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Mondo Generator - Fuck It
28/02/2020
( 834 letture )
Come iniziare la recensione di un importante comeback musicale se non con la banale, scontata e ultrariciclata battuta dell’” a volte ritornano”? E no, fortunatamente non ci riferiamo al decomposto spettro del comunismo come illustrato in un famoso jingle della pellicola Anni 90 bensì al più che noto combo messo su da Nick Olivieri nel lontano 1997 chiamato Mondo Generator; inizialmente nato come semplice side project, con l’uscita del classico Cocaine Rodeo e il suo concentrato unico di schizofrenia criminale convogliata su pentagramma le cose cominciarono a farsi serie e ci si mise subito sui binari corretti per una possibile continuazione, cosa che effettivamente accadde. L’ultimo parto dei Nostri vede come data il 2012, l’anno dei Maya, di Mario Monti e della finale amarissima contro la Spagna, da lì otto lunghi anni di silenzio durante i quali il mastermind in questione non se n’è certo rimasto con le mani in mano, andando un paio di volte in tour con bands non proprio riconoscibili al volo quali Moistboyz e Svetlanas (sic) e offrendo i propri servigi ad altrettanti personaggi del circuito hardcore punk statunitense. Esatto, hardcore punk: se, sciaguratamente, conoscete Olivieri unicamente per i suoi trascorsi in Kyuss e Queens of the Stone Age ora scoprirete un nuovo lato del bassista losangeleno, quello sporco e marcio in cui sguazza un intero (sotto)filone del punk; già il titolo di questo ritorno dice molto sulle intenzioni del gruppo, un gentile invito per “quel paese” in cui non esistono limiti etici o freni inibitori e la rabbia sgorga fluente da ogni elemento dello scibile.

Fuck It, nelle sue brevi ma intense tredici composizioni, è assimilabile alla filmografia ottantiana e novantiana di Neri Parenti, costantemente uguale a sé stessa e ciclica nel riproporre le stesse situazioni. Dal momento in cui partono le prime rallentate note di Nowhere Man, preambolo di una successiva velocizzazione ritmica, dobbiamo avere ben chiaro che il lavoro si strutturerà alla stregua di un “mattone” in termini di durezza, ma anche di varietà stilistica. E ciò non porta automaticamente al massacro della critica, a meno che non si abbia a che fare con un recensore illuminato che pensi di vivere su un altro pianeta; la via maestra sarà, come lo è sempre stata, il raggiunto o meno giusto compromesso tra qualità oggettiva e capacità di coinvolgimento/carisma del soggetto preso in esame. La seconda caratteristica appena accennata, nel disco in questione è totale e totalizzante: non osiamo pensare alla bolgia che si crei ogni benedetta sera sotto al palco calcato da questi figuri, in questo periodo impegnati proprio in Europa e visti spesso anche qui in Italia, grazie al vincente miscuglio di reminiscenze provenienti dallo stoner made in Palm Desert e un semplice ma incisivo hardcore punk di derivazione nineties, quello a sua volta contaminato spesso e volentieri con l’alternative rock. Per quanto riguarda la qualità oggettiva si va a scatti o, per meglio dire, ad episodi selezionati: Death Van Trip, per esempio, è uno spaccato di quanto detto sul genere utilizzato e sull’”esuberanza” (eufemismo) con cui i Nostri imbracciano gli strumenti, un treno deragliato che va a sbattersi con violenza sul “muro auricolare”; Turboner invece può farci balenare in testa un’idea forse non così peregrina come potrebbe apparire, vale a dire la possibilità che il buon Nick conosca, ami e abbia qui voluto emulare i nostrani CCCP; la già citata in apertura Nowhere Man è un’altra mina antiuomo trasformata in musica mentre per avvicinarsi al primigenio sound che accomuna Olivieri ai propri vecchi compagni di viaggio (a proposito, Fuck It è stato registrato negli studi californiani di proprietà di Josh Homme, il Pink Duck) occorre aggirarsi nei pressi della title track. Il resto è “roba” scritta di puro mestiere, non male ma nemmeno meritevole di chissà quali ragionamenti. Una menzione è d’obbligo anche per il resto della tripartita lineup, i due Mike Pygmie e Amster seguono ligi i dettami del boss mettendoci la grinta e le capacità strettamente necessarie per la riuscita del tutto.

Un album per chi si divora quotidianamente queste sonorità, quindi non per tutti, un album fatto da appassionati per appassionati e che ha come unico scopo quello di far divertire. Inutile cercare o pretendere dell’altro dai sempreverdi Mondo Generator.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
62 su 4 voti [ VOTA]
d.r.i.
Sabato 29 Febbraio 2020, 15.19.40
8
@gals: li definirei paraculi di classe
DEAD AGAIN
Sabato 29 Febbraio 2020, 12.52.59
7
Visti l' altra sera al centrale rock pub di erba........una macchina da guerra spaventosa Nick e' un purosangue di razza e una persona umile con i fans. ma la ciliegina sulla torta e' stata quando e' salita sul paco quella folle di Svetlana ed hanno fatto un pezzo devastante. Grazie Nick concerto memorabile soddisfatti e fortunati. i 2 album in uscita spaccano eanche di piu'.....
Galilee
Sabato 29 Febbraio 2020, 12.24.08
6
Cerchiobottisti.
d.r.i.
Sabato 29 Febbraio 2020, 12.16.03
5
Premesso che nemmeno su bandcamp il gruppo è associato ad hc o nemmeno al punk, secondo me hanno cercato di accontentare chi adora lo stoner e chi apprezza l’hc secondo me scontentando entrambi. Alternare una canzone stoner è una hc (tra l’altro non molto apprezzabili) non mi convince. Non giudico la parte stoner ma per il concetto e la componente hc per me bocciati.
tartu71
Sabato 29 Febbraio 2020, 9.33.07
4
in effetti l'hc e' un 'altra cosa
LAMBRUSCORE
Venerdì 28 Febbraio 2020, 22.07.43
3
QUESTI
LAMBRUSCORE
Venerdì 28 Febbraio 2020, 22.07.21
2
questo qua NON FANNO HARDCORE
Black Me Out
Venerdì 28 Febbraio 2020, 17.51.10
1
Disco cazzutissimo, sporco, grezzo e che puzza di deserto nonostante sia lontano da quelle tipiche sonorità. Ma i Mondo Generator merita vederli dal vivo: uno dei miei migliori amici ci ha suonato insieme qualche sera fa e ha detto che sono delle macchine da guerra, batterista in primis.
INFORMAZIONI
2020
Heavy Psych Sounds Records
Hardcore
Tracklist
1. Nowhere Man
2. Up Against The Void
3. Kyuss Dies!
4. Turboner
5. Fuck It
6. When Death Comes
7. Listening To The Daze
8. Silver Tequila / 666 Miles Away
9. S.V.E.T.L.A.N.A.S.
10. There’s Nothing Wrong
11. Death Van Trip
12. It’s You I Don’t Believe
13. Option Four
14. Disease With No Control
Line Up
Nick Olivieri (Voce, Basso)
Mike Pygmie (Chitarra)
Mike Amster (Batteria)
 
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