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Ultravox - Ha! Ha! Ha!
17/02/2020
( 539 letture )
Prima dei capolavori synthpop degli anni ’80, prima del successo commerciale, prima insomma della fortunata fase capitanata da Midge Ure, c’erano degli altri Ultravox. Gli Ultravox! con il punto esclamativo. Questa prima incarnazione del gruppo londinese nasce in quell’incandescente calderone chiamato new wave, ancora lontana quindi, seppur non totalmente estranea, dal romanticismo raffinato che verrà. Si usa infatti distinguere la carriera degli Inglesi in due capitoli successivi, che corrispondono alla guida di altrettanti leader carismatici. Il già citato Ure, subentrato alla testa degli Ultravox nel 1979 per sostituire John Foxx, che ne tenne le redini dalla fondazione nel ’73. Due cantanti, due fasi diverse, altrettanto fondamentali, altrettanto ricche di capolavori. Uno di questi è indiscutibilmente Ha! Ha! Ha!, l’apice dell’era Foxx e lavoro storicamente importantissimo.

Siamo nel 1977, un periodo di rinnovamento incredibile per la musica, grazie all’avvento del punk, della new wave, ma anche dello sdoganamento della musica elettronica. Bowie da alle stampe i primi due episodi della trilogia berlinese, producendo allo stesso tempo l’amico Iggy Pop, mentre i Sex Pistols pubblicano il debutto, così come i Talking Heads, e Brian Eno rilascia Before and After Science. Esempi di una frenesia creativa eccezionale, nella quale si inseriscono anche gli Ultravox!, che in questo stesso irripetibile anno danno alla luce il debutto Ultravox! e Ha! Ha! Ha!. Il primo è un lavoro scoppiettante, dove il glam rock di Bowie e dei Roxy Music si sporca con l’elettronica dei Kraftwerk. Rispetto al debutto, Ha! Ha! Ha! allarga l’uso dell’elettronica e si contamina con la furia del punk. Il risultato è un lavoro energico, rumoroso, sguaiato, ma anche ipnotico e meccanico.

Queste influenze si palesano sin dalla prima RockWrok, sorta di electropunk sferragliante che guarda ancora al glam rock del primo album e che si distingue per un testo molto diretto: C'mon and tangle in the dark, dark/Fuck like a dog, bite like a shark, shark. I toni si incupiscono immediatamente con la successiva The Frozen Ones, anche se la dolente introduzione esplode di lì a poco in un travolgente brano punkeggiante, ottimo nell’alternare una strofa spensierata a un refrain riflessivo e un po’ angosciante. Un sentimento che caratterizza anche l’uptempo Fear in the Western World, retto dalla potente sezione ritmica di Warren Cann e Chris Cross, mentre la chitarra di Steve Shears tesse trame dissonanti. Su questo tappeto rumoroso svetta la voce ruvida ed espressiva del carismatico Foxx, cantore di un’Occidente allo sbando: Mama's still on valium, Daddy puts the news on/TV orphans laugh at the confusion/The audience finds itself on the stage/Fifty million people in a state of decay. Una melodia di piano distante, incredibilmente moderna nel suo minimalismo, apre Distant Smile, presto raggiunta dagli altri strumenti e dalla voce appassionata di Foxx, che trascina il brano in una frenetica cavalcata sonora, squarciata ad intervalli regolari da un allucinato lead di chitarra. Anche questo episodio è macchiato da un’inquietudine di fondo, la stessa che traspare da The Man who Dies Everyday. Una canzone più controllata, pulsante, attraversata dal synth leggero quanto ossessivo di Billy Currie, presenza costante e fondamentale del gruppo. E la componente elettronica porta la sua dose di inquietudine anche in Artificial Life, sotto forma di un tappeto di tastiere squarciato da una gelida chitarra. Un organo di sottofondo rende l’insieme ancora più alienante, grazie anche alla prestazione maiuscola di un John Foxx particolarmente coinvolto. While I’m still Alive è invece più orecchiabile, malgrado lo strambo riffing, e concede un momento di calma prima del clamoroso finale dell’album. Stiamo parlando ovviamente di Hiroshima Mon Amour, un brano stupendo quanto precursore per molti aspetti. In primo luogo, la canzone è una delle prime composizioni di una band britannica a servirsi di una drum machine. Ma ancor più di questo, Hiroshima getta le basi del synthpop tutto e della futura direzione presa dagli Ultravox di lì a tre anni. Probabilmente uno degli apici del gruppo.

Eppure, all’epoca l’album vendette pochissimo e le recensioni critiche non furono entusiaste. Merito forse di un sound nettamente in avanti sui tempi, che verrà giustamente rivalutato solo più tardi. Ha! Ha! Ha! è senza dubbio un album figlio del suo tempo, intriso dello Zeitgeist sperimentale e sovversivo di questa irripetibile stagione musicale. D’altro canto, piazzandosi appena all’inizio della saga new wave, non è scorretto affermare che il secondo lavoro degli Ultravox! abbia contribuito a gettare le basi dell’intero movimento e sia da annoverare tra i suoi fondatori. Il gruppo di Londra si può quindi fregiare del titolo di pioniere della new wave prima, e del synthpop poi. Al di là dell’indiscutibile importanza storica, restano oggi soprattutto le canzoni. Una manciata di brani riuscitissimi, ricchi di influenze e emozioni contrastanti, ma soprattutto di una freschezza incredibile.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
84.5 su 4 voti [ VOTA]
Replica Van Pelt
Mercoledì 19 Febbraio 2020, 19.02.32
9
@ i'marchese,di punk ha molto poco,se non una certa attitudine e il periodo storico,ma finisce qui,come finisce qui un approccio alla musica che niente ha a che vedere con il dopo,buono,ma un altra cosa,qui (personale ovvio) finisce un periodo storico e ne inizia un altro,meglio peggio?sicuramente diverso.
Galilee
Mercoledì 19 Febbraio 2020, 16.03.27
8
Sarà che col punk anni 70 ci sono sempre andato d'accordo, ma ho trovato molto più difficile la comprensione di un Vienna. Alla fine è più articolato, più maturo, più sperimentale. In questo caso la prima volta che ascoltai Rockwrok me ne innamorai immediatamente. Non dico di preferire Vienna a questo o viceversa, perché sono talmente differenti da non essere accostabili. Comunque quoto Le Marquis.I semi del suono che verrà si sentono già qua.
mariner
Mercoledì 19 Febbraio 2020, 15.37.43
7
grazie a voi per avermi dato la voglia di riascoltare gli Ultravox di John Foxx che ho sempre colpevolmente trascurato a favore del periodo Midge Ure... Il disco merita sicuramente diversi ascolti per essere apprezzato dato che l'approccio è meno commerciale del periodo successivo... Al di la' degli spunti punk, genere che come il Marquis non mi ha mai fatto impazzire, l'impressione è che sia un disco fondamentale per il successivo movimento new wave dato che emerge la grande intuizione di mescolare Roxy Music/Bowie con krautrock alla Kraftwerk con impennate punk... insomma sembra notevole!
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 19 Febbraio 2020, 15.10.08
6
Non sono un amante del punk che in verità mi ha sempre coinvolto poco, anche a livello emozionale. Qui però il solo pezzo Hiroshima Mon Amour vale l'intero album. E si sente parecchio degli Ultravox di Midge Ure che verranno. Album da avere. Au revoir.
Rob Fleming
Lunedì 17 Febbraio 2020, 22.42.17
5
In una recensione ho letto: "Gli Ultravox con Midge Ure hanno segnato le classifiche, ma non la storia" e quindi partiva il commento a questo disco scelto quale punto più alto della prima fase e quindi della carriera del gruppo. Pur non essendo completamente d'accordo, devo dire che Distant Smile, The Man Who Dies Everyday e Hiroshima Mon Amour sono pezzi superiori. A ma piace di più il debutto (e una volta scoperto Vienna), ma anche questo album deve essere conosciuto. 77
claudio
Lunedì 17 Febbraio 2020, 19.42.43
4
complimenti per la recensione
Replica Van Pelt
Lunedì 17 Febbraio 2020, 19.18.14
3
100 questo album bisogna "sentirlo" e lasciarlo scorrere nelle proprie vene e dentro la propria anima fino a trovare il proprio baratro.
progster78
Lunedì 17 Febbraio 2020, 15.48.58
2
Dei primi tre con Foxx alla voce questo e' quello che amo di piu'. Distant Smile,Artificial Smile e Hiroshima Mon Amour bellissime, come scritto nella rece questi signori erano avanti come sonorita'. Personalmente preferisco il periodo Ure ma questo disco e' splendido.....si merita un 95!
Galilee
Lunedì 17 Febbraio 2020, 15.27.26
1
Per me è un disco punk rock al 100%. Elettronica e glam ciliegine sulla torta. Disco fantastico e alla fine nemmeno troppo avanti coi tempi. Strano che non venne capito. Talking heads, Roxy music e Television erano sicuramente più avanti. Anyway da avere.
INFORMAZIONI
1977
Island Records
Elettronica
Tracklist
1. RockWrok
2. The Frozen Ones
3. Fear in the Western World
4. Distant Smile
5. The Man Who Dies Everyday
6. Artificial Life
7. While I’m Still Alive
8. Hiroshima Mon Amour
Line Up
John Foxx (Voce)
Steve Shears (Chitarra)
Chris Cross (Basso)
Billy Currie (Tastiere, Sintetizzatore)
Warren Cann (Batteria)
 
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