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Nightingale - The Closing Chronicles
14/03/2020
( 424 letture )
Solo un anno separa The Closing Chronicles dal folgorante debutto della creatura di Dan Swanö intitolato The Breathing Shadow. Questa volta il poliedrico musicista svedese è accompagnato dal fratello Dag, che per l'occasione compare sotto lo pseudonimo di Tom Nouga, al quale viene affidato il compito di occuparsi di basso, chitarre ritmiche e tastiera. Ecco quindi che scompare la drum machine, a favore di una batteria vera e propria suonata dallo stesso Dan. Se il precedente lavoro era improntato su uno stile dark/gotico fortemente debitore di certa new-wave ottantiana, in questo caso Swanö decide di staccarsi dalle sensazioni elettroniche e di ritornare su territori rock/metal più consoni al suo background, lasciandosi ispirare in particolare alle sonorità neo-progressive in voga in quegli anni.

Il concept -invero piuttosto criptico- propone il seguito della saga incentrata sulla figura della "Breathing Shadow" iniziata nel primo album e di cui The Closing Chronicles è il diretto seguito. La storia infatti comincia da dove era stata lasciata alla fine dell'album precedente. Per chi volesse capirci qualcosa, ecco un breve riassunto: un ragazzo, il protagonista della storia, scappa dalla sua famiglia e si ritrova in un bosco, dove incontra un altro ragazzo con cui fa amicizia. I due quindi iniziano a giocare insieme; tra i vari giochi, quello dell'impiccato porta alla morte dell'amico del protagonista. Questi cerca allora di uccidersi, senza però riuscirci, e torna quindi alla sua vita di sempre. A questo punto comincia la parte di storia narrata in The Breathing Shadow: diciassette anni dopo il tragico episodio, lo spirito del ragazzo ucciso (l'ombra che respira, appunto) appare in sogno al protagonista, iniziando a tormentarlo per vendicarsi. Nonostante i tentativi di redenzione di quest'ultimo e nonostante l'aiuto da parte di una donna misteriosa, lo spirito riesce infine a soggiogarlo e lo impicca a quello stesso albero di quella stessa foresta che gli era stato fatale, uccidendolo e prendendo quindi il controllo del suo corpo. La copertina di The Closing Chronicles raffigura proprio questo albero, e la storia riparte dallo spirito del protagonista, perso in un vuoto dopo essere stato ucciso.

Se le tematiche lugubri e contorte della storia in cui è inglobato l'album non fanno per voi, forse la musica –di prima qualità, come nella quasi totalità dei progetti in cui Dan Swanö è coinvolto- potrebbe farvi ricredere. Rispetto a The Breathing Shadow, questo secondo lavoro gioca molto sui ritornelli e melodie dalla facile presa, che tuttavia non risultano mai stucchevoli. L'opener Deep Inside of Nowhere ne è un bell'esempio, essendo introdotta da un ottimo giro di pianoforte e dalla voce in clean di uno Swanö davvero in gran forma. Si avverte subito che lo stile è cambiato: le chitarre e il basso sono più presenti mentre le tastiere vengono lasciate ad accompagnare il tutto, accantonando i suoni prettamente elettronici. La batteria, seppur vera, non lascia stupefatti, ma svolge il suo lavoro con precisione. Il fulcro di questo disco però sono i suoni vintage e se in altri casi le sonorità ispirate agli anni '70 non hanno resistito in modo degno allo scorrere del tempo, The Closing Chronicles non soffre di questo problema. La bella Revival si muove più o meno sulle stesse coordinate della prima traccia, ma il lavoro di chitarra è più incisivo –in particolare nelle parti soliste-, come pure il ritornello, più graffiante. Thoughts From a Stolen Soul dà modo di apprezzare per la prima volta il songwriting del fratello di Dan, che figura anche in veste di produttore. Si tratta di un pezzo meno immediato dei precedenti, ma dotato di interessanti aperture di tastiera che rimandano al neo progressive dei Marillion. Purtroppo tende a perdersi un po' verso la fine, non convincendo appieno, complice anche la sua lunghezza. Arriva il turno della ballata, che risponde al nome di So Long (Still I Wonder) e mentre i primi tre brani proseguono la storia descrivendo gli stati d'animo del protagonista, la cui anima dopo la morte è rimasta a vagare in un limbo, in questo la prospettiva cambia, e a parlare è la già citata donna dagli occhi misteriosi. Il pezzo è un riuscitissimo grido di dolore per la perdita dell'amico scomparso, che tuttavia ella sa essere ancora vivo ed è quindi determinata a salvarlo. A scapito delle aspettative, si tratta uno degli highlights dell'album. L'incalzante Steal The Moon è un altro brano molto interessante dal ritornello accattivante, in cui compaiono delle ottime chitarre acustiche che danno pienezza al suono, il tutto condito da un mini-assolo di moog (ecco ancora una volta gli anni '70) che segue a quello di chitarra. Intermezzo è una parentesi solo voce e tastiera, non particolarmente esaltante a voler essere onesti, che svolge prettamente la funzione di mandare avanti la storia: la donna seduce la Breathing Shadow, rimanendo incinta per far rinascere attraverso di sé il protagonista. Alive Again, La traccia che chiude l'album, e che simboleggia la rinascita del protagonista senza nome, è forse il miglior brano dell'intero album, a metà tra la ballata e la suite, con una grandissima interpretazione di Swanö, e dallo stile e dalle sonorità che oscillano tra il neo progressive più duro (Arena su tutti) e l'heavy metal, adornato dai tocchi di sintetizzatore. Il movimento centrale (Intitolato Shadowland Revisited) richiama il riff di tastiera di Nightfall Overture, primo brano di The Breathing Shadow, in una chiusura simbolica del ciclo. Mozzafiato anche il movimento conclusivo, intitolato per l'appunto Breathless, in un crescendo di pathos che chiude egregiamente la storia (o forse no…).

I know that your soul will be alive again
I know It will be around like the wind and the rain and the stars
And I know that your soul will be alive again
I'll light a candle to remember who you were and who you will be


Insomma, sia chi è un appassionato di concept album, sia chi non li può sopportare ma ama il progressive melodico e non eccessivamente tecnico troverà qualcosa di interessante in questo The Closing Chronicles, che a tutt'oggi è forse il migliore tra gli album dei Nightingale. Sebbene le influenze e i riferimenti della musica in esso contenuta siano piuttosto palesi, vengono tuttavia rielaborati intelligentemente dalla coppia di fratelli, che riescono a creare uno stile personale. Il disco infatti traccia il solco sul quale il progetto verrà mantenuto nel corso degli anni e negli album successivi. Non resta quindi che chiudere la recensione consigliandone caldamente l'ascolto, insieme al resto della discografia del gruppo.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Sha
Lunedì 16 Marzo 2020, 0.35.30
3
E niente, oggi l'ho riascoltato, ed è proprio bello, oltre che raffinato. Preferisco sempre Breathing, però in effetti anche qui i bei pezzi sono tanti. Gran bel lavoro, così come anche il successivo. I lavori recenti della band però non mi hanno mai fatto impazzire. Personalmente abbasserei il voto di qualche punto (ma ALMENO 80 li vale tutti), ma per il resto sono d'accordo su tutto!
duke
Sabato 14 Marzo 2020, 21.28.57
2
...un bel disco....di gran classe e qualita'....
Sha
Sabato 14 Marzo 2020, 19.19.19
1
Per me il primo è insuperabile, però che goduria Deep Inside of Nowhere!
INFORMAZIONI
1996
Black Mark
Prog Rock
Tracklist
1. Deep Inside of Nowhere
2. Revival
3. Thoughts From a Stolen Soul
4. So Long (Still I Wonder)
5. Steal the Moon
6. Intermezzo
7. Alive Again
Line Up
Dan Swanö (Chitarra, Voce, Tastiera, Batteria)
Tom Nouga (Basso, Chitarra, Tastiera)
 
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