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Nox Formulae - Drakon Darshan Satan
20/03/2020
( 283 letture )
In Grecia, luogo di poesia ed arte, terra natìa dei grandi miti che hanno plasmato la cultura occidentale, hanno dimora alcune delle band più talentuose nell’ambito del metal estremo. Band che, fedeli alle proprie radici, sanno donare alle sonorità dure e pesanti un tocco di poetica magia. Dal pomposo symphonic death metal dei Septicflesh al black metal psichedelico e folle degli Hail Spirit Noir, passando per i fondamentali Rotting Christ, la soleggiata Ellade si è guadagnata con gli anni la facoltà di salire in cattedra quando c’è da discutere di musica estrema. E così, proseguendo questa tradizione, i Nox Formulae giungono al secondo album, dal sinistro titolo Drakon Darshan Satan, pubblicato, come il debutto di quattro anni prima, da Dark Descent Records.

Al calore mediterraneo che alberga anche negli angoli più bui e gelidi della musica estrema ellenica, i Nox Formulae fondono il black metal cerebrale degli svizzeri Schammasch, senza tuttavia raggiungere quelle vette di complessità e profondità intellettuali toccate dagli elvetici in lavori quali Triangle. Sin dall’incipit Psychopath of NOX pare evidente come per i nostri funga da fonte di ispirazione The Process of Dying, il primo dei tre capitoli che compongono il capolavoro degli Schammasch datato 2016. Come in questo, infatti, anche in Drakon Darshan Satan troviamo un black metal granitico e logorante nel quale a fungere da collante tra le varie tracce non è tanto la furia schietta propria del genere ma l’elemento interiore e, per così dire, intellettuale.
I blast beat di Mezkal, i riff di Wolfsbane 1.1. e la voce graffiante di Monkshood 333 creano volute come d’incenso: pungenti, cangianti, liturgiche. Nel quartetto di musicisti, l’unico che resta in penombra senza offrire mai alcun guizzo ma limitandosi all’imitazione pedissequa dei riff della sei corde è V.V.V. Seppur ben udibile, grazie ad un accorto missaggio che riesce a donare pari dignità a tutti gli elementi, il basso pare svogliato, senza alcun impeto creativo. È vero, tradizionalmente il black metal non è un genere che offre grandi spunti delle quattro corde e dunque bisognerebbe scendere a patti con questo fatto ed accettare una prestazione sbiadita di tale fattura. Tuttavia in un contesto così ricco di intuizioni e stimoli -meraviglioso è, ad esempio, il turbine caotico di chitarra ritmica e solista sovrapposte l’una sull’altra e quasi indistinguibili presente in The Blood Oath of Thagirion-, pare quanto meno un’occasione sprecata l’assenza di estro da parte di V.V.V..
In Drakon Darshan Satan vige una regola: evolvere. Il sound dei Nox Formulae è in costante cambiamento e così ad episodi più canonici, comeEclipse of Gharrasielh, nella quale furiosi blast beat sorreggono riff solidi e lineari, si contrappongono altri più sperimentali. È il caso dell’ottima The Arrival of Noctifer, che abbandona il black metal per concedersi incursioni in territori che, fino al brano precedente, sarebbero parsi impensabili in un disco simile. Qui i sintetizzatori ambient, che sembrano figli del compositore Angelo Badalamenti e del suo lavoro alla colonna sonora di Strade Perdute di David Lynch, avvolgono la rude chitarra che produce un riff cadenzato e distorto, mentre una cassa profonda ed ipnotica, sorella della musica da discoteca più psicotropa che si possaimmaginare, duetta con pattern ripetitivi e penetranti di hi-hat. Il risultato è un brano perverso e malvagio, tre minuti e quarantotto secondi in cui i Nox Formulae plagiano la mente dell’ascoltatore, mentre una voce profonda e riverberata recita nenie ammalianti.
La musica di Drakon Darshan Satan e i testi che su di essa si sviluppano non si insinuano nell’anima ma attaccano la psiche. Il satanismo proposto dalla band ellenica non affonda le proprie radici nella religione o nella spiritualità -a differenza, ad esempio, di quello di gruppi quali Deathspell Omega o Behemoth- ma è un buco nero psichico, corruzione della mente e del pensiero. Essa non comporta un avvizzimento dell’essere, un suo degrado, ma il suo annichilimento: The Black Stone of Satan e The Blood Oath of Thagirion, le due tracce che si pongono precisamente a metà della scaletta, sono il manifesto di ciò.
Nella prima si annuncia la fine della dimensione fisica e mondana, a seguito di un risveglio mentale:

“Like being hit by a thunderbolt,
a million of slumbering neurons awake at once bringing the experience of the Grand Untold”


In ciò è possibile ravvisare un'eco schammaschiana da Awakening from the Dream of Life: “Through death it is that we awake from the dream of life and may death be purpose and solution of all woeful strife”, e, più avanti:

“There is no mundane, there is no physical anymore…
there is only meta-physical and the divine spark of Satan”
.

Il rimando religioso alla “scintilla divina di Satana”, che pare in contraddizione con quanto affermato poco sopra circa la dimensione psichica dei testi dei Nox Formulae, non è da intendersi in senso prettamente ritualistico ma simbolico.
The Blood Oath of Thagirion, invece, si apre con l’affermazione dell’annichilimento dell’uomo, metaforizzato nell’atto materiale dell’omicidio, quale strumento per raggiungere quello stato metafisico decantato nel brano precedente: “A cold gun placed on the forehead, aiming to kill any humanity left and annihilate the fear of Death”. Nuovamente tornano in mente gli Schammasch ed il loro culto della Morte in Triangle: è nella privazione della vita che si trova la via per elevarsi alla sfera del metafisico. Il cervello è il luogo ove la perfezione del Male prende forma. E questa forma è quella della follia.
È possibile istituire nel disco un percorso il cui principio e la cui destinazione, ovvero la pazzia e la distruzione dell’essere, occupano rispettivamente il primo verso della prima canzone e l’ultimo dell’ultima. L’impulso dello psicopatico, garantito dallo spirito oscuro e dai demoni malvagi (“Psychopath’s compulsion, granted by the dark spirit and the evil demons”, The Psychopath of NOX) conduce alla distruzione del Tutto, quando il Buco Nero divora tutta l’esistenza (“the Black Hole devours all existence”, Eve of Annihilation).

Alla luce di quanto detto sinora, sia dal punto di vista lirico che da quello musicale, risulta evidente come i Nox Formulae offrano musica distante dal ritualismo che caratterizza una larga parte del black metal più “colto”. Non troviamo, infatti, per tornare alle due band menzionate sopra, brani come O Father, o Satan, o Sun dei Behemoth o Sola Fide II dei Deathspell Omega, poiché quello che la band greca intende fare non è penetrare nell’anima dell’ascoltatore ma ferirne con impietose scudisciate la mente. Pertanto il simbolismo utilizzato, derivante dalla Qabbalah ebraica e da altri testi esoterici, è solo uno strumento per indicare qualcosa di umano e terreno: il distaccamento dall’essere e dalla materia, ovvero la fine dell’esistenza.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
49.75 su 4 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2020
Dark Essence Records
Black
Tracklist
1. Psychopath of NOX
2. Ravens of Terror
3. Eclipse of Gharrasielh
4. The Black Stone of Satan
5. The Blood Oath of Thagirion
6. The Arrival of Noctifer
7. Berzeks of OD
8. Eve of Annihilation
Line Up
Monkshood 333 (Voce)
Wolfsbane 1.1 (Chitarra, Voce)
V.V.V. (Basso)
Mekzal (Batteria)
 
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