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Screaming Trees - Uncle Anesthesia
22/02/2020
( 557 letture )
Un artwork di lewiscarrolliana memoria, menomato però della sua (apparente) innocenza infantile, racchiude la musica contenuta in Uncle Anesthesia, quinto album degli schivi Screaming Trees, band culto della scena grunge degli anni ’90, ma sempre poco considerati rispetto ai celebri e decisamente più nominati colleghi di Seattle, che finivano per essere fagocitati dai vari Mtv e Rolling Stone in brevissimo tempo per essere poi risputati sulla scena giusto in tempo per sfornare un altro album da rendere emblema della generazione X. Ma questo non è mai accaduto alla band dei fratelli Conner, troppo poco appetibile per il mainstream e per le copertine patinate, decisamente più seriosa ed impegnativa per essere immortalata sulla copertina di una rivista o per essere ripresa durante un unplugged.
Ma ciò non toglie che la compagine di Ellensburg sia oggi considerata come meriti, anche e soprattutto grazie alla fama acquisita in veste solista dal proprio carismatico frontman Mark Lanegan, passato per decine di esperienze artistiche diverse tra loro, dagli esordi dei Queens Of The Stone Age fino al duo The Gutter Twins con il veterano Greg Dulli, senza dimenticare l’ambigua collaborazione con la compositrice e violoncellista Isobel Campbell.
Oggi però ci rituffiamo a capofitto nell’epopea del grunge, precisamente in quel 1991 capace di regalare gemme immense alla storia del rock e non solo: sebbene l’anno sia inaugurato proprio in gennaio da Uncle Anesthesia, già quinto album degli Screaming Trees, bisogna tenere conto degli strascichi che il debutto degli Alice In Chains portava ancora con sé dall’anno precedente e soprattutto del fatto che in agosto, in settembre e in ottobre uscirono tre dei pesi massimi del grunge, rispettivamente Ten dei Pearl Jam, Nevermind dei Nirvana e Badmotorfinger dei Soundgarden. Difficile non soccombere di fronte a capolavori di tale portata, anche se con mesi di vantaggio ed anni di esperienza alle spalle, ma la storia la conosciamo ormai.
Ciò che differenziava maggiormente la proposta della band di Lanegan rispetto alle altre citate era proprio la seriosità con la quale essa veniva proposta, andando a pescare a piene mani dalla tradizione rock degli anni ’60 e dalla psichedelia più classica, approcciando la composizione senza la rabbia punk dei colleghi di Seattle, ma con un’austerità e un’aura naif che si riflettevano anche nel contesto live, dove i movimenti erano ridotti al minimo e l’attenzione era tutta rivolta verso la musica. Forse proprio la mancanza di quella rabbia, quand’anche essa fosse stata solo di facciata, non portò la celebrità alla band, perché non si può di certo dire che i temi come la disillusione e la depressione della propria generazione mancassero nella loro proposta. E anche la voce di Lanegan, sebbene non lancinante e caratteristica come quelle dei vari Cobain, Staley e Cornell, si abbinava bene all’immaginario che il grunge stava velocemente delineando.
Difatti dopo due buonissimi album che ben circolarono nell’underground grazie alla SST del leggendario Greg Ginn (Black Flag) gli Screaming Trees vengono contattati da Epic Records, che era interessata ad accaparrarsi l’ennesima promettente realtà grunge; in poco tempo i nostri sono pronti per pubblicare Uncle Anesthesia, registrato e prodotto nel giugno del 1990 da Terry Date e da Chris Cornell, al suo primo lavoro da produttore e che per l’occasione registrò anche qualche seconda voce in alcuni brani del disco. Ricordiamoci anche che in quegli stessi mesi, dopo la morte di Andrew Wood in marzo, Cornell stava già scrivendo e apprestandosi a registrare anche l’album omonimo dei Temple Of The Dog, che uscì poi nell’aprile del ’91.

E quindi ritorniamo a quell’artwork descritto in apertura, curato dall’artista Mark Ryden: un Brucaliffo dall’aspetto malconcio che indossa un respiratore ed è attaccato ad una macchina che sembra stargli prelevando del sangue, manovrata da un uomo minuscolo che ha lo sguardo rivolto verso Alice, bionda ed innocente nella sua fragile bellezza giovanile, la quale tiene tra le braccia un piccolo essere immondo, forse legato allo stesso Brucaliffo, magari suo figlio. Mark Lanegan ha sempre sostenuto di non essere mai stato giovane e mi è sempre piaciuto intendere questa immagine come una rappresentazione della deturpazione della giovinezza, attraverso la malvagità umana che rovina sempre ciò che c’è di magico e fantasioso – e perciò giovane, financo infantile – nella vita.
La musica risponde di pari passo, proponendo tredici brani dalla durata contenuta, che ruotano intorno ad una forma canzone sempre abbastanza definita, con poche eccezioni; da notare anche che la titletrack e il brano Ocean Of Confusion provengono direttamente dal precedente Ep della band, Something About Today, pubblicato sempre dalla Epic alla fine del 1990 per presentare il nuovo acquisto del proprio roster. Parlavamo della quasi totale assenza dell’influenza punk e ciò si può notare fin dal primo brano in scaletta, Beyond This Horizon, che sebbene parta con un riff à la Stooges, cambia ben presto coordinate all’ingresso della voce baritonale di Lanegan, che rallenta il ritmo fino all’esplosione corale del ritornello. Le chitarre mantengono sempre lo stesso ripetitivo riff per tutto il brano, dando una vaga impressione di raga rock al tutto. Rimane questo l’episodio più smaccatamente grunge del disco, con i suoi fuzz belli in mostra e i cori armonizzati che verranno resi celebri dalla coppia Layne Staley-Jerry Cantrell.
Proseguendo con la scaletta ci si accorge ben presto di come gli Screaming Trees abbiano la mente ben rivolta verso gli anni ’60 e verso quel modo così schietto ed istintivo di scrivere canzoni rock di un tempo: il singolo Bed Of Roses profuma di Byrds e sembra davvero provenire da un altro decennio, con le sue inflessioni psichedeliche dal sapore romantico e disincantato. Il pezzo tra l’altro porterà un piccolo riscontro nelle classifiche alla band, il primo della loro carriera.
Sbucano fuori influenze classic rock di stampo americano pure nella scanzonata Lay Your Head Down, che nasconde un testo meno frivolo di quel che la musica trasmette.

Sometimes it never will begin
And it won't take very long (too long)
If you come around
If it all goes wrong
You can lay your head down


Ed ancora il blues ipervitaminico in Something About Today e la cupezza racchiusa nei pochissimi accordi arpeggiati e nei raddoppi vocali di Chris Cornell di Before We Rise, un tipo di brano sul calco del quale Kurt Cobain comporrà alcuni dei suoi momenti solisti più celebri; l’amore per il deserto e per l’immaginario western da parte di Lanegan si riflettono nella tromba che accompagna le chitarre delicate di Disappearing, ottimo brano dal flavour assolutamente cinematografico. Chiude l’album Closer, con un altro testo degno di nota, e con delle chitarre imbizzarrite sopra la voce impastata di Lanegan, che rimane in lontananza a scacciare i propri demoni. Un’atmosfera, quella suscitata da questo brano, che il cantante porterà con sé nella propria esperienza con Josh Homme nei Queens Of The Stone Age.

Thunder in your ears
Until you can't hear this at all
Rivers flowing tears
Until your destinies dissolve
Drifting through the years
Until a voice receives your call


Il resto dell’album si compone di ottimi brani rock perfettamente calati nella propria epoca, ma rivisti con gli occhi dei grandi del passato. Ma al contrario, ad esempio, dei primi Pearl Jam, che si ispiravano a loro volta ai giganti del rock degli anni ’70, riconoscibili e a loro modo “rassicuranti”, gli Screaming Trees non solo hanno le orecchie rivolte al decennio precedente, ma prendono ispirazione dagli outsider dei Sixties, tanto che l’impressione che si ha ascoltando Uncle Anesthesia è quella di stare ascoltando quello che sarebbe stato un disco grunge se fosse stato registrato dai Velvet Underground dell’album omonimo del ’69. È chiaro ora che il sound sporco, ma sempre raffinato della band dei fratelli Conner avesse poco da spartire con quello delle altre band contemporanee della scena e per questo le occasioni di celebrità per gli Screaming Trees latitarono sempre, non impedendo però al gruppo di continuare a comporre e pubblicare musica di indubbia qualità, proprio come quella contenuta in Uncle Anesthesia, che divenne ben presto uno dei dischi più conosciuti della band, pur rimanendo sempre ancorato all’underground.

Dopo l’uscita dell’album la band ebbe un forte rimestamento nella propria line-up, difatti il bassista Van Conner lasciò i compagni per unirsi ai Dinosaur Jr. e venne sostituito dalla carismatica Donna Dresch, già ben conosciuta nell’ambiente Queercore e Riot Grrrl grazie alle sue fanzines e alla sua etichetta indipendente Chainsaw Records, inaugurata proprio agli albori del 1991. Ma con lei la band non registrò alcun disco. Ben presto però anche il batterista Mark Pickerel abbandonò la nave, venendo rimpiazzato da Barrett Martin, proveniente dai seminali Skin Yard.
Gli anni che gli Screaming Trees passeranno sotto l’egida della Epic porteranno altri due frutti prelibati, rispettivamente Sweet Oblivion nel 1992 e Dust nel 1996, ma Uncle Anesthesia rimane il capostipite di una triade di album a loro modo leggendari e che influenzeranno molti più artisti di quelli che all’epoca Mark Lanegan e i suoi compagni avrebbero mai potuto immaginare.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
77 su 1 voti [ VOTA]
InvictuSteele
Lunedì 24 Febbraio 2020, 11.16.26
4
Una delle mie band preferite, dal sound caldo e con un vocalist dal timbro che seduce. Questo è il solito grande album, lo amo
patrik
Sabato 22 Febbraio 2020, 19.54.54
3
li amo e li ho sempre amati , grandi screaming trees , freschi e antichi allo stesso tempo......anche ora li ascolto , veramente un gran gruppo , nonostante il tempo trascorso , la produzione mi sa di terry date , mette la firma so sto capolavoro , alice said in testa la migliore di tutto l'album , ispirato e poetico la maturita' delle canzoni è fenomenale nonstante la giovane eta' dei musicisti , van corner , lanegan, pickerel e lee corner danno alle stampe sto favoloso sfavillante album vorrei ribadire anche gli altri son tutti da ascoltare almeno una volta , buzz factory incluso ( i miei favoriti son quelli con barret martin , nonstante pickerel suoni con un bel tocco )
Replica Van Pelt
Sabato 22 Febbraio 2020, 19.28.08
2
@Rob Buzz Factory quanto ho amato e amerò sempre questo album,che dire,fine.
Rob Fleming
Sabato 22 Febbraio 2020, 18.16.39
1
Album molto bello in cui psichedelia, rock, blues, l'hard più sanguigno convivono in modo eccellente. Le chitarre fumano, Lanegan ammalia con la sua splendida voce, il gruppo è solido. Da recuperare anche i precedenti ed in particolare Buzz factory. 77
INFORMAZIONI
1991
Epic Records
Alternative Rock
Tracklist
1. Beyond This Horizon
2. Bed of Roses
3. Uncle Anesthesia
4. Story of Her Fate
5. Caught Between
6. Lay Your Head Down
7. Before We Arise
8. Something About Today
9. Alice Said
10. Time for Light
11. Disappearing
12. Ocean of Confusion
13. Closer
Line Up
Mark Lanegan (Voce)
Gary Lee Conner (Chitarra)
Van Conner (Basso)
Mark Pickerel (Batteria e percussioni)

Musicisti ospiti
Chris Cornell (Produzione, registrazione in “Lay Your Head Down” e cori in “Uncle Anesthesia”, “Before We Arise” e “Alice Said”)
Terry Date (Produzione e cori)
Scott Miller (Cori)
Terry Pickerel (Percussioni)
Jeff McGraph (Tromba in “Disappearing”)
 
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