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Pendragon - Love Over Fear
20/03/2020
( 1434 letture )
A continuare una tranche di ritorni nella musica rock e metal e, in particolare, nel progressive, ecco il nuovo Love Over Fear dei Pendragon per la Toff Records. Gli inglesi hanno infatti lasciato i fan a bocca asciutta da quel lontano 2014 quando vide la luce Men Who Climb Mountains, un disco discreto, senza dubbio compatto e privo di lacune significative. Essendo lo stile dei Pendragon sì molto fruibile ma al contempo molto colorato e aperto ad ascolti attenti ed esegetici, eccoci tra le mani una nuova ora di musica da spolpare pian piano, brano dopo brano. La formazione vede il solito Nick Barrett occuparsi delle linee vocali, della chitarra, di alcune sezioni di piano e di piccole sezioni di strumenti minori; Clive Nolan alle tastiere, Peter Gee al basso e il “nuovissimo” Jan-Vincent Velazco alle pelli -sicuramente un ruolo con una storia travagliata per la band ma non per questo affidato al primo sprovveduto. A concludere il tutto troviamo poi Zoe Devenish come voce di supporto e violino e Julian Baker al sassofono: la varietà strumentale non verrà di certo sprecata nel platter.

Il disco, bisogna dirlo, è però un diesel. Everything si apre con l’organo e una sezione di batteria in 4/4 molto lineare. Le melodie e le armonie non sono di certo uniche o indimenticabili, un avvio dunque di facile fruizione che continua anche nella successiva Starfish and the Moon e nelle sue sonorità eleganti di piano e chitarre in clean che si dipanano in lunghi solismi. L’avvio, seppur lento e non miracoloso, viene subito recuperato però già dalla terza traccia: Truth and Lies. Il suo arpeggio iniziale e il lavoro di Barrett al microfono anticipano egregiamente la seconda metà del brano in cui figura una grandiosa sezione solistica e un lavoro ritmico decisamente più sofisticato e ricco di sfumature. Il tutto si conclude poi con una solennità più che piacevole e un mini-assolo di tastiera. L’asticella qualitativa sembra stanziarsi qui, ed ecco che i brani saranno da ora fino all’ottava Whirlwind (non inclusa) emblemi di un songwriting fiabesco, poliedrico e permeato di colori. Lo stesso guitarwork di Barrett non solo spinge sull’acceleratore ma anche sull’aspetto puramente tecnico. Buoni i fill di Velazco che dà spazio alla fantasia compositiva, anche grazie all’inserimento di variazioni particolarmente barocche in cui spaziare in ogni dove: ne è un esempio 360 Degress con l’utilizzo di ghironda e ukulele, oppure l’arpa e il violino in Soul and the Sea, solo per citarne alcune significative. Le linee vocali? Quasi sempre ispirate, altre volte meno ma mai realmente mediocri o mal performate, sicuramente è il guitarwork il punto forte di Barrett che in più di un brano sforna lunghe sezioni solistiche in clean o comunque perseguendo uno stile poco aggressivo o tagliente. Sentire Love Over Fear è infatti un viaggio avvolgente, un’esplorazione di mondi eccentrici e rappresentati dalla meravigliosa copertina disegnata da Liz Saddington, capace di stregare anche il blackster più nichilista con il suo design e la palette cromatica usata.

Come detto qui di sopra, il livello compositivo rimane sempre discreto, con sezioni che richiamano soprattutto sul calar dei brani un’atmosfera maggiormente solenne, in altri momenti più pacata e introspettiva. Discorso diverso per l’ottava traccia summenzionata, Whirlwind è difatti aperta da un minuto di pianoforte e abbandona ogni tecnica a favore di un brano prettamente melodico, downtempo, con sax e linee vocali dolci: un brano che potrebbe apparire fin troppo mieloso ad alcuni, compiendo un passetto troppo in là nel contenuto piuttosto che nella forma, ma il parere qui potrebbe rivelarsi realmente influenzato dal tipo di ascoltatore che vi si approccia. La conclusione è invece un ritorno fiabesco alle strutture viste nel corpus dell’album, ottimo lavoro alle pelli e plauso alla resa emotiva. Ho tralasciato però, non a caso, la nona traccia “Who Really Are We?”, la perla assoluta del disco.

Sin dall’inizio l’headbanging sarà naturale dati l’energia, il vitalismo sonoro e le accentazioni cromatiche del pezzo. Il guitarwork sa farsi valere sia nei tecnicismi che nei momenti meno boriosi, con una linea acustica sullo sfondo che si fa portavoce di un incombente riff quadrato old style a cui si aggiungono orpelli di tastiera e batteria. Un interludio pacato conduce per mano all’esplosione caotica -in un’accezione non negativa ma inerente alla complessità- in cui si percepisce un tono stridente ma al contempo estremamente emozionante. Who Really Are We è sicuramente una canzone che saprà soddisfare le orecchie più dedite al rock/metal, una ciliegina sulla torta non indifferente che innalza il giudizio complessivo.

In definitiva, sì, il nuovo album di casa Pendragon è un lavoro che non affossa e non eleva la qualità della loro discografia vista nel suo complesso. Un platter che parte con qualche singhiozzo e che non vede picchi di rara bellezza; al contempo bisogna però ammettere la sua capacità di intrattenere e di farci soffermare in viaggi onirici lontani dal tempo e dallo spazio da noi conosciuti, peccato che non sappia farvici rimanere troppo a lungo…



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
85.11 su 9 voti [ VOTA]
Kitsune
Domenica 12 Luglio 2020, 13.05.24
11
"chepallestoprog", già solo con questo nickname saresti da prendere a calci nelle palle. non commento manco una parola di quello che hai scritto ma lasciami solo dire che la fighetta appena introdotta nella società sarà tua madre. detto questo non mi dilungo ulteriormente a dare corda a certi soggetti; album davvero strepitoso, atmosferico e scorrevole. devo dire che, tra tutti i pregi, spicca il suono della chitarra a dir poco cristallino e limpido. unica traccia un pochino sottotono rispetto alle altre è 360 degrees (che comunque è molto carina, sia chiaro)... per il resto niente da dire, sensazionale. tra i dischi migliori dell'anno, senza se e senza ma
Il cavaliere errante
Domenica 21 Giugno 2020, 10.13.43
10
Sicuramente già sai che con l'iscrizione queste cose non accadrebbero. Il problema semmai è che voi perdereste tanto in numero di visite. Non so se vi conviene! Il grosso ormai lo fanno i commenti degli utenti.
Lizard
Domenica 21 Giugno 2020, 8.41.52
9
Sono certo che se gli stessi concetti fossero espressi senza turpiloquio e senza ofendere chi comunque questa musica la apprezza, proprio perche' e' fatta in una certa maniera e non in un'altra, sarebbe molto piu' facile provare ad apprezzarne le ragioni e capirne il senso. Purtroppo, cosi' finisce solo per sembrare una triste provocazione, atta a scatenare flame.
chepallestoprog
Domenica 21 Giugno 2020, 6.02.08
8
La solita menata di Prog ammuffito alla Pink Floyd e specialmente Camel e Marillion, ma senza la loro classe... Nel 2020 questi dischi non fanno più sognare da secoli, la ricetta è sempre tediosamente quella, specialmente per quanto riguarda questi pallosissimi. Come cantante invecchiando Barrett è migliorato (per quanto...), ma come chitarrista continua ad essere mediocre anche se dotato da sempre di un ego smisurato quanto immotivato: se questa è tecnica forse non avete ascoltato molti chitarristi. Non malaccio il nuovo drummer, sprecato per questa nenia fuori epoca. Erano meglio negli ultimi dischi dove almeno cercavano di staccarsi un po' da questo tipo di Prog antidiluviano cercando tralaltro e riuscendoci, di copiare o meglio plagiare in alcuni passaggi gli Asgard (polverosi ed anacronistici anch'essi ma almeno li' c'era un po' di tecnica ed umus...). Questi comunque copiano da tutti: la parte centrale di "Who Really Are We" (la meno peggio) chiede vendetta agli IQ, tanto per fare un esempio. Disco per segaioli di Prog stantio purtroppo ancora esistenti e duri a morire. Stendiamo un velo pietoso per Gee (il bassista dell'ufficio catasto...) che nel 2018 realizza un disco con musiche innovative ed un tema originale: LA BIBBIA... Non l'ho neanche ascoltato ma credo di non averne bisogno. P.S: la voce è pesantemente trattata con audio editing: si sente palesemente e comunque il chitarrista mangiatore compulsivo di Nutella, non ha una voce dalla timbrica così sottile e da fighetta appena introdotta in società.
Nicola Carioggia
Lunedì 1 Giugno 2020, 19.19.00
7
E' incredibile come a 35 anni dal loro primo lavoro i Pendragon siano stati capaci di sfornare quello che , a mio avviso , è il loro album più bello di sempre. Lunga vita ai Pendragon.
JC
Martedì 28 Aprile 2020, 19.57.15
6
Ascoltato attentamente, è un bellissimo disco. Sì torna un po' indietro con le lancette all'epoca di Masquerade. Già la copertina, tornata "onirica" e bellissima (dopo le ultime che non mi erano piaciute), segna un piacevolissimo ritorno alle sonorità del periodo d'oro dei Pendragon.
Aceshigh
Martedì 24 Marzo 2020, 13.08.43
5
Per me ennesimo lavoro d’alto livello. Grande classe e raffinatezza a livello sia di composizioni che di arrangiamenti, ma sempre a supporto dell’emozione, come già si può evincere dai due pezzi iniziali (legati tra loro dalla ripresa del primo tema di Everything), o dalla splendida Water. Lavoro discretamente vario, con pezzi più atmosferici ed altri più “concreti”. Musicisti sopraffini, un plauso in particolare a Clive Nolan, bravissimo nel bilanciare atmosfere moderne con altre che sembrano riportarci indietro nel tempo. Un graditissimo ritorno. Gran bella musica. Voto 85
Miki 262
Lunedì 23 Marzo 2020, 0.43.50
4
Un piacevole ritorno alle vecchie sonorita dei album anni 90, a parte il primo brano che mi ha lasciato subito dubbioso nella prima parte igia con il secondo brano si respirano le pou belle sonorita che li hanno resi celebri nrl panorama newprogressive
Ayreon
Domenica 22 Marzo 2020, 12.11.34
3
Con loro vai sempre sul sicuro,la coppia nolan'-,barretta ha sfornato capolavori di new prog sempre ad alto livelllo
JC
Sabato 21 Marzo 2020, 20.59.26
2
Ho comprato l'edizione artbook, splendida ma costosa. Musicalmente non posso ancora esprimermi, l'ho ascoltato troppo poco. Anche io sono molto legato a Masquerade, probabilmente uno dei dischi più belli del progressive, e riascolto più volentieri gli album fino a Not of this world.
fasanez
Sabato 21 Marzo 2020, 13.42.56
1
Devo ancora ascoltarlo, devo dire che non ho amato per nulla la loro svolta più dura di Passion e Pure, tanto per capirsi ero rimasto a Believe e considero WIndow of Life e Masquerade i loro capolavori. Dai teaser questo lavoro mi piace, appena potrò lo ascolterò con molta curiosità.
INFORMAZIONI
2020
Toff Records
Prog Rock
Tracklist
1. Everything
2. Starfish and the Moon
3. Truth and Lies
4. 360 Degrees
5. Soul and the Sea
6. Eternal Light
7. Water
8. Whirlwind
9. Who Really Are We?
10. Afraid of Everything
Line Up
Nick Barrett (Voce, Chitarra, Piano, Mandolino)
Clive Nolan (Tastiere)
Peter Gee (Basso)
Jan-Vincent Velazco (Batteria, Percussioni)

Musicisti ospiti
Zoe Devenish (Voce, Violino nelle tracce 3 e 5)
Julian Baker (Sassofono nella traccia 8)
 
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