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Manilla Road - The Circus Maximus
22/02/2020
( 516 letture )
Anche per le grandi band vengono sempre momenti bui. Per i Manilla Road questi si manifestarono in maniera dirompente durante le registrazioni di The Courts of Chaos, con le frizioni tra Park e Foxe a determinare di fatto la fine momentanea del gruppo subito dopo la sua uscita. La condizione di artista solista così trovata da Mark Shelton gli permise di avviare un progetto personale di stampo piuttosto diverso rispetto alla proposta dei Manilla. Disgraziatamente, le decisioni della casa discografica, volte a marchiare il suo disco con un moniker più facilmente identificabile dal pubblico, lo costrinsero ad assistere alla comparsa sul mercato di una pubblicazione che portava il nome del gruppo stampato in copertina, ma che di questo aveva in realtà ben poco. La faccenda, per inciso, provocò grande astio da parte del musicista verso l’etichetta in questione.

Registrato e mixato tra il Miller Studio di North Newton e il Roadster Studio di Wichita (Kansas, USA), il prodotto era connotato da elementi progressive, da un impatto meno coeso della scaletta rispetto ai lavori targati Manilla Road e da una presenza molto più marcata di melodia esaltata dalla voce di Coss, presente in ben cinque canzoni. Eppure, a prescindere da questo, The Circus Maximus non poteva che spiazzare un pubblico il quale, tratto in inganno dalla copertina, si aspettava legittimamente ben altro. Approcciato nel modo giusto, però, il disco regalava ad ascoltatori di mente più aperta momenti divertenti, esempio con Spider, alternati ad altri di grande atmosfera come quelli offerti da Lux Aeterna. Tuttavia, è il complesso dell’album a dover essere fruito con la giusta mentalità, disponendosi al gusto per il rock, il metal, il glam, l’AOR e per l’inserimento di elementi tratti dai generi più vari che, logicamente, hanno poco o nulla a che spartire con i Manilla Road. Presi singolarmente, pezzi come Throne of Blood, Murder by Degrees, Flesh and Fury, l’oscura e contorta In Gein We Trust sono godibilissimi, così come il caos controllato di Hack It Off, ma scontano tutti il peccato originale del gravissimo errore tattico commesso dalla casa discografica. Uno strafalcione marchiano che ha posto la musica in quanto tale al margine del giudizio dei più.

Trascorsi molti anni dalla sua uscita, è invece ora di rivalutare The Circus Maximus inquadrandolo per quello che è: un gigantesco malinteso con tanti, tanti punti a proprio favore. Chiaramente, per essere compreso correttamente l’album non sarebbe dovuto uscire con il nome della band messa in quiescenza poco prima da Shelton, ma dato che la faccenda divenne chiara a tutti in un tempo accettabile per l’epoca, risulta comunque singolare come non sia stato valutato serenamente quale viaggio musicale libero e senza barriere mentali. The Circus Maximus era uno scherzo serissimo, un lavoro da godere senza badare al genere in cui si presumeva potesse ricadere, scaturito da una situazione tesa e capace di scaricare quella tensione in modo almeno interessante. Fondendo armonia e melodia con una meditata confusione e la voglia di esplorare. Il pubblico, però, non gli tributò alcun interesse e l’esperimento "Manhelton" abortì sul nascere. Shelton riportò in pista i Manilla Road quando l’interesse su di loro tornò forte, Brown uscì dal giro e divenne artista visivo, Coss non fece nient’altro. Peccato, perché probabilmente un secondo loro CD sarebbe stato piuttosto intrigante.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
75 su 1 voti [ VOTA]
Aceshigh
Domenica 23 Febbraio 2020, 15.58.38
1
Come detto in recensione, purtroppo sarebbe stato meglio che questo album non fosse mai uscito col monicker Manilla Road, perché dei Manilla Road non ha praticamente nulla. È un progetto di Shelton, molto eterogeneo tra l’altro. Lux Aeterna è praticamente aor (Coss qui si dimostra valido cantante)... In Gein We Trust è doom, con una parte centrale sperimentale e dissonante. E così via. Chi si aspetta qualcosa di epic deve cercare altrove. Certo, non tutte e 11 le ciambelle sono uscite col buco, ma nel complesso è una curiosa occasione per vedere Shelton in panni molto diversi da come lo si è sempre visto. Voto 75
INFORMAZIONI
1992
Black Dragon Records
Heavy/Prog
Tracklist
1.Throne of Blood
2.Lux Aeterna
3.Spider
4.Murder by Degrees
5.No Sign from Above
6.In Gein We Trust
7.Flesh and Fury
8.No Touch
9.Hack It Off
10.Forbidden Zone
11.She's Fading
Line Up
Mark Shelton (Chitarra, voce nelle tracce 1, 5, 10)
Andrew Coss (Basso, tastiere, voce nelle tracce 2, 4, 7, 8, 11)
Aaron Brown (Batteria, voce nelle tracce 3, 6, 9)
 
RECENSIONI
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