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Ayreon - Actual Fantasy Revisited
22/02/2020
( 497 letture )
Il secondo disco degli Ayreon "Actual Fantasy", dal 1996 ad oggi, risulta un disco certamente degno di menzione, a maggior ragione se nel 2004 è stata realizzata la tanto amata/odiata edizione rivisitata con batteria acustica, basso e persino sfumature del tutto nuove nei vari brani. La formazione è la stessa dei tempi che furono con in più Ed Warby alle pelli -a sostituire la vecchia drum machine- e Peter Vink al basso. Andiamo ora però a piè pari, senza troppi giri di parole, all’interno di questo platter.

Dopo l’evocativa e breve intro che dona il titolo all’intero album, ecco subito Abbey of Synn, un lungo brano mid-tempo che attraverso la psichedelia di alcune sue sezioni trasporta in un magico mondo intriso di toni epici e magnificamente riusciti. Il songwriting non punta certamente a stupire l’ascoltatore con trovate funamboliche, e infatti tempo e ritmica risultano ottimi per il grande impatto emotivo più che compositivo: efficaci riff in palm-muting, assoli brevi ma incisivi e linee vocali coerenti ci trasportano in questo viaggio nell’abbazia del peccato (palese nel titolo l’influenza di Umberto Eco). Stesso discorso per la successiva The Stranger From Within, storia di una giovane donna in coma, che vivremo attraverso le note della band. Il lavoro ritmico rimane molto lineare e ficcante, sicuramente grazie al fatto che nell’edizione originale del 1996 non era presente una batteria acustica. Purtroppo però è il “feel” generale a risultare leggermente calante se comparato con la precedente canzone, in cui i picchi emozionali risultavano non solo superiori ma anche più presenti. Buono però il climax che innalza l’asticella durante i quasi otto minuti di durata concludendo poi il tutto con una sezione di organo a carico di Markelbach. Ecco poi la bellissima Computer Eyes, in cui il guitarwork continua sulla falsariga di quanto sentito sino ad ora, attraverso riff monocorde sempre in palm-muting (qui più che mai d’impatto ed entusiasmanti) e assoli brevi ma coerenti con il sound. Le sonorità del brano appaiono complessivamente alienanti e quindi perfette per il rapporto straniante uomo-macchina di cui il brano si fa fautore grazie alle linee vocali perfettamente eseguite. L’andamento ascendente porta poi sul finale strumentale solistico che è arte pura grazie al dialogo tra chitarra e tastiera, elevando il brano all’eccellenza nuda e cruda nonché ad uno dei migliori del disco. I brani dell’album sono poi tutti sopra i sei minuti -tranne l’intro- e dipanarsi tra durate "impegnative" non è di certo facile senza annoiarsi, eppure gli Ayreon riescono a intrattenere senza problemi anche le orecchie più esigenti e ovviamente quelle più volenterose di musica diretta. L’atmosfera sognante di Beyond the Last Horizon persegue questo pregio attraverso la visione illuminata post mortem di un crociato, metafora della scomparsa del padre di Lucassen. Più "fruibile" è Farside of the World in cui la peste fa razzia degli abitanti di un villaggio la cui unica salvezza sarà la croce piazzata sulla guglia più alta lì vicino. Il brano, in pieno stile anni ’90 e con cori quasi beatlesiani, porta senza intoppi sino alla sezione finale elettronica che aliena l’ascoltatore in altri universi produttivi e compositivi. Altro pezzo eccellente è senza ombra di dubbio Back on Planet Earth che già dalla sua apertura solenne e dal suo riff pesantissimo si gioca il gradino più alto del podio con Computer Eyes. Il lavoro ritmico è titanico e terremotante anche nell’edizione rivisitata che vede alle pelli il già citato Ed Warby, la cui abilità rende il pezzo un vero e proprio mattone sonoro tanto quanto lo era anni addietro. Armonici artificiali, variazioni spaziali e trovate sofisticate sembrano paradossali in una composizione così diretta e massiccia. Un plauso va anche al testo che se non conoscete, invito ad approfondire per le sue notevoli chiavi di lettura. Il platter viene chiuso da Forevermore, un pezzo poetico rispetto agli altri, il quale sfocia poi in un assolo di chitarra ragionato ma al contempo sentito come non mai. Tutto qui riesce a far breccia nei cuori degli ascoltatori senza perdere mai smalto anche dopo numerosi ascolti; dalle tastiere ai cori, dal violino sul chiudere alla struttura ritmica. Tutto invita a sognare, per sempre.

Actual Fantasy, sia nella sua edizione originale che rivisitata, non riesce in conclusione a non piacere ancora oggi. Si sta infatti parlando di un album che sin da subito pone un climax di pesantezza che in un movimento sinusoidale precipita in poetici componimenti ariosi e romantici. Il songwriting non risente troppo della riscrittura di alcune sezioni che furono inserite nel 2004, le aggiunte di batteria e basso (assenti nell’originale) sono piacevoli e non rovinano di certo il sound complessivo o l’impronta dell’originale. Al lotto si aggiungono poi la single version di The Stranger from Within e un bonus, The Dawn of Man, con cui interrogarsi sull’alba dell’umanità attraverso un pezzo non necessario ai fini della corretta fruizione del disco, ma decisamente godibile e sofisticato nelle tematiche. A distanza di più di vent’anni, nonostante alcune sviste compositive (come passaggi leggermente meno ispirati o anonimi) non si può quindi che consigliare un ritorno nel mondo fantastico imbastito dagli Ayreon, in un tripudio di energia ed eleganza che non passerà di certo inosservato ai più giovani e profani della band; per i fruitori di vecchia data… non c’è invece nient'altro da aggiungere.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
78.25 su 4 voti [ VOTA]
kurujai
Mercoledì 26 Febbraio 2020, 13.31.31
4
non sono mai riuscito a farmelo piacere . ci sono pezzi meravigliosi come computer eyes ma è tutto fuori fuoco , caotico . amo gli ayreon ma non questo disco .
Maurizio
Martedì 25 Febbraio 2020, 10.53.04
3
questo cd merita almeno 80, il disco "easy" non concept di Lucassen.
Aceshigh
Domenica 23 Febbraio 2020, 16.10.04
2
Questa versione “revisited” non l’ho mai ascoltata. Generalmente queste operazioni di restyling (siano rimasterizzazioni o reincisioni vere e proprie) mi lasciano abbastanza indifferente. Mi piace ascoltare un album nella versione e col suono che aveva quando è stato pubblicato la prima volta. Con tutto quello che esce ogni anno poi... Certo un pochino qui la curiosità c’è, perché il valore aggiunto è un certo Ed Warby (che io adoro) al posto della drum machine... Forse devo farci un pensierino. Ad ogni modo quest’album per me era eccellente già nel 1996, diverso dall’esordio. Come dice Galilee qui c’è zero epicità a favore di sonorità space rock, che anticipano già le sonorità di un Flight of the Migrator. Alcuni pezzi come Abbey of Sinn, The Stranger from Within o Beyond the Last Horizon sono imperdibili.
Galilee
Domenica 23 Febbraio 2020, 14.17.33
1
Gran bel disco. Molto differente dall'esordio caratterizzato da una certa epicita, toni più cavallereschi e un certo prog più anni 70. Qui siamo più sullo space rock, è come se al sound dell'esordio si aggiungesse un vena di Hawkwind ma non solo. A conti fatti non il miglior Ayreon, ma un passo fondamentale per il concepimento del lavoro seguente che sarà uno dei gioielli della sua carriera. Ma anche delle Rock Opera in generale.
INFORMAZIONI
2004
Inside Out Music
Prog Metal
Tracklist
1. Actual Fantasy
2. Abbey of Synn
3. The Stranger from Within
4. Computer Eyes
5. Beyond the Last Horizon
6. Farside of the World
7. Back on Planet Earth
8. Forevermore
9. The Dawn of Man (Bonus)
10. The Stranger from Within (Single version)
Line Up
Okkie Huysdens (Voce)
Edward Reekers (Voce)
Robert Soeterboek (Voce)
Arjen Anthony Lucassen (Chitarra, Tastiera, Vocoder, Effetti)
Floortje Schilt (Violino)
Ewa Albering (Flauto)
Peter Vink (Basso)
Ed Warby (Batteria)

Musicisti ospiti
David Bauchwitz (Voce nella traccia 1)
Kiki Holleman (Voce nella traccia 8)
Cleem Determeyer (Archi nelle tracce 1, 2, 7 e 8 e Sintetizzatore nelle tracce 3 e 4)
Rene Merkelbach (Organo Hammond e Sintetizzatori nella traccia 2)
 
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