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Anna Von Hausswolff - Dead Magic
18/02/2020
( 713 letture )
Anna Von Hausswolff è un'artista svedese che sarà probabilmente già a nota ad alcuni lettori. Ha prestato la sua voce ai Wolves In The Throne Room in Thrice Woven, ha aperto il tour degli Swans, e la sua commistione di art pop, darkwave, doom e gothic l'ha resa nell'arco di pochi anni una personalità estremamente affascinante. Non a caso infatti, Dead Magic è stato prodotto da Randall Dunn, e il legame con realtà quali Sunn O))) non è poi così labile. Sicuramente una strega meno inquietante della vecchia guardia alla Diamanda Galás, in Scandinavia è considerata già un'artista capace di creare atmosfere sovrannaturali con il suo mix di voci, organi, sintetizzatori e accompagnamenti di tutto rispetto.

Dead Magic è un disco che vuol far irrancidire la pochezza materialista della realtà contemporanea, troppo impegnata a spiegar e a voler comprendere tutto. La magia morta continua a emanare mistero dal suo cadavere, e i suoi mefitici gas hanno l'ingannevole odore di fiori secchi, ancora stranamente profumati. La voce di Von Hausswolff è una guida che ci tiene per mano in questa coltre fumosa e vermiglia, e ci accoglie in maniera fin troppo accomodante rispetto a quello che l'album ci riserverà. The Truth, The Glow, The Fall è un'apertura con un canto che discende nel canneto dell'organo, e nei suoi dodici minuti si gonfia sempre più di atmosfere oniriche. Strati su strati di synth pad sfarfallano sulle nostre teste, donando al brano una vertiginosa tridimensionalità, avvalorata dall'organo che concretizza nell'immaginazione l'imponenza di una cattedrale. La sacralità tuttavia non è presente, non v'è un incensiere che col suo tintinnio scandisce una liturgia diffondendo aromi familiari. Vi è una creatura esoterica, priva di malignità, che si attorciglia per terra avvolta in una nube scarlatta, affogata nel buio della costruzione priva di luci. Con The Mysterious Vanishing of Electra si scappa fuori dalla cattedrale, spalancando il portone. Anche fuori, tutto è avvolto in una coltre fumosa, anche le strade appena illuminate da una luna sinistra o da qualche debole lampione. Un registro dark folk immortala un lento camminare, e il videoclip stesso del brano è un piccolo gioiello horror in cui Von Hausswolff dimostra di saper vivere l'arte a tutto tondo. Qui, la sua voce si increspa diventando più acida, più acuta, e gli ultimi due minuti della traccia segnano una delle punte dell'album, con una misteriosa Electra che resuscita dalla terra. Guarda caso, è anche il secondo nome dell'artista. Questa traccia però, schiacciata da un lato dalla lunga apertura, dall'altro si trova un secondo gigante di oltre quindici minuti. Ugly And Vengeful è ancora una volta un brano diverso, la voce si apre completamente su ampi silenzi, le atmosfere perdono il precedente ritmo cadenzato, mentre chitarre e organi innalzano torreggianti muri sonori. L'isteria fa da padrona all'ultimo terzo della traccia, la batteria si agita nervosa, un mare nero ondeggia sempre più, e il perdersi nella tempesta di synth affilati e sferzanti è un epilogo abbastanza naturale.

Si riaprono gli occhi con Marble Eye, un ricorsivo richiamo all'organo della Marble Church di Copenhagen il cui suono è proprio quello che si può ascoltare in quest'album. Il brano, è un interludio straordinariamente evocativo col suo incedere terzinato: si è tornati nella cattedrale, la nube rossa sembra sparita, così come la magia morta in decomposizione, ma in qualche modo nelle marmoree venature delle pareti qualcosa sembra rimanere. Un senso di maestosità silente ci avvolge poco prima del terzo minuto, con l'organo che ruggisce nelle sue note basse pieno d'orgoglio. Källans återuppståndelse, traducibile come "La resurrezione di Källan", collega Dead Magic con l'album precedente, dato che entrambi si ispirano in parte alla alle opere nate dalla penna di Walter Ljungquist. Sonorità morbide e lascive fanno intendere che la morte non è qualcosa di irreversibile, e non sempre coincide con l'omonimo processo fisico e biologico. La fine dell'album potrebbe lasciar storditi come quando ci si sveglia da un sogno particolarmente piacevole, anche se non se ne ricordano i dettagli. Per fortuna, in ogni momento è possibile farlo ripartire e rivivere l'esperienza senza perderne irrimediabilmente il contenuto. Così, Anna Von Hausswolff con questo quarto album consacra uno scranno tutto suo, dimostrando un estro artistico meraviglioso e ricercato. I brani, nonostante siano abbastanza diversi tra loro, si accorpano in un'unica amalgama che fila lascia come l'olio. Il disco è un viaggio a ritmo sostenuto in cui si possono ammirare diversi panorami, che si alternano con la stessa naturalezza di foreste fermatesi gentilmente per lasciar spazio a desertici colli.

Per chiunque sia già affezionato alla poetica oscura di generi quali il black d'atmosfera e simili, artisti come Von Hausswolff sapranno darvi valide alternative, qualora vogliate passare dai latrati sommersi in bufere di neve a melanconici stati d'animo che solo le voci femminili possono dare. Anna Von Hausswolff, con la sua voce polivalente e la sua maestria all'organo, merita tutte le vostre attenzioni e difficilmente potrà deludervi, perché per la morte ci è già passata e vuole raccontarci cosa ha trovato. Ci vuole con lei, per celebrare e far rifiorire quel senso di magia e mistero tanto caro, ormai morente e dimenticato in favore di uno sterile materialismo, che ci seppellirà prima di aver esalato l'ultimo respiro.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
81.6 su 10 voti [ VOTA]
DEEP BLUE
Giovedì 20 Febbraio 2020, 20.04.24
4
Grandissimo disco, poco da dire al riguardo, siamo sul 90
tartu71
Giovedì 20 Febbraio 2020, 8.53.47
3
88!
No Fun
Mercoledì 19 Febbraio 2020, 0.35.49
2
Non ci sono in realtà cose strabilianti secondo me, organi, archi, tamburi, synth, la voce di Anna squillante a volte come Kate Bush, sofferta come PJ Harvey o perentoria come Nico non raggiunge mai davvero i picchi di intensità di queste tre. Però quando mi metto ad ascoltare di fila Ceremony, The Miraculous e questo è come ascoltare un lungo racconto di fantasmi, la sua voce e il suo organo reggono il tutto come archi di una cattedrale. Il risultato è grandioso, davvero brava.
Stagger Lee
Martedì 18 Febbraio 2020, 19.22.41
1
Album bellissimo! The Mysterious Vanishing of Electra e Ugly and Vengeful su tutte.
INFORMAZIONI
2019
City Slang
Dark
Tracklist
1. The Truth, the Glow, the Fall
2. The Mysterious Vanishing of Electra
3. Ugly and Vengeful
4. The Marble Eye
5. Källans återuppståndelse
Line Up
Anna Von Hausswolff (Voce, Organo, Mellotron)
Karl Vento (Chitarra)
Joel Fabiansson (Chitarra)
David Sabel (Basso)
Filip Leyman (Sintetizzatore)
Ulfur Hansson (Archi)
Gyda Valtysdottir (Archi)
Randal Dunn (Mellotron, sintetizzatore)
Shahzad Ismaily (Percussioni)
Ulrik Ording (Batteria)
 
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