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The Quill - The Quill
29/02/2020
( 449 letture )
Siamo all’alba degli anni 90 e il movimento che poi verrà identificato come stoner muove i suoi primi vagiti. In un’atmosfera di superamento dell’edonismo del decennio precedente e di recupero delle sonorità settantiane, stavolta con una visione che coniuga spietato realismo, pessimismo e una chiusura intimista, la musica del nuovo decennio sembra decisamente orientata verso ambientazioni malinconiche, solitarie e senza grosse speranze, se non quella quasi utopista di una grande rivoluzione a venire che prima o poi dovrà pur scoppiare. A contrastare parzialmente questa generale atmosfera pessimista, rimanendo in ambito “alternative” rispetto alla rimontante ondata power metal, troviamo appunto le band stoner: forti di un retaggio psichedelico che risale agli anni sessanta, con tanto di culto per le droghe “leggere” rispetto a quelle “pesanti” che tanti lutti hanno causato, figli dei Black Sabbath come dei Blue Cheer o degli Hawkwind, del garage punk, ispirati da un immaginario che va dal deserto allo spazio, i gruppi stoner sono comunque figli del loro tempo, ma sembrano preferire l’ideologia hippie o almeno la sua colorata esteriorità alle sirene di Seattle, delle quali sono comunque fratelli, sfruttando la stessa ventata di revival e desiderio di superamento e forse anche di rivalsa rispetto agli anni 80. In questo contesto, sono numerosi i gruppi a seguire la via tracciata da Kyuss, Monster Magnet, Sleep, Fu Manchu e altri campioni del genere e, tra questi, non potevano mancare rappresentanti di quella magnifica terra che è la Scandinavia. I The Quill sono tra le primissime realtà dedite allo stoner rock, essendosi formati già all’inizio del decennio, in una formazione che è quasi quella definitiva. All’inizio al basso troviamo infatti Peter Holm, che lascerà però il gruppo nel 1993, favorendo l’ingresso fondamentale di Roger Nilsson. Col nuovo arrivato, infatti, la band inizierà la composizione del materiale che porterà poi ai Berno Studios per la registrazione del proprio album di debutto. Trovato un accordo con Megarock Records il disco sarà ripubblicato ufficialmente e diffuso già nel marzo 1995: un’accelerazione che porterà il gruppo nel pieno del consolidamento del movimento stoner, con un disco di rilievo che pur non avendo una distribuzione capillare, getterà le basi per il successivo sviluppo dei The Quill e sarà di ispirazione per molti altri a seguire.

The Quill contiene già in partenza quasi tutte le caratteristiche del sound della band, pur con qualche peculiarità propria di un album di debutto. La caratteristica musicale degli svedesi è quella di assorbire in maniera profonda le influenze stoner provenienti dagli States, ma a differenza ad esempio dei contemporanei gallesi Acrimony, sceglie di non prendere il pacchetto intero e riproporlo alla propria maniera, preferendo comunque innestare sulla base stoner una fortissima influenza hard rock, particolarmente evidente in questo disco di debutto. Basta dare infatti un’occhiata per notare che su The Quill la formazione a cinque prevede un organista in pianta stabile e ascoltando i brani si percepisce bene come la sua presenza sia tutt’altro che di facciata. Più di Anders Aglund, in ogni caso, il tratto caratteristico dei The Quill è la voce di Magnus Ekwall, superbo singer dalla notevole estensione e dal tipico piglio hard rock, al limite tendente al blues, distante anni luce dalla vocalità di un John Garcia o di Dave Wyndorf. La bellissima voce di Ekwall innerva i brani nati dalla chitarra stoner di Christian Carlsson e impreziositi dall’organo di Anders Aglund, mentre la sezione ritmica pur senza ricorrere alle distorsioni tipiche del basso stoner, è decisamente di scuola hard rock settantiano e molto presente nel mixaggio. L’ibrido che viene fuori tende musicalmente in maniera forte verso sonorità desertiche e psichedeliche, perché i riff di Carlsson sono inequivocabili in tal senso, ma le varie digressioni strumentali, che vedono chitarra e organo protagonisti in egual misura, non fanno che confermare l’identità se vogliamo ibrida ed europea dei The Quill.
La sequenza dei brani impostata ci dà misura di questa alternanza, con la prima traccia e primo singolo Jet of Water che ci accoglie con la sua natura hard rock e l’organo bene in evidenza, seguita poi dalla stoner Dry, nella quale Ekwall giganteggia regalandoci peraltro una linea melodica perfetta e un grandissimo refrain. Anche in questo caso comunque Aglund dice la sua, completando lo wha-wha di Carlsson in un pezzo caldissimo, tra i migliori del disco, con una lunga coda hard rock. Blues desertico e psichedelico invece per Lodestar, altro gran bel pezzo. La temperatura sale decisamente con From Where I Am, quasi otto minuti di stoner hard rock ai massimi livelli, ancora una volta letteralmente dominati da Ekwall e baciati anche da un intermezzo psichedelico, nel quale oltre alla chitarra desertica di Carlsson si fa notare il Fender Rhodes di Aglund. Molto bello il solo del primo, che rilancia il brano fino alla chiusura. Homespun, The Flood, Not a Single Soul e In My Shed confermano l’alternanza che domina tutto il disco, con un livello più che buono, in particolare l’ultima, con un Nilsson in grande spolvero e Atlagic a dire la sua con classe da vendere. Validissima anche In the Sunlight I Drown che mostra un dinamismo maggiore e venature grunge che emergono appena nel tessuto psichedelico. Tempo di variare un po’ la formula ed ecco che arriva Gleam, curioso brano a metà tra grunge e Hendrix che forse non convince appieno e sarà infatti escluso dalla ristampa dell’album nel 2000. Chiude la doppietta I Lost a World Today e Sweetly: la prima con un andamento ondeggiante che ritroviamo in tutta la storia grunge, ma con una tipica espressione hard rock/stoner che risolve poi in una lunga coda strumentale psichedelica, ancora caratterizzata da un Carlsson ad alti livelli, con Ekwall che nel finale tocca i limiti della propria estensione. Sweetly è invece tutta incentrata su chitarra e voce, con il basso che fa la sua apparizione di sottofondo e ancora una venatura grunge a farsi sentire.

Il debutto dei The Quill ottenne un buonissimo riscontro in patria e fu votato come miglior disco del 1995, lanciando una carriera che però al di fuori della Svezia non ha avuto quei riscontri ai quali avrebbero potuto aspirare. Più forte fu l’influenza invece esercitata dallo stile del gruppo, con il suo oscillare su due gambe in maniera così dinamica. Non sorprende infatti sentire nel loro modo di comporre un’influenza primaria per gli Spiritual Beggars, che debutteranno l’anno successivo e con i quali Nilsson andrà a collaborare sugli album On Fire e Demons, mentre assieme al compagno George Atlagic innerverà la sezione ritmica di Bill Steer nei suoi Firebird per No. 3. Da notare poi la partecipazione di Magnus Ekwall agli Ayreon di The Human Equation e ancora quella del prezzemolino Nilsson con gli Arch Enemy durante il tour di Burning Bridges. The Quill resterà comunque un caso “unico” nella discografia della band: Anders Aglund lascerà infatti il gruppo di lì a poco e i quattro rimasti non sentirono il bisogno di sostituirlo, spostando appena la propria proposta verso un maggior influsso stoner, ma rimanendo saldamente ancorati al proprio background. L’album sarà ristampato nel 2000, con l’esclusione di Gleam e l’aggiunta invece della personalissima cover di A Sinner’s Fame dei Trouble, registrata assieme ad altri brani originali e alla cover di Fairies Wearboots dei Black Sabbath e pubblicati nell’EP Evermore nel 1999.

The Quill è insomma uno di quegli album che il grande pubblico non ha forse mai neanche conosciuto e che sono stati invece molto influenti nell’underground del genere, contribuendo ad ispirare altre band, che a loro volta hanno conosciuto successo e sono diventate punti di riferimento. Al di là di questo, a distanza di venticinque anni, resta un gran bel disco, opera di una band dall’evidente talento, dotata di un fuoriclasse dietro al microfono, che forse soffre un po’ nella seconda parte di una certa uniformità di scrittura, la quale finisce per appiattire brani che di per sé sarebbero validissimi, senza eccezioni. Da riscoprire e apprezzare, visto che il tempo passato non ne ha intaccato il valore cristallino.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
66.5 su 2 voti [ VOTA]
Sunset
Domenica 24 Maggio 2020, 2.55.26
6
Grande band. Più che allo "stoner" li ho sempre pensati come una sorta di Zeppelin psichedelici, ed in rari frangenti anche qualche echo di certi Soundgarden. Dovrò riascoltarmeli. Ma sono ancora attivi loro?
Lizard
Mercoledì 4 Marzo 2020, 8.25.55
5
Grazie The Trooper e buon ascolto!!
The Trooper '70
Martedì 3 Marzo 2020, 23.31.02
4
Bellissima recensione che mi spingerà a riprendere il cd acquistato tanti anni fa e trovato in questa che si è rivelata essere la versione originale, conosciuti ed amati con Voodoo Caravan perchè definiti appunto dalla stampa nostrana come novità stoner (genere che ho sempre amato e che adoro tutt'ora nonostante tutto) ma, come già sottolineato, scoprii essere sia la band che i loro lavori musicalmente ben lontani da questo genere e sicuramente eccellente e notevolmente superiore a tant dischetti acquistati fino ad allora, molto più vicini ai Led Zep che ai Kyuss, splendido e massiccio hard blues per appetiti robusti che ha trovato la sua massima espressione con In Triumph, di cui adoro alla follia Merciless Room, ancora grazie al recensone perchè domattina in auto saprò in compagnia di chi viaggerò.80
Lizard
Sabato 29 Febbraio 2020, 17.33.08
3
Spero che nella recensione ci sia tutto quello che serve a capire il contenuto dell'album, al di la' delle statistiche. Buona lettura.
GIANFRANCO
Sabato 29 Febbraio 2020, 16.25.51
2
Concordo con chi dice che qui di stoner ce n'e' poco e nulla. Eppure il recensore ne abusa per ben tredici volte della parola Stoner... Poi parla della ristampa dimenticando di dire che ci manca pure la prima. Segnalo ai veri appassionati del gruppo che da poco si trova una nuova stampa con altre due canzoni e la copertina con la mano
Rob Fleming
Sabato 29 Febbraio 2020, 14.51.53
1
Per questo "rispolverato" sto facendo la mia personalissima standing ovation al recensore. The Quill sono un gruppo straordinario con un cantante altrettanto straordinario. Per me il meglio lo daranno con Voodoo Caravan e Hooray! ma già con questo debutto dimostravano di essere dei calibri grossi. Giusto la definizione "stoner" non la condivido in toto, se non nella sua accezione più ampia. Per me sono hard rock puro, sanguigno, infuocato, se non zeppeliniani ((I lost a word today) sicuramente devoti ai Badlands (In my sheds). E via via tanti rimandi al passato tra Free e Atomic Rooster, tra Uriah Heep e certe dilatazioni di pura psichedelia. Oggi è "facile", ma a metà degli anni '90 dovevi aver coraggio a proporre certa roba. 78
INFORMAZIONI
1995
Megarock Records
Stoner
Tracklist
1. Jet of Water
2. Dry
3. Lodestar
4. Homespun
5. From Where I Am
6. The Flood
7. In My Shed
8. Gleam
9. Not a Single Soul
10. In the Sunlight I Drown
11. I Lost a World Today
12. Sweetly
Line Up
Magnus Ekwall (Voce)
Christian Carlsson (Chitarra)
Anders Aglund (Organo Hammond B3, Fender Rhodes)
Roger Nilsson (Basso)
George “Jolle” Atlagic (Batteria)
 
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