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Crypt Sermon - The Ruins of Fading Light
10/02/2020
( 784 letture )
Ci eravamo lasciati circa non più tardi di quattro anni fa, il titolo era Out of the Garden e si trattava dell’esordio ufficiale dei Crypt Sermon; nati nel 2013 e originari della città dell’amore fraterno, questi cinque musicisti si sono presentati con un’uscita targata Dark Descent Records che rappresentava, volutamente, un tributo alla maestosità dell’epic doom nella sua forma più genuina attraverso sette brani che lasciavano ben sperare per il futuro. Ecco, il futuro è divenuto presente e i Nostri sono tornati sulle scene, stessa label, stesso genere (o quasi) ma abbiamo decisamente alzato l’asticella. The Ruins of Fading Light è una ventata d’aria fresca sul panorama, anche grazie ad una formazione ben collaudata che vede come unico cambio rispetto al precedente lavoro il notevole innesto di Frank Chin, già bassista dei Vektor, band molto lontana dai Crypt Sermon a livello di sonorità e dal coefficiente di difficoltà tecnica decisamente superiore.

Dopo un inizio che porta alla mente addirittura sonorità oscure in stile symphonic black, con lo strutturarsi dell’opener The Ninth Templar (Black Candle Flame) riaffiorano le vere influenze che fanno da colonna portante al platter: Candlemass, Solitude Aeturnus, Trouble sono i paragoni più naturali spendibili e ai quali ci sentiamo di aggiungere una spruzzata di sound made in Nevermore e, in generale, di svariate tinte epic metal. La voce di Brooks Wilson, in passato anche bassista del gruppo, curatore dell’artwork e novello imitatore estetico di Bon Scott, si distanzia in vari frangenti dalla canonica ugola doom cristallina; non disdegna infatti l’uso di harsh vocals man mano che la nota si fa acuta, sebbene a volte il risultato appaia leggermente forzato e in linea di massima riesca a dare il meglio di sé su registri medi. La coppia di chitarre Jansson-Lipczynski è una sicurezza se parliamo di dover aggredire l’ascoltatore e portarlo su terreni oscuri, basti pensare al principio di Christ is Dead, un titolo programmatico delle tematiche religiose qui affrontate, oppure ai passaggi presenti sul finire della seguente The Snake Handler, un concentrato di angoscia mista ad inquietudine creata come solo i Maestri del genere possono permettersi. La sezione ritmica composta dal già citato Chin e dal batterista boliviano Enrique “Reek” Sagarnaga fa il suo, diciamo che non si fa notare né in senso positivo né al suo contrario, si limita a svolgere il dettato senza guizzi specifici. Il livello medio delle composizioni si mantiene su elevati standard, non occorre andare “in focus” su un particolare brano piuttosto che un altro perché il vero punto di forza dei Crypt Sermon giace nelle pieghe della compattezza, della connessione che per certi versi è addirittura esasperata e porta ad esagerare il minutaggio di alcune canzoni; esempio perfetto è la conclusiva title track, la quale riesce a risplendere solamente in anticamera della fine grazie ad un passaggio parzialmente preso in prestito da Pepper Keenan, in chiusura di Bury me in Smoke, direttamente dagli anni novanta.

Non serve sprecare troppe parole per tirare le conclusioni su questo The Ruins of Fading Light: album abbastanza canonico che si differenzia dall’esordio per l’aggiunta di inserti non necessariamente doom che riescono a penetrare alla grande nel “nuovo” sound del gruppo, presenta una decina di canzoni che non solo si lasciano ascoltare la prima volta ma invitano volentieri al bis (e anche al tris). Gli statunitensi hanno fatto centro per la seconda volta, non solo grazie alla sapiente miscela aggiuntiva di heavy/epic ma anche per la loro genuina attitudine, la quale ha trovato terreno fertile nelle orecchie e nei gusti dei doomster, nuovi o vecchi che siano, di questo mondo. Il consiglio è di non lasciarsi sfuggire questa uscita, colpo di coda di un 2019 veramente ricco di sorprese.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
95.85 su 7 voti [ VOTA]
Tatore
Giovedì 13 Febbraio 2020, 13.01.31
3
Buon disco, con una bella atmosfera e buoni assoli. L'ho ascoltato abbastanza l'anno appena passato e l'ho messo tra gli album preferiti.
Maurizio
Mercoledì 12 Febbraio 2020, 18.02.55
2
Avevo letto ovunque che fosse il disco del millennio... l'ho ascoltato su youtube (di difficile reperibilità) e non mi sembra il disco che rivoluzionerà il mondo. Un onesto heavy epic doom, voto 70. Ben superiore Codex atlanticus, a mio parere
Analizzatore
Lunedì 10 Febbraio 2020, 18.26.21
1
Bel dischetto che altrove viene impropriamente valutato con maggiore generosità (personalmente non andrei oltre il 75). Band valida, piacevole ascolto.
INFORMAZIONI
2019
Dark Descent Records
Doom
Tracklist
1. The Ninth Templar (Black Candle Flame)
2. Key of Solomon
3. Our Reverend's Grave
4. Epochal Vestiges
5. Christ Is Dead
6. The Snake Handler
7. Oath of Exile
8. Enslave the Heathens
9. Beneath the Torchfire Glare
10. The Ruins of Fading Light
Line Up
Brooks Wilson (Voce)
Steve Jansson (Chitarra)
James Lipczynski (Chitarra)
Frank Chin (Basso)
Enrique Sagarnaga (Batteria)
 
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