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Holy Terror - Mind Wars
21/03/2020
( 593 letture )
L'anno 1988 è stato uno di quelli che si potrebbe definire "d'oro". Decine di uscite discografiche indimenticabili, centinaia di band emergenti, pezzi che sarebbero restati nella storia e che ancora oggi continuano a girare sui piatti delle case dei metallari del mondo. Alla Under One Flag prima e alla Music for Nations poi (la Under One Flag provvide alla realizzazione del vinile, poi del cd se ne occupò la Music for Nations), non scappò di mettere sotto contratto i californiani Holy Terror, band che si era fatta notare con una ottima demo e autrice, l'anno precedente, dell'esordio Terror and Submission. Ragazzini brufolosi ma che sapevano picchiare duro tanto da ricevere lodi e voti altissimi per le loro performance, sia live che in sala di incisione. Ed infatti nel 1988 eccoli lì come spalla dei Motorhead e dei Death Angel.
In California, chi diceva speed metal diceva Holy Terror e se dicevi thrash, la cosa non cambiava. Nei club facevano il pienone e pur rimanendo una band underground c'era chi scommetteva che il prossimo cd sarebbe stato una bomba talmente esplosiva che sarebbero entrati di diritto nel gotha del metal. Le cose, però, non vanno mai come uno prevede. Il treno si fermò lì senza più ripartire.

Nel 1986 Kurt Kilfeld aveva deciso di lasciare nientemeno che gli Agent Steele per dare vita agli Holy Terror perché la band precedente, a suo dire, non riusciva ad essere più veloce e più dura. Insomma, lui voleva generare qualcosa che fosse ancora più thrash ed ancora più speed. Esperimento riuscito perché, unitamente al lavoro uscito l'anno precedente, Mind Wars apre e chiude un brevissimo ciclo di produzione di alto livello. Un vero peccato per una carriera corta ed intensa. Dopo l'incisione di questo secondo lavoro, i ragazzi precipitarono in una sorta di oblio tanto che definirli una straordinaria "meteora" non è forse sbagliato. Dopo Mind Wars venne il tempo di estemporanee apparizioni in compilation nonché un live, ma null'altro di interessante. Eppure, nonostante il vacuum successivo a questa incisione, nominare l'anno 1988 porta la mente a vagare inequivocabilmente tra una pletora di band fortissime in cui gli Holy Terror ci sono e si piazzano decisamente alti.

Il lavoro è impattante per aggressività e potenza e si divide in due netti segmenti, il primo (composto dai primi 4 pezzi) è classicamente thrash; il secondo segmento è invece speed. In meno di 40 minuti i nostri sfoderano grinta e tecnica e già dalla opener, Judas Reward, dimostrano il pervicace amore per le partiture pienamente Exodus. Quel brano, con una probabilità tendente alla certezza, resta uno dei manifesti dell'anno metal 1988. Per gli amanti delle cavalcate senza tregua, da segnalare la brillante The Immortal Wasteland in cui l'intreccio delle chitarre impreziosisce il songwriting invidiabile. E ancora la dote unica che va riconosciuta ai nostri è quella di aver saputo miscelare la NWOBHM con l'hardcore (ne è testimonianza il timbro vocale di Keith Deen). Alchimia pericolosa, ma che solo a loro -e a pochi altri- è riuscita. Avevano il coraggio e la stoffa. Non avevano nulla da perdere perché a loro interessava comunque suonare duro e veloce, pur rispettando i canoni della scuola classica. La prima parte del lavoro si chiude con A Fool's Gold/Terminal Humor/Mind Wars, un brano incredibile perché segmentato in tre parti benché di esecuzione unica. Le tematiche sono quelle classiche che, senza sfociare nel Satanismo, criticano pesantemente la religione cristiana ed i suoi credenti.
Nella seconda parte del lavoro -quello che i miei coetanei ancora chiamano in modo romantico il lato b- ascende forte, come detto, la vena più speed. I brani di chiusura, da Do unto Others a No Resurrection, nonché la chiosa di Christian Resistance sembrano non finire mai. Dove uno finisce, l'altro inizia dove si era interrotto l'ascolto, senza soluzione di continuità. Sono brani di fattura decisamente più rischiosa e più veloce rispetto a quanto ascoltato in precedenza. L'aggressività non arretra; si bilancia con la tecnica e con la velocità supersonica che i nostri si sono messi in testa di voler raggiungere.

Dietro al mixer c'è la mano sapiente di Casey McMakin (che ha lavorato con i Megadeth tanto per gradire), l'uomo che bilancia e che sa incanalare l'aggressività nel modo giusto, così da non risultare baccano, ma arte. Un lavoro unico, adorabilmente acerbo e fottutamente magnetico che purtroppo non ebbe un degno successore. Un rubino grezzo che nessuno dimentica perché il 1988 è finito da un pezzo e gli Holy Terror non ci sono più, ma quel sound è vivo più che mai.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
89.5 su 8 voti [ VOTA]
Galilee
Lunedì 23 Marzo 2020, 11.55.33
20
X Aceshign. Avevo capito difatti l'ho scritto anch'io tra virgolette, ma ci siamo capiti. . Anche perché comunque il disco è veramente orecchiabile. Sfido a trovare una canzone Thrash più orecchiabile di debt of pain. Di certo non erano ostici come i Dark Angel.
Silvia
Lunedì 23 Marzo 2020, 11.06.05
19
Bisogna anche dire che i loro dischi non erano facilmente reperibili allora... sul fatto che non avessero anthem non sono del tutto d'accordo, piuttosto non li passavano tanto nei circuiti TV come gli altri gruppi però a memoria ricordo che erano parecchio apprezzati e ci si aspettava che "esplodessero" da un momento all'altro ma poi si fermarono. Gruppo sfortunato x tanti motivi ma alla fine comunque non ha importanza, ciò che conta è il valore di ciò che ci hanno lasciato. @Elluis, che tour fantastico!!! 😃
Aceshigh
Lunedì 23 Marzo 2020, 10.05.46
18
@Galilee Credo di aver usato la parola “commerciale” in senso erroneo. È che non mi veniva in mente un termine appropriato per dire in pratica quello che sostieni (l’avevo messo tra virgolette proprio per lasciar intendere che era da prendere con le pinze). Ovvero la capacità di comporre un riff o un ritornello accattivanti, d’effetto, capaci di far presa su una larghissima maggioranza di ascoltatori. Gli Holy Terror questa facoltà ovviamente non l’avevano certo al livello dei grossi nomi che tutti sappiamo. Lungi da me mettere Holy Terror e Slayer (per esempio) sullo stesso livello. @Tino Negli Agent Steel era Kurt Colfelt, poi negli Holy Terror è diventato Kilfelt, credo che il vero nome sia il primo.
Diego75
Lunedì 23 Marzo 2020, 6.48.11
17
Riguardo a quello che ho scritto nel precedente commento...gli ho terror pur essendo un ottima band...in Usa non sono mai stati supportati abbastanza dalla propria etichetta o dal proprio manager!
Diego75
Lunedì 23 Marzo 2020, 6.39.46
16
Questa e' un ottima band.. non c' e' nulla da dire e da criticare!...leggo dei commenti relativi all' aver scritto "grandi classici " ...o meglio ad essere un "grande nome" all ' interno della sc ena metal...secondo me sono tutte grandissime cavolate!...perche' alla fine i grandi nomi e le grandi canzoni sopratutto nel metal sono sempre state pilotate dalla spinta delle etichette e dalla pubblicita' fatta ...anche alle radio oltre che alla band!...alla fine sono i soldi che fanno tutto nel mercato discografico.Faccio un esempio...il thrash in germania e' sempre passato in secondo piano rispetto a quello USA...come mai?...in A America si producevano prodotti migliori sopratutto dal punto di vista tecnologico..e si faceva molta più pubblicita' alle band da parte delle case discografiche....cosa che non accadeva in europa negli anni 80...figuriamoci nella germania pre anni 90 con il muro.
Tino
Domenica 22 Marzo 2020, 22.17.07
15
Ma si chiama Kurt kilfelt o Kurt colfert? Non l'ho mai capito
Elluis
Domenica 22 Marzo 2020, 21.26.24
14
Ho un bellissimo ricordo degli HT: nel 1988 vennero al Rolling Stone di Milano di supporto ai Nuclear Assault ed Exodus (tour di Fabulous Disaster, disco che ho consumato da quante volte ho ascoltato). Nel pomeriggio conobbi Floyd Flanary che al contrario di certi "signori" delle altre due band citate, fu gentilissimo e super disponibile a fare foto con i fans e autografi, lo stesso fu Keith Dean con cui feci un pò di chiacchera. Del loro concerto mi ricordo poco, anche perchè ero un pò bevuto, ma mi ricordo che mi piacque il loro sound, e anche su disco trovai conferma.
Galilee
Domenica 22 Marzo 2020, 21.05.48
13
Mi sembra comunque di averne parlato strabene nel primo commento.
Galilee
Domenica 22 Marzo 2020, 20.56.01
12
Saper scrivere canzoni che diventano classici superando le barriere del tempo non significa essere "commerciali" significa solo essere di un livello superiore. Il resto son gusti, io preferisco Spreading the disease sia a Master of Puppets che a Reign in blood. Per dire. Questo per me sta 2 gradini sotto in tutto.
Aceshigh
Domenica 22 Marzo 2020, 14.19.22
11
Sì, è vero. Gli è mancato l’anthem memorabile. Da questo punto di vista non erano sicuramente “commerciali”. Questo forse fa la differenza tra un gruppo di nicchia come loro e i grandi nomi... i loro capolavori storici, beninteso, per me sono tutti da 95 in su. Però per esempio, per i miei gusti, tra Mind Wars e il coetaneo State of Euphoria io preferisco il primo...
Galilee
Domenica 22 Marzo 2020, 13.54.20
10
Come vendite e successo e impatto non sono mai stati al passo coi grandi nomi. proprio perchè pur essendo bravissimi non sono mai riusciti a scrivere anthem immortali come Anthrax, Slayer e compagnia bella. Poi oguno ha i propri gusti ovviamente.
Silvia
Domenica 22 Marzo 2020, 13.37.34
9
@Gals, punti di vista 😉...Io come @Aceshigh invece non mi spiego come non abbiano avuto successo, o meglio ricordo che allora erano al passo con i grandi nomi ma non avendo fatto uscire altri album dopo questo inevitabilmente la loro carriera finì. Almeno questa è sempre stata la mia percezione del gruppo
Galilee
Domenica 22 Marzo 2020, 13.09.08
8
Nonostante lo consideri un super disco in effetti la produzione qui taglia un pò le gambe al contenuto. Avrebbe meritato di più. Il voto lo trovo giusto invece se non addirittura alto. Di sicuro non raggiunge i caposaldi intoccabili del genere dei soliti 4/8gruppi più rappresentativi del movimento. Ma mi sembra abbastanza plateale la cosa.
Aceshigh
Domenica 22 Marzo 2020, 13.05.47
7
Disco grandioso! Uno di quelli che da 30 anni non delude mai ad ogni singolo ascolto. E da 30 anni non mi spiego com’è possibile che non abbia avuto un seguito. Certo, il loro stile era particolare, tra thrash e speed... e tutto era reso ancora più unico dalla timbrica inconfondibile del compianto Keith Deen, riconoscibile dopo 2 secondi. Non mi stancherò mai di ascoltare Damned By Judges oThe Immortal Wasteland. Voto 90
Silvia
Domenica 22 Marzo 2020, 11.33.24
6
X quanto riguarda la produzione originale a me non ha mai disturbato nonostante sia "da cantina", avete ragione, comunque la rimasterizzazione in occasione dell'uscita del cofanetto secondo me è ottima
Silvia
Domenica 22 Marzo 2020, 11.18.57
5
Uno dei miei album preferiti di tutta la storia del thrash passato e presente, songwriting spettacolare, riff molto dinamici e voce grandiosa. Capolavoro strascoltato, il voto a mio parere è troppo basso e non rende l'idea di questa magnifica perla 🤘🏻
LAMBRUSCORE
Domenica 22 Marzo 2020, 11.08.32
4
D'accordo coi primi 3 commenti, si poteva fare di meglio come produzione, però i pezzi ci sono e fanno parte della storia dello Speed / Thrash. Bel disco che ho in coppia col primo.
Rik bay area thrash
Sabato 21 Marzo 2020, 21.56.47
3
Anche gli holy terror rientrano nel novero di band che hanno realizzato album veramente belli in ambito speed/thrash ma che purtroppo sono rimaste patrimonio di pochi. Band che si distingue sia per il singer che per la qualità delle song. Forse la produzione non è proprio eccelsa, probabilmente il badget non permetteva di più.... Anche questo album è parte integrante della storia del thrash (imho) 🤘🎸
witchkrieg
Sabato 21 Marzo 2020, 21.11.01
2
Assolutamente D'accordo
Galilee
Sabato 21 Marzo 2020, 20.36.09
1
Gran disco di Thrash di classe. Furioso ma con gusto. Ottima voce e songs davvero sopraffine.
INFORMAZIONI
1988
Under One Flag/Music for Nations
Thrash
Tracklist
1. Judas Reward
2. Debt of Pain
3. The Immortal Wasteland
4. A Fool's Gold/Terminal Humor/Mind Wars
5. Damned of Judges
6. Do unto Others
7. No Resurrection
8. Christian Resistance
Line Up
Keith Deen (Voce)
Mike Alvord (Chitarra)
Kurt Kilfelt (Chitarra)
Floyd Flanary (Basso)
Joe Mitchell (Batteria)
 
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