 1 (Suspended in Darkness)
8. Loathsome Explorer Interpolation
Line Up
Nicola Rossi (Voce, Sintetizzatore)
Marco Montagna (Chitarra)
Giuseppe Nantini (Chitarra)
Andrea Caminiti (Basso)
Daniele Amatori (Batteria)
 
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