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Képzelt város - Samizdat
12/03/2020
( 527 letture )
La bandiera dell'Ungheria č legata, in ambito rock e metal, principalmente al nome di Tamás Kátai, mastermind di quel progetto straordinario chiamato Thy Catafalque. La sua estrema varietŕ stilistica lo ha portato ad essere un punto di riferimento per una pletora di musicisti avantgarde e post-qualsiasi cosa. Ascoltando Samizdat dei conterranei Képzelt Város, pur proponendo musica per molti aspetti distante da quella di Kátai, č difficile non tornare con la mente a quella'eleganza che caratterizza la discografia del genio ungherese. Quello dei Képzelt Város č hard rock dall'incedere progressive, senza essere davvero né l'uno né l'altro. Generalmente definiti post-rock, i sei musicisti di Budapest suonano musica che č difficile da etichettare senza incorrere in drammatiche semplificazioni. Pensiamo, ad esempio, all'ottima Lights Out, quinta traccia del disco: la batteria, precisa ed intricata come nella migliore tradizione prog, sorregge solidi riff hard rock che si alternano ad arpeggi che proiettano l'ascoltatore nell'infinito spazio siderale.

Senza troppi giri di parole: Samizdat non propone nulla di nuovo e di particolarmente originale. Tuttavia, esso gode di un'ottima varietŕ, elemento fondamentale in un disco per essere ottimo (come ogni regola, anche questa comporta delle eccezioni), che rende il suo scorrere fluido e senza alcun inciampo o singhiozzo. Gli oltre 50 minuti di musica contenuti in questo album sono un continuo stimolo sensoriale per l'ascoltatore, che viene chiamato a giocare con la band ad "acchiappa il genere": l'ascolto diviene un momento in cui cercare di carpire tutte le varie influenze e gli stili che confluiscono nelle canzoni qui contenute. Come un film di Quentin Tarantino o, per rimanere in tema, come la musica degli Elio e le Storie Tese, quella dei Képzelt Város č puro divertissement. In True of Voice, ad esempio, si passa da un incipit dal sentore punk rock a momenti fortemente debitori dei Thy Catafalque di Geometria.
Samizdat, con le sue atmosfere ora eteree, ora spaziali, ora energiche, ora malinconiche č una giostra in grado di far provare a chi ascolta tutto lo spettro delle emozioni che quest'arte č in grado di suscitare. Si tratta di un disco solido e confezionato alla perfezione in cui c'č qualcosa per chiunque. Se č vero che ogni opera, sia essa musicale, cinematografica, letteraria o di altra natura, non puň mai essere davvero per tutti ma tutt'al piů per molti o per la maggior parte del pubblico, poiché tra questi vi sarŕ sempre chi non apprezza tale opera, č altrettanto vero che quest'ultima fatica del sestetto di Budapest č una cornucopia sonora. Č assai difficile non trovarvi elementi che possano soddisfare l'orecchio dell'ascoltatore.
Degna di menzione č l'importanza che, nella musica della band, ricoprono le tastiere e il violoncello. Questi due elementi, di certo non nuovi nel mondo della musica rock, diventano qui porte verso altri mondi, verso altri spazi e altri tempi. Chitarra, batteria e, soprattutto, basso compongono una infallibile sezione ritmica, solida base sulla quale tali elementi costruiscono la meraviglia.

Č davvero difficile trovare qualcosa che non funzioni in questo disco e, se proprio bisogna farlo, allora si potrebbe dire che la voce del cantante č un po' timida e fatica ad emergere quando dovrebbe, sbiadita versione del Paul Masvidal di The Portal Tapes dei Cynic. Ma al di lŕ di questo, Samizdat č un disco che ha davvero molto da offrire e che, perciň, necessita piů di un ascolto superficiale. Č uno di quegli album che richiedono di essere vissuti, piů che semplicemente ascoltati, poiché non č solo musica ma č una forma di vita a sé stante, come solo i grandi dischi sanno essere.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Tyst
Lunedě 16 Marzo 2020, 10.57.12
5
@Struzzo innanzitutto ti ringrazio per le belle parole. Credo che 78 sia un voto onesto, essendo comunque un album imperfetto: la voce, che magari per molti riveste un ruolo secondario nel giudizio di un'opera, ritengo sia di vitale importanza. E in questo disco č un po' troppo evanescente, lascia poco il segno. Un po' come Labrie nell'ultimo disco dei Dream Theater, c'č ma č come se non esistesse. E questo, dal mio punto di vista, penalizza un disco quasi-eccellente che eccellente lo sarebbe stato, se supportato da un vocalist piů incisivo
Struzzo
Domenica 15 Marzo 2020, 9.24.35
4
Bravo Federico, questo č un album post rock molto valido con un timing ritmico esemplare e che cresce anche dopo il colpo di fulmine. Rientra senza dubbio tra le poche note liete di questo 2020 orrendo di cui tutti ci ricorderemo. True of Voice pezzo da 90 a livello armonico e melodico con dei corteggiamenti strumentali intensi. Disco perfetto se ascoltato in compagnia di un bel libro e, visto che quasi tutti siamo in quarantena, che consiglio vivamente. 78 č un voto onesto ma poco coraggioso. Che ne pensi? In bocca al lupo!
Voivod
Venerdě 13 Marzo 2020, 18.07.16
3
Come ho appreso dallo scrittore Paolo Nori durate uno dei suoi corsi di scrittura creativa, la parola "samizdat" č il nome dato a quel fenomeno in voga nella metŕ del ventesimo secolo in Unione Sovietica (e non solo) per descrivere tutti quegli scritti clandestini, che, causa la censura imperante, venivano riprodotti a mano o con la macchina da scrivere.
Edward Scissorhands
Venerdě 13 Marzo 2020, 14.51.23
2
Che fine hanno fatto Gianluca Leone, Costanza e il mitico Zolfo ?
Wonderboy
Giovedě 12 Marzo 2020, 22.34.48
1
Diamo il benvenuto a Federico con questa prima recensione!
INFORMAZIONI
2020
Randy Hardcore EM
Post Rock
Tracklist
1. Samizdat
2. Unsound
3. Mirage
4. Dissenter
5. Lights Out
6. Subliminal
7. True of Voice
8. Stolen Land
Line Up
Ákos Kovács (Voce, Chitarra)
Márton Miskolczi (Chitarra)
Máté Győrffy (Chitarra, Basso)
Michaela Bos (Violoncello)
Dániel Gál (Batteria)
 
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