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Celeste - Nihiliste(s)
29/02/2020
( 525 letture )
Siamo giunti a considerare il black metal come il tiranno assoluto delle ibridazioni: i suoi geni risultano fra i più pervasivi e dominanti della famiglia della musicale estrema. Pervasivi, per l’enorme facilità con cui i dettami della fiamma nera seducono artisti figli di scene e tradizioni completamente diverse e a volte anche opposte, per spirito e musicalità. Dominanti, perché spesso e volentieri le creature nate da questi matrimoni si rivelano nel carattere più somiglianti al multiforme black metal, sia nelle sue declinazioni classiche che in quelle moderne, che all’altro genitore. La serie di figli "bastardi" è decisamente lunga. I due in cui l’evoluzione e l’ibridazione del genere è più lampante e facilmente tracciabile sono il Viking e l’Avantgarde: in questi due casi nuovi generi nascono direttamente dalle corde di musicisti già protagonisti della fioritura del black. Dalla ripresa delle cavalcate epic metal e sulle orme dell’immancabile Quorthon prende vita il Viking di scuola norvegese, quello dei primi Enslaved e dei Windir, dalla commistione con il gusto ed i virtuosismi del progressive nasce l’Avantgarde metal come lo ascoltiamo oggi, traghettato ad opera di musicisti cardine della scena black norvegese, come Garm e Ishahn (ma non solo). La naturale promiscuità del black metal contribuisce anche alla formazione del sound del folk/pagan, di cui spesso rappresenta il principale riferimento per quanto riguarda la base “metal” del genere. Anche storicamente infatti, Skyclad esclusi, molte delle band fondanti del genere provenivano da ambienti e ispirazioni black metal; si pensi agli Storm di Fenriz e Satyr, ai Finntroll e ai Cruachan. Se l’atmospheric black ed il post-black in generale possono essere considerati più come un sottogenere che come un genere completamente distinto (per l’estrema somiglianza con un certo black tradizionale), così non è per il black/death e lo sludge/black, che godono solitamente di un maggiore equilibrio fra le proprie due anime, e si caratterizzano proprio per lo spostare elementi tipici black in contesti ed atmosfere completamente differenti. Per non farsi mancare nulla ricordo anche di tutte le varie ibridazione con il metal tradizionale, vedasi gli Aura Noir et similia, il Black n’Roll, che recupera e potenzia le influenze più punk del genere, e l’Industrial Black, che mischia distorsioni a zanzara con ritmiche elettroniche e synth. La malleabilità della materia black si estende dunque non solo all’enorme varietà interna, costellata di interpretazioni del genere molto diverse tra loro, ma si riversa anche verso l’esterno.

Fatte queste considerazioni è arrivata l’ora di affrontare quello che è, al momento, l’ibrido di più altro livello qualitativo venuto fuori dalla commistione fra i terreni fangosi del post-core e dello sludge e le suggestioni ritualistiche del black metal francese. Si sta parlando, ovviamente, dei Celeste, di cui questo Nihiliste(s) è l’esordio sul lungo minutaggio, dopo l’EP Pessimiste(s). Formatasi nella scena underground di Lione, negli ultimi quindici anni la band si è fatta strada a suon di distorsioni possenti e prestazioni live illuminate dai caratteristici led rossi, fino a guadagnarsi una meritata posizione fra i nomi più celebri della scena. Il sound è di difficile definizione: prende infatti elementi da vari generi del panorama estremo, mescolandoli con naturalezza e nell’assoluta attenzione della devastante e pura resa sonora, quel wall of sound che è punto di forza della proposta musicale dei Celeste . Gli ingredienti principali sono, come detto, post-core e black metal. Il primo fa tesoro della storia personale dei musicisti, venuti fuori dall’ambiente hardcore lionese, il secondo prende a piene mani dal filone francese del genere, in la costruzione di dissonanti cattedrali sonore ha spesso la priorità sul semplice riffing e sulla primigenia aggressività del genere. Questo primo incrocio viene poi filtrato e arricchito da influenze doom e sludge, che risaltano in primo luogo nelle soluzioni ritmiche, che stupiscono per varietà e precisioni, alternando blast beat, sfuriate hardcore e rallentamenti pachidermici. La componente vocale riveste un ruolo cardine nell’alchimia del sound della band, uno scream disperato e pesantemente distorto che nasconde però alcuni dei passaggi maggiormente melodici ed epici di casa Celeste, contribuendo tanto al citato wall of sound che alla natura più drammatica e teatrale della musica dei francesi.

Rispetto al resto della loro discografia quest’album di esordio è caratterizzato da una maggiore fedeltà ad elementi hardcore e post-core, con il black che si insinua quasi fra le righe dei nervosi fraseggi core, non ancora padrone ed anima del sound, cosa che si realizzerà progressivamente album dopo album, trovando definitivo approdo in Animale(s). Nihiliste(s) ha tutti i pregi e i difetti di un’opera prima, nonostante il conto penda decisamente dalla parte dei primi. Probabilmente l’album più rabbioso e genuino dei quattro, bilancia un approccio meno sofisticato e ragionato con una stupenda attitudine “in the face”, segnata da tempi quadrati e riffing dissonante, che fa emergere più gli stridi del noise che il tremulo picking del black. L’architettura sonora dei Celeste si distingue già chiaramente e brilla di personalità, nonostante la giovane età della band, ma si nota il carattere ancora un poco acerbo dell’opera nella mancanza di quella compiutezza poetica che si realizzerà già nel disco successivo. Rispetto ai successivi capolavori manca qui il retrogusto tagliente delle chitarre, più ancorate alla pesantezza dello sludge, e la componente stupendamente drammatica della band, che si realizzerà in vocals al limite del delirio febbrile e tappeti di blast beat, componenti qui ancora oscurate.

Ci si trova davanti all'interpretazione più marcia e urbana dei Celeste, ancora non alle prese con le espressioni di dolore metafisico che verranno trasposte in musica nei dischi seguenti. Come per tutti i lavori dei quattro fare un track by track è praticamente inutile. Lo scorrere del disco è compatto, omogeneo, un assalto sonoro ininterrotto verso le orecchie dell’ascoltatore, e come tale va gustato. Resta valido questo consiglio per ogni disco della band, che per la natura intrinseca della proposta, rende al massimo solo quando ascoltato tutto d’un fiato, per farsi trascinare al massimo dal vortice scaturito dalle corde dei francesi. Primo grido di disperazione lanciato dai quattro ragazzi di Lione, questo Nihiliste(s) figurerebbe come opera magna nella discografia di molte band. Ha però la sfortuna/fortuna di appartenere a quella dei Celeste, capaci album dopo album di mettere in ombra la propria, seppur bellissima, opera prima.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
50 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2008
Denovali Records
Post Core
Tracklist
1. On pendra les femmes et les enfants en premier
2. Au feu le savoir
3. Mais va vendre ton dédain
4. Abandonner tout espoir à vingt ans
5. Pour maintenir encore une fois la distance
6. A jamais dénudée
7. Tu regardes trop fort, tu penses trop fort, tu parles trop fort
8. Mais encore faut-il pouvoir renier tout un programme
9. De sévices en amitiés
10. Comme s'il suffisait de lever le doigt pour refaire
Line Up
Johan (Voce)
Guillaume (Voce, Chitarra)
Antoine (Basso)
Royer (Batteria)
 
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