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Coldworld - Melancolie2
14/03/2020
( 750 letture )
Era il 2008 quando Georg Börner decise di presentarsi con il suo progetto one-man band, Coldworld, accaparrandosi un posticino tutto per sé nella hall del depressive black d'atmosfera. Il genere, si sa, rispetto ad altri non è particolarmente affollato da una caterva di sedicenti artisti, e dato la predisposizione mentale che richiede di base riesce quasi sempre a preservare il suo carattere di nicchia. I gruppi che si cimentano con questa estremizzazione di un'estremizzazione, sublimano i toni aggressivi del black puro e ne estraggono la componente più sensoriale, cuore di un profondo sentimento d'inquietudine e inesorabile disperazione. Metaforicamente parlando, ascoltando Melancolie2 si ha la sensazione di trovarsi davanti al cadavere di una pia anima morta assiderata, osservando come incessanti bufere lo ricoprono sempre più di neve, conservandolo in un candido tumulo. Il freddo attutisce i cinque sensi, non si sentono odori, si perde sensibilità tattile, le folate di vento diventano il nuovo silenzio, e c'è spazio solo per la contemplazione dell'infinito desolato, in cui la nostra stessa mente è immersa. Aleggia una melancolia così intensa da essere, appunto, moltiplicata per sé stessa, talmente forte da non poter essere contenuta in una sola dimensione.

Per immortalare tutto ciò, Coldworld distilla una miscela di black d'atmosfera contaminata da elementi lo-fi e sperimentazioni armoniche. L'apertura di Dream of a Dead Sun è lasciata appunto ad un piano elettrico, dal timbro contemporaneamente grave e cristallino, che coi suoi rintocchi segna il lento avanzare in un immaginario monocromatico, sepolto nella stinta luce di un sole morente. Come spesso è riscontrabile anche in altri artisti del genere, la batteria infuria costante, ma i suoi colpi sembrano battere il panno di una sordina; la cassa non tonfa forte e secca, è il suono ovattato è un continuo pulsare frenetico ma sommesso. Anche le chitarre hanno un timbro sbiadito, per niente ruvido, e insieme alla voce costituiscono un'unica amalgama ben nota a chi conosce il genere. Infatti, tutto ciò non fa che richiamare alla mente progetti come Paysage D'Hiver, I Shalt Become, e in particolare Lustre, quest'ultimo soprattutto per il mix di strumenti dal suono dolce e di scelte armoniche intrise di una pacata tristezza. Non si sa bene se il freddo mondo di Coldworld sia un'astrazione dei più ameni luoghi reali offerti da madre natura, o una rappresentazione alternativa dell'inferno. Difatti, anche un'eterna desolazione e solitudine, se consapevole, risulta essere un'atroce punizione che fa star male al solo pensiero. Tutto è riversato in una pura proiezione spirituale, la fisicità materiale del mondo svanisce, lasciandosi dietro solo rimembranze cui ci si appiglia fino alla follia, anche solo per poter constatare di essere ancora vivi, dinamici, pensanti. Melancolie2 non vuole ammorbare l'ascoltatore con sonorità tetre e maligne, bensì condurlo in un viaggio senza meta, un giro in tondo al nulla cosciente mentre armonia e melodia si risolvono in chiusure evocative e giri alimentati da una profonda e universale nostalgia. Indicativo in questo caso è il violino di Tortured By Solitude, così come gli interludi strumentali di Winterreise e Stille, ben inseriti nella scaletta senza risultare smorzanti o troppo dispersivi.

Elemento ricorrente, soprattutto nei brani più lunghi come Red Snow, è il senso di vuota solennità che nasce dai lunghi e aperti accordi delle chitarre, con synth pad complici a far da coro e contorno. Alzate di un semitono donano all'atmosfera un che di lugubre, mentre melodie discendenti intonano un canto funereo. Alcune scelte donano anche delle tinte orientaleggianti che potrebbero leggermente disorientare, ma arretrano in secondo piano davanti a nuove soluzioni armoniche che s'impongono con maggior forza nella mente. È il caso di Hymn to Eternal Frost, che dopo il primo minuto lasciato a un esotico violino, si spalanca stagliandosi su un nuovo panorama. Il coro e la musica tutta qui si gonfiano in un impeto catartico, prima di lasciare di nuovo la scena al violino, accompagnato dalle urla del cantato. My Dead Bride funge quasi da epilogo al brano precedente, con un veloce fade-in iniziale che ce la fa immaginare come titoli di coda alla fine di un film. L'accoppiata di questi due brani è carica di emotività, evidenziata da una maggior presenza dei cori, liberatori e contrapposti al disperato raccapricciarsi della voce in scream. Il brano come già suggerito dal titolo è quasi un epitaffio, una marcia funebre, breve ma intensa. Infine, la chiusura del disco è lasciata ad Escape, il pezzo più vicino a sonorità lo-fi, infarcito di suoni appena accennati ed effetti d'atmosfera. Come traccia finale risulta abbastanza convincente, anche se priva di momenti topici e potenzialmente superflua se si pensa ai due brani precedenti, i quali avrebbero potuto tranquillamente fungere da alternativa come conclusione.
Melancolie2 sancisce quindi l'esordio full-lenght di Georg Börner con una valutazione decisamente positiva. Il songwriting in generale risulta molto interessante, piacevole anche per chi si è avvicinato da poco al genere, sostenuto da una miscela stilistica che rende tutto nel complesso più accessibile. Monotematico e coerente, al punto da dover elevare il titolo al quadrato, il disco non si propone come un cupo concentrato di oscurità, né tantomeno si presta a forti esoterismi, e concentra tutto il suo contenuto nel tempio della mente, fucina infernale di tutti i nostri pensieri e allo stesso tempo alcova in cui ci si ritira, in profonda contemplazione. Georg Börner sperimenta consapevolmente, ed è riscontrabile una leggera vena pop in alcuni passaggi, ed inseriti in questo nuovo contesto assumono una nuova veste. Probabilmente sono queste contaminazioni a rendere estremamente comunicativa quest'opera, anche se appartenente a un genere così di nicchia. Nei ripetuti ascolti, oltre agli artisti già citati, piano piano affiorano analogie anche nel cantato, simile a quello di Wrest in Leviathan, e nei passi mesmerici richiamanti l'onnipresente Burzum.

Per fortuna, Coldworld è un progetto che negli anni ha confermato e maturato ciò che è racchiuso in quest'album, come stato è possibile constatare con Autumn otto anni dopo, nel 2016. Complessivamente, Melancolie2 è un'opera molto interessante e affascinante, che si lascia avvicinare con insolita naturalezza, anche se in certi momenti si potrebbe pensare che Georg Börner abbia calcato un po' troppo la mano, risultando volutamente ed eccessivamente melenso. Tuttavia, questo e altri piccoli difetti non vanno assolutamente ad inficiare il valore dell'album. Le contaminazioni di musica elettronica, lo-fi e pop non risultano mai preponderanti, e riescono a dialogare insolitamente bene con l'anima black regnante lungo tutto l'ascolto. Per concludere, il viaggio in questo mondo di pura malinconia è un'esperienza eterea, capace di suscitare un'impalpabile ma comunque pressante peso sul cuore e sull'anima, e nei momenti in cui ci si sentirà particolarmente predisposti potrà risultare un ascolto oltremodo coinvolgente, con un'identità tutta sua rispetto ad altri artisti e opere affini al genere.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
96 su 6 voti [ VOTA]
livio
Martedì 17 Marzo 2020, 2.00.49
3
sto disco è un capolavoro, altro che 78. Da ascoltare e riascoltare. Voto 90
Replica Van Pelt
Lunedì 16 Marzo 2020, 17.54.46
2
Tanto di cappello Marchese,è così che la musica merita di essere vissuta (nel bene e nel male),la vita è fatta di incontri e almeno per me di altrettante colonne sonore.
Le Marquis de Fremont
Lunedì 16 Marzo 2020, 16.59.25
1
Album di una bellezza struggente ed evocativa che va ascoltato in momenti particolari. Mi ha fatto compagnia al tempo del tristissimo mio terzo divorzio tra avvocati e rivendicazioni. Qui c'era il senso triste e coinvolgente di un qualcosa che finiva. L'ho ascoltato in un'altra circostanza, da solo a piedi nella neve delle Dolomiti in una giornata grigia e cruda, finita poi (come spesso capita...) in un grande giro di grappe. Questa musica serve a questo e a questi momenti. Si confermerà, come detto nella bellissima recensione, con il seguente Autumn e con l'EP Wolves and Sheep del 2017. Un grande. Au revoir.
INFORMAZIONI
2008
Cold Dimension Records
Black/Ambient
Tracklist
1. Dream of a Dead Sun
2. Tortured by Solitude
3. Winterreise
4. Schmerzensschreie
5. Red Snow
6. Stille
7. Hymn to Eternal Frost
8. My Dead Bride
9. Escape
Line Up
Georg Börner (Voce, tutti gli strumenti)
 
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