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Novalis - Sommerabend
22/02/2020
( 359 letture )
Come Inghilterra e Italia, anche la Germania degli anni '70 ha dato vita a una miriade di gruppi annoverabili nel filone progressive. Alcuni hanno raggiunto il grande pubblico, altri no, vuoi per motivi di promozione, vuoi per instabilità interna o altre ragioni. Tra i secondi è possibile includere i Novalis il cui monicker -per chi non lo avesse capito- è mutuato direttamente dall'omonimo poeta romantico vissuto alla fine del '700. Formatisi ad Amburgo all'inizio del decennio settantiano, inizialmente i quattro tedeschi prendono notevole spunto dalla lezione dei King Crimson, pubblicando nel 1973 il loro primo lavoro, Banished Bridge, un album di art-rock sinfonico guidato dall'organo e dai synth di Lutz Rahn, dal titolo in inglese e cantato anche nella lingua d'Albione. Già dal secondo album omonimo (1974) qualcosa comincia a cambiare: i quattro decidono di abbandonare, a scapito della fruibilità al di fuori dei confini germanici, l'inglese in favore della loro lingua madre. Il risultato è inaspettatamente azzeccato, e il gruppo riesce a incorporare nel sound quelle influenze folk che verranno portate alla completa evoluzione due anni dopo con Sommerabend.

Iniziamo la disamina analizzando il minutaggio del disco, di poco inferiore ai 40 minuti, nella piena ottica "less is more" abbracciata dai Novalis nei loro album, che si attestano tutti su una durata media di circa 35 minuti, ad esclusione dell'ultima fatica in studio Nach uns die Flut. Sommerabend è costituito di soli tre brani, ciascuno di durata considerevole. Aufbruch, ovvero "partenza", apre il disco in maniera encomiabile: un fluire tutto strumentale di rock sinfonico dal sapore a metà tra la scuola di Canterbury e i Genesis più ispirati, che si lascia ascoltare con grande trasporto emotivo. Da segnalare soprattutto il bel lavoro di chitarra di Detlef Job e le vigorose linee di basso di Heino Schünzel. Il testo della seconda traccia Wunderschätze ("tesori meravigliosi"), opportunamente rimaneggiato dal cantante/chitarrista Job, scomoda il poeta Novalis in persona. In questo frangente ascoltiamo per la prima volta il cantato in tedesco, che ad un primo ascolto potrebbe spiazzare più di un ascoltatore. Tale scelta evita però quei momenti imbarazzanti a cui i colleghi Eloy hanno dato vita nella loro carriera a causa della pronuncia non proprio perfetta della lingua inglese. Il brano dal canto suo comincia ad affrontare le atmosfere pastorali evocate dalla copertina, grazie al leitmotiv della chitarra acustica al quale subentra il cantato, per poi evolversi in un break strumentale dall'idea di jam session, con una sezione ritmica a dir poco scalmanata. Il brano continua quindi l'alternanza tra momenti distensivi e rilassati e prog propriamente detto e continua a cullare l'ascoltatore fino all'inizio della title-track. Sommerabend, "sera d'estate", è il pezzo dal minutaggio più consistente. È una traccia crepuscolare, che inizia soffusa con un tappeto di tastiere a richiamare lo space rock, in un'atmosfera sognante e fantastica di una sera d'estate tra elfi, fate e folletti, come il folklore nordico insegna; di nuovo entra la chitarra acustica arpeggiata, e piano piano anche gli altri strumenti, conditi dagli effetti sonori che l'ottima registrazione ci permette di apprezzare appieno. Pur essendo più che godibile, questa suite conclusiva non aggiunge molto altro a quanto già ascoltato, e forse proprio la sua lunghezza la rende un po' dispersiva.

Uscito nel 1976, Sommerabend è stato probabilmente oscurato dalla mole di dischi di assoluto valore pubblicati in quell'anno (A Trick of the Tail dei Genesis, 2112 dei Rush, Leftoverture dei Kansas, Still Life dei Van der Graaf Generator solo per citarne alcuni), ma si tratta forse della migliore prova in studio del gruppo tedesco. Sicuramente gli appassionati di progressive sinfonico e delle atmosfere bucoliche e sognanti che volessero riscoprire qualche nome minore troveranno in questo album una perla nascosta.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
Kiodo 74
Martedì 28 Aprile 2020, 20.22.29
3
Non ho subito il fascino libidinoso ascoltandoli.... C'è qualcosa in loro che non mi ha mai convinto.....tipo la voce e non solo, però il cantato in lingua madre è ganzo!
McCallon
Martedì 28 Aprile 2020, 18.50.39
2
Devo ammettere che prima di questa recensione non li conoscevo. Andrò ad ascoltarli sicuramente! Stavo appunto leggendo gli "Inni alla Notte" di Novalis in questi giorni
mariner
Martedì 28 Aprile 2020, 18.25.32
1
Bel disco con influenze Eloy/Pink Floyd e Genesis, cantato enfatico tipo Le Orme, voto 80
INFORMAZIONI
1976
Brain Records
Prog Rock
Tracklist
1. Aufbruch
2. Wunderschätze
3. Sommerabend
Line Up
Detlef Job (Chitarra, Voce)
Lutz Rahn (Tastiere)
Heino Schünzel (Basso, Voce)
Hartwig Biereichel (Batteria)

Musicisti ospiti
Rale Oberpichler (Voce)
 
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