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Black Royal - Firebride
18/03/2020
( 830 letture )
Direttamente dalle fredde terre della Finlandia (per la precisione dalla città di Tampere, uno dei più importanti poli industriali del Paese), ecco giungere un gruppo di cui, molto probabilmente, sentiremo parlare a lungo in futuro. Eccessivamente ottimisti, dite? Forse sì, ma vi assicuriamo che i qui presenti Black Royal, fautori di un death/doom di grande impatto e giunti al secondo disco in studio, hanno tutte le carte in regola per diventare qualcuno in questo settore.

I nostri, infatti, che si erano già fatti notare con il primo Lightbringer, ci regalano una seconda prova di notevole maturità, che sorprende soprattutto per il suo eclettismo: se ad una prima impressione a colpire è soprattutto il lato squisitamente più estremo, pur trattato dai nostri con grande brutalità e professionalità, ascoltando Firebride più volte si resta colpiti anche dal contorno: il quartetto di Tampere, infatti, già dalla prima traccia, intitolata Coven, riesce ad immettere nei suoi pezzi non solo furia cieca, ma una dose intrigante di melodia e malinconia, ottimamente dosate; ecco dunque che la canzone appena citata parte con orchestrazioni lugubri, esplode in un turbinio di chitarre assassine e linee vocali brutali, poi sfocia in un interludio strumentale melodico semplicemente magnifico. No, non abbiamo ascoltato tre pezzi in uno, ma una singola canzone dall'anima multiforme. Un inizio davvero importante! Hail Yourself, a differenza di Coven, parte subito forte, con la batteria di Jukka sugli scudi, ma non rinuncia a rallentamenti ben gestiti e carichi di pathos, anche se nel complesso colpisce meno della canzone che la precede. Poco male, il livello torna elevato con Pagan Saviour, che mescola un groove assai intrigante con echi sabbathiani e katatonici (nel senso della band svedese, non della sindrome), creando un miscuglio che non potrà non catturare gli amanti di questo genere di sonorità e non solo. Felici? Appagati? Speriamo di no, perché i Black Royal hanno ancora parecchie frecce al loro arco ed All Them Witches, salvo una partenza con l'acceleratore, rallenta verso la conclusione fino a spegnersi, lasciandoci in un'oasi di malinconia. Se 313 è un breve, gradevole intermezzo di chitarra, Gods of War rimette le cose in chiaro, facendoci capire che i nostri hanno ancora intenzione di menare le mani, seppur con un certo stile: il singer Riku (ricordi di Kingdom Hearts risalgono prepotentemente alla memoria) offre quella che è probabilmente la sua prestazione più maligna sul disco, mentre i suoi compagni d avventure, ancora una volta, sanno come immettere pian piano melodia nelle canzoni, al punto che la successiva The Reverend, per quanto valida, ci fa sentire la mancanza dei passaggi più ragionati che i nostri sanno regalare. Non a caso, i nostri dosano nuovamente molto bene le loro abilità nelle due tracce conclusive, la title-track del disco e For Dead Travel Fast, intrigante citazione dall'immortale capolavoro di Bram Stoker, Dracula, contenente anche un bel controcanto femminile. I pezzi in sé, forse, colpiscono meno di quanto facessero le prime canzoni, ma siamo comunque su un livello assolutamente ragguardevole.

Come detto, Firebride è un album decisamente sopra la media del genere e non solo: i Black Royal sanno fondere echi doom, soluzioni sludge/stoner e passaggi melodici con abilità non comune, creando canzoni stratificate, complesse, da assaporare come un buon whisky scozzese, magari torbato. Fatelo vostro e non ve ne pentirete. O, in alternativa, sorseggiate un buon Laphroaig.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
89.66 su 3 voti [ VOTA]
Dimebag
Venerdì 20 Marzo 2020, 1.56.22
3
"Coven" e "Pagan Saviour" decisamente le più belle per i miei gusti
Dimebag
Venerdì 20 Marzo 2020, 1.52.20
2
Album molto interessante, scoperto per caso grazie alla recensione, è la quarta o quinta volta che lo ascolto a rotazione, penso che continuando su questa linea diventeranno un gruppo top del genere Death´n´Sludge, molto bello anche il primo album, ma con il secondo hanno fatto un ulteriore salto di qualità, voto 85
Replica Van Pelt
Giovedì 19 Marzo 2020, 18.05.20
1
Non sarà un capolavoro ma questo album è tanta roba,c'è anche qualcosa che stroppia almeno per le mie orecchie (ma non mastico molto di death,diciamo che seguo le emozioni),i cori appesantiscono alcuni pezzi ma anche la produzione non mi convince,forse un suono più sporco e singolarmente più definito avrebbe avuto un altra resa ma sono impressioni personali comunque ci sono grandi pezzi che meritano.voto 77 ma anche 80
INFORMAZIONI
2020
Suicide Records
Death / Doom
Tracklist
1. Coven
2. Hail Yourself
3. Pagan Saviour
4. All Them Witches
5. 313
6. Gods Of War
7. The Reverend
8. Firebride
9. For Dead Travel Fast
Line Up
Riku (Voce)
Toni (Chitarra, Cori)
Pete (Basso, Cori)
Jukka (Batteria)
 
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