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No-Man - Flowermouth
15/02/2020
( 452 letture )
Che Steven Wilson incarni l’essenza della versatilità è ormai appurato e lo si può sentenziare a posteriori soprattutto grazie a lavori come Flowermouth dei No-Man, uscito nel 1994 e protagonista di svariate reissues. Secondo album in studio della band, Flowermouth vanta la presenza di musicisti ospiti provenienti da retroscena musicali differenti, di cui molti sono vere e proprie icone. Si pensi per esempio a Robert Fripp dei King Crimson o a Mel Collins che, oltre alla militanza in quel gruppo, va ricordato per le innumerevoli collaborazioni compiute all’interno dei generi più disparati: dal rock al blues, dal progressive rock al jazz; e ancora quelle con i vari futuri membri dei Porcupine Tree. L’estetica della copertina dell’album costituisce un ottimo indizio per cogliere la trama dei brani che lo compongono: la luce azzurrina pare effettivamente impressa nel retrogusto di ogni pezzo, lasciando intravedere l’influenza dream pop che corona determinate parti dei brani.

L’opening track Angel Gets Caught In The Beauty Trap è l’emblema di questa apparente leggerezza che si schiude però in modo molto concreto e tangibile. Il suono del pianoforte propone continuità nel brano grazie al tema e agli accordi che nelle ottave più gravi conciliano la meditazione, mentre in altri punti si fonde col violino viaggiando in lande cariche di meraviglia, rese grazie alle singole note acute che hanno la capacità di ridestare le fantasticherie. Fondamentali per la riuscita impeccabile del brano sono gli assoli degli strumenti a fiato: ariosi, in linea col tono del pezzo, danno un valore aggiunto grazie al movimento che creano, all’orizzonte che svelano. Sax e tromba si susseguono precisi, puliti. L’andatura del pezzo è variabile, ma si preserva il carattere peculiare del brano senza cesure o fratture. La voce di Tim Bowness è intima, sussurrata ma non per questo poco pregnante o nitida. Inevitabilmente, poi, rimbombano internamente versi come "I fell in love/Only to cry in my sleep", capaci di sospendere il respiro. E il brano sostiene perfettamente oscillazioni come questa, marcando ogni impressione che scaturisce dopo aver ascoltato i vari istanti di questo capolavoro, incentivandole e facendole sfociare in assoli o digressioni accurate. You Grow More Beautiful, la seconda traccia, ha come carattere distintivo le percussioni che insieme al resto del comparto strumentale -come le graffianti chitarre elettriche- creano un groove ancora agrodolce. Il ritornello è molto nostalgico e orecchiabile, ma vi sono elementi che smascherano l’apparente spensieratezza che lì sembra trasparire. Anche Animal Ghost fa risaltare le percussioni, molto compatte insieme al basso e alle tastiere. Violini e flauto arricchiscono le sfumature del pezzo, inquieto ma che sa come tornare su lidi più sicuri con il pianoforte o le pennate leggere di chitarra. Il monologo finale di flauto interpreta ciò che le parole hanno suggerito fino a quel momento, lasciando penetrare sempre di più una dimensione di assenza e di mistero. Soft Shoulders inaugura atmosfere ancor più nuove. Il giro di basso molto catchy, gli effetti innovativi, la voce che varia dal ricordare gli Anathema all’assumere toni briosi sono miscelati per restituire un brano dallo stile moderno ma dai richiami solidi, con una struttura consistente. Si giunge poi a Shell Of A Fighter, brano che per certi versi evoca sonorità alla Porcupine Tree. Gli interventi solisti scorrono come brividi sulla schiena in più punti, spezzando il senso di malinconica familiarità che la chitarra acustica o le tastiere esprimono. La seconda parte del brano è onirica e ambiziosa: coniuga diversi elementi che potrebbero contraddirsi tra loro ma che qui sono in armonia. Richard Barbieri, chitarre e archi scompongono ciò che è univoco, direzionandolo in diversi sentieri. Teardrop Fall presenta dei tratti space rock, le percussioni sono molto incalzanti mentre altri strumenti come i violini procedono invece pianamente e la commistione risulta ben bilanciata. Le parti esclusivamente strumentali sono le più interessanti e articolate. La settima traccia Watching Over Me suona quasi come una preghiera privata da quanto è recondita. Inizialmente spiccano le chitarre che sottolineano quanto sia un brano introspettivo a partire dai lievi accordi che si intersecano con le percussioni e con la voce, per poi tradursi nell’aggiunta delle parti soliste. In seguito gli archi e le tastiere enfatizzano il pezzo, gonfiandolo senza alterarne minimamente la natura. Simple è un trip spaziale: psichedelica, sa essere ostinata ma anche estremamente fluida. Si dipanano atmosfere dance ed ambient, tutte parimenti evocative. Bisogna ascoltarlo dall’inizio alla fine per comprendere e interiorizzare la sua portata: acido, ha degli angosciosi crescendo che fanno sentire persi. Lo smarrimento è la chiave: smarrimento dell’identità, del pensarsi separati, del percepire in un fisso modo il tempo. Qui tutto si liquefà. L’ultima traccia, Things Change, sembra voler ridimensionare il Caos che ha scatenato il pezzo precedente. Vengono esposte delle amare e secche verità dalla voce sicura, sostenuta da accordi e arpeggi placidi e consapevoli, fermi. Lancinante l’assolo di chitarra, sorretto molto bene dalla batteria, che si impossessa del brano conducendolo ad un climax. Chiusura perfetta per Flowermouth, il pezzo racchiude il succo delle immagini che prima erano apparse e le condensa in un’ottima summa.

Tra gli album migliori dei No-Man, il disco costituisce un personale manifesto di umanità, nel senso meno banale possibile. La qualità è garantita sotto ogni punto di vista: difficile che possa deludere.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
1994
One Little Indian Records
Prog Rock
Tracklist
1. Angel Gets Caught In The Beauty Trap
2. You Grow More Beautiful
3. Animal Ghost
4. Soft Shoulders
5. Shell Of A Fighter
6. Teardrop Fall
7. Watching Over Me
8. Simple
9. Things Change
Line Up
Tim Bowness (Voce)
Steven Wilson (Chitarra, Tastiere, Basso, Batteria)

Musicisti Ospiti:
Lisa Gerrard (Voce campionata nella traccia 8)
Robert Fripp (Chitarra nelle tracce 1, 3, 5, 6, 8; Frippertronics nelle tracce 1, 5, 8, 9)
Richard Barbieri (Sintetizzatori nella traccia 5)
Ian Carr (Tromba nella traccia 1)
Ben Coleman (Violino nelle tracce 1, 3, 4, 5, 6, 7; Violino elettrico nella traccia 9)
Mel Collins (Sassofono soprano nella traccia 1, Flauto nelle tracce 3, 6)
Silas Maitland (Basso fretless nella traccia 1)
Steve Jansen (Percussioni nella traccia 7)
Chris Maitland (Batteria nelle tracce 1, 9; percussioni nelle tracce 1, 3)
 
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