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Pendragon - Love Over Fear
20/03/2020
( 651 letture )
A continuare una tranche di ritorni nella musica rock e metal e, in particolare, nel progressive, ecco il nuovo Love Over Fear dei Pendragon per la Toff Records. Gli inglesi hanno infatti lasciato i fan a bocca asciutta da quel lontano 2014 quando vide la luce Men Who Climb Mountains, un disco discreto, senza dubbio compatto e privo di lacune significative. Essendo lo stile dei Pendragon sì molto fruibile ma al contempo molto colorato e aperto ad ascolti attenti ed esegetici, eccoci tra le mani una nuova ora di musica da spolpare pian piano, brano dopo brano. La formazione vede il solito Nick Barrett occuparsi delle linee vocali, della chitarra, di alcune sezioni di piano e di piccole sezioni di strumenti minori; Clive Nolan alle tastiere, Peter Gee al basso e il “nuovissimo” Jan-Vincent Velazco alle pelli -sicuramente un ruolo con una storia travagliata per la band ma non per questo affidato al primo sprovveduto. A concludere il tutto troviamo poi Zoe Devenish come voce di supporto e violino e Julian Baker al sassofono: la varietà strumentale non verrà di certo sprecata nel platter.

Il disco, bisogna dirlo, è però un diesel. Everything si apre con l’organo e una sezione di batteria in 4/4 molto lineare. Le melodie e le armonie non sono di certo uniche o indimenticabili, un avvio dunque di facile fruizione che continua anche nella successiva Starfish and the Moon e nelle sue sonorità eleganti di piano e chitarre in clean che si dipanano in lunghi solismi. L’avvio, seppur lento e non miracoloso, viene subito recuperato però già dalla terza traccia: Truth and Lies. Il suo arpeggio iniziale e il lavoro di Barrett al microfono anticipano egregiamente la seconda metà del brano in cui figura una grandiosa sezione solistica e un lavoro ritmico decisamente più sofisticato e ricco di sfumature. Il tutto si conclude poi con una solennità più che piacevole e un mini-assolo di tastiera. L’asticella qualitativa sembra stanziarsi qui, ed ecco che i brani saranno da ora fino all’ottava Whirlwind (non inclusa) emblemi di un songwriting fiabesco, poliedrico e permeato di colori. Lo stesso guitarwork di Barrett non solo spinge sull’acceleratore ma anche sull’aspetto puramente tecnico. Buoni i fill di Velazco che dà spazio alla fantasia compositiva, anche grazie all’inserimento di variazioni particolarmente barocche in cui spaziare in ogni dove: ne è un esempio 360 Degress con l’utilizzo di ghironda e ukulele, oppure l’arpa e il violino in Soul and the Sea, solo per citarne alcune significative. Le linee vocali? Quasi sempre ispirate, altre volte meno ma mai realmente mediocri o mal performate, sicuramente è il guitarwork il punto forte di Barrett che in più di un brano sforna lunghe sezioni solistiche in clean o comunque perseguendo uno stile poco aggressivo o tagliente. Sentire Love Over Fear è infatti un viaggio avvolgente, un’esplorazione di mondi eccentrici e rappresentati dalla meravigliosa copertina disegnata da Liz Saddington, capace di stregare anche il blackster più nichilista con il suo design e la palette cromatica usata.

Come detto qui di sopra, il livello compositivo rimane sempre discreto, con sezioni che richiamano soprattutto sul calar dei brani un’atmosfera maggiormente solenne, in altri momenti più pacata e introspettiva. Discorso diverso per l’ottava traccia summenzionata, Whirlwind è difatti aperta da un minuto di pianoforte e abbandona ogni tecnica a favore di un brano prettamente melodico, downtempo, con sax e linee vocali dolci: un brano che potrebbe apparire fin troppo mieloso ad alcuni, compiendo un passetto troppo in là nel contenuto piuttosto che nella forma, ma il parere qui potrebbe rivelarsi realmente influenzato dal tipo di ascoltatore che vi si approccia. La conclusione è invece un ritorno fiabesco alle strutture viste nel corpus dell’album, ottimo lavoro alle pelli e plauso alla resa emotiva. Ho tralasciato però, non a caso, la nona traccia “Who Really Are We?”, la perla assoluta del disco.

Sin dall’inizio l’headbanging sarà naturale dati l’energia, il vitalismo sonoro e le accentazioni cromatiche del pezzo. Il guitarwork sa farsi valere sia nei tecnicismi che nei momenti meno boriosi, con una linea acustica sullo sfondo che si fa portavoce di un incombente riff quadrato old style a cui si aggiungono orpelli di tastiera e batteria. Un interludio pacato conduce per mano all’esplosione caotica -in un’accezione non negativa ma inerente alla complessità- in cui si percepisce un tono stridente ma al contempo estremamente emozionante. Who Really Are We è sicuramente una canzone che saprà soddisfare le orecchie più dedite al rock/metal, una ciliegina sulla torta non indifferente che innalza il giudizio complessivo.

In definitiva, sì, il nuovo album di casa Pendragon è un lavoro che non affossa e non eleva la qualità della loro discografia vista nel suo complesso. Un platter che parte con qualche singhiozzo e che non vede picchi di rara bellezza; al contempo bisogna però ammettere la sua capacità di intrattenere e di farci soffermare in viaggi onirici lontani dal tempo e dallo spazio da noi conosciuti, peccato che non sappia farvici rimanere troppo a lungo…



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
78.33 su 3 voti [ VOTA]
Aceshigh
Martedì 24 Marzo 2020, 13.08.43
5
Per me ennesimo lavoro d’alto livello. Grande classe e raffinatezza a livello sia di composizioni che di arrangiamenti, ma sempre a supporto dell’emozione, come già si può evincere dai due pezzi iniziali (legati tra loro dalla ripresa del primo tema di Everything), o dalla splendida Water. Lavoro discretamente vario, con pezzi più atmosferici ed altri più “concreti”. Musicisti sopraffini, un plauso in particolare a Clive Nolan, bravissimo nel bilanciare atmosfere moderne con altre che sembrano riportarci indietro nel tempo. Un graditissimo ritorno. Gran bella musica. Voto 85
Miki 262
Lunedì 23 Marzo 2020, 0.43.50
4
Un piacevole ritorno alle vecchie sonorita dei album anni 90, a parte il primo brano che mi ha lasciato subito dubbioso nella prima parte igia con il secondo brano si respirano le pou belle sonorita che li hanno resi celebri nrl panorama newprogressive
Ayreon
Domenica 22 Marzo 2020, 12.11.34
3
Con loro vai sempre sul sicuro,la coppia nolan'-,barretta ha sfornato capolavori di new prog sempre ad alto livelllo
JC
Sabato 21 Marzo 2020, 20.59.26
2
Ho comprato l'edizione artbook, splendida ma costosa. Musicalmente non posso ancora esprimermi, l'ho ascoltato troppo poco. Anche io sono molto legato a Masquerade, probabilmente uno dei dischi più belli del progressive, e riascolto più volentieri gli album fino a Not of this world.
fasanez
Sabato 21 Marzo 2020, 13.42.56
1
Devo ancora ascoltarlo, devo dire che non ho amato per nulla la loro svolta più dura di Passion e Pure, tanto per capirsi ero rimasto a Believe e considero WIndow of Life e Masquerade i loro capolavori. Dai teaser questo lavoro mi piace, appena potrò lo ascolterò con molta curiosità.
INFORMAZIONI
2020
Toff Records
Prog Rock
Tracklist
1. Everything
2. Starfish and the Moon
3. Truth and Lies
4. 360 Degrees
5. Soul and the Sea
6. Eternal Light
7. Water
8. Whirlwind
9. Who Really Are We?
10. Afraid of Everything
Line Up
Nick Barrett (Voce, Chitarra, Piano, Mandolino)
Clive Nolan (Tastiere)
Peter Gee (Basso)
Jan-Vincent Velazco (Batteria, Percussioni)

Musicisti ospiti
Zoe Devenish (Voce, Violino nelle tracce 3 e 5)
Julian Baker (Sassofono nella traccia 8)
 
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